{"id":230932,"date":"2026-03-29T12:43:28","date_gmt":"2026-03-29T12:43:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.townews.it\/?p=230932"},"modified":"2026-03-29T22:12:42","modified_gmt":"2026-03-29T22:12:42","slug":"oltre-il-determinismo-la-nascita-delle-societa-algoritmiche-del-rischio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.townews.it\/?p=230932","title":{"rendered":"OLTRE IL DETERMINISMO: LA NASCITA DELLE SOCIET\u00c0 ALGORITMICHE DEL RISCHIO"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cHo scritto questo articolo perch\u00e9 avverto con chiarezza l\u2019attraversamento di una soglia storica. La tecnica, che per millenni ha amplificato la forza e successivamente la memoria, \u00e8 ora entrata nella sfera della previsione, ergendosi a infrastruttura decisionale capace di organizzare sanit\u00e0, finanza, mobilit\u00e0, sicurezza e vita quotidiana. E ci ha raggiunto non soltanto per descrivere ci\u00f2 che accade, ma per contribuire in modo attivo alla costruzione del futuro<\/em>.\u201d <em>(Valeria Lazzaroli<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emerge un filo continuo che attraversa millenni quando si osserva la traiettoria della tecnica nella storia umana. Nasce come estensione del gesto umano, cresce come amplificazione delle capacit\u00e0 cognitive e operative, e oggi tende a configurarsi come infrastruttura decisionale capace di operare con gradi crescenti di autonomia. Fermarsi a comprendere questo passaggio, ci consente di leggere la tecnica come processo evolutivo che riflette la trasformazione del rapporto tra mente, materia e organizzazione sociale. Nelle civilt\u00e0 antiche, la tecnica ha coinciso con la manualit\u00e0 disciplinata, iniziando con l\u2019aratro, poi la ruota e le prime macchine idrauliche ed ogni passaggio ha rappresentato forme di intelligenza incorporata nella materia2 . Nel durante dell\u2019evoluzione, l\u2019uomo ha sempre progettato e governato ogni fase del processo con la tecnica che ha eseguito e l\u2019umano che ha avuto spazio e volont\u00e0 nella decisione. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi una conoscenza tecnica tacita, trasmessa attraverso la pratica, radicata nel corpo e nella comunit\u00e0 e dunque appendice dell\u2019intenzionalit\u00e0 umana, laddove la sua efficacia dipendeva dalla perizia dell\u2019artigiano e dalla memoria collettiva delle botteghe3 . Con la rivoluzione scientifica tra XVII e XVIII secolo, la tecnica acquisisce una nuova dimensione4 . L\u2019introduzione del metodo sperimentale e della formalizzazione matematica, consentono di modellare la realt\u00e0 con crescente precisione perch\u00e9 le macchine non sono pi\u00f9 semplici strumenti, ma sistemi progettati secondo leggi universali5 . La macchina a vapore, i telai meccanici e successivamente l\u2019elettrificazione, inaugurano un paradigma in cui la tecnica diventa moltiplicatore di forza, cosi che l\u2019energia sostituisce il muscolo, mentre la standardizzazione industriale sostituisce l\u2019unicit\u00e0 artigianale. L\u2019opera umana rimane, s\u00ec, centrale, ma si sposta dalla produzione diretta alla supervisione e alla progettazione. Il Novecento introduce, invece, un salto qualitativo ulteriore con la tecnica che inizia a operare sul dominio dell\u2019informazione<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne assistiamo l\u2019evoluzione con l\u2019invenzione del calcolatore elettronico che segna l\u2019ingresso della logica computazionale nei processi produttivi e organizzativi, laddove l\u2019automazione non riguarda pi\u00f9 soltanto la forza fisica, ma la sequenza delle operazioni7 . I sistemi di controllo numerico e le prime reti informatiche trasformano la fabbrica in un ambiente programmabile8 con l\u2019umano che continua a definire regole e obiettivi, mentre la macchina esegue cicli ripetitivi con precisione crescente, consentendo, cos\u00ec, che la tecnica diventi architettura di processi. Il XXI secolo introduce, cos\u00ec, un cambiamento che appare, per molti aspetti, radicale9 perch\u00e9 ci impone ad assistere come la tecnica non si limiti pi\u00f9 a eseguire istruzioni predefinite, ma apprende dai dati. Lo si vede con i sistemi di intelligenza artificiale che, basati su modelli statistici e algoritmi di apprendimento automatico, elaborano pattern complessi e producono output non esplicitamente programmati e consente, dunque, alla tecnica di entrare nella sfera della previsione e della decisione10, assumendo le funzioni del classificare, suggerire, ottimizzare, anticipare, tradizionalmente attribuite al giudizio umano11. Ora, la percezione contemporanea di una tecnica che supera l\u2019umano, sempre pi\u00f9 convincente perch\u00e9 nasce fa una serie di fattori che convergono tra di loro. Tra questi la disponibilit\u00e0 massiva di dati perch\u00e9 ogni attivit\u00e0 digitale genera tracce che alimentano modelli predittivi sempre pi\u00f9 accurati, cos\u00ec come la potenza computazionale, cresciuta secondo dinamiche esponenziali che rendono possibile l\u2019analisi simultanea di volumi informativi prima impensabili e, dunque, l\u2019integrazione sistemica, perch\u00e9 la tecnica \u00e8 una rete interconnessa che coordina flussi di informazione, energia e decisione. Ci\u00f2 che distingue la fase attuale12 dalle epoche precedenti \u00e8 la sua capacit\u00e0 di operare su livelli metacognitivi13, con le macchine contemporanee che non si limitano a eseguire azioni ma costruiscono modelli del mondo, aggiornano ipotesi e producono raccomandazioni traducendosi in sistemi che identificano anomalie, prevedono eventi e suggeriscono strategie operative. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tale scenario, l\u2019opera umana assume una forma nuova che non si evolve attraverso l\u2019intervento diretto su ogni fase del processo, ma definisce le condizioni entro cui la tecnica agisce. La sensazione di autonomia tecnica deriva, cos\u00ec, da un mutamento nella distribuzione delle responsabilit\u00e0 cognitive. In passato, la tecnica amplificava la forza fisica e riduceva la fatica mentre oggi amplifica la capacit\u00e0 di calcolo e riduce l\u2019incertezza decisionale. Uno spostamento che modifica il perimetro dell\u2019azione umana con il lavoro che si concentra sempre pi\u00f9 sulla progettazione di architetture decisionali e sulla valutazione delle conseguenze sistemiche. Un\u2019evoluzione che rappresenta uno scenario, quello contemporaneo, nella quale la tecnica assume il ruolo di infrastruttura cognitiva collettiva perch\u00e9 la sua evoluzione procede come risultato della crescente complessit\u00e0 delle societ\u00e0. L\u2019autonomia apparente dei sistemi tecnologici, riflette la necessit\u00e0 di gestire fenomeni caratterizzati da velocit\u00e0, interdipendenza e volume informativo, senza precedenti. E non stupisce come la questione centrale, non riguardi tanto la sostituzione dell\u2019opera umana, bens\u00ec la ridefinizione della responsabilit\u00e0 progettuale. La storia della tecnica pu\u00f2 essere letta come la progressiva esternalizzazione delle funzioni umane14: prima la forza, poi la memoria, ora la previsione. Ogni fase ha generato trasformazioni profonde nei modelli economici e sociali, ridefinendo il significato stesso di lavoro e competenza. L\u2019epoca attuale introduce una sfida inedita: progettare sistemi tecnici capaci di apprendere mantenendo una coerenza con i valori e gli obiettivi umani. In questo senso, la tecnica contemporanea non rappresenta una frattura con il passato, ma l\u2019esito di una traiettoria storica che ha progressivamente trasferito nella materia funzioni sempre pi\u00f9 sofisticate della mente. Con l\u2019evolversi della tecnica e delle sue capacit\u00e0 di previsione, cresce la paura per il significato simbolico e antropologico della stessa nella storia umana. Prevedere, infatti, \u00e8 anticipare un evento per avvicinarsi a una facolt\u00e0 che, per secoli, \u00e8 stata associata al divino, al sacro, alla trascendenza15. Ed \u00e8 proprio in questa zona di confine tra conoscenza e destino che si radica una parte profonda dell\u2019inquietudine contemporanea. Nelle culture antiche, la previsione \u00e8 sempre stata mediata da rituali e da figure autorizzate tra oracoli, sacerdoti e interpreti dei segni. L\u2019atto di prevedere non era considerato una forma di ascolto del mondo invisibile. Nella tradizione greca, l\u2019oracolo di Delfi forniva risposte e produceva enunciati ambigui, destinati a essere interpretati dall\u2019umano16. La previsione restava, cos\u00ec, un atto incompleto senza la responsabilit\u00e0 ermeneutica dell\u2019uomo. Anche nella tradizione giudaico-cristiana, la profezia non coincideva con una previsione deterministica ma rappresentava una chiamata morale, un invito alla trasformazione ma mai una riduzione del futuro a sequenza inevitabile. Il punto sensibile emerge quando la previsione si trasforma da interpretazione simbolica a calcolo probabilistico. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con la nascita della teoria della probabilit\u00e0 nel XVII secolo, basti pensare agli studi di Blaise Pascal e Pierre-Simon Laplace, il futuro inizia a essere trattato come uno spazio misurabile. Laplace immagina un\u2019intelligenza capace di conoscere tutte le condizioni dell\u2019universo e dedurre ogni evento futuro, ipotizza una figura teorica che anticipa, in forma concettuale, l\u2019idea di una previsione totale, generando una tensione profonda per la quale ci si chiede se il futuro, completamente calcolabile, lasci spazio resta per la libert\u00e0, per l\u2019imprevisto, per la responsabilit\u00e0 morale. La teologia, in molte tradizioni, ha custodito con attenzione questo equilibrio. L\u2019onniscienza divina \u00e8 concepita come attributo trascendente, non replicabile dall\u2019umano. Laddove l\u2019uomo pu\u00f2 conoscere, pu\u00f2 interpretare, pu\u00f2 intuire, ma non pu\u00f2 possedere una conoscenza totale del futuro senza alterare il senso stesso della sua condizione creaturale. Una prospettiva in cui la previsione radicale appare come una forma di sconfinamento simbolico, come perturbazione del ruolo antropologico dell\u2019essere umano. Oggi, con l\u2019intelligenza artificiale predittiva, questa tensione assume una forma nuova perch\u00e9 i modelli statistici non pretendono di conoscere il futuro in senso assoluto ma producono distribuzioni di probabilit\u00e0, stimano scenari plausibili e riducono l\u2019incertezza. Un vista matematizzata non intravede, per\u00f2, l\u2019esistenza di divinazione ma pu\u00f2 cogliere, sicuramente, inferenza. Tuttavia, sul piano percettivo e culturale, la differenza tra previsione probabilistica e predizione deterministica non \u00e8 sempre immediatamente evidente perch\u00e9 quando un sistema suggerisce una diagnosi medica, un rischio finanziario o un comportamento atteso, la percezione collettiva tende a interpretare quell\u2019output come una forma di sapere anticipato. Dunque l\u2019incrocio della dimensione gnoseologica con quella morale e simbolica, determina paura. Eppure, sul piano noetico, la previsione riduce l\u2019incertezza, e il contenimento di quest\u2019ultima, modifica il modo in cui gli individui percepiscono la libert\u00e0. Se il futuro appare sempre pi\u00f9 prevedibile, si rafforza l\u2019impressione che lo spazio dell\u2019imprevisto, tradizionalmente associato alla libert\u00e0 umana, si restringa. Moralmente, emerge la questione della responsabilit\u00e0, perch\u00e9 una previsione, non essendo neutrale, influenza decisioni, orienta scelte e pu\u00f2 produrre effetti autorealizzanti. Quando un algoritmo segnala un rischio elevato, quell\u2019informazione modifica il comportamento degli attori coinvolti. La previsione diventa quindi un elemento attivo nella costruzione del futuro, non solo nella sua descrizione17. Ai fini simbolici, la previsione tocca la dimensione archetipica con la relazione tra uomo e destino. In molte narrazioni religiose e filosofiche, l\u2019uomo \u00e8 definito proprio dalla sua esposizione all\u2019incertezza come condizione esistenziale che consente scelta, responsabilit\u00e0 e trasformazione. L\u2019impressione contemporanea di una tecnica che snatura l\u2019uomo nasce da una confusione tra previsione e determinismo. I sistemi predittivi non producono certezze assolute e costruiscono mappe probabilistiche ma, tuttavia, quando queste mappe entrano nei processi sociali, assumono una forza performativa che modifica la realt\u00e0 stessa perch\u00e9 se le decisioni si allineano alle previsioni, il futuro previsto tende a diventare il futuro realizzato. Da una prospettiva pi\u00f9 ampia, la previsione non contraddice la natura umana, ne rappresenta, al contrario, una delle forme pi\u00f9 antiche. Ogni civilt\u00e0 ha costruito strumenti per anticipare attraverso la realizzazione di calendari agricoli, modelli astronomici e tavole statistiche. Ci\u00f2 che cambia oggi \u00e8 la scala e la velocit\u00e0, laddove la previsione non riguarda pi\u00f9 soltanto fenomeni naturali o collettivi, ma entra nella sfera individuale della salute, del comportamento e delle preferenze. Se non una questione teologica nel senso stretto, lo \u00e8, sicuramente, dal punto di vista antropologico e progettuale. La capacit\u00e0 di previsione diventa problematica quando viene percepita come sostitutiva del giudizio umano anzich\u00e9 come sua estensione e quando la previsione \u00e8 integrata in un quadro di responsabilit\u00e0, diventa uno strumento di prudenza, una forma moderna di phronesis aristotelica18, orientata alla decisione consapevole. Quando, invece, \u00e8 percepita come verit\u00e0 indiscutibile, assume una dimensione quasi oracolare, capace di generare dipendenza cognitiva. La paura contemporanea, dunque, non deriva dal fatto che la tecnica violi un principio teologico, ma dal fatto che renda visibile la possibilit\u00e0 nuova dell\u2019anticipazione sistematica del comportamento umano. Una possibilit\u00e0 che obbliga a ridefinire il rapporto tra conoscenza e libert\u00e0, tra previsione e responsabilit\u00e0, ma anche tra potenza tecnica e misura umana. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 su queste riflessioni che sembra materializzarsi la societ\u00e0 del rischio di Ulrich Beck. L\u2019asse previsione\u2013rischio rappresenta una delle chiavi pi\u00f9 efficaci per leggere l\u2019evoluzione della tecnica contemporanea, e in effetti molte dinamiche attuali sembrano dare una forma concreta a ci\u00f2 che il sociologo aveva delineato gi\u00e0 negli anni Ottanta con la teoria della societ\u00e0 del rischio. Beck descriveva il passaggio da una societ\u00e0 che distribuisce ricchezza a una societ\u00e0 che distribuisce rischi. Nella modernit\u00e0 industriale classica, il rischio esisteva ma risultava spesso visibile, localizzato, circoscritto. Una fabbrica poteva esplodere, una diga poteva cedere con eventi gravi, ma delimitabili nello spazio e nel tempo. Con la modernit\u00e0 avanzata, quella tecnologica, globale, interconnessa, il rischio cambia natura perch\u00e9 diventa sistemico, diffuso, anticipato prima ancora di manifestarsi. Ed \u00e8 in questo ambito che la previsione entra come nuova architettura della societ\u00e0. Nel paradigma contemporaneo, prevedere non equivale soltanto a ridurre l\u2019incertezza ma produrre nuovi tipi di rischio. Pu\u00f2 sembrare paradossale, ma \u00e8 esattamente il cuore della riflessione di Beck. Ogni avanzamento tecnico genera capacit\u00e0 di previsione pi\u00f9 sofisticate che rendono visibili rischi che prima restavano ignoti. La conoscenza del rischio non lo elimina ma lo moltiplica, lo rende oggetto di decisione, lo porta dentro la sfera politica, economica e culturale, consentendo, cos\u00ec, che la previsione diventi il motore della societ\u00e0 del rischio. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel mondo dell\u2019intelligenza artificiale predittiva, questa dinamica si manifesta in modo quasi esemplare con i modelli di machine learning che nel descrivere ci\u00f2 che accade, stimano probabilit\u00e0 di eventi futuri, condizionando la societ\u00e0 contemporanea ad organizzarsi sempre pi\u00f9 attorno a queste previsioni. Le assicurazioni prezzano il rischio in modo dinamico, i sistemi sanitari anticipano patologie, le citt\u00e0 pianificano flussi sulla base di modelli previsionali. Una configurazione che produce una materializzazione concreta della societ\u00e0 del rischio, ma con la peculiarit\u00e0 del rischio che diventa computazionale. Non si tratta pi\u00f9 soltanto di un pericolo fisico o ambientale, il rischio diventa una variabile modellabile, integrata in algoritmi decisionali e per questo, ci fa assistere ad una trasformazione del rischio da evento incerto a distribuzione probabilistica. E\u2019 un passaggio che modifica profondamente la cultura sociale perch\u00e9 il rischio non viene pi\u00f9 percepito come fatalit\u00e0, ma come oggetto di gestione sistematica. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure proprio qui si apre un nodo teorico molto interessante, perch\u00e9 la previsione trasforma il rischio in responsabilit\u00e0 anticipata. Ogni previsione introduce una scelta: agire oppure attendere, intervenire oppure monitorare. In tal senso, la previsione aumenta il numero delle decisioni possibili e quindi, paradossalmente, espande il campo del rischio decisionale. La societ\u00e0 del rischio di Beck19, oggi, sembra entrare nella fase di una societ\u00e0 della previsione del rischio. Oltre a convivere con rischi globali costruiamo strumenti per anticiparli e, cos\u00ec facendo, li rendiamo parte integrante dell\u2019organizzazione sociale. Quando, per\u00f2, la previsione diventa dominante, cambia il modo in cui la societ\u00e0 pensa il futuro. Quest\u2019ultimo perde il connotato di spazio aperto da esplorare, per assumere sembianze di un insieme di scenari probabilistici da ottimizzare, producendo una trasformazione culturale profonda, perch\u00e9 il rischio non \u00e8 pi\u00f9 soltanto ci\u00f2 che pu\u00f2 accadere, ma ci\u00f2 che deve essere continuamente modellato. Beck aveva intravisto la struttura della modernit\u00e0 avanzata, mentre l\u2019intelligenza artificiale ne costituisce oggi la tecnologia operativa. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vera questione, allora, non riguarda semplicemente la crescita del rischio, ma la sua gestione come infrastruttura sociale. In un contesto come quello attuale, il rischio diventa il linguaggio stesso attraverso cui la societ\u00e0 organizza le proprie decisioni. La societ\u00e0 del rischio si materializza, dunque, quando il futuro smette di essere semplicemente atteso e diventa oggetto di progettazione continua. La previsione introduce, cos\u00ec, un nuovo rapporto con il tempo, laddove il presente non \u00e8 pi\u00f9 soltanto ci\u00f2 che accade, ma ci\u00f2 che prepara sistematicamente ci\u00f2 che potrebbe accadere20. Se si guarda alla storia della tecnica lungo questa direttrice, emerge una sequenza quasi lineare. Prima si prevedevano fenomeni naturali, poi si sono previsti fenomeni economici, oggi si tenta di prevedere comportamenti umani e dinamiche sociali e domani si tender\u00e0 a prevedere interi ecosistemi complessi. Arrivati a questo punto, quasi imprescindibile approfondire la figura di Pierre-Simon Laplace che nasce nel 1749, in una Francia che sta entrando nell\u2019epoca dell\u2019Illuminismo. \u00c8 contemporaneo di una trasformazione profonda con la convinzione crescente che il mondo sia intelligibile attraverso leggi matematiche. In questo contesto, Laplace si distingue per un lavoro monumentale sulla meccanica celeste, cio\u00e8 sul movimento dei pianeti e dei corpi celesti. Prima di lui, la grande intuizione di Isaac Newton aveva mostrato che i pianeti si muovono secondo leggi precise. Laplace compie un passo ulteriore, dimostrando che, conoscendo con precisione le condizioni iniziali di un sistema fisico (posizione e velocit\u00e0 di ogni corpo) \u00e8 possibile calcolarne l\u2019evoluzione futura con estrema accuratezza. Un passaggio con implicazioni filosofiche enormi perch\u00e9 non si limita a dire che possiamo descrivere il mondo, ma sostiene che possiamo prevederlo, se la conoscenza \u00e8 sufficientemente completa. La sua intuizione pi\u00f9 famosa appare in un passaggio del 1814, nel suo saggio sulla probabilit\u00e0, laddove introduce un esperimento mentale che diventer\u00e0 celebre, ossia l\u2019idea di un\u2019intelligenza teorica, poi chiamata \u201cdemone di Laplace\u201d21, capace di conoscere tutte le forze della natura e tutte le posizioni delle particelle dell\u2019universo in un dato istante. Se un\u2019intelligenza del genere esistesse, scrive Laplace, potrebbe calcolare l\u2019intero futuro dell\u2019universo, ricostruire l\u2019intero passato ed eliminare ogni incertezza. Frenando la scetticit\u00e0 che naturalmente suscita, Laplace non genera di una fantasia metafisica, non a modo suo. La enuncia come deduzione logica di un\u2019idea precisa che si basa sul fatto che se il mondo obbedisce a leggi deterministiche, allora il futuro \u00e8 gi\u00e0 contenuto nel presente. Per la sociologia, una rivoluzione perch\u00e9 significa trasformare il futuro, da spazio aperto a funzione matematica. In effetti Laplace ha introdotto una visione che, nel tempo, ha influenzato non solo la fisica, ma il modo in cui le societ\u00e0 hanno pensato la previsione. La sua idea implica tre conseguenze fondamentali. Il futuro come oggetto calcolabile, \u00e8 il suo primo convincimento. Prima di Laplace, il futuro apparteneva alla sfera del destino, della provvidenza o dell\u2019incertezza naturale. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con Laplace, il futuro entra nella sfera del calcolo, fornendo la radice culturale di tutto ci\u00f2 che oggi chiamiamo previsione statistica, risk modeling e simulazione. La probabilit\u00e0 come misura dell\u2019ignoranza. Laplace non vede la probabilit\u00e0 come qualcosa di intrinseco al mondo, ma come effetto della nostra conoscenza incompleta perch\u00e9 se conoscessimo tutto, non avremmo bisogno di probabilit\u00e0. Un\u2019idea profondissima, che ha plasmato interi sistemi sociali come le assicurazioni, la finanza, l\u2019epidemiologia ed il risk management. In ultimo, la nascita del determinismo scientifico. Il determinismo laplaciano suggerisce che ogni evento ha cause precise e che il futuro non \u00e8 casuale, ma derivabile. Questa visione ha alimentato l\u2019ottimismo scientifico dell\u2019Ottocento con l\u2019idea che, con abbastanza dati e abbastanza calcolo, ogni fenomeno possa essere previsto. Oggi abbiamo la chiara evidenza di essere lontani dal determinismo totale di Laplace. La scienza del Novecento ha introdotto limiti fondamentali con evidenze della meccanica quantistica che ha mostrato che esistono fenomeni intrinsecamente probabilistici, la teoria del caos22 che ha dimostrato che anche sistemi deterministici possono diventare imprevedibili a causa di piccole variazioni iniziali e la complessit\u00e0 che ha messo in evidenza che molti sistemi sociali non sono riducibili a equazioni chiuse. Eppure, in senso operativo, ci stiamo avvicinando a qualcosa<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Valeria Lazzaroli <\/strong>\u00e8 <em>Risk Manager | Financial Engineer | Neuropsychologist | Sociologist | Lead Auditor ISO IEC 42001:2023 | Chief AI Officer | President &amp; Policy Director FONDAZIONE ENIA &#8211; Ente Nazionale per l\u2019Intelligenza Artificiale<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Bibliografia<\/strong><br><em>Aristotele.<\/em> (2009).<br>Nicomachean ethics (W. D. Ross, Trans.). Oxford University Press. (Original<br>work published ca. 350 BCE)<br><em>Beck, U.<\/em> (1992).<br>Risk society: Towards a new modernity. Sage.<br><em>Beniger, J. R.<\/em> (1986).<br>The control revolution: Technological and economic origins of the information<br>society. Harvard University Press.<br><em>Clark, A., &amp; Chalmers, D<\/em>. (1998).<br>The extended mind. Analysis, 58(1), 7\u201319.<br>https:\/\/doi.org\/10.1093\/analys\/58.1.7<br><em>Domingos, P.<\/em> (2015).<br>The master algorithm: How the quest for the ultimate learning machine will<br>remake our world. Basic Books.<br><em>Floridi, L.<\/em> (2014).<br>The fourth revolution: How the infosphere is reshaping human reality. Oxford<br>University Press.<br><em>Friston, K.<\/em> (2010).<br>The free-energy principle: A unified brain theory?<br>Nature Reviews Neuroscience, 11(2), 127\u2013138.<br>https:\/\/doi.org\/10.1038\/nrn2787<br><em>Giddens, A.<\/em> (1990).<br>The consequences of modernity. Polity Press.<br>Hacking, I. 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