{"id":231560,"date":"2026-04-21T06:57:55","date_gmt":"2026-04-21T06:57:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.townews.it\/?p=231560"},"modified":"2026-04-21T06:57:56","modified_gmt":"2026-04-21T06:57:56","slug":"30-gruppo-navale-parte-viii-oltre-la-rotta-con-il-cuore-oltre-lostacolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.townews.it\/?p=231560","title":{"rendered":"30\u00b0 GRUPPO NAVALE &#8211; PARTE VIII &#8211; OLTRE LA ROTTA, CON IL CUORE OLTRE L\u2019OSTACOLO"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Hormuz addio<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si apriva un nuovo anno, carico di sfide che avvertivamo alla nostra portata, sostenuti da quella determinazione che il mare sa forgiare e da uno spirito che ti abitua a guardare sempre oltre l\u2019orizzonte, con il cuore gi\u00e0 proiettato oltre l\u2019ostacolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 2 gennaio 2014, lasciata Dubai, ci attendeva l\u2019ultimo passaggio in uscita dallo Stretto di Hormuz. Non era un semplice tratto di mare, ma una soglia. Un punto in cui l\u2019esperienza accumulata smette di essere memoria e diventa prontezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sapevamo cosa aspettarci. Ed eravamo pronti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I barchini veloci dei Pasdaran iraniani si avvicinavano con traiettorie aggressive, puntavano le unit\u00e0 per poi defilare all\u2019ultimo istante. Manovre studiate per testare i nostri tempi di reazione, per mettere sotto pressione i sistemi e, soprattutto, il personale. Non era uno scontro aperto. Era qualcosa di pi\u00f9 sottile: un attrito continuo, un confronto che si giocava prima nella mente che sul piano operativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ordine era chiaro: mantenere il controllo, rispondere solo in presenza di fuoco ostile, evitando qualsiasi azione che potesse innescare un\u2019escalation. In quelle situazioni, la differenza non la fa soltanto la tecnologia, ma la lucidit\u00e0. E la lucidit\u00e0, sotto pressione, \u00e8 disciplina allo stato puro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">And\u00f2 tutto bene. Ma lasciare alle spalle quel tratto di mare non significava sollievo. Era, piuttosto, la consapevolezza di aver attraversato una porta: da quel momento le incognite non diminuivano, cambiavano forma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Davanti a noi si aprivano otto giorni di navigazione verso Mombasa, in Kenya. Otto giorni di mare aperto che non erano una pausa, ma un\u2019opportunit\u00e0. Tempo per riorganizzare, per affinare procedure e capacit\u00e0 di difesa, per trasformare l\u2019esperienza appena vissuta in prontezza operativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 in mare non esistono tregue. Esistono solo pause operative: momenti in cui l\u2019apparente quiete non \u00e8 riposo, ma preparazione. Sempre.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un &#8220;no&#8221; agli alleati<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima prova, in quella fase della campagna, si present\u00f2 in una forma particolare. Non contro un avversario dichiarato, ma all\u2019interno di un sistema di alleanze, dove le dinamiche sono pi\u00f9 sottili e le decisioni meno scontate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il comandante del Gruppo Portaerei della USS&nbsp;<em>Truman<\/em>&nbsp;aveva in programma di operare con la portaerei francese&nbsp;<em>Charles de Gaulle<\/em>e, venuto a conoscenza della nostra presenza nell\u2019Oceano Indiano, espresse il desiderio di organizzare una&nbsp;<em>photex<\/em>: una navigazione congiunta delle tre portaerei finalizzata a realizzare immagini spettacolari delle unit\u00e0 in formazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era una pratica diffusa tra gli ammiragli, quasi una tradizione non scritta. Una rappresentazione visiva di potenza e coesione, capace di comunicare molto pi\u00f9 di qualsiasi dichiarazione ufficiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, ho sempre guardato a queste attivit\u00e0 con prudenza. Non per negarne il valore simbolico, ma perch\u00e9, in un contesto operativo complesso, ogni deviazione di rotta, ogni ora di volo, ogni risorsa impiegata deve tradursi in un ritorno concreto: addestramento, interoperabilit\u00e0, capacit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel caso, inoltre, la&nbsp;<em>photex<\/em>&nbsp;avrebbe comportato una deviazione significativa dalla nostra rotta verso Mombasa, oltre all\u2019impiego di elicotteri per le riprese, con ulteriore consumo di tempo e mezzi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Posi una condizione chiara: avrei accettato, ma solo a fronte di un\u2019attivit\u00e0 addestrativa avanzata tra i tre gruppi portaerei, capace di dare a quell\u2019incontro un significato operativo reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ammiraglio americano accett\u00f2 senza esitazione. Fu un segnale di apertura mentale e concretezza che apprezzai molto. Non si limit\u00f2 a comprendere la richiesta, ma si fece carico di coordinarla anche con i francesi, trasformando un\u2019occasione di rappresentazione in un\u2019opportunit\u00e0 di crescita operativa condivisa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accordo che ne scatur\u00ec era tutt\u2019altro che banale. Prevedeva un\u2019azione complessa: due AV-8B Plus del&nbsp;<em>Cavour<\/em>, scortati da due F\/A-18 della&nbsp;<em>Truman<\/em>, avrebbero condotto un attacco contro la USS&nbsp;<em>Bulkeley<\/em>, mentre due Rafale della&nbsp;<em>Charles de Gaulle<\/em>&nbsp;ne avrebbero curato la difesa. A noi venne affidato il ruolo di&nbsp;<em>Mission Commander<\/em>, con la conseguente libert\u00e0 &#8211; e responsabilit\u00e0 &#8211; di definire le tattiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era esattamente il tipo di addestramento che cercavo: realistico, interforze, interalleato, con l\u2019incertezza come componente essenziale dell\u2019apprendimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mattina del 3 gennaio 2014, mentre i piloti erano immersi nella pianificazione, arriv\u00f2 per\u00f2 una comunicazione che rischiava di svuotare tutto di significato. I francesi avevano deciso di condurre, in contemporanea, un\u2019attivit\u00e0 di tiro con le artiglierie navali, imponendo restrizioni di quota ai velivoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In pratica, l\u2019operazione si sarebbe svolta ad alta quota, eliminando proprio quell\u2019elemento di realismo &#8211; il volo a bassa quota, l\u2019avvicinamento occultato &#8211; che ne costituiva il valore principale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ebbi una lunga telefonata con l\u2019ammiraglio americano. Fui molto chiaro: in quelle condizioni non avremmo operato. Non aveva senso consumare risorse per un\u2019attivit\u00e0 che si sarebbe ridotta a una simulazione sterile. Avremmo proseguito verso Mombasa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua mediazione funzion\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le restrizioni vennero riviste, l\u2019attivit\u00e0 fu confermata e gli aerei decollarono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu, ancora una volta, la dimostrazione che la leadership, anche tra alleati, non si misura nella capacit\u00e0 di assecondare, ma in quella di mantenere la rotta quando \u00e8 necessario.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Abbracciati alle onde, verso la vittoria<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli AV-8B Plus del&nbsp;<em>Cavour<\/em>&nbsp;si unirono agli F\/A-18 americani, formando il pacchetto d\u2019attacco secondo quanto pianificato. Al momento opportuno, gli F\/A-18 si sganciarono per intercettare i Rafale francesi, ingaggiandoli con efficacia e aprendo cos\u00ec il corridoio necessario. I nostri Harrier poterono proseguire a bassissima quota, praticamente abbracciati alle onde, sfruttando ogni variazione del mare per ridurre la propria visibilit\u00e0 radar e arrivare sull\u2019obiettivo con il massimo realismo operativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La USS&nbsp;<em>Bulkeley<\/em>&nbsp;\u201csub\u00ec\u201d l\u2019attacco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per l\u2019ammiraglio americano fu un risultato di grande valore, non tanto per l\u2019esito in s\u00e9 quanto per ci\u00f2 che quell\u2019esito rendeva possibile comprendere: vulnerabilit\u00e0, tempi di reazione, efficacia delle procedure difensive. In addestramento, del resto, \u201cperdere\u201d \u00e8 spesso la forma pi\u00f9 utile di apprendimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine, ottenne anche ci\u00f2 che aveva richiesto all\u2019inizio: la&nbsp;<em>photex<\/em>. Le tre portaerei allineate, le scie bianche distese sull\u2019oceano, immagini destinate a rappresentare visivamente l\u2019unit\u00e0 e la forza dell\u2019Alleanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il vero risultato, almeno per me, non era nella fotografia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era nel percorso che ci aveva portato fin l\u00ec. Nel modo in cui una richiesta di rappresentanza era stata trasformata in un\u2019opportunit\u00e0 concreta di crescita operativa. Non subita, ma guidata. Non semplicemente accettata, ma resa utile.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La dignit\u00e0 di una Marina<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso della mia carriera avevo osservato spesso lo stesso schema ripetersi: di fronte a richieste provenienti da Marine considerate superiori &#8211; per dimensioni, capacit\u00e0 o influenza &#8211; molti ammiragli tendevano ad adeguarsi senza discutere. Talvolta per un senso, pi\u00f9 o meno consapevole, di subordinazione; altre volte per opportunit\u00e0, per evitare attriti ritenuti potenzialmente dannosi sul piano personale o di carriera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 una tentazione sottile, difficile da riconoscere proprio perch\u00e9 raramente dichiarata, ma per questo ancora pi\u00f9 diffusa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 mai stata la mia strada.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho sempre ritenuto che il rispetto tra Marine non si misurasse in tonnellaggio, n\u00e9 nel numero di velivoli imbarcati, ma nella qualit\u00e0 delle persone, nella professionalit\u00e0 degli equipaggi, nella coerenza e credibilit\u00e0 delle scelte operative. Ogni Marina, quando opera con competenza e senso del proprio ruolo, merita pari dignit\u00e0 e pari considerazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 un principio astratto. \u00c8 qualcosa che si costruisce, giorno dopo giorno, nelle decisioni concrete.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo avevo gi\u00e0 sperimentato nel rapporto con le Marine del Medio Oriente, spesso dotate di mezzi pi\u00f9 limitati, ma non per questo meno motivate o meno capaci di evolvere. Le avevamo coinvolte nelle nostre attivit\u00e0, facendo s\u00ec che il&nbsp;<em>Cavour<\/em>&nbsp;non fosse soltanto una piattaforma nazionale, ma un moltiplicatore di esperienza condivisa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stesso approccio lo avremmo poi esteso alle Marine africane, con un obiettivo chiaro: non dimostrare superiorit\u00e0, ma costruire fiducia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 la vera leadership non \u00e8 quella che si piega per convenienza, n\u00e9 quella che si impone con la forza. \u00c8 quella che sa reggersi da sola. Che riconosce quando \u00e8 giusto dire s\u00ec, ma non esita a dire no quando serve, senza temere di incrinare equilibri solo apparentemente solidi. Non insegue il consenso: costruisce rispetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche questo \u00e8 leadership: difendere, con lucidit\u00e0 e fermezza, la dignit\u00e0 dell\u2019organizzazione che si rappresenta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quella occasione volli fare un passo in pi\u00f9. Sentivo l\u2019esigenza di dare un segno concreto, visibile, di ci\u00f2 che quel risultato rappresentava davvero. Era stata, formalmente, \u201csolo\u201d un\u2019attivit\u00e0 addestrativa. Ma il valore di quanto avevamo realizzato andava ben oltre l\u2019esercizio, e meritava di essere riconosciuto.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il successo di uno \u00e8 il successo di tutti<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non volevo che restasse confinato ai due piloti che avevano condotto la missione, per quanto eccellenti. Doveva diventare patrimonio comune. Perch\u00e9 in mare non esistono risultati individuali: ogni successo \u00e8 sempre il prodotto di un sistema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec, mentre gli aerei stavano rientrando sul&nbsp;<em>Cavour<\/em>, feci chiamare in plancia &#8211; nel punto pi\u00f9 alto della nave &#8211; le ragazze e i ragazzi dei servizi di cucina e mensa. Li feci uscire all\u2019esterno, sull\u2019aletta di sinistra, esposti al vento, al rumore, alla vita reale della nave.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Volevo che vedessero. Ma, soprattutto, che sentissero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rientro degli aerei \u00e8 qualcosa che non si dimentica. Non \u00e8 solo un suono: \u00e8 una presenza. Il rombo cresce, si avvicina, diventa vibrazione che attraversa il corpo, che senti nello stomaco prima ancora che nelle orecchie. \u00c8 un\u2019esperienza fisica, quasi viscerale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima che arrivassero, spiegai loro perch\u00e9 erano l\u00ec. Dissi che in quel successo c\u2019era anche la loro firma. Che quei piloti avevano potuto operare al meglio anche grazie a loro: alla cura con cui li avevano nutriti, alla qualit\u00e0 silenziosa del loro lavoro quotidiano, spesso invisibile ma essenziale. Senza quel lavoro, nulla avrebbe funzionato allo stesso modo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Erano ragazze e ragazzi straordinari, capaci di regalare un sorriso anche al termine di giornate lunghe e impegnative. Pi\u00f9 di una volta mi era capitato di entrare, senza preavviso, nei locali della cucina per vedere cosa stessero preparando, e spesso li sorprendevo mentre infornavano la tradizionale pizza di mezzanotte, destinata al personale di guardia e, immancabilmente, a qualche \u201cinfiltrato\u201d in attesa di quel piccolo rituale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quei momenti emergeva qualcosa che andava oltre il semplice lavoro. C\u2019era passione, c\u2019era orgoglio, c\u2019era il desiderio autentico di prendersi cura degli altri. Preparare e servire i pasti per un migliaio di persone, ogni giorno, in mare come in porto, non \u00e8 solo una funzione logistica: \u00e8 un contributo diretto al morale, all\u2019efficienza, alla coesione dell\u2019equipaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mensa, a bordo, non \u00e8 soltanto un luogo dove si mangia. \u00c8 uno spazio in cui il tempo rallenta, la tensione si scioglie, e si ricostruisce energia &#8211; fisica e mentale &#8211; per tornare al proprio posto con rinnovata concentrazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quel giorno, sull\u2019aletta di sinistra, mentre gli aerei rientravano, volevo che anche loro percepissero tutto questo fino in fondo. Non come spettatori, ma come parte integrante di quel risultato. Come protagonisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 la leadership non si esaurisce nel prendere decisioni o nel comandare nei momenti difficili. Si manifesta anche nella capacit\u00e0 di riconoscere, valorizzare e rendere visibile il contributo di chi, ogni giorno, rende possibile il successo degli altri.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Prepararsi a tutto<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La navigazione proseguiva e, con essa, un\u2019intensa attivit\u00e0 addestrativa orientata alle sfide che sapevamo ci attendevano. Non era routine, ma preparazione concreta, costruita su scenari realistici e su minacce che, pur non manifestandosi quotidianamente, avevano gi\u00e0 dimostrato tutta la loro capacit\u00e0 di colpire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conducemmo esercitazioni dedicate alla gestione di incendi e danni da combattimento, simulando attacchi alle unit\u00e0 navali, fino al brillamento controllato di un bidone alla deriva, utilizzato come simulacro di una carica esplosiva vagante. Attivit\u00e0 apparentemente semplici, ma essenziali per mantenere elevata la prontezza e, soprattutto, per radicare nel personale una consapevolezza precisa: in mare, l\u2019imprevisto non \u00e8 un\u2019eccezione, ma una costante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ricordo del 12 ottobre 2000 era ancora vivido. Nel porto di Aden, il cacciatorpediniere americano USS&nbsp;<em>Cole<\/em>&nbsp;fu colpito da un barchino carico di esplosivo mentre era in rifornimento. L\u2019esplosione apr\u00ec una vasta falla nello scafo, causando la morte di 17 marinai e il ferimento di altri 39. Un evento che segn\u00f2 uno spartiacque nella sicurezza marittima, dimostrando come anche unit\u00e0 altamente capaci possano rivelarsi vulnerabili di fronte a minacce asimmetriche, semplici e a basso costo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A queste attivit\u00e0 si affiancarono quelle a supporto del naviglio mercantile, in particolare nazionale, per contrastare un fenomeno in rapida espansione: la pirateria. Con i nostri elicotteri ci addestravamo alle operazioni di&nbsp;<em>boarding<\/em>, inserendo a bordo dei mercantili team di fucilieri di Marina pronti a riprendere il controllo dell\u2019unit\u00e0 e ristabilire condizioni di sicurezza. Era un tipo di addestramento che non ammetteva approssimazioni: richiedeva precisione, rapidit\u00e0 decisionale e una perfetta integrazione tra tutte le componenti coinvolte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto questo si svolgeva in un contesto operativo tutt\u2019altro che stabile.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un continente instabile<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La circumnavigazione dell\u2019Africa ci portava a operare in un ambiente segnato da una diffusa instabilit\u00e0 politica e sociale, da sistemi di governance fragili e da livelli di corruzione tali da compromettere, non di rado, l\u2019efficacia degli stessi interventi internazionali. A questo si aggiungeva una pressione demografica rilevante: una popolazione molto giovane, spesso priva di opportunit\u00e0, esposta a tensioni sociali crescenti e a dinamiche di radicalizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla storica instabilit\u00e0 del Corno d\u2019Africa e della regione dei Grandi Laghi si sommava quella della fascia saheliana e dell\u2019Africa occidentale, con la Nigeria come epicentro di un\u2019evoluzione complessa. I conflitti in Libia e in Mali avevano favorito la proliferazione di reti fondamentaliste sempre pi\u00f9 interconnesse con la criminalit\u00e0 organizzata, generando un sistema in cui traffici di armi, droga ed esseri umani si intrecciavano con attivit\u00e0 terroristiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il risultato era l\u2019emergere di aree sempre pi\u00f9 estese sottratte al controllo effettivo degli Stati: spazi nei quali la minaccia poteva svilupparsi, consolidarsi e proiettarsi verso l\u2019esterno, lungo una direttrice che dal Medio Oriente attraversava il Nord Africa e il Sahel fino al Golfo di Guinea, con implicazioni dirette anche per la sicurezza europea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo scenario, la sicurezza assumeva un significato diverso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si trattava pi\u00f9 soltanto di difendersi da una minaccia identificabile, ma di operare in un ambiente in cui la minaccia era diffusa, fluida, spesso indistinguibile fino all\u2019ultimo momento.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La protezione della forza<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La&nbsp;<em>force protection<\/em>&nbsp;diventava cos\u00ec un elemento centrale dell\u2019intera campagna. Non un insieme statico di procedure, ma un sistema dinamico, in continua evoluzione. Nave&nbsp;<em>Cavour<\/em>, nel ruolo di&nbsp;<em>Force Protection Coordinator<\/em>, traduceva le informazioni di intelligence in direttive operative, calibrando livelli di allerta, posture e modalit\u00e0 di risposta in funzione del contesto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di ogni transito in aree sensibili &#8211; come Suez, Bab el-Mandeb e Hormuz &#8211; e prima di ogni sosta in porto, il dispositivo veniva rimodulato per garantire una prontezza coerente con il livello di rischio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In porto, la sicurezza si articolava su pi\u00f9 livelli: controlli agli accessi, integrazione tra personale locale, equipaggio e Brigata Marina San Marco, ispezioni sistematiche di mezzi, materiali e persone autorizzate. Sotto la superficie, operatori subacquei verificavano con continuit\u00e0 le carene per prevenire il posizionamento di ordigni; sopra, le postazioni armate assicuravano una vigilanza costante, adattata alla configurazione del porto, alla presenza di altre unit\u00e0 e alla morfologia del territorio circostante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni contesto richiedeva un adattamento specifico. In alcuni casi la criticit\u00e0 era rappresentata dalla presenza di edifici elevati in prossimit\u00e0 della nave; in altri, dalla densit\u00e0 del traffico marittimo o dalla complessit\u00e0 del coordinamento con le autorit\u00e0 locali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 qui che la sicurezza cambia significato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sicurezza, in quelle condizioni, non poteva essere standardizzata: doveva essere continuamente interpretata, aggiornata, costruita giorno per giorno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In navigazione, il baricentro si spostava sulla prontezza e sull\u2019addestramento. Esercitazioni continue, diurne e notturne, costruite su scenari complessi, servivano a mantenere elevato il livello di attenzione e a garantire una capacit\u00e0 di risposta immediata, senza esitazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prova pi\u00f9 concreta arriv\u00f2 nei transiti nello Stretto di Hormuz, dove le unit\u00e0 del gruppo navale furono avvicinate da mezzi veloci con profili ambigui, imponendo una gestione estremamente attenta dell\u2019escalation. In quei momenti, ogni procedura veniva realmente testata e ogni decisione doveva trovare un equilibrio sottile tra fermezza e controllo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In contesti del genere, la qualit\u00e0 del personale e degli strumenti fa la differenza. La presenza di operatori esperti della Brigata Marina San Marco, l\u2019impiego del LRAD (<em>Long Range Acoustic Device<\/em>), capace di emettere segnali acustici direzionali per dissuadere avvicinamenti non autorizzati anche a distanza, e la disponibilit\u00e0 di specialisti EOD (<em>Explosive Ordnance Disposal<\/em>), qualificati per individuare e neutralizzare ordigni anche in ambiente subacqueo, rappresentavano un valore aggiunto determinante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, al di l\u00e0 degli strumenti, ci\u00f2 che contava davvero era la capacit\u00e0 di leggere il contesto, adattarsi e mantenere lucidit\u00e0 sotto pressione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019era infine un aspetto che meritava una riflessione pi\u00f9 ampia. In uno scenario cos\u00ec complesso, la sicurezza non poteva essere considerata una responsabilit\u00e0 esclusiva della componente militare. Era il risultato di un equilibrio pi\u00f9 ampio, che coinvolgeva i Paesi ospitanti, le organizzazioni internazionali, il sistema delle relazioni diplomatiche. Quando questo equilibrio reggeva, la protezione si rafforzava; quando si incrinava, il rischio aumentava e il costo operativo cresceva, anche in termini di risorse e sostenibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine, la&nbsp;<em>force protection<\/em>&nbsp;si rivelava per ci\u00f2 che era realmente: non una sequenza di procedure, ma un esercizio continuo di responsabilit\u00e0. Un equilibrio dinamico tra prevenzione e reazione, tra prudenza e determinazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9, in mare come nella vita, la sicurezza non \u00e8 mai un punto di partenza. \u00c8 una conquista quotidiana, che ha un solo obiettivo: riportare tutti a casa. Sempre.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il sorgere dell\u2019Etica<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 proprio mentre questo equilibrio prendeva forma, giorno dopo giorno, tra addestramento e realt\u00e0 operativa, che la campagna iniziava a cambiare natura. All\u2019inizio quasi impercettibilmente, poi in modo sempre pi\u00f9 evidente con il passare delle miglia. Quella che fino ad allora era stata una proiezione di capacit\u00e0, una presenza strategica, si trasformava progressivamente in qualcosa di pi\u00f9 profondo: difficile da definire, ma impossibile da ignorare. Assumeva una dimensione etica e solidale che andava oltre il mandato scritto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 il mare, quando lo attraversi davvero, ha la capacit\u00e0 di riportarti all\u2019essenziale. E l\u2019essenziale sono le persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche i pi\u00f9 giovani l\u2019avrebbero compreso con il tempo: non eravamo soltanto un insieme di piattaforme e procedure, ma una comunit\u00e0 in movimento, destinata a entrare in relazione con altre comunit\u00e0, influenzandole ed essendone a nostra volta influenzati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non eravamo l\u00ec per imporre una presenza, ma per costruire relazioni. Per generare fiducia, offrire supporto concreto, dimostrare un\u2019amicizia autentica. Questo richiedeva un equilibrio delicato: garantire sicurezza senza tradire il senso della missione, proteggere senza chiudersi. In quei contesti, le popolazioni colgono immediatamente la differenza tra un gesto sincero e uno costruito. Non si pu\u00f2 simulare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era proprio questa scelta &#8211; esserci davvero, accettando il rischio come parte della relazione &#8211; a dare significato alla missione. Il personale ne era pienamente consapevole: non c\u2019era incoscienza, ma una lucidit\u00e0 profonda. La consapevolezza di contribuire a qualcosa di utile attenuava le paure e rafforzava la determinazione. Quando il senso \u00e8 chiaro, il dubbio perde forza.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Tra generosit\u00e0 e disciplina<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo quadro, la leadership assumeva una dimensione pi\u00f9 esigente. Non si trattava pi\u00f9 soltanto di garantire efficienza operativa, ma di mantenere un equilibrio sottile tra impulso e controllo, tra generosit\u00e0 e disciplina, costruendo un clima mentale condiviso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che si gioca la vera partita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante la campagna non avevamo ridotto i rischi. Avevamo fatto qualcosa di diverso, e forse di pi\u00f9 importante: avevamo costruito una convinzione, quella di essere pronti. Ed \u00e8 proprio questa consapevolezza che trasformava l\u2019incertezza da fattore paralizzante a componente gestibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 in questo passaggio che la leadership esprime la sua forma pi\u00f9 alta: non imponendo, ma rendendo possibile. Stavamo seminando fiducia, e la ricevevamo indietro, perch\u00e9 ci\u00f2 che un\u2019organizzazione proietta all\u2019esterno \u00e8 sempre il riflesso di ci\u00f2 che vive al proprio interno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 7 gennaio 2014, il Gruppo Navale si strinse in un fraterno \u201cabbraccio\u201d a Nave&nbsp;<em>Libeccio<\/em>, impegnata nell\u2019Oceano Indiano nelle operazioni di contrasto alla pirateria nell\u2019ambito dell\u2019Operazione&nbsp;<em>Atalanta<\/em>, sotto l\u2019egida dell\u2019Unione Europea. Fu un incontro dal forte valore simbolico: la continuit\u00e0 tra unit\u00e0 diverse, impegnate nello stesso teatro operativo con compiti differenti, unite per\u00f2 da una stessa missione. Anche in un momento apparentemente leggero, restava chiaro che quel filo non si interrompeva mai.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Al cospetto di Nettuno<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 9 gennaio attraversammo l\u2019equatore, e si svolse la tradizionale cerimonia del passaggio. Un antico rito marinaresco, un vero e proprio \u201cbattesimo\u201d &#8211; come lo definiscono i vecchi lupi di mare &#8211; celebrato in onore di Nettuno ogni volta che una nave supera la latitudine zero, il punto di massima circonferenza terrestre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu un momento che spezz\u00f2 la continuit\u00e0 operativa e ci port\u00f2 in una dimensione diversa, quasi sospesa, in cui la disciplina lasci\u00f2 spazio a un rituale fatto di scherzi, prove simboliche e quella goliardia antica quanto la navigazione stessa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I \u201cnovizi\u201d, cio\u00e8 coloro che attraversavano l\u2019equatore per la prima volta, venivano sottoposti a un percorso iniziatico che, tra risate e qualche inevitabile imbarazzo, segnava il loro ingresso nella comunit\u00e0 dei \u201cfigli di Nettuno\u201d. Travestimenti improvvisati, costumi improbabili, scenografie costruite con ci\u00f2 che si aveva a disposizione a bordo: ogni dettaglio contribuiva a creare un momento di coesione autentica, in cui i ruoli si allentavano senza mai scomparire e il senso di appartenenza si rafforzava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono momenti rari, in cui la nave &#8211; pur continuando a vivere e operare &#8211; cambia ritmo. Anche il comandante, per tradizione, non \u00e8 esente dal rito, e questo contribuisce a rafforzare quel legame invisibile che tiene insieme l\u2019equipaggio. Perch\u00e9 in mare la coesione non nasce solo dal lavoro condiviso, ma anche da ci\u00f2 che si vive insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le operazioni non si fermavano. Semplicemente convivevano con quella parentesi di leggerezza, a dimostrazione di come, a bordo, il tempo non si divida mai nettamente tra lavoro e pausa, ma scorra in una continuit\u00e0 in cui ogni attivit\u00e0 trova il proprio spazio.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Io ho quel che ho donato<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quello stesso giorno, il&nbsp;<em>Bergamini<\/em>&nbsp;si distacc\u00f2 dal gruppo con destinazione Maputo, mentre il&nbsp;<em>Borsini<\/em>&nbsp;avrebbe fatto ingresso nel porto di Dar es Salaam, in Tanzania.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il personale era stato indottrinato e preparato alla prima sosta africana, e anch\u2019io avevo voluto lasciare alcune raccomandazioni, che conclusi con queste parole:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cD\u2019Annunzio diceva: \u2018Io ho quel che ho donato\u2019. \u00c8 uno dei motti pi\u00f9 belli, di una potenza e profondit\u00e0 straordinarie, perch\u00e9 ci ricorda che ci\u00f2 che veramente possediamo \u00e8 ci\u00f2 di cui siamo stati capaci di privarci. Noi possediamo ci\u00f2 che diamo agli altri: al nostro prossimo, alla nostra nave, alla nostra Campagna, alla nostra Marina, al nostro Paese. Rimaniamo in ci\u00f2 che abbiamo donato, anche dopo aver lasciato la nave su cui siamo destinati, anche dopo aver lasciato questo pianeta per il nostro ultimo volo. Nel dare \u00e8 dunque racchiuso il segreto stesso della nostra immortalit\u00e0. Con questo spirito dovremo affrontare la seconda fase della Campagna, che presto ci vedr\u00e0 impegnati in una importante missione di assistenza umanitaria nel corso della circumnavigazione dell\u2019Africa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Mombasa: dove la rotta incontra le persone<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mattina del 10 gennaio 2014 entrammo nel porto di Mombasa, in Kenya.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019arrivo a Mombasa non \u00e8 mai un semplice ingresso in porto. \u00c8 un passaggio, quasi un rito, che segna il transito tra due dimensioni: quella del mare aperto, regolata da spazi e tempi ampi, e quella di una realt\u00e0 pi\u00f9 densa, pi\u00f9 intensa, pi\u00f9 umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo giorni di navigazione nell\u2019Oceano Indiano, la costa del Kenya si rivelava lentamente, senza fretta. All\u2019inizio era solo una linea scura sull\u2019orizzonte, appena percettibile. Poi prendeva forma, si avvicinava, si arricchiva di dettagli: il verde profondo della vegetazione, il profilo irregolare della costa, le prime tracce di presenza umana. Anche l\u2019aria cambiava. Diventava pi\u00f9 pesante, pi\u00f9 calda, carica di odori che il mare non conosce: terra, legno, umidit\u00e0, vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era un passaggio sensoriale prima ancora che geografico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accesso al porto di Mombasa imponeva un cambio di ritmo netto. Il canale d\u2019ingresso, stretto e guidato, obbligava a rallentare, a misurare ogni movimento, a trasformare la manovra da espressione di libert\u00e0 in esercizio di precisione. Sal\u00ec a bordo il pilota locale e, con lui, entr\u00f2 una conoscenza diversa: non teorica, ma vissuta, fatta di abitudine a quelle acque, a quelle correnti, a quei fondali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attorno, il traffico era vivo, continuo, quasi organico. Piccole imbarcazioni si muovevano con naturalezza, spesso senza una rotta apparente, attraversando spazi che per una grande unit\u00e0 navale diventavano immediatamente sensibili. Era un ambiente in cui la percezione doveva restare costantemente attiva, perch\u00e9 ogni elemento, anche il pi\u00f9 ordinario, poteva assumere un significato diverso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel passaggio si coglieva chiaramente una verit\u00e0 che il mare insegna senza mezzi termini: la complessit\u00e0 non nasce solo dalle minacce evidenti, ma anche dalla densit\u00e0 del contesto. E saperla leggere, prima ancora che affrontarla, \u00e8 ci\u00f2 che fa la differenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre il&nbsp;<em>Cavour<\/em>&nbsp;si avvicinava alla banchina, la citt\u00e0 diventava sempre pi\u00f9 presente. Mombasa non si lasciava osservare a distanza: ti veniva incontro. I colori si facevano pi\u00f9 vivi, i suoni pi\u00f9 distinti, i movimenti pi\u00f9 rapidi. Le persone lungo il porto, gli sguardi curiosi, la vitalit\u00e0 diffusa. Non era un approdo anonimo, ma un luogo che viveva, e che chiedeva di essere percepito nella sua interezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed era proprio questa vitalit\u00e0 a rappresentare, allo stesso tempo, una ricchezza e una complessit\u00e0. La presenza di edifici elevati in prossimit\u00e0 dell\u2019area di ormeggio, la densit\u00e0 del traffico marittimo e terrestre, la ridotta distanza fisica tra nave e citt\u00e0 imponevano un\u2019attenzione particolare sotto il profilo della sicurezza. La&nbsp;<em>force protection<\/em>&nbsp;doveva adattarsi, rimodulare le proprie posture, estendere lo sguardo anche a domini che, in altri contesti, non avrebbero rappresentato una criticit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ormeggio avvenne con la consueta precisione, frutto di addestramento, coordinamento e disciplina, ma anche della capacit\u00e0 di adattarsi rapidamente a un ambiente diverso da quelli abituali. Una volta assicurata alla banchina, la nave entr\u00f2 in una fase nuova: quella della relazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mombasa, crocevia storico tra Africa, Medio Oriente e Asia, rivelava immediatamente questa sua natura. Nei volti, nelle lingue, nei ritmi. Non era semplicemente una tappa operativa, ma uno spazio di interazione, in cui la presenza si trasformava inevitabilmente in contatto.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Sicurezza, una conquista quotidiana<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per il Cavour e per l\u2019Etna, l\u2019arrivo a Mombasa rappresent\u00f2 qualcosa di pi\u00f9 di uno scalo. Fu uno dei primi momenti in cui la missione inizi\u00f2 ad assumere una forma diversa, pi\u00f9 concreta, pi\u00f9 umana. Il mare restava alle spalle, ma non scompariva. Rimaneva come riferimento, come origine. Davanti, invece, si apriva una realt\u00e0 che non poteva essere semplicemente gestita, ma doveva essere prima compresa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 proprio in quel passaggio &#8211; tra mare e terra, tra distanza e prossimit\u00e0 &#8211; che la campagna rivel\u00f2 la sua natura pi\u00f9 profonda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sarebbe stata soltanto una sequenza di scali, ma un percorso capace di lasciare tracce. Dentro e fuori di noi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mombasa non era solo una tappa. Era una soglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 in mare, come nella vita, la sicurezza non \u00e8 mai un punto di partenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 una conquista quotidiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E ha un solo obiettivo: riportare tutti a casa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da quel momento, la campagna non sarebbe pi\u00f9 stata solo nostra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Condivido ci\u00f2 che il mare mi ha insegnato, senza la pretesa di possedere verit\u00e0 assolute. Offro queste riflessioni a chi vorr\u00e0 navigare con me. Chi sentir\u00e0 che questa rotta gli appartiene, salga a bordo. Il mare \u00e8 grande. C\u2019\u00e8 spazio per tutti quelli che hanno il coraggio di partire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Paolo Treu<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Paolo Treu<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Ammiraglio di Squadra (aus.)&nbsp;<strong>Paolo Treu&nbsp;<\/strong>\u00e8 ex&nbsp;<em>Comandante in Capo della Squadra Navale<\/em>, vertice del braccio operativo della Marina Militare italiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u201cMAPPE DEL POTERE\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;(<a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/mappe-del-potere-7436115065423974400\/\">https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/mappe-del-potere-7436115065423974400\/<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&nbsp;\u201cLEADERSHIP\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(<a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/leadership-7430953035700391936\/\">https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/leadership-7430953035700391936\/<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>PUBBLICAZIONI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paolo Treu \u00e8 autore di molte pubblicazioni. L\u2019ultima in ordine di tempo \u00e8 intitolata &nbsp;\u201c<em>Tu sei un intero oceano in una goccia \u2013 Rompi le pareti della tua prigione\u201d<\/em>. Il ricavato della vendita del libro sar\u00e0 interamente devoluto per volont\u00e0 dell\u2019autore all\u2019Associazione MITOCON (www.mitocon.it) che opera a sostegno dei pazienti affetti da&nbsp;<em>rare malattie mitocondriali<\/em>&nbsp;che colpiscono i bambini e le relative famiglie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">link:&nbsp;<a href=\"https:\/\/amzn.eu\/d\/09PPCGeE\">https:\/\/amzn.eu\/d\/09PPCGeE<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hormuz addio Si apriva un nuovo anno, carico di sfide che avvertivamo alla nostra portata, sostenuti da quella determinazione che il mare sa forgiare e da uno spirito che ti abitua a guardare sempre oltre l\u2019orizzonte, con il cuore gi\u00e0 proiettato oltre l\u2019ostacolo. 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