{"id":233457,"date":"2026-09-12T10:31:35","date_gmt":"2026-09-12T10:31:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.townews.it\/?p=233457"},"modified":"2026-09-12T10:39:50","modified_gmt":"2026-09-12T10:39:50","slug":"quando-i-choke-points-non-devono-piu-chiudere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.townews.it\/?p=233457","title":{"rendered":"QUANDO I CHOKE-POINTS NON DEVONO CHIUDERE"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Da Hormuz a Bab el-Mandeb: quando il controllo dei flussi<\/em><\/strong> <strong><em>diventa pi\u00f9 importante della chiusura<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">by Fundacja Generazione Ponte<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 31 marzo 2026 scrivevamo che Hormuz e Bab el-Mandeb non erano semplicemente passaggi geografici. Erano nodi capaci di concentrare flussi, comprimere alternative e trasformare una crisi locale in uno shock sistemico. (<em>https:\/\/www.linkedin.com\/pulse\/choke-points-globali-la-nuova- geografia-del-potere-nowinski-dydmf\/ <\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cinque mesi dopo siamo tornati su quella tesi. Il 22 agosto, in <em>Quando lo scenario diventa sistema<\/em>, abbiamo corretto il modello iniziale costruito attorno a tre scenari: <strong>Hormuz riapre, Hormuz rimane instabile, Hormuz esce dal sistema<\/strong>. La realt\u00e0 aveva gi\u00e0 cominciato a suggerire qualcosa di diverso. Gli scenari non si stavano comportando come alternative. Lo Scenario B, instabilit\u00e0 prolungata, stava diventando permanente e iniziava a produrre alcuni degli effetti che avevamo attribuito allo Scenario C, senza che Hormuz dovesse materialmente scomparire dal sistema. (<em>https:\/\/www.linkedin.com\/pulse\/quando-lo-scenario-diventa-sistema-ireneusz-sebastian-nowinski-v9qlf\/ <\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi dobbiamo aggiungere un altro passaggio. Perch\u00e9 mentre continuiamo a guardare Hormuz, qualcosa \u00e8 successo dall&#8217;altra parte della Penisola Arabica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Due porte, uno stesso sistema<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;11 settembre gli Houthi hanno conquistato Perim, o Mayyun, l&#8217;isola posta nel cuore di Bab el- Mandeb, dopo l&#8217;avanzata lungo la costa occidentale dello Yemen e la presa di Mokha. La posizione aumenta sensibilmente la loro capacit\u00e0 di minacciare il traffico attraverso lo stretto. Contemporaneamente Hormuz continua a funzionare sotto forte condizionamento iraniano. Il traffico non \u00e8 tornato alla normalit\u00e0 e gli armatori continuano a incorporare nelle proprie decisioni il rischio di mine, missili, droni e interdizione. Anche dopo le operazioni statunitensi di sminamento, la percezione di insicurezza continua a condizionare il comportamento commerciale. Presi separatamente sono due dossier. Presi insieme raccontano qualcosa di diverso. A est della Penisola Arabica, l&#8217;Iran conserva la capacit\u00e0 di condizionare Hormuz. A ovest, un attore allineato a Teheran ha acquisito una posizione molto pi\u00f9 forte intorno a Bab el-Mandeb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nel mezzo c&#8217;\u00e8 l&#8217;Arabia Saudita.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 proprio questa geometria che merita attenzione, il bypass che incontra un altro chokepoint. Per anni una parte della risposta saudita alla vulnerabilit\u00e0 di Hormuz \u00e8 stata semplice, costruire ridondanza. La East-West Pipeline permette di portare il greggio dai giacimenti orientali fino a Yanbu, sul Mar Rosso, evitando Hormuz. Era una risposta geografica a una vulnerabilit\u00e0 geografica. Ma quando anche il Mar Rosso diventa uno spazio sottoposto a coercizione, la logica cambia. L&#8217;11 settembre un attacco con droni proveniente dall&#8217;Iraq ha inoltre provocato la chiusura temporanea proprio della East-West Pipeline, mentre l&#8217;avanzata Houthi aumentava contemporaneamente la pressione sulla direttrice del Mar Rosso. Il punto non \u00e8 che l&#8217;Arabia Saudita sia rimasta senza alternative. Il punto \u00e8 pi\u00f9 sottile:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>il sistema di bypass sta perdendo parte della propria funzione di bypass. Una rotta alternativa<\/em><\/strong> <strong><em>non elimina pi\u00f9 necessariamente  il rischio. Pu\u00f2 semplicemente trasferirlo da un chokepoint<\/em><\/strong> <strong><em>all&#8217;altro.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Non serve chiudere uno stretto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 qui che il vecchio modello deve essere corretto ancora una volta. Abbiamo a lungo ragionato sui choke points attraverso una domanda quasi binaria, aperto o chiuso? Ma forse \u00e8 la domanda sbagliata. L&#8217;Iran non deve necessariamente chiudere completamente Hormuz per ottenere potere da Hormuz. Gli Houthi non devono necessariamente bloccare completamente Bab el-Mandeb per ottenere potere da Bab el-Mandeb. \u00c8 sufficiente poter rendere credibile la possibilit\u00e0 dell&#8217;interdizione. Da quel momento intervengono altri attori, assicuratori, armatori, compagnie energetiche, mercati finanziari, governi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cambiano i premi assicurativi, cambiano le rotte, i tempi, i costi, le scorte, cambiano le decisioni politiche. Il chokepoint continua fisicamente a funzionare, ma il sistema comincia a comportarsi come se la sua disponibilit\u00e0 non fosse pi\u00f9 garantita. \u00c8 esattamente ci\u00f2 che avevamo osservato ad agosto su Hormuz. Ora quella logica rischia di riprodursi sull&#8217;altra porta della Penisola Arabica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dal controllo territoriale al controllo dell&#8217;incertezza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui emerge forse il passaggio pi\u00f9 importante. Nel modello geopolitico classico, controllare uno spazio significa occuparlo, presidiarlo, impedirne l&#8217;accesso agli altri. Nel sistema che stiamo osservando, pu\u00f2 essere sufficiente qualcosa di meno costoso e pi\u00f9 flessibile, controllare l&#8217;incertezza. Non serve decidere permanentemente chi passa. Serve possedere abbastanza capacit\u00e0 da poter influenzare la decisione di chi vorrebbe passare. \u00c8 una forma diversa di potere. Il traffico commerciale pu\u00f2 continuare. Le navi possono attraversare lo stretto. Nessuna bandiera deve necessariamente essere issata sul mare. Eppure l&#8217;attore capace di aumentare o diminuire il rischio possiede una leva negoziale reale. Questo spiega perch\u00e9 sarebbe sbagliato leggere Perim soltanto come conquista territoriale Houthi o Hormuz soltanto come confronto navale iraniano-americano. La questione \u00e8 la funzione sistemica che quei territori permettono di esercitare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>E ritorna l&#8217;Arabia Saudita<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pochi giorni fa, ragionando su Riyadh, siamo arrivati a una conclusione, l&#8217;Arabia Saudita non sta scegliendo semplicemente tra vecchie e nuove egemonie. Sta cercando di governare l&#8217;instabilit\u00e0. Ora possiamo vedere quanto questa necessit\u00e0 sia concreta. Riyadh si trova tra due passaggi marittimi sottoposti contemporaneamente a forte pressione. Deve proteggere esportazioni energetiche, Vision 2030, infrastrutture, investimenti e stabilit\u00e0 interna, mentre contemporaneamente evita che il confronto con l&#8217;Iran torni alla logica dello scontro frontale. E anche il rapporto con Washington diventa parte del problema. Secondo Reuters, dopo l&#8217;avanzata Houthi Riyadh ha chiesto assistenza militare agli Stati Uniti. Washington ha escluso un intervento diretto, offrendo intelligence e supporto al targeting. Non significa che gli Stati Uniti abbiano abbandonato l&#8217;Arabia Saudita. Significa qualcosa di pi\u00f9 interessante: Riyadh deve calcolare anche il grado di disponibilit\u00e0 del proprio garante mentre calcola il rischio proveniente dai due chokepoint. \u00c8 precisamente il tipo di ambiente nel quale la diversificazione delle relazioni, la diplomazia con Teheran e la ricerca di interlocutori multipli smettono di sembrare ambiguit\u00e0 e diventano gestione del rischio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Scenario B non \u00e8 pi\u00f9 soltanto Hormuz<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A marzo avevamo scritto:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Scenario A: riapertura e stabilizzazione.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Scenario B: instabilit\u00e0 prolungata e nuovo equilibrio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Scenario C: uscita dal sistema e shock globale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad agosto avevamo gi\u00e0 dovuto correggere quella costruzione, B poteva diventare permanente e produrre conseguenze da C senza arrivare alla chiusura totale di Hormuz. A settembre compare una seconda correzione. Scenario B pu\u00f2 propagarsi. L&#8217;instabilit\u00e0 di un chokepoint modifica le rotte e aumenta il valore del secondo. L&#8217;aumento del valore del secondo aumenta l&#8217;incentivo a controllarlo. Il controllo del secondo riduce l&#8217;efficacia della ridondanza costruita per compensare il primo. A quel punto non abbiamo pi\u00f9 due crisi. Abbiamo un sistema di pressione sui flussi. La geografia non \u00e8 cambiata. \u00c8 cambiato il modo di usarla. Hormuz \u00e8 sempre nello stesso posto, Bab el-Mandeb \u00e8 sempre nello stesso posto, la Penisola Arabica non si \u00e8 spostata di un metro. Eppure la sua geografia strategica sta cambiando. Perch\u00e9 nel nuovo sistema internazionale il controllo non coincide necessariamente con il possesso, e l&#8217;interdizione non coincide necessariamente con la chiusura. Pu\u00f2 bastare la capacit\u00e0 di costringere gli altri ad adattarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A marzo ci chiedevamo cosa sarebbe successo se un chokepoint avesse ceduto. Ad agosto abbiamo scoperto che non doveva necessariamente cedere: bastava che diventasse abbastanza incerto da modificare il comportamento del sistema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi dobbiamo aggiungere un ultimo elemento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando l&#8217;incertezza passa da un chokepoint all&#8217;altro, non stiamo pi\u00f9 osservando la vulnerabilit\u00e0 di una rotta. Stiamo osservando la costruzione di una geometria della coercizione. E in quella geometria, forse, la domanda decisiva non sar\u00e0 pi\u00f9 chi riesce a chiudere Hormuz o Bab el-Mandeb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sar\u00e0 chi possiede la capacit\u00e0 di lasciarli aperti, alle proprie condizioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"533\" height=\"551\" src=\"https:\/\/www.townews.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/image.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-233460\" style=\"width:145px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.townews.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/image.png 533w, https:\/\/www.townews.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/image-480x270.png 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 533px, 100vw\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ireneusz Sebastian Nowinski<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Founder &amp; Strategic metodo Epsilon NOG \u2013 Presidente&nbsp;<strong>Fondazione Generazione Ponte<\/strong>&nbsp;\u2013 Scuola di Limes<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>ISN GP 12\/09\/2026 Epsilon-Mc<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Hormuz a Bab el-Mandeb: quando il controllo dei flussi diventa pi\u00f9 importante della chiusura by Fundacja Generazione Ponte Il 31 marzo 2026 scrivevamo che Hormuz e Bab el-Mandeb non erano semplicemente passaggi geografici. 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