{"id":231902,"date":"2026-05-07T09:12:14","date_gmt":"2026-05-07T09:12:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.townews.it\/?p=231902"},"modified":"2026-05-07T09:12:15","modified_gmt":"2026-05-07T09:12:15","slug":"quando-la-forza-e-in-cio-che-doni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.townews.it\/?p=231902","title":{"rendered":"QUANDO LA FORZA \u00c8 IN CI\u00d2 CHE DONI"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>30\u00b0 GRUPPO NAVALE &#8211; PARTE X<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una soglia geografica, una soglia di consapevolezza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 17 gennaio 2014 non era un giorno come gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La portaerei Cavour si stava avvicinando a una soglia che non era soltanto geografica. Era la prima volta che una portaerei varcava l\u2019ingresso della Baia di Diego-Suarez, una baia che, per bellezza, \u00e8 seconda solo a quella di Rio de Janeiro. Ma chi ha navigato sa che certi luoghi non si misurano con le classifiche: si riconoscono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Davanti a noi si apriva Antsiranana, all\u2019estremo nord del Madagascar, un crocevia strategico affacciato sul Canale del Mozambico, uno dei corridoi pi\u00f9 sensibili per le rotte commerciali tra Africa, Medio Oriente e Asia. Una posizione geografica che, da sola, basterebbe a spiegare l\u2019attenzione che da sempre converge su quest\u2019isola, ma che non \u00e8 sufficiente a raccontarne la complessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Madagascar, ex colonia francese, arrivava da anni di isolamento internazionale seguiti alla crisi politica del 2009, con un Governo che faticava ancora a trovare un pieno riconoscimento e una stabilit\u00e0 reale. Solo pochi giorni prima del nostro arrivo era stato eletto il nuovo Presidente, Hery Rajaonarimampianina, al termine di un processo elettorale lungo, rinviato pi\u00f9 volte e accompagnato da contestazioni, segno evidente di un sistema ancora in cerca di equilibrio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">n quel contesto, gli aiuti internazionali, che fino a pochi anni prima rappresentavano una componente essenziale del bilancio statale, si erano drasticamente ridotti, contribuendo a un crollo improvviso della crescita economica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella fragilit\u00e0 si rifletteva direttamente nella vita quotidiana. Il paese era, ed \u00e8 tuttora, tra i pi\u00f9 poveri al mondo: nove persone su dieci vivevano con meno di due dollari al giorno, in un\u2019economia basata prevalentemente su agricoltura, pesca e turismo, quest\u2019ultimo fortemente colpito dalla crisi globale. La crescita demografica accelerata, con una popolazione in larga parte giovanissima, aumentava la pressione su un sistema gi\u00e0 fragile, alimentando disoccupazione, disagio sociale e una tensione latente che poteva, in qualsiasi momento, trasformarsi in instabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A tutto questo si aggiungeva una vulnerabilit\u00e0 strutturale agli eventi naturali: cicloni, piogge torrenziali, alluvioni e, recentemente, anche invasioni di locuste avevano compromesso raccolti e attivit\u00e0 economiche, mettendo a dura prova una capacit\u00e0 di resilienza estremamente limitata, che richiedeva anni per ricostruire ci\u00f2 che in pochi giorni veniva distrutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era questo il contesto in cui stavamo entrando. Un contesto in cui ogni presenza esterna non era mai neutra, perch\u00e9 veniva osservata, interpretata e valutata alla luce di equilibri fragili, di interessi molteplici e di una fiducia che non poteva essere data per scontata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mare, come sempre, aveva iniziato a cambiare prima ancora che lo facesse la terra: la luce si era fatta pi\u00f9 densa, l\u2019aria diversa, i riferimenti pi\u00f9 numerosi, e a bordo tutti percepivano che si stava entrando in qualcosa che richiedeva attenzione, misura e consapevolezza. L\u2019avvicinamento non \u00e8 mai solo una manovra: \u00e8 un passaggio, e anche quella volta lo fu.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Cavour, per il suo pescaggio, non pot\u00e9 entrare in porto e rimase alla fonda, al centro della baia, in una posizione che rappresentava quasi naturalmente l\u2019equilibrio tra ci\u00f2 che eravamo e il contesto in cui stavamo entrando: una presenza visibile ma non invasiva, capace di abitare lo spazio senza occuparlo e che, proprio in quella distanza, trovava una forma pi\u00f9 matura e coerente di espressione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Preparati a tutto, tranne questo&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu per\u00f2 a terra che comprendemmo davvero dove ci trovavamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019arrivo era stato preparato con cura e le attivit\u00e0 umanitarie, in particolare quelle chirurgiche condotte con Operation Smile, rappresentavano uno dei pilastri della missione. Le sale operatorie erano pronte, i team perfettamente organizzati, le procedure definite nei minimi dettagli per accogliere, operare e restituire sorrisi e dignit\u00e0 a bambini che ne avevano un bisogno profondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eravamo pronti. I bambini, invece, no.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il numero dei piccoli pazienti presentatisi era drasticamente inferiore a quello previsto, troppo basso per essere attribuito al caso, e dalla sorpresa si pass\u00f2 rapidamente alla comprensione. Poco tempo prima un tragico fatto di cronaca aveva colpito il Paese, riaprendo paure profonde e difficili da governare: nell\u2019ottobre del 2013, a Nosy Be, un bambino di otto anni era stato trovato morto in circostanze brutali, con mutilazioni che, secondo le credenze locali, rimandavano a pratiche di stregoneria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019episodio aveva scatenato una reazione violentissima della popolazione, che aveva individuato dei presunti responsabili e li aveva uccisi, tra cui anche un cittadino italiano insieme a un francese e a un malgascio. Un evento drammatico, che aveva lasciato una traccia profonda nella percezione collettiva e incrinato, almeno temporaneamente, anche quel rapporto di fiducia che fino ad allora aveva caratterizzato la presenza italiana sull\u2019isola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su quella ferita ancora aperta qualcuno aveva costruito qualcosa di ancora pi\u00f9 pericoloso, facendo circolare una voce semplice quanto devastante: che noi non fossimo l\u00ec per curare i bambini, ma per prelevare i loro organi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In contesti fragili la verit\u00e0 non \u00e8 sempre la forza dominante, perch\u00e9 lo \u00e8 la paura; e quando la paura incontra la sfiducia diventa realt\u00e0 percepita, capace di orientare comportamenti, scelte e decisioni. Comprendemmo presto che quella voce non era nata spontaneamente, ma era stata alimentata da una ONG di un importante paese alleato europeo, che svolgeva un\u2019attivit\u00e0 simile alla nostra, ma a pagamento, presso il locale ospedale, impiegando anche chirurghi alle prime esperienze. La nostra presenza rompeva un equilibrio e veniva percepita come un elemento di disturbo, un\u2019alterazione di dinamiche consolidate, una minaccia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parlare di competizione in un contesto umanitario dovrebbe essere impossibile; eppure anche l\u00ec, anche davanti a bambini che avevano bisogno di cure, qualcuno aveva scelto di insinuare dubbio e utilizzare la paura come strumento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Leadership quando i piani non bastano pi\u00f9<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non c\u2019erano riferimenti diplomatici italiani diretti sul posto, ma solo due corrispondenti consolari, privi di una struttura su cui poter contare nell\u2019immediato, mentre l\u2019ambasciata di riferimento era lontana, a Pretoria. In quel contesto restavamo noi, con la nostra capacit\u00e0 di reagire, ed \u00e8 proprio in quel momento che la leadership cambi\u00f2 forma, passando dall\u2019organizzazione alla relazione, dalla pianificazione alla capacit\u00e0 di entrare in contatto, comprendere e farsi comprendere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insieme al responsabile medico del team di Operation Smile, il dottor Scopelliti, iniziammo un lavoro che non aveva nulla di tecnico, ma era profondamente umano, fatto di presenza, ascolto e spiegazione. Andammo incontro alle persone, ascoltammo le loro paure, spiegammo chi eravamo e perch\u00e9 eravamo l\u00ec, esponendoci senza filtri, perch\u00e9 non bastava dichiarare le intenzioni: dovevamo renderle visibili, credibili, tangibili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu un lavoro intenso, rapido e determinato, che ci port\u00f2 fino alle massime autorit\u00e0 politiche centrali e che non si misurava con procedure, ma con la qualit\u00e0 delle relazioni che riuscivi a costruire in tempi brevi e in condizioni difficili. Il giorno dopo qualcosa cambi\u00f2: non tutto, ma abbastanza, perch\u00e9 una parte dei bambini arriv\u00f2, non per una fiducia pienamente ristabilita, ma per una fiducia sufficiente. E a volte \u00e8 proprio da l\u00ec che si ricomincia, da una soglia minima ma reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella esperienza lasci\u00f2 un segno profondo, perch\u00e9, per quanto difficile da accettare, anche nell\u2019ambito delle missioni umanitarie esiste spazio per la diffidenza, per la manipolazione e per interessi che nulla hanno a che fare con il bene. \u00c8 proprio in quei momenti che si misura la differenza: non quando tutto funziona, ma quando qualcosa si incrina prima ancora di iniziare e devi creare le condizioni perch\u00e9 ci\u00f2 che hai preparato possa semplicemente accadere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella tappa ad Antsiranana non fu solo l\u2019ingresso in una delle baie pi\u00f9 belle del mondo, ma l\u2019ingresso in una verit\u00e0 pi\u00f9 scomoda e pi\u00f9 profonda: aiutare non basta, bisogna essere riconosciuti come tali. E questo richiede tempo, presenza e coerenza, perch\u00e9 la leadership, quando incontra la fragilit\u00e0, non pu\u00f2 permettersi scorciatoie, ma deve passare, sempre, dalla fiducia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quando il rischio cambia natura<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel quadro complesso, anche la valutazione della sicurezza richiedeva una lettura attenta e non superficiale. A differenza di altri contesti della costa orientale africana, dove la minaccia terroristica era concreta e crescente &#8211; come nella precedente sosta a Mombasa &#8211; il Madagascar presentava caratteristiche diverse: non vi erano presenze strutturate di gruppi fondamentalisti di rilievo e quel processo di radicalizzazione islamica che stava interessando paesi come Kenya e Tanzania non aveva attecchito in modo significativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 non significava assenza di rischio, ma una diversa natura del rischio. Le criticit\u00e0 erano legate piuttosto alla debolezza dello Stato di diritto, a una criminalit\u00e0 diffusa, talvolta anche violenta, e a un contesto in cui la corruzione e la fragilit\u00e0 delle istituzioni rendevano meno prevedibili alcune dinamiche. Allo stesso tempo, la popolazione locale mostrava un livello di integrazione generalmente buono con gli occidentali, soprattutto nelle aree pi\u00f9 esposte al turismo, mentre gli obiettivi sensibili restavano prevalentemente i cosiddetti&nbsp;<em>soft targets<\/em>, luoghi di aggregazione e strutture frequentate da stranieri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche la posizione della nave contribuiva a definire il quadro: la portaerei Cavour, rimanendo alla fonda al centro della baia, godeva di condizioni di protezione complessivamente favorevoli, con un controllo pi\u00f9 ampio dello spazio circostante e una minore esposizione diretta rispetto a un ormeggio in porto. Una configurazione che, pur mantenendo elevata l\u2019attenzione e le misure di sicurezza, consentiva una gestione pi\u00f9 equilibrata del rischio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A rendere il contesto ancora pi\u00f9 complesso contribuivano dinamiche meno visibili ma non meno rilevanti, che attraversavano il Paese in profondit\u00e0: il Madagascar rappresentava infatti un punto di passaggio per traffici illeciti, dalla droga agli esseri umani, ed era esposto a fenomeni come il turismo sessuale, che trovavano terreno fertile proprio nelle aree caratterizzate da maggiore vulnerabilit\u00e0 economica e istituzionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo si aggiungeva una situazione sanitaria fragile, segnata da carenze strutturali e da una diffusione significativa di pratiche tradizionali e credenze radicate, tra cui il ricorso alla stregoneria, che in alcuni contesti influenzava direttamente la percezione della malattia e delle cure. Non era un elemento marginale: tra la fine del 2013 e l\u2019inizio del 2014 si erano registrati anche casi di peste bubbonica, concentrati nelle aree rurali ma comunque indicativi di un sistema sanitario sotto pressione e di una realt\u00e0 in cui modernit\u00e0 e tradizione convivevano in un equilibrio instabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era questo l\u2019ambiente umano e sociale con cui stavamo entrando in relazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu sulla base di questa valutazione complessiva, che teneva insieme minacce, contesto sociale e configurazione operativa, che presi una decisione non scontata: consentire al personale libero dal servizio di scendere a terra e visitare il paese. Non si tratt\u00f2 di una scelta automatica, n\u00e9 tantomeno leggera, ma del risultato di un bilanciamento consapevole tra sicurezza e opportunit\u00e0, tra protezione e apertura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 anche questo fa parte della leadership: saper proteggere senza chiudere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel contesto, accanto alla dimensione umanitaria e diplomatica, non manc\u00f2 anche una componente operativa che contribu\u00ec a rafforzare il rapporto con le autorit\u00e0 locali e a dare concretezza alla nostra presenza. Particolare menzione merita un\u2019esercitazione congiunta condotta con le forze armate del Madagascar, finalizzata al raggiungimento di un obiettivo situato in un poligono militare affacciato sulla baia di Antsiranana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attivit\u00e0 fu pianificata e condotta integrando capacit\u00e0 diverse, in un contesto che richiedeva coordinamento, rapidit\u00e0 e adattamento reciproco: da parte nostra furono impiegati fanti di Marina, supportati da elicotteri, velivoli e unit\u00e0 navali veloci provenienti dal Cavour, mentre le forze locali contribuirono con il proprio personale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si tratt\u00f2 soltanto di un\u2019esercitazione nel senso tradizionale del termine, ma di un momento di confronto reale tra culture operative diverse, in cui procedure, linguaggi e approcci vennero messi alla prova in un ambiente condiviso. Ed \u00e8 proprio in queste circostanze che si comprende come la cooperazione militare non sia mai una semplice somma di capacit\u00e0, ma un processo pi\u00f9 complesso, fatto di fiducia, rispetto e capacit\u00e0 di adattamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 operare insieme significa, prima ancora che coordinarsi, imparare a riconoscersi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ci\u00f2 che resta negli occhi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 23 gennaio, dopo aver ricevuto gli ultimi sorrisi dei bambini operati a bordo della portaerei Cavour, lasciammo quella splendida baia che, nei giorni precedenti, non era stata soltanto un approdo, ma un passaggio umano e professionale di rara intensit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lasciavamo Antsiranana portando con noi qualcosa che andava oltre il risultato delle attivit\u00e0 svolte: la consapevolezza di quanto sia sottile il confine tra diffidenza e fiducia, tra paura e apertura, e di quanto sia determinante, in contesti fragili, la capacit\u00e0 di attraversarlo con rispetto, presenza e coerenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prua si orient\u00f2 verso il Mozambico, dove ci attendevano le altre unit\u00e0 del Gruppo, ma ci\u00f2 che lasciavamo alle nostre spalle non era soltanto una tappa della campagna. Era un\u2019esperienza che aveva ridefinito, ancora una volta, il senso stesso della nostra presenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre la Baia di Diego-Suarez si allontanava alle nostre spalle e l\u2019immensit\u00e0 del mare tornava ad aprirsi davanti alla prua con quella generosit\u00e0 che solo il mare sa offrire, ascoltai la sua voce. Non un suono, ma una presenza. Quella che emerge quando l\u2019azione si placa e lascia spazio alla comprensione. Era il momento di rileggere ci\u00f2 che avevamo vissuto, per orientare con maggiore consapevolezza ci\u00f2 che ancora ci attendeva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pensai a coloro che si erano avventurati nell\u2019esplorazione della citt\u00e0, con quella consapevolezza che non ha bisogno di essere richiamata, perch\u00e9 ormai parte integrante del proprio modo di essere. Si mossero con attenzione, rispetto e senso della misura, e tornarono a bordo portando con s\u00e9 qualcosa che andava ben oltre il semplice ricordo di qualche ora trascorsa a terra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Portavano negli occhi l\u2019incontro con una realt\u00e0 diversa, spesso segnata da condizioni di vita lontane dalle nostre abitudini, e proprio in quel confronto, silenzioso ma profondo, emerse una verit\u00e0 che il mare insegna senza bisogno di parole: quanto poco basti, a volte, per restituire valore a ci\u00f2 che siamo abituati a considerare normale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Antsiranana, con le sue contraddizioni, la sua vitalit\u00e0 e le sue fragilit\u00e0, si era mostrata senza filtri: volti, gesti, sguardi che raccontavano una quotidianit\u00e0 fatta di essenzialit\u00e0, adattamento e dignit\u00e0 silenziosa. Non fu soltanto un momento di svago, per quanto breve e necessario dopo due mesi dalla partenza dall\u2019Italia, ma un contatto diretto con una realt\u00e0 capace di lasciare un segno pi\u00f9 duraturo di molte esperienze operative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 in questi momenti che si comprende quanto il concetto di benessere, al quale siamo abituati a dare per scontato un significato materiale, sia in realt\u00e0 qualcosa di pi\u00f9 sottile. Il contatto con chi vive in condizioni di povert\u00e0 non genera soltanto consapevolezza delle differenze, ma induce una riflessione pi\u00f9 profonda su ci\u00f2 che davvero contribuisce alla felicit\u00e0. Perch\u00e9, al di l\u00e0 delle difficolt\u00e0 evidenti, si percepisce una capacit\u00e0 di vivere il presente e di dare valore a ci\u00f2 che \u00e8 essenziale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E forse \u00e8 proprio qui che quella esperienza assume un significato ancora pi\u00f9 ampio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 avevamo toccato con mano quanto sia facile, in contesti fragili, costruire distanza tra le persone, alimentare la paura, trasformare l\u2019altro in qualcosa da cui difendersi. Avevamo visto come una narrazione, se inserita nel punto giusto, possa diventare pi\u00f9 forte della realt\u00e0, fino a modificare i comportamenti e a impedire perfino un gesto di cura. Eppure, nello stesso luogo, bastava un incontro diretto, uno sguardo, una parola, per riportare tutto su un piano diverso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 in questa tensione che si comprende quanto sia limitante ridurre la realt\u00e0 a una contrapposizione, a una logica di parti, a un \u201cnoi\u201d e un \u201cloro\u201d che semplifica ma allo stesso tempo allontana. Perch\u00e9 quando si entra davvero in relazione, quando si incontra la persona prima ancora della categoria, quella separazione perde consistenza, e ci\u00f2 che resta \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 essenziale: l\u2019umanit\u00e0. Non come concetto astratto, ma come esperienza concreta, fatta di fragilit\u00e0 condivise, di bisogni comuni, di una ricerca di dignit\u00e0 che attraversa ogni differenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lo \u201cStellone\u201d e ci\u00f2 che dipende da noi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche in quella occasione terminammo la sosta senza un graffio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E allora, quasi istintivamente, mi sorprese un pensiero: era stata la protezione di ci\u00f2 che, in gergo, chiamavamo lo \u201cStellone\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella parola, cos\u00ec familiare tra chi vive il mare, racchiude molto pi\u00f9 di una semplice idea di fortuna. \u00c8 l\u2019eredit\u00e0 di una cultura antica, in cui si diceva di nascere \u201csotto una buona stella\u201d, come se esistesse una forza silenziosa capace di accompagnare e proteggere nei momenti pi\u00f9 incerti. In Marina diventa quasi un codice condiviso: il modo per riconoscere che, anche quando tutto \u00e8 stato fatto nel modo giusto, resta sempre una parte che non dipende da noi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 una domanda che affiora quando tutto va bene in contesti in cui sarebbe potuto andare diversamente. Una domanda legittima, quasi naturale, ma che, a ben guardare, rischia di essere una risposta troppo semplice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 ci\u00f2 che avevamo appena lasciato alle spalle non era il frutto del caso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rischio non era mai stato ignorato, n\u00e9 sottovalutato. Al contrario, era stato affrontato con metodo, disciplina e preparazione: ogni dispositivo di sicurezza, ogni misura di protezione, ogni coordinamento con le autorit\u00e0 locali e ogni procedura operativa erano stati pensati proprio per contenerlo e per essere pronti a reagire. Sapevamo che, se qualcosa fosse accaduto, non ci sarebbe stato spazio per l\u2019improvvisazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, nonostante questa consapevolezza, il rischio non definiva il senso della nostra presenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eravamo l\u00ec per altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso della missione si era progressivamente aperto uno spazio diverso, non pianificato nei dettagli ma sempre pi\u00f9 centrale: quello dell\u2019azione umanitaria e della solidariet\u00e0 concreta. Non come elemento accessorio, ma come parte integrante di ci\u00f2 che eravamo diventati. In quel contesto, prendersi cura, offrire supporto, intervenire laddove ce n\u2019era bisogno non rappresentava una deviazione dal nostro compito, ma una sua estensione naturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si arriva a operare con questa consapevolezza, cambia anche il modo in cui si percepisce il rischio. Non lo si nega, non lo si sfida, ma smette di essere il centro attorno a cui tutto ruota e diventa una variabile da governare con lucidit\u00e0, mentre l\u2019attenzione si concentra sul senso dell\u2019azione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 in questo spostamento che prende forma una qualit\u00e0 diversa dell\u2019agire, pi\u00f9 essenziale, pi\u00f9 coesa, capace di coinvolgere progressivamente l\u2019intero equipaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E allora emerge anche una domanda pi\u00f9 difficile: perch\u00e9 non avevamo paura?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non certo per incoscienza, n\u00e9 per sottovalutazione del rischio, ma perch\u00e9, quasi senza accorgercene, eravamo entrati in una dimensione in cui il senso del nostro agire aveva superato il peso delle possibili conseguenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eravamo, in una certa misura, simili a quelle persone che si dedicano agli altri senza porsi continuamente il perch\u00e9, che nel loro donare trovano una forma di pienezza che rende secondario tutto il resto. Senza alcuna pretesa di paragone, ma con una dinamica interiore che richiamava quella disposizione: andare avanti senza lasciare che la paura diventasse il centro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando il senso \u00e8 chiaro, la paura non scompare, ma cambia natura. Perde la capacit\u00e0 di orientare le scelte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si crea cos\u00ec una condizione collettiva fatta di serenit\u00e0, consapevolezza e di una forma di gioia sobria ma autentica, che nasce dal sentirsi utili e dal vedere il ritorno concreto di ci\u00f2 che si \u00e8 dato. \u00c8 una condizione che non elimina il rischio, ma lo ridimensiona, perch\u00e9 sposta il baricentro dall\u2019evento possibile al significato dell\u2019azione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che \u00e8 armonico tende a generare armonia attorno a s\u00e9. Non \u00e8 un\u2019affermazione astratta, ma qualcosa che si osserva nei comportamenti, nelle relazioni, nelle reazioni. Un equipaggio che opera con coerenza e chiarezza finisce per influenzare l\u2019ambiente in cui si muove, creando condizioni di maggiore equilibrio anche in contesti complessi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In fondo, non si trattava di non avere paura. Si trattava di aver trovato qualcosa che, in quel momento, contava di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non fu dunque lo \u201cStellone\u201d a proteggerci. E questo, forse, fu il risultato pi\u00f9 importante. Perch\u00e9 lo \u201cStellone\u201d pu\u00f2 anche abbandonarti. Ci\u00f2 che eravamo diventati, invece, no.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 proprio da questa consapevolezza, maturata nella dimensione concreta dell\u2019azione e della vita di bordo, che prendeva forma una riflessione ulteriore, pi\u00f9 ampia, che andava oltre il singolo equipaggio e si proiettava su ci\u00f2 che rappresentavamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Un\u2019Italia che parla e un\u2019Italia che agisce<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019era, in quegli stessi mesi, un\u2019Italia che parlava all\u2019Africa e un\u2019Italia che l\u2019Africa la attraversava davvero, miglio dopo miglio, porto dopo porto, incontro dopo incontro. Due traiettorie parallele, entrambe animate da una stessa ambizione, ma non sempre capaci di incontrarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da un lato prendeva forma l\u2019\u201cIniziativa Italia-Africa\u201d, un progetto costruito su una consapevolezza lucida e, per molti aspetti, lungimirante: l\u2019Africa non era pi\u00f9 soltanto un continente da assistere, ma un protagonista emergente di un mondo sempre pi\u00f9 multipolare, uno spazio dinamico, giovane, ricco di potenziale umano ed economico, che chiedeva di essere considerato interlocutore e non destinatario. Le linee guida erano chiare: sviluppo sostenibile, rafforzamento dello Stato di diritto, cooperazione economica, valorizzazione della formazione e dell\u2019innovazione, dialogo politico strutturato, coinvolgimento delle imprese e delle istituzioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dall\u2019altro lato, per\u00f2, mentre quella visione prendeva forma nei documenti e nei tavoli diplomatici, il 30\u00b0 Gruppo Navale la stava gi\u00e0 realizzando, in modo concreto e quotidiano. Non in forma teorica, ma attraverso la presenza fisica, la capacit\u00e0 operativa, la relazione diretta. Entravamo nei porti africani non come un semplice Gruppo Navale, ma come un vero sistema Paese in movimento: portavamo assistenza sanitaria con le capacit\u00e0 ospedaliere della portaerei Cavour, costruivamo rapporti attraverso attivit\u00e0 addestrative con le marine locali, promuovevamo l\u2019industria nazionale con le aziende presenti a bordo, consolidavamo relazioni istituzionali attraverso incontri e iniziative condivise.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era diplomazia operativa, nel senso pi\u00f9 pieno del termine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 proprio in questa apparente sovrapposizione tra ci\u00f2 che si dichiarava e ci\u00f2 che si faceva che emergeva una difficolt\u00e0 tutta italiana nel tenere insieme visione e coerenza. Secondo fonti attendibili, l\u2019allora Ministro degli Affari Esteri aveva chiesto al proprio staff di organizzare le missioni africane evitando accuratamente la presenza delle navi del 30\u00b0 Gruppo Navale, per non trovarsi nella condizione di dover salire a bordo di cosiddette \u201cnavi da guerra\u201d. Una scelta che, al di l\u00e0 delle motivazioni personali o delle sensibilit\u00e0 politiche, finiva inevitabilmente per produrre una frattura tra il piano dichiarativo e quello operativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 mentre l\u2019Italia affermava la volont\u00e0 di rafforzare la propria presenza in Africa, uno dei suoi strumenti pi\u00f9 completi e rappresentativi veniva, di fatto, eluso. Eppure quelle navi non erano semplicemente \u201cnavi da guerra\u201d, ma sistemi complessi capaci di esprimere difesa, certo, ma anche assistenza umanitaria, capacit\u00e0 medica avanzata, supporto logistico e cooperazione internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il mare non nasconde le incoerenze<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rifiutarsi di salire a bordo non \u00e8 una scelta neutra. \u00c8 un segnale. E in contesti come quello africano, dove la percezione ha un peso pari alla sostanza, i segnali vengono colti con grande attenzione. La credibilit\u00e0 internazionale di un Paese non si costruisce soltanto attraverso dichiarazioni di principio, ma attraverso la coerenza tra ci\u00f2 che si afferma e ci\u00f2 che si \u00e8 disposti a rappresentare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Noi, su quelle navi, c\u2019eravamo ogni giorno. E ogni giorno dimostravamo, senza bisogno di proclami, che l\u2019Italia poteva essere insieme forza e dialogo, tecnologia e umanit\u00e0, presenza militare e sensibilit\u00e0 civile. Non c\u2019era contraddizione tra queste dimensioni, ma integrazione, perch\u00e9 il mondo reale non si lascia rinchiudere in categorie rigide e la leadership, quella autentica, non consiste nell\u2019evitare le complessit\u00e0, ma nel saperle abitare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse \u00e8 proprio questo uno degli insegnamenti pi\u00f9 profondi che quella campagna ci ha consegnato: un Paese \u00e8 credibile quando riesce a muoversi come un insieme coerente di capacit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9, alla fine, il mare non nasconde le incoerenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E, allo stesso tempo, rende immediatamente riconoscibile la forza silenziosa della coerenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Condivido ci\u00f2 che il mare mi ha insegnato, senza la pretesa di possedere verit\u00e0 assolute. Offro queste riflessioni a chi vorr\u00e0 navigare con me. Chi sentir\u00e0 che questa rotta gli appartiene, salga a bordo. Il mare \u00e8 grande. C\u2019\u00e8 spazio per tutti quelli che hanno il coraggio di partire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Paolo Treu<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019Ammiraglio di Squadra (aus.)&nbsp;Paolo Treu&nbsp;\u00e8 ex&nbsp;<\/strong><strong><em>Comandante in Capo della Squadra Navale<\/em><\/strong><strong>, vertice del braccio operativo della Marina Militare italiana.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201c<\/em><strong>MAPPE DEL POTERE\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&nbsp;<\/em><strong>(<\/strong><a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/mappe-del-potere-7436115065423974400\/\"><strong>https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/mappe-del-potere-7436115065423974400\/<\/strong><\/a><strong>)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&nbsp;\u201c<\/em><strong>LEADERSHIP\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>(<\/strong><a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/leadership-7430953035700391936\/\"><strong>https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/leadership-7430953035700391936\/<\/strong><\/a><strong>)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>PUBBLICAZIONI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Paolo Treu \u00e8 autore di molte pubblicazioni. L\u2019ultima in ordine di tempo \u00e8 intitolata &nbsp;\u201c<\/strong><strong><em>Tu sei un intero oceano in una goccia \u2013 Rompi le pareti della tua prigione\u201d<\/em><\/strong><strong>. Il ricavato della vendita del libro sar\u00e0 interamente devoluto per volont\u00e0 dell\u2019autore all\u2019Associazione MITOCON (www.mitocon.it) che opera a sostegno dei pazienti affetti da&nbsp;<\/strong><strong><em>rare malattie mitocondriali<\/em><\/strong><strong>&nbsp;che colpiscono i bambini e le relative famiglie.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>link:&nbsp;<\/strong><a href=\"https:\/\/amzn.eu\/d\/09PPCGeE\"><strong>https:\/\/amzn.eu\/d\/09PPCGeE<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>30\u00b0 GRUPPO NAVALE &#8211; PARTE X Una soglia geografica, una soglia di consapevolezza Il 17 gennaio 2014 non era un giorno come gli altri. La portaerei Cavour si stava avvicinando a una soglia che non era soltanto geografica. 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