{"id":233143,"date":"2026-08-22T11:56:34","date_gmt":"2026-08-22T11:56:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.townews.it\/?p=233143"},"modified":"2026-08-22T12:08:09","modified_gmt":"2026-08-22T12:08:09","slug":"medioriente-cambio-dordine-quando-lo-scenario-diventa-sistema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.townews.it\/?p=233143","title":{"rendered":"MEDIORIENTE: CAMBIO D\u2019ORDINE. QUANDO LO SCENARIO DIVENTA SISTEMA"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <a href=\"https:\/\/www.townews.it\/?p=231615\" type=\"post\" id=\"231615\">Medioriente <\/a>non sta scegliendo un nuovo padrone. Sta costruendo un ordine nel quale nessuno \u00e8 pi\u00f9 esclusivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 19 marzo 2026, ragionando sulle conseguenze della crisi di Hormuz, avevamo costruito tre scenari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Scenario A: Hormuz riapre. Parziale stabilizzazione.<br>Scenario B: Hormuz rimane instabile. Nuovo equilibrio.<br>Scenario C: Hormuz esce dal sistema. Shock globale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ragionamento nasceva dentro un lavoro pi\u00f9 ampio sui choke point e aveva portato a un articolo dal titolo <em>Quando i choke points cedono, il mondo cambia direzione.<\/em> La tesi non era che una rotta alternativa, avrebbe improvvisamente sostituito quella esistente. Era pi\u00f9 semplice: un sistema globale comincia a cercare ridondanza prima che il suo punto critico abbia cessato completamente di funzionare. Cinque mesi dopo, la domanda non \u00e8 pi\u00f9 quale dei tre scenari si sia realizzato. \u00c8 possibile che fosse sbagliata la domanda. Perch\u00e9 A, B e C non si stanno comportando come tre destinazioni alternative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Si stanno comportando come fasi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo Scenario A \u00e8 stato superato.<br>Lo Scenario B \u00e8 diventato il funzionamento ordinario della crisi.<br>E alcuni effetti dello Scenario C sono gi\u00e0 comparsi senza che Hormuz sia materialmente scomparso dal sistema. \u00c8 qui che lo scenario comincia a diventare sistema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Hormuz non doveva scomparire<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad agosto 2026 lo Stretto di Hormuz non \u00e8 semplicemente \u201cchiuso\u201d oppure \u201caperto\u201d. \u00c8 qualcosa di pi\u00f9<br>ambiguo e, proprio per questo, strategicamente pi\u00f9 interessante. Prima della guerra transitava attraverso lo stretto circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e GNL. Oggi i flussi sono drasticamente ridotti: Reuters stimava il 22 agosto circa 8 milioni di barili al giorno contro oltre 20 milioni prima del conflitto. Washington sostiene che Hormuz sia aperto; Teheran afferma il contrario; gli armatori, che non hanno bisogno di risolvere la disputa semantica, riducono i passaggi e modificano le rotte. Ed \u00e8 questo il dato. Uno choke point non deve cessare fisicamente di esistere per produrre effetti sistemici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Deve diventare sufficientemente incerto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le compagnie statali cinesi COSCO Shipping Energy Transportation e China Merchants Energy Shipping hanno evitato da fine luglio sia Hormuz sia Bab el-Mandeb, utilizzando trasferimenti ship-to-ship al largo di Fujairah e dell&#8217;Oman. Prima della guerra quelle compagnie movimentavano circa met\u00e0 delle importazioni cinesi di greggio mediorientale. Parallelamente, parte del petrolio saudita viene caricata sul Mediterraneo egiziano, modificando percorsi consolidati.<br>Non \u00e8 Scenario C nel significato pi\u00f9 semplice del termine.<br>Hormuz non \u00e8 \u201cfuori dal sistema\u201d. Ma il sistema ha gi\u00e0 iniziato a comportarsi come se non potesse pi\u00f9 affidarsi pienamente a Hormuz. La differenza \u00e8 enorme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lo Scenario B \u00e8 diventato un metodo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;Iran non ha bisogno di ottenere una vittoria militare convenzionale sugli Stati Uniti.<br>Ha bisogno di impedire agli Stati Uniti di trasformare la propria superiorit\u00e0 militare in una conclusione politica unilaterale. \u00c8 una cosa diversa. La strategia iraniana descritta nelle ultime settimane appare costruita precisamente sulla pressione progressiva: rotte commerciali, infrastrutture energetiche, Hormuz, rischio di espansione verso altri choke point. L&#8217;obiettivo non \u00e8 necessariamente provocare immediatamente una guerra totale, ma aumentare progressivamente il costo della situazione fino a rendere la negoziazione meno onerosa della prosecuzione del confronto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui ritorna lo Scenario B.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Instabilit\u00e0 controllata, o almeno <em>tentativamente<\/em> controllata. Pressione senza soluzione definitiva.<br>Nessuna normalizzazione, ma neppure necessariamente la ricerca dello scontro terminale.<br>Solo che B ha prodotto qualcosa che a marzo non potevamo ancora osservare. Ha prodotto potere negoziale. Teheran lega ormai esplicitamente la riapertura di Hormuz alla rimozione del blocco americano dei porti iraniani, all&#8217;alleggerimento delle sanzioni, allo sblocco di risorse finanziarie e alla cessazione delle operazioni militari. Hormuz non \u00e8 quindi pi\u00f9 soltanto uno strumento di interdizione. \u00c8 diventato parte del tavolo negoziale.<br>Persino il dossier nucleare, per decenni centro del confronto tra Iran e Occidente, rischia di essere affiancato o superato dalla questione del controllo politico dello stretto. Reuters ha definito Hormuz la nuova \u201c<em>golden weapon\u201d<\/em> iraniana: la leva attraverso la quale Teheran tenta di ottenere il riconoscimento di un diverso equilibrio regionale.<br>Quando l&#8217;Iran invita Washington ad \u201caccettare la sconfitta\u201d oppure presenta la propria sopravvivenza<br>politica e militare come una vittoria, naturalmente non sta fornendo una misurazione neutrale dell&#8217;esito<br>della guerra. L&#8217;economia iraniana \u00e8 sotto enorme pressione, l&#8217;export petrolifero \u00e8 stato duramente colpito e Washington continua a disporre di capacit\u00e0 economiche e militari incomparabilmente superiori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma sarebbe altrettanto sbagliato fermarsi a questa constatazione. Perch\u00e9 la vera domanda \u00e8 un&#8217;altra:<br>l&#8217;Iran \u00e8 stato costretto ad accettare l&#8217;ordine politico imposto dagli Stati Uniti?<br>Finora, no. Ed \u00e8 qui che ritorna un&#8217;altra nostra riflessione di giugno: la superiorit\u00e0 militare e la capacit\u00e0 di imporre il significato politico di una guerra non sono necessariamente la stessa cosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ma nel frattempo la regione ha cominciato a muoversi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cambiamento pi\u00f9 importante, per\u00f2, non riguarda soltanto Iran e Stati Uniti. Riguarda ci\u00f2 che gli altri stanno facendo mentre il confronto continua.<br>Il 7 agosto Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno firmato il Mecca Joint Defence Agreement. Un attacco contro uno dei tre viene considerato un attacco contro tutti. Ankara ha successivamente annunciato strutture permanenti di coordinamento politico-militare, esercitazioni congiunte, cooperazione industriale, sistemi senza pilota, guerra elettronica e intelligenza artificiale. La Turchia ha<br>inoltre dichiarato che l&#8217;accordo potrebbe essere allargato, indicando l&#8217;Egitto tra i possibili candidati.<br>Non significa nascita di una NATO mediorientale. Non significa nemmeno rottura con gli Stati Uniti. Tutti e tre i Paesi mantengono relazioni profonde con Washington e la stessa Ankara insiste sul fatto che la nuova intesa non sostituisce le alleanze esistenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il segnale \u00e8 pi\u00f9 sottile.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sicurezza regionale comincia a essere prodotta anche regionalmente. Ed \u00e8 forse questo uno degli sviluppi pi\u00f9 importanti degli ultimi mesi.<br>L&#8217;Arabia Saudita non sta scegliendo semplicemente tra Washington e Pechino. Sta aumentando il numero delle proprie opzioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La Turchia non sta uscendo dalla NATO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sta trasformando la propria appartenenza alla NATO in una delle risorse di una politica regionale molto pi\u00f9 autonoma. Il Pakistan non \u00e8 pi\u00f9 soltanto una potenza dell&#8217;Asia meridionale con legami militari storici con Riyadh. Entra formalmente dentro un meccanismo di deterrenza mediorientale, portando con s\u00e9 forze armate, industria militare e il peso simbolico di essere l&#8217;unica potenza nucleare del mondo musulmano. La differenza \u00e8 fondamentale. Non stiamo osservando la sostituzione di un ordine con un altro. Stiamo osservando la moltiplicazione delle garanzie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La Cina entra, ma non come nuova America<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche qui \u00e8 facile cadere nell&#8217;eccesso opposto. Il Medio Oriente non sta passando sotto l&#8217;ombrello cinese. Pechino non sembra avere n\u00e9 l&#8217;intenzione n\u00e9, almeno per ora, gli strumenti per replicare il sistema americano di basi, alleanze e garanzie militari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Eppure qualcosa \u00e8 cambiato<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante la guerra, governi del Golfo hanno chiesto alla Cina di utilizzare la propria influenza economica sull&#8217;Iran per favorire la de-escalation e contribuire alla sicurezza delle rotte attraverso Hormuz e Bab el Mandeb. Reuters descrive esplicitamente governi arabi che stanno verificando quanto Pechino sia realmente capace di incidere su Teheran dopo che la crisi ha mostrato i limiti della capacit\u00e0 americana di garantire contemporaneamente deterrenza, stabilit\u00e0 e continuit\u00e0 dei flussi.<br>La Cina, per\u00f2, si muove con estrema cautela.<br>Compra petrolio. Investe. Parla con l&#8217;Iran. Parla con i Paesi del Golfo. Cerca accordi pratici con gli Houthi per proteggere il proprio traffico. Ma evita deliberatamente di assumere obblighi di sicurezza paragonabili a quelli americani.<br>\u00c8 proprio questo che rende interessante il fenomeno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Non occorre che la Cina sostituisca gli Stati Uniti perch\u00e9 l&#8217;esclusivit\u00e0 americana diminuisca<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 sufficiente che esista un secondo interlocutore credibile per alcune funzioni.<br>Un terzo per altre. E un meccanismo regionale per altre ancora. L&#8217;ordine perde centralit\u00e0 senza necessariamente perdere il suo attore militarmente dominante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Turchia e Israele: dalla divergenza alla competizione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 21 agosto Ankara ha annunciato la richiesta di una Red Notice Interpol contro Benjamin Netanyahu nell&#8217;ambito del procedimento turco relativo all&#8217;intercettazione della Global Sumud Flotilla.<br>\u00c8 necessario essere precisi: la Red Notice non \u00e8 stata ancora emessa da Interpol. La Turchia ne ha chiesto l&#8217;emissione sulla base di mandati nazionali. Ma il significato politico rimane. Il confronto turco-israeliano non si limita pi\u00f9 alla condanna diplomatica di Gaza.<br>Si estende alla Siria, dove il crescente peso turco dopo la caduta di Assad entra direttamente nel calcolo strategico israeliano. Negli stessi giorni in cui Ankara internazionalizza sul piano giudiziario la pressione contro Netanyahu, Israele colpisce infrastrutture siriane che teme possano essere utilizzate da forze turche.<br>Non siamo necessariamente davanti alla preparazione di una guerra turco-israeliana.<br>La domanda corretta \u00e8 diversa: la loro rivalit\u00e0 sta diventando una componente permanente dell&#8217;architettura regionale? Sempre pi\u00f9 elementi suggeriscono di s\u00ec. Ed \u00e8 esattamente la differenza tra una crisi diplomatica e una trasformazione strutturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Pakistan dentro. India sulla soglia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche l&#8217;Asia meridionale entra nel nuovo quadro, ma attraverso due traiettorie differenti.<br>Il Pakistan entra dall&#8217;interno della sicurezza regionale: Riyadh, Ankara, deterrenza, cooperazione militare. L&#8217;India rimane per ora in una posizione diversa. New Delhi ha dichiarato di seguire attentamente il nuovo patto saudita-turco-pakistano, mentre la crisi di Hormuz sta costringendo anche l&#8217;economia indiana a diversificare approvvigionamenti energetici precedentemente molto dipendenti dal Golfo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Indian Oil sta ampliando, per esempio, le forniture di GPL dall&#8217;Algeria e dagli Stati Uniti proprio nel quadro delle interruzioni mediorientali. Non metterei quindi India e Pakistan sullo stesso piano.<br>Il Pakistan sta entrando nell&#8217;architettura di sicurezza. L&#8217;India sta aumentando il proprio peso come grande potenza economica esposta alla trasformazione della regione e costretta a ripensare rotte, approvvigionamenti e bilanciamenti. Sono due ingressi diversi nello stesso sistema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>America ancora dentro. Medio Oriente sempre meno organizzato intorno all&#8217;America<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo \u00e8 probabilmente il punto sul quale occorre maggiore cautela. Parlare di Medio Oriente \u201cpost-americano\u201d oggi sarebbe prematuro. Gli Stati Uniti continuano a possedere capacit\u00e0 militari, navali, economiche e finanziarie che nessun altro attore \u00e8 in grado di sostituire. Il blocco americano sta provocando danni profondi all&#8217;economia iraniana. Le sanzioni continuano a incidere sulle esportazioni. La presenza militare americana rimane decisiva per gli equilibri del Golfo. Ma capacit\u00e0 di coercizione e capacit\u00e0 di organizzare un sistema non coincidono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ed \u00e8 qui che qualcosa sembra essersi rotto.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arabia Saudita, Turchia e Pakistan costruiscono un proprio meccanismo di deterrenza. Il Golfo chiama Pechino quando ha bisogno di influenza su Teheran. La Cina tratta direttamente per proteggere i propri flussi. L&#8217;Iran trasforma Hormuz in leva negoziale. La Turchia costruisce un proprio spazio strategico dalla Siria al Mar Rosso. Israele conserva enorme superiorit\u00e0 militare, ma incontra una regione nella quale sempre pi\u00f9 attori stanno cercando strumenti per contenerne l&#8217;autonomia. Pakistan ed India vengono progressivamente trascinati dentro la geometria del Golfo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuno di questi fenomeni, preso singolarmente, dimostra la fine dell&#8217;ordine americano. Presi insieme, mostrano invece la fine dell&#8217;esclusivit\u00e0 americana. Ed \u00e8 una differenza enorme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quando lo scenario diventa sistema<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Torniamo allora ai tre scenari di marzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>A &#8211; Hormuz riapre e il sistema torna verso la normalizzazione. Non \u00e8 successo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>B &#8211; Hormuz rimane instabile e nasce un nuovo equilibrio. \u00c8 successo, ma B non \u00e8 rimasto fermo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;instabilit\u00e0 ha modificato rotte, assicurazioni, comportamenti degli armatori, strategie energetiche,<br>alleanze, meccanismi di deterrenza e interlocutori diplomatici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>C &#8211; Hormuz esce dal sistema e produce uno shock globale. Hormuz non \u00e8 completamente uscito dal sistema.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma una parte degli effetti di C \u00e8 arrivata senza bisogno che lo facesse. Questa \u00e8 probabilmente la correzione pi\u00f9 importante da apportare oggi al nostro vecchio modello. Avevamo pensato A, B e C come scenari alternativi. La realt\u00e0 sembra mostrarli come una possibile sequenza:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A viene superato.<br>B diventa permanente.<br>La permanenza di B comincia a produrre conseguenze da C.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E quando quelle conseguenze cambiano le scelte degli Stati, le rotte delle navi, le garanzie di sicurezza, gli interlocutori diplomatici e persino la geografia delle alleanze, non stiamo pi\u00f9 osservando solamente una crisi. Stiamo osservando una trasformazione del sistema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Medio Oriente che ne emerge non \u00e8 cinese. Non \u00e8 russo. Non \u00e8 iraniano. E non ha ancora smesso di essere profondamente legato agli Stati Uniti. \u00c8 qualcosa di pi\u00f9 difficile da rappresentare sulle vecchie mappe. \u00c8 una regione nella quale Washington rimane dentro, ma sempre meno attori accettano che Washington sia l&#8217;unica porta. Una regione nella quale le alleanze convivono con accordi concorrenti. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella quale un membro della NATO pu\u00f2 costruire un patto militare con Arabia Saudita e Pakistan e<br>contemporaneamente entrare in rivalit\u00e0 crescente con Israele.  Nella quale il Golfo pu\u00f2 essere partner militare americano e chiedere contemporaneamente alla Cina di parlare con l&#8217;Iran. Nella quale Teheran pu\u00f2 subire danni enormi e tuttavia conservare abbastanza capacit\u00e0 di disturbo da pretendere che il proprio ruolo venga negoziato.<br>Non \u00e8 assenza di ordine. \u00c8 un ordine diverso. Un ordine nel quale l&#8217;accesso conta sempre pi\u00f9 del possesso, la ridondanza pi\u00f9 dell&#8217;esclusivit\u00e0, la pressione pi\u00f9 della conquista e la capacit\u00e0 di obbligare gli altri ad adattarsi pi\u00f9 della capacit\u00e0 di<br>imporre una vittoria definitiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A marzo osservavamo un choke point e ci chiedevamo dove avrebbe portato il sistema. Ad agosto il punto di osservazione pu\u00f2 essere rovesciato. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 pi\u00f9 soltanto Hormuz a dirci qualcosa sul Medio Oriente.<br>\u00c8 il Medio Oriente che, attraverso Hormuz, Cina, Turchia, Arabia Saudita, Pakistan, Iran e Israele, sta<br>mostrando qualcosa sul funzionamento del nuovo sistema internazionale.<br>Quando uno scenario costringe abbastanza attori a cambiare comportamento, smette di essere<br>uno scenario.<br>Diventa sistema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Immagine grafica di copertina realizzata<\/em> <em>con IA.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"533\" height=\"656\" src=\"https:\/\/www.townews.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IRENEUSZ-SEBASTIAN-NOWINSKI.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-233152\" style=\"width:114px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.townews.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IRENEUSZ-SEBASTIAN-NOWINSKI-533x551.jpg 533w, https:\/\/www.townews.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IRENEUSZ-SEBASTIAN-NOWINSKI-480x270.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 533px) 533px, 100vw\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ireneusz Sebastian Nowinski<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Founder &amp; Strategic metodo Epsilon NOG &#8211; Presidente <strong>Fondazione Generazione Ponte<\/strong> &#8211; Scuola di Limes<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ISN GP 08\/2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Medioriente non sta scegliendo un nuovo padrone. 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