{"id":230893,"date":"2026-03-24T07:53:29","date_gmt":"2026-03-24T07:53:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.townews.it\/?p=230893"},"modified":"2026-03-24T07:53:31","modified_gmt":"2026-03-24T07:53:31","slug":"la-vittoria-degli-sconfitti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.townews.it\/?p=230893","title":{"rendered":"LA VITTORIA DEGLI SCONFITTI"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"ember548\"><em>Quando la forza tattica apre la strada alla sconfitta strategica<\/em><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember550\">C\u2019\u00e8 un momento, in ogni conflitto, in cui il rumore delle armi copre tutto il resto. \u00c8 un momento quasi ipnotico, nel quale le immagini scorrono senza sosta, le dichiarazioni si accavallano e le mappe si riempiono di colori che sembrano restituire una realt\u00e0 finalmente chiara, quasi ordinata, come se la complessit\u00e0 del mondo potesse essere ridotta a pochi segni su uno schermo. \u00c8 il momento in cui si parla di vittorie, di obiettivi colpiti, di deterrenza ristabilita, e il linguaggio si semplifica fino a diventare binario, privo di sfumature, incapace di contenere dubbi. \u00c8 il momento in cui qualcuno colpisce e dichiara di aver vinto, e per un attimo quella dichiarazione appare plausibile, perch\u00e9 la forza \u00e8 visibile, concreta, misurabile, mentre tutto ci\u00f2 che verr\u00e0 dopo resta ancora indistinto. Ed \u00e8 proprio in quell\u2019istante, quando la percezione della vittoria sembra pi\u00f9 solida, che bisognerebbe fermarsi, sottrarsi alla seduzione dell\u2019immediatezza e tornare a guardare il tempo lungo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember555\">Perch\u00e9 la storia restituisce sempre la stessa lezione: la guerra non finisce quando finiscono i combattimenti. Finisce, forse, molto dopo, quando si ricompone un ordine riconosciuto come tale, quando si stabilizza un equilibrio che non sia solo il risultato momentaneo di un rapporto di forza, quando le conseguenze smettono di generare nuove tensioni. Ma questo accade sempre pi\u00f9 raramente, perch\u00e9 ogni azione militare non esaurisce i suoi effetti nel momento in cui viene compiuta: si inserisce in un sistema fragile in cui ogni colpo produce onde che si propagano ben oltre il punto d\u2019impatto, attraversando economie, societ\u00e0, alleanze e percezioni. \u00c8 in questo scarto tra ci\u00f2 che appare e ci\u00f2 che accade che si annida l\u2019errore pi\u00f9 grave: confondere una vittoria tattica con un avanzamento strategico, per scoprire, troppo tardi, che le sue conseguenze stanno gi\u00e0 lavorando in direzione opposta.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"ember559\">La tentazione della vittoria immediata<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember560\">Le azioni condotte dall\u2019amministrazione di Donald Trump e dal governo di Benjamin Netanyahu possono essere rivendicate come un successo militare nel breve periodo. Ma \u00e8 un successo che porta con s\u00e9 un prezzo umanitario devastante, destinato a trasformarsi, nel tempo, in un fallimento strategico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember561\">Colpire, degradare capacit\u00e0, mostrare forza: sono dimensioni che appartengono alla grammatica dell\u2019azione militare e che, quando eseguite con efficacia, producono risultati visibili, immediatamente comunicabili, difficili da contestare. \u00c8 la parte della guerra che si lascia misurare e raccontare, e che tende a imporsi nel dibattito pubblico come misura del successo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember562\">Da un punto di vista tattico, tutto questo \u00e8 difficilmente negabile. La capacit\u00e0 di infliggere danno, colpire nodi sensibili e imporre un segnale di forza rientra pienamente nella logica operativa di chi decide di usare lo strumento militare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember563\">\u00c8 qui che si manifesta la tentazione: scambiare la chiarezza del risultato immediato con la solidit\u00e0 di un esito strategico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember564\">Perch\u00e9 la strategia non si misura nel breve periodo, ma nella capacit\u00e0 di trasformare un\u2019azione in un ordine, un colpo in stabilit\u00e0, una dimostrazione di forza in un equilibrio che regga nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember565\">Si misura soprattutto nelle conseguenze, cio\u00e8 in ci\u00f2 che accade dopo che l\u2019azione \u00e8 stata compiuta e che, proprio perch\u00e9 meno visibile, tende a essere sottovalutato.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"ember566\">L\u2019errore classico: colpire senza governare il dopo<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember567\">Ogni azione militare apre una domanda che viene sistematicamente elusa: che cosa succede dopo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember568\">Non dopo il singolo colpo o l\u2019operazione, ma dopo la guerra nel suo complesso, quando si deve passare dalla distruzione alla costruzione: quale equilibrio politico emerge, quale leadership \u00e8 in grado di stabilizzare il sistema, quale ordine si riesce a costruire sulle macerie lasciate dal conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember569\">\u00c8 una domanda antica quanto la guerra stessa, eppure continua a essere ignorata, come dimostrano molti interventi recenti, dall\u2019Iraq alla Libia e oltre, nei quali alla distruzione non \u00e8 seguita una costruzione altrettanto efficace.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember570\">Oggi, osservando le dinamiche attuali, questa domanda continua a non trovare una risposta credibile. Questo non significa che non esista alcun piano, perch\u00e9 i livelli decisionali pi\u00f9 alti possono custodire elementi non immediatamente visibili all\u2019esterno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember571\">Significa per\u00f2 che non emerge una strategia politica coerente con l\u2019intensit\u00e0 delle azioni intraprese, n\u00e9 un disegno capace di accompagnare l\u2019uso della forza verso un esito stabile e riconoscibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember572\">\u00c8 una differenza sostanziale, perch\u00e9 segna il passaggio tra un\u2019azione che produce effetti e una strategia che costruisce risultati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember573\">Ed \u00e8 proprio in questo scarto che si colloca il punto pi\u00f9 critico dell\u2019intera vicenda.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"ember574\">La guerra non \u00e8 pi\u00f9 quella di una volta<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember575\">C\u2019\u00e8 un\u2019illusione pericolosa che riaffiora ciclicamente: l\u2019idea che la guerra possa essere letta come un evento lineare, una sequenza ordinata nella quale si colpisce, si vince e si torna a casa, come se il conflitto avesse un inizio, uno svolgimento controllabile e una fine definita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember576\">Era una visione gi\u00e0 fragile nel Novecento. Oggi \u00e8 semplicemente sbagliata, perch\u00e9 non tiene conto della natura del sistema nel quale le guerre si sviluppano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember577\">Viviamo in un contesto interconnesso, interdipendente e non lineare, nel quale nessun attore \u00e8 realmente isolato e nessuna conseguenza resta confinata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember578\">In un sistema di questo tipo, ogni azione militare genera effetti che vanno ben oltre il campo di battaglia e si manifestano immediatamente in ambiti un tempo considerati periferici: i mercati energetici entrano sotto pressione, le economie assorbono shock, le alleanze vengono messe alla prova, mentre le opinioni pubbliche si radicalizzano, influenzando a loro volta le scelte politiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember579\">Tutto questo avviene simultaneamente e si alimenta reciprocamente, rendendo impossibile separare il piano militare da quello economico, politico e sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember580\">Per questo, oggi pi\u00f9 che mai, la guerra non si combatte soltanto sul terreno, ma dentro il sistema globale. E chi continua a interpretarla come una sequenza lineare rischia di comprendere ci\u00f2 che accade nell\u2019immediato, senza riuscire a governare ci\u00f2 che accade dopo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"ember581\">Energia, economia, instabilit\u00e0: il conto arriva subito<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember582\">Quando si colpiscono nodi sensibili come quelli energetici, gli effetti non sono differiti n\u00e9 mediati da processi lenti, ma si manifestano con rapidit\u00e0. Bastano pochi giorni per vedere i prezzi salire, le filiere entrare sotto pressione e gli equilibri iniziare a incrinarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember583\">L\u2019energia, in un sistema globale interdipendente, \u00e8 uno snodo vitale, e ogni perturbazione si propaga immediatamente lungo l\u2019intera catena economica, colpendo anche attori lontani dal teatro delle operazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember584\">L\u2019Europa paga un prezzo elevato, in termini economici e di stabilit\u00e0, mentre i Paesi del Golfo entrano in una fase di tensione crescente, costretti a gestire rischi di sicurezza e pressioni sui mercati. Nel frattempo, l\u2019economia globale assorbe un nuovo shock che si aggiunge a quelli gi\u00e0 presenti, aumentando l\u2019incertezza sistemica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember585\">\u00c8 qui che emerge un punto politico fondamentale, spesso sottovalutato: gli alleati si trovano a sostenere costi significativi per scelte che non hanno contribuito a determinare e che talvolta non condividono pienamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember586\">Nel breve periodo, questo squilibrio pu\u00f2 essere assorbito in nome della solidariet\u00e0 o della necessit\u00e0. Ma nel tempo produce un effetto corrosivo, perch\u00e9 introduce una frattura tra responsabilit\u00e0 e conseguenze che mina la fiducia reciproca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember587\">Un\u2019alleanza si rafforza quando costi e decisioni sono condivisi. Quando invece i costi vengono distribuiti senza una reale partecipazione alle scelte, l\u2019alleanza non si consolida, ma si indebolisce, spesso in modo silenzioso, fino a diventare evidente nel momento meno opportuno.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"ember588\">La frattura dell\u2019Occidente<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember589\">La frattura che si sta aprendo all\u2019interno del blocco occidentale \u00e8 uno degli effetti pi\u00f9 rilevanti e sottovalutati. Non nasce da un singolo episodio, ma da un accumulo di scelte, percezioni e interessi sempre pi\u00f9 divergenti. Non si tratta di differenze contingenti, ma di una distanza che si manifesta su pi\u00f9 livelli &#8211; politico, strategico e operativo &#8211; e che emerge nella difficolt\u00e0 di costruire una linea comune, nella perdita di coordinamento e nella divergenza degli obiettivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember591\">Quando gli alleati iniziano a prendere le distanze, anche solo sul piano del linguaggio, quando emergono distinguo e cautele che evitano l\u2019allineamento pieno, significa che qualcosa si \u00e8 gi\u00e0 incrinato. Nelle relazioni internazionali, ci\u00f2 che non viene detto con chiarezza \u00e8 spesso pi\u00f9 significativo di ci\u00f2 che viene dichiarato apertamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember592\">E quando prende forma, anche implicitamente, l\u2019idea che \u201cquesta non \u00e8 la nostra guerra\u201d, si supera una soglia critica: quella oltre la quale un\u2019alleanza smette di essere un destino condiviso e diventa un vincolo da gestire, se non da ridimensionare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember593\">Ma questa non \u00e8 la frattura pi\u00f9 pericolosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember594\">Ce n\u2019\u00e8 un\u2019altra, pi\u00f9 profonda: la distanza crescente tra opinione pubblica e leadership politica all\u2019interno dei paesi alleati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember595\">Una parte sempre pi\u00f9 ampia dei cittadini percepisce ci\u00f2 che accade non come una scelta condivisa, ma come una decisione subita, trasformando questa percezione in disallineamento, sfiducia e, in alcuni casi, opposizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember596\">Quando una leadership non esercita alcuna reale capacit\u00e0 di influenza n\u00e9 prova a orientare o contenere iniziative con conseguenze globali, il problema non \u00e8 pi\u00f9 solo geopolitico: diventa politico e, soprattutto, democratico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember597\">Non \u00e8 solo una questione di divergenze tra alleati, ma una frattura tra chi decide e chi ne subisce gli effetti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember598\">In queste condizioni, la credibilit\u00e0 di una leadership non si misura nella capacit\u00e0 di colpire o imporre una linea, perch\u00e9 la forza, da sola, non genera coesione. Se non \u00e8 accompagnata da una visione condivisa e da un reale coinvolgimento politico, rischia di accentuare le distanze, rendere visibili le asimmetrie e trasformare l\u2019alleanza in una struttura formale, priva di consenso. La vera misura della leadership \u00e8 la capacit\u00e0 di tenere insieme un sistema di alleanze senza perdere il legame con le proprie societ\u00e0, armonizzando interessi diversi e trasformando la forza in coesione, non in frattura. Quando questo non accade, la crisi non \u00e8 pi\u00f9 solo tra Stati, ma dentro l\u2019Occidente stesso. E a quel punto, la frattura non \u00e8 pi\u00f9 un rischio futuro, ma una realt\u00e0 gi\u00e0 in atto.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"ember602\">Chi osserva davvero sta vincendo?<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember603\">Mentre l\u2019Occidente si divide, altri attori non hanno bisogno di esporsi n\u00e9 di assumere iniziative spettacolari. In una fase come questa, per alcuni la scelta pi\u00f9 efficace non \u00e8 intervenire, ma osservare, lasciando che siano gli avversari a consumare da soli parte della propria forza, credibilit\u00e0 e coesione. \u00c8 in questi passaggi che si comprende come la competizione globale non premi sempre chi agisce di pi\u00f9, ma chi sa attendere meglio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember605\">La Cina, in particolare, non ha bisogno di entrare direttamente nel conflitto per trarne vantaggio. Le basta assistere all\u2019approfondirsi delle fratture occidentali, presentarsi come attore pi\u00f9 prevedibile e sfruttare l\u2019instabilit\u00e0 generata da altri per rafforzare la propria posizione diplomatica, commerciale ed energetica. Pechino si propone come forza di stabilizzazione, chiedendo la fine delle operazioni nel Golfo e offrendo cooperazione energetica ai paesi asiatici colpiti dalla crisi, utilizzando il disordine altrui per ampliare il proprio raggio d\u2019influenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember606\">Ogni frattura interna al blocco occidentale apre uno spazio politico che altri possono occupare. Se il coordinamento si indebolisce e la leadership americana appare pi\u00f9 impulsiva che ordinatrice, per Pechino questo non \u00e8 solo un episodio, ma un\u2019opportunit\u00e0 strategica: non tanto per costruire subito un nuovo ordine, quanto per apparire pi\u00f9 affidabile, paziente e capace di pensare nel tempo lungo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember607\">Anche la Russia, con strumenti e finalit\u00e0 diverse, beneficia di un sistema che si destabilizza da solo. In un contesto segnato da prezzi energetici pi\u00f9 alti, tensioni sulle rotte e difficolt\u00e0 occidentali nel mantenere una linea comune, Mosca recupera margini economici e geopolitici che altrimenti sarebbero stati pi\u00f9 difficili da riaprire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember608\">Reuters riferisce gi\u00e0 che la guerra con l\u2019Iran sta aumentando la domanda per le esportazioni energetiche russe, segno che il caos nel Golfo pu\u00f2 trasformarsi, indirettamente, in ossigeno per un attore che l\u2019Occidente avrebbe voluto comprimere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember609\">In questo quadro, emerge una dinamica che merita attenzione: l\u2019Iran potrebbe progressivamente assumere, per la Russia, un ruolo non troppo distante da quello che l\u2019Ucraina rappresenta per l\u2019Occidente, ossia uno spazio di confronto indiretto in cui logorare l\u2019avversario senza esporsi direttamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember610\">Non \u00e8 una simmetria perfetta n\u00e9 un disegno dichiarato, ma una convergenza di interessi che, se consolidata, rischia di trasformare un conflitto regionale in un ulteriore livello della competizione sistemica tra potenze. \u00c8 qui che emerge una delle verit\u00e0 pi\u00f9 scomode della politica di potenza contemporanea: non sempre si vince imponendo la propria volont\u00e0. Talvolta si vince lasciando che l\u2019altro sbagli, disperda risorse e consumi alleanze, trasformando un vantaggio militare momentaneo in un logoramento politico di lungo periodo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember612\">In un mondo interdipendente, e sempre pi\u00f9 segnato da forme di confronto indiretto, l\u2019errore strategico dell\u2019avversario pu\u00f2 valere quanto, e talvolta pi\u00f9, di una propria iniziativa brillante. Ed \u00e8 per questo che, mentre qualcuno proclama la vittoria sul terreno, altri possono permettersi il lusso pi\u00f9 redditizio di tutti: aspettare.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"ember614\">La memoria del conflitto: la vera eredit\u00e0 della guerra<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember615\">Le guerre moderne non producono soltanto distruzione fisica, infrastrutture compromesse o equilibri geopolitici alterati. Producono memoria. Una memoria che si radica nelle famiglie colpite, nelle comunit\u00e0 ferite, nelle generazioni che crescono dentro il segno del conflitto, interiorizzando esperienze che non possono essere archiviate come semplici eventi del passato. Questa memoria non scompare con la fine delle operazioni militari n\u00e9 si dissolve con la firma di accordi. Si sedimenta e si trasmette, diventando parte di un\u2019identit\u00e0 collettiva che continua a produrre effetti anche quando il conflitto sembra formalmente concluso. \u00c8 qui che emerge una distinzione che troppo spesso viene ignorata: quella tra cessate il fuoco e pace. Il cessate il fuoco interrompe le operazioni militari. La pace, quella reale, \u00e8 un processo infinitamente pi\u00f9 complesso, che richiede tempo, riconoscimento, elaborazione e, soprattutto, una trasformazione profonda della coscienza collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember620\">Dopo conflitti segnati da distruzione diffusa, perdite umane e umiliazioni percepite come ingiuste, non basta fermare le armi per ricostruire un equilibrio. Perch\u00e9 la memoria resta, e con essa restano le ferite che continuano a vivere sotto la superficie. \u00c8 allora legittimo chiedersi non quando finiranno le ostilit\u00e0, ma quanto tempo sar\u00e0 necessario perch\u00e9 si possa parlare davvero di pace. Non anni. Generazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember622\">Perch\u00e9 la pace non si firma. Si costruisce lentamente. E quando la memoria del conflitto si radica cos\u00ec in profondit\u00e0, il suo orizzonte si allontana ben oltre quello delle decisioni politiche che lo hanno generato. Nel tempo, questa stratificazione pu\u00f2 alimentare instabilit\u00e0 cronica, radicalizzazione e spirali di vendetta che si riattivano anche a distanza di anni, spesso fuori dal controllo degli attori che hanno originato il conflitto. Non \u00e8 un processo automatico n\u00e9 inevitabile, ma \u00e8 un rischio reale, che cresce con l\u2019ampiezza e l\u2019intensit\u00e0 degli effetti prodotti. Pi\u00f9 si allargano gli attori colpiti, pi\u00f9 aumenta il bacino del risentimento e la probabilit\u00e0 che quella memoria diventi un fattore attivo, capace di influenzare comportamenti e decisioni future. Ignorare questo elemento significa limitarsi a valutare la guerra per ci\u00f2 che distrugge nell\u2019immediato, senza considerare ci\u00f2 che continuer\u00e0 a generare nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember626\">A quel punto la domanda diventa inevitabile: quale futuro pensano di costruirsi gli Stati Uniti e Israele, se contribuiscono ad ampliare, giorno dopo giorno, il perimetro dell\u2019ostilit\u00e0 nei propri confronti?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember627\">E quale responsabilit\u00e0 ricade sui loro alleati, che non esercitano alcuna reale azione di contenimento e finiscono per avallarle, trasformando il silenzio in una forma di partecipazione?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember628\">Perch\u00e9 la superiorit\u00e0 militare pu\u00f2 colpire obiettivi, neutralizzare minacce e imporre condizioni sul terreno. Ma non cancella la memoria dei popoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember629\">E quando il conflitto lascia dietro di s\u00e9 morte, distruzione e umiliazione, ci\u00f2 che si accumula non \u00e8 soltanto maceria materiale, ma una riserva di rancore destinata a rigenerarsi nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember630\">Ci sono individui che non hanno pi\u00f9 nulla da perdere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember631\">Ci sono comunit\u00e0 che non dimenticano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember632\">Ci sono contesti culturali nei quali la vendetta non \u00e8 un impulso episodico, ma una forma lunga della memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember633\">In un mondo globalizzato, tutto questo non resta confinato nei territori di guerra: si muove, si diffonde, attraversa frontiere, si insinua in spazi lontani da quelli in cui ha avuto origine. \u00c8 allora legittimo chiedersi quante sedi diplomatiche, infrastrutture simboliche, cittadini e interessi dei Paesi ritenuti corresponsabili potranno diventare, negli anni a venire, bersagli della rabbia sedimentata. La vera cecit\u00e0 strategica dell\u2019approccio escalatorio \u00e8 proprio questa: ritenere che la superiorit\u00e0 militare basti a garantire sicurezza, mentre si stanno forse moltiplicando, su scala globale, le condizioni del suo contrario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember636\">Perch\u00e9 si pu\u00f2 anche vincere una guerra. Ma se nel farlo si seminano le condizioni del conflitto successivo, non si \u00e8 costruita sicurezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember637\">Si \u00e8 solo spostato il problema pi\u00f9 avanti nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember638\">E il tempo, in geopolitica, presenta sempre il conto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember639\">E quando lo fa, non guarda in faccia nessuno.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"ember640\">La variabile che non si compra<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember641\">C\u2019\u00e8 un elemento che sfugge a qualsiasi bilancio, rapporto di forza o comparazione tecnica. \u00c8 la volont\u00e0 di combattere. Quando si mettono a confronto due attori, si tende a contare: mezzi, capacit\u00e0, tecnologia, superiorit\u00e0 operativa. \u00c8 un riflesso naturale, perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 misurabile rassicura e d\u00e0 l\u2019illusione di poter prevedere l\u2019esito di uno scontro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember643\">Ma la guerra non \u00e8 mai stata soltanto questo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember644\">Esiste una dimensione che non compare nelle tabelle, che non si compra e non pu\u00f2 essere prodotta industrialmente: la disponibilit\u00e0 a combattere fino alle estreme conseguenze, fino al sacrificio di s\u00e9. Questo altera radicalmente i termini del confronto. Perch\u00e9 quando un attore \u00e8 disposto a perdere tutto, anche la deterrenza cambia natura. La superiorit\u00e0 tecnologica resta, ma il rapporto tra costo e beneficio, tra minaccia e reazione, smette di funzionare secondo schemi lineari. \u00c8 qui che si manifesta uno degli errori pi\u00f9 frequenti nelle analisi strategiche: valutare gli avversari come se condividessero la stessa scala di valori, la stessa percezione del rischio, la stessa idea di vittoria e di sconfitta. Questo errore nasce da una visione materialistica che considera reale solo ci\u00f2 che \u00e8 visibile e misurabile, e che proprio per questo fatica a comprendere ci\u00f2 che non si vede ma che spesso decide l\u2019esito dei conflitti: la volont\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember649\">In alcuni contesti, il sacrificio non \u00e8 una perdita, ma un compimento. Il martirio non \u00e8 solo un atto estremo, ma un evento carico di valore simbolico e, per chi lo vive, anche spirituale. Trasforma la morte in legittimazione, il sacrificio in continuit\u00e0, l\u2019individuo in messaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember650\">Ed \u00e8 qui che la distanza diventa incolmabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember651\">Perch\u00e9 quando questa differenza non viene compresa, la superiorit\u00e0 materiale pu\u00f2 bastare a vincere uno scontro, ma non a piegare la volont\u00e0 dell\u2019avversario. Perch\u00e9 ci sono guerre in cui si combatte per vincere, e altre in cui si combatte per non cedere. E tra le due, la seconda \u00e8 quasi sempre la pi\u00f9 difficile da chiudere.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"ember654\">Il fronte interno: la guerra che torna a casa<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember655\">C\u2019\u00e8 un livello meno visibile ma decisivo: il fronte interno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember656\">Ogni decisione di aprire un conflitto o entrare in una dinamica di escalation non si esaurisce nel rapporto con avversari e alleati, ma torna inevitabilmente a casa, dove incontra la realt\u00e0 del consenso, della percezione e della sostenibilit\u00e0 politica. Chi decide di usare la forza tende a ragionare in termini di efficacia operativa e di messaggio verso l\u2019esterno, ma nel tempo deve fare i conti con una variabile meno controllabile: il sentimento dell\u2019opinione pubblica. Finch\u00e9 i risultati appaiono chiari, rapidi e poco costosi, il consenso pu\u00f2 reggere, talvolta rafforzarsi. Ma quando il conflitto si prolunga, i costi aumentano e le conseguenze entrano nella vita quotidiana, quella percezione cambia rapidamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember659\">L\u2019aumento dei prezzi dell\u2019energia, le tensioni economiche e l\u2019incertezza non restano concetti astratti: entrano nelle case, influenzano le scelte e modificano gli umori. A questo si aggiunge la percezione dell\u2019isolamento. Quando gli alleati prendono le distanze e si incrina l\u2019idea di un fronte compatto, l\u2019opinione pubblica inizia a porsi domande che vanno oltre il merito del conflitto: non solo se sia giusto o necessario, ma se sia stato gestito con lungimiranza o se abbia esposto il Paese a rischi evitabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember661\">La frattura esterna si riflette cos\u00ec all\u2019interno, diventando un fattore di pressione politica che pu\u00f2 erodere il consenso anche pi\u00f9 rapidamente dei costi economici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember662\">Non \u00e8 un\u2019ipotesi teorica. \u00c8 una dinamica gi\u00e0 in atto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember663\">Le recenti dichiarazioni di Donald Trump, che ha aperto un fronte interno contro i Democratici mentre crescono tensioni anche all\u2019interno del Partito Repubblicano, segnalano un passaggio critico: quello in cui il conflitto smette di unire e inizia a dividere. E quando questo accade, la guerra non \u00e8 pi\u00f9 solo fuori dai confini. \u00c8 gi\u00e0 rientrata in casa. \u00c8 una dinamica che la storia ha gi\u00e0 mostrato pi\u00f9 volte: la forza proiettata all\u2019esterno deve essere sostenibile all\u2019interno, altrimenti si trasforma in vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember667\">Per questo, quando si analizza una scelta di guerra, non basta chiedersi se sia efficace sul piano militare o coerente sul piano strategico. Bisogna domandarsi se sia sostenibile nel tempo dal punto di vista del consenso, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che spesso si decide l\u2019esito finale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember668\">E quando il fronte interno si incrina, anche la posizione esterna, per quanto inizialmente forte, finisce per indebolirsi.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"ember669\">La vittoria degli sconfitti<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember670\">Ci\u00f2 che appare come un successo nel breve periodo non coincide necessariamente con un avanzamento reale sul piano strategico. Si pu\u00f2 parlare di una vittoria visibile, comunicabile, facilmente riconoscibile nel momento in cui avviene, ma non per questo destinata a durare. Una vittoria che, colpendo un obiettivo, non riesce a trasformare quell\u2019azione in un equilibrio stabile e che, nel tempo, pu\u00f2 contenere gi\u00e0 le condizioni della propria sconfitta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember672\">Si pu\u00f2 anche vincere, ed \u00e8 giusto riconoscerlo, perch\u00e9 negare l\u2019evidenza non rafforza un\u2019analisi. Ma la strategia non si esaurisce nel momento della vittoria: ci\u00f2 che conta \u00e8 ci\u00f2 che accade dopo, quando l\u2019azione lascia spazio alle sue conseguenze, dentro e fuori dai confini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember673\">A quel punto le domande cambiano natura. Il sistema \u00e8 pi\u00f9 stabile o pi\u00f9 fragile? Gli alleati sono pi\u00f9 compatti o pi\u00f9 divisi? Il nemico \u00e8 stato indebolito o si \u00e8 radicalizzato? Il fronte interno \u00e8 pi\u00f9 coeso o pi\u00f9 esposto a tensioni? La posizione complessiva \u00e8 pi\u00f9 solida o pi\u00f9 vulnerabile nel tempo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember674\">Se le risposte non sono favorevoli, quella vittoria rischia di essere solo una fase transitoria, che non consolida un risultato ma apre una dinamica pi\u00f9 instabile. E in questo caso, pi\u00f9 che aver vinto, si \u00e8 semplicemente iniziato a perdere con qualche passo di ritardo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"ember676\">Conclusione<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember677\">Colpire \u00e8 facile, perch\u00e9 appartiene all\u2019immediatezza dell\u2019azione, quella che si vede, si misura e si racconta. Governare le conseguenze \u00e8 la vera sfida, perch\u00e9 richiede visione, tempo e la capacit\u00e0 di muoversi dentro dinamiche che non seguono una logica semplice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember678\">Oggi il rischio non \u00e8 perdere sul campo, ma qualcosa di pi\u00f9 sottile: vincere nel momento sbagliato e perdere nel tempo giusto, quando gli effetti dell\u2019azione iniziano a ridefinire gli equilibri in modo meno favorevole. \u00c8 il rischio di confondere la forza con la strategia, l\u2019impatto con il risultato, il successo immediato con la capacit\u00e0 di costruire un ordine che regga nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember680\">Nella competizione globale non vince chi colpisce di pi\u00f9, ma chi riesce a sostenere nel tempo le conseguenze delle proprie scelte. E tra queste conseguenze ce n\u2019\u00e8 una spesso sottovalutata: la memoria dei popoli, che non si dissolve con la fine delle operazioni, ma continua a generare effetti e ostilit\u00e0 nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember682\">Ma c\u2019\u00e8 anche un\u2019altra dimensione, ancora pi\u00f9 decisiva, che sfugge a ogni logica puramente materiale: la volont\u00e0. Quella che non si misura, non si compra e non si esaurisce con la perdita materiale. Quando un attore \u00e8 disposto a spingersi fino al sacrificio, il confronto smette di essere una semplice comparazione di mezzi e capacit\u00e0. Diventa qualcosa di pi\u00f9 profondo, nel quale la superiorit\u00e0 materiale pu\u00f2 vincere lo scontro, ma non necessariamente piegare la volont\u00e0 dell\u2019avversario. \u00c8 in questo scarto tra ci\u00f2 che si vede e ci\u00f2 che davvero conta che si consumano gli errori pi\u00f9 gravi.Quando questa dimensione viene ignorata, la vittoria smette di essere tale e diventa il modo pi\u00f9 rapido per arrivare a una sconfitta che, nel momento stesso in cui si \u00e8 dichiarato il successo, era gi\u00e0 iniziata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"ember687\"><strong>Perch\u00e9 una guerra pu\u00f2 essere vinta sul campo e perduta nella storia.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Paolo Treu<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Ammiraglio di Squadra (aus.)&nbsp;<strong>Paolo Treu&nbsp;<\/strong>\u00e8 ex&nbsp;<em>Comandante in Capo della Squadra Navale<\/em>, vertice del braccio operativo della Marina Militare italiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u201cMAPPE DEL POTERE\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;(<a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/mappe-del-potere-7436115065423974400\/\">https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/mappe-del-potere-7436115065423974400\/<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&nbsp;\u201cLEADERSHIP\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(<a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/leadership-7430953035700391936\/\">https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/leadership-7430953035700391936\/<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>PUBBLICAZIONI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paolo Treu \u00e8 autore di molte pubblicazioni. L\u2019ultima in ordine di tempo \u00e8 intitolata &nbsp;\u201c<em>Tu sei un intero oceano in una goccia \u2013 Rompi le pareti della tua prigione\u201d<\/em>. Il ricavato della vendita del libro sar\u00e0 interamente devoluto per volont\u00e0 dell\u2019autore all\u2019Associazione MITOCON (www.mitocon.it) che opera a sostegno dei pazienti affetti da&nbsp;<em>rare malattie mitocondriali<\/em>&nbsp;che colpiscono i bambini e le relative famiglie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">link:&nbsp;<a href=\"https:\/\/amzn.eu\/d\/09PPCGeE\">https:\/\/amzn.eu\/d\/09PPCGeE<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando la forza tattica apre la strada alla sconfitta strategica C\u2019\u00e8 un momento, in ogni conflitto, in cui il rumore delle armi copre tutto il resto. \u00c8 un momento quasi ipnotico, nel quale le immagini scorrono senza sosta, le dichiarazioni si accavallano e le mappe si riempiono di colori che sembrano restituire una realt\u00e0 finalmente 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