{"id":233871,"date":"2026-10-07T09:39:49","date_gmt":"2026-10-07T09:39:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.townews.it\/?p=233871"},"modified":"2026-10-07T09:39:51","modified_gmt":"2026-10-07T09:39:51","slug":"le-ambizioni-del-potere-il-sangue-dei-popoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.townews.it\/?p=233871","title":{"rendered":"LE AMBIZIONI DEL POTERE, IL SANGUE DEI POPOLI"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Gli interessi dietro le promesse, la debolezza dell\u2019Europa e il futuro che avremmo potuto costruire.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando osservo le scelte dei leader occidentali, mi domando quanto spazio rimanga davvero per una strategia capace di guardare oltre l\u2019orizzonte, considerando che chi governa deve quasi sempre misurarsi con la durata del proprio mandato e con la necessit\u00e0 di presentare agli elettori risultati sufficientemente visibili da ottenerne la riconferma. \u00c8 una condizione che pu\u00f2 indurre a far coincidere l\u2019interesse del Paese con il successo della propria stagione politica, cercando di raccogliere in pochi anni ci\u00f2 che, per maturare senza produrre squilibri e lacerazioni, avrebbe bisogno di tempi ben pi\u00f9 lunghi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo quadro, credo che dovremmo interrogarci con maggiore attenzione anche sulle ragioni con le quali vengono giustificate certe iniziative internazionali, soprattutto quando ci vengono presentate come un impegno per portare democrazia, libert\u00e0 e progresso ad altri popoli. Sono finalit\u00e0 nelle quali \u00e8 facile riconoscersi e proprio per questo possono offrire una copertura particolarmente efficace a interessi economici e ambizioni di potere che, se dichiarati apertamente, raccoglierebbero probabilmente un consenso assai diverso. L\u2019accesso alle risorse, il controllo delle vie commerciali, l\u2019apertura di nuovi mercati o l\u2019indebolimento di un concorrente acquistano tutt\u2019altro significato agli occhi dell\u2019opinione pubblica quando vengono raccontati come una missione al servizio dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto sul quale vorrei soffermarmi \u00e8 dunque questo: quando l\u2019obiettivo prevalente \u00e8 ottenere un vantaggio economico o geopolitico, la trasformazione della societ\u00e0 sulla quale si interviene rischia di diventare soprattutto la giustificazione con cui si rende accettabile il perseguimento di quel vantaggio. In una simile prospettiva, comprendere la storia di un popolo, rispettarne la cultura e riconoscerne il diritto a scegliere il proprio percorso diventano esigenze subordinate al risultato che si vuole conseguire, mentre la complessit\u00e0 del Paese viene presa in considerazione soltanto nella misura in cui favorisce oppure ostacola il progetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi avesse davvero a cuore il futuro di quella popolazione dovrebbe invece accettare anche la possibilit\u00e0 che essa scelga una strada diversa dalla nostra, senza per questo considerarla arretrata, ostile o bisognosa di essere ricondotta entro un modello stabilito altrove. Dovrebbe inoltre avere l\u2019umilt\u00e0 di chiedersi quanto quel modello, con le sue libert\u00e0 preziose ma anche con le sue profonde contraddizioni, sia realmente in grado di offrire le risposte che pretende di insegnare agli altri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 qui che gli interessi di potere si incontrano con la fretta della politica, perch\u00e9 chi vuole accrescere l\u2019influenza del proprio Paese e attribuirsene il merito difficilmente sar\u00e0 disposto ad attendere i tempi di un processo del quale potrebbe beneficiare il suo successore. Diventa allora forte la tentazione di accelerare gli eventi, forzare gli equilibri e scommettere sulla possibilit\u00e0 di governare le reazioni, anche quando le conseguenze potrebbero protrarsi ben oltre il mandato di chi ha preso quelle decisioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E credo che sia proprio da questa distanza, fra il tempo a disposizione di chi vuole raccogliere un successo e il tempo durante il quale interi popoli ne pagheranno il prezzo, che dovremmo partire per rileggere molte delle vicende che ci hanno condotto alla situazione attuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturalmente la democrazia dispone degli strumenti per elaborare strategie che attraversino pi\u00f9 legislature, cos\u00ec come la permanenza al potere per decenni non mette un governante al riparo da errori catastrofici. Il problema riguarda la capacit\u00e0 delle istituzioni e della societ\u00e0 di chiedere conto delle conseguenze delle decisioni, senza lasciarsi conquistare soltanto dalla promessa di un successo immediato, e di riconoscere valore anche al lavoro di chi prepara un futuro del quale non potr\u00e0 attribuirsi personalmente il merito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Afghanistan offre, da questo punto di vista, una lezione sulla quale dovremmo continuare a riflettere. Il rapporto del SIGAR sulla ricostruzione ha individuato, fra le criticit\u00e0, scadenze irrealistiche e una comprensione insufficiente del contesto locale, mentre il crollo dell\u2019assetto sostenuto dall\u2019Occidente ha mostrato quanto poco la durata di un impegno possa dirci, da sola, sulla solidit\u00e0 di ci\u00f2 che si sta costruendo. [1] Si pu\u00f2 infatti restare vent\u2019anni in un Paese e continuare a pretendere che esso cambi secondo priorit\u00e0, criteri e tempi stabiliti altrove, rinnovando di governo in governo l\u2019urgenza di dimostrare che il progetto sta funzionando.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quell\u2019esperienza dovrebbe renderci pi\u00f9 esigenti ogni volta che ci viene prospettata la trasformazione di un altro Paese, inducendoci a chiedere quali interessi siano in gioco, quale conoscenza vi sia della societ\u00e0 coinvolta e chi si assumer\u00e0 la responsabilit\u00e0 se le promesse non verranno mantenute. Perch\u00e9, quando un progetto fallisce, chi lo ha promosso pu\u00f2 aver gi\u00e0 lasciato l\u2019incarico, mentre chi vive in quel Paese rimane a fare i conti con quanto \u00e8 stato distrutto, con le aspettative tradite e con gli equilibri che si sono spezzati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Ucraina presenta una storia e responsabilit\u00e0 diverse, che devono essere riconosciute senza ambiguit\u00e0: la Russia ha scelto la guerra e gli ucraini hanno certamente diritto alla propria sovranit\u00e0 e a decidere il proprio futuro. Proprio la gravit\u00e0 di questa tragedia, tuttavia, dovrebbe spingerci a ricostruire con onest\u00e0 il percorso che l\u2019ha preceduta, riconoscendo che la condanna dell\u2019aggressione russa non ci esime dall\u2019interrogarci sulle scelte occidentali e sul ruolo che possono aver avuto nel progressivo deterioramento degli equilibri europei.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel vertice di Bucarest del 2008, la NATO dichiar\u00f2 formalmente che Ucraina e Georgia sarebbero diventate membri dell\u2019Alleanza, pur senza fissare una data per la loro adesione; nel 2021 Mosca chiedeva garanzie contro ulteriori allargamenti e dispiegamenti militari. [2][3] Queste posizioni non dimostrano che il conflitto fosse inevitabile o che le pretese russe fossero legittime, ma rendono evidente quanto fosse profonda la divergenza sugli equilibri di sicurezza europei e quanto fosse necessario affrontarla con una visione capace di andare oltre il vantaggio del momento. La distanza fra quelle date mostra inoltre che il problema non pu\u00f2 essere ridotto alla velocit\u00e0 di un singolo passaggio, perch\u00e9 anche una sequenza prolungata di decisioni pu\u00f2 lasciare irrisolte le contraddizioni dalle quali nascer\u00e0 una crisi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi domando allora quanto sia stato investito nella costruzione di un equilibrio che tutelasse la libert\u00e0 degli Stati e riducesse il rischio di una collisione, quali alternative fossero concretamente disponibili e quali segnali siano stati sottovalutati dalle diverse parti. La percezione russa di essere minacciata andava compresa insieme alle paure dei Paesi vicini alla Russia, nella consapevolezza che le percezioni influenzano le decisioni anche quando sono alimentate da diffidenze, propaganda o ambizioni di potere. Prenderle sul serio avrebbe dovuto servire a governare il rischio, senza riconoscere a nessuno il diritto di imporre con le armi la propria volont\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 proprio sul ruolo dell\u2019Europa che, a mio giudizio, dovremmo soffermarci con maggiore severit\u00e0, cominciando da un dato che aiuta a comprendere la sproporzione fra le nostre dimensioni e la nostra capacit\u00e0 di incidere sugli eventi. L\u2019Unione europea contava 452 milioni di abitanti all\u2019inizio del 2026, mentre la pi\u00f9 recente stima annuale sugli USA ne indicava 341,8 milioni al luglio 2025: pur riferendosi a date distanti sei mesi, il confronto restituisce una differenza di circa 110 milioni di persone, pari al 32% in pi\u00f9. [6][7] Una popolazione europea di queste dimensioni, con il patrimonio economico, industriale, scientifico e culturale che possiede, dovrebbe poter esprimere una capacit\u00e0 di iniziativa politica ben maggiore di quella che riesce a esercitare nelle crisi che riguardano direttamente il suo futuro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturalmente il numero degli abitanti non si traduce automaticamente in potere, tanto pi\u00f9 se si confronta uno Stato federale con un\u2019Unione di ventisette Paesi che conservano interessi, priorit\u00e0 e strumenti di politica estera differenti. Ma proprio questa frammentazione rende evidente il limite che dovremmo superare: possediamo risorse considerevoli senza riuscire a trasformarle in una volont\u00e0 politica comune, e finiamo cos\u00ec per esercitare un\u2019influenza strategica assai inferiore alle nostre possibilit\u00e0. \u00c8 una debolezza che considero particolarmente grave quando sono in gioco la pace sul nostro continente, la competitivit\u00e0 delle nostre imprese e le condizioni di vita delle nostre popolazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella vicenda ucraina, ritengo che l\u2019Europa si sia lasciata trascinare troppo a lungo entro una cornice strategica definita prevalentemente a Washington, senza riuscire a costruire una propria iniziativa capace di tenere insieme il sostegno alla sovranit\u00e0 ucraina e la ricerca di un equilibrio di sicurezza sostenibile. Questo giudizio non assolve i governi europei, che hanno compiuto e condiviso delle scelte, n\u00e9 cancella le ragioni dei Paesi che vedono nella Russia una minaccia diretta; pone per\u00f2 una questione che un\u2019alleanza matura dovrebbe consentire di affrontare apertamente, perch\u00e9 gli interessi europei e quelli americani possono convergere senza coincidere in ogni circostanza. La vicinanza geografica al conflitto e l\u2019esposizione alle sue conseguenze avrebbero dovuto indurci a esercitare una maggiore autonomia di giudizio, assumendoci anche la responsabilit\u00e0 di dissentire dall\u2019alleato quando lo ritenevamo necessario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una maggiore autonomia europea dovrebbe manifestarsi anche nella capacit\u00e0 di resistere alle pressioni di Mosca, perch\u00e9 cercare un equilibrio di sicurezza richiede di poter contrastare chi tenta di imporre le proprie condizioni attraverso la forza o l\u2019intimidazione. L\u2019iniziativa diplomatica acquista credibilit\u00e0 quando si accompagna alla capacit\u00e0 di proteggere le popolazioni e le infrastrutture, mantenendo aperta una prospettiva politica che chiarisca quale pace si voglia costruire e attraverso quali condizioni la si ritenga raggiungibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La guerra contro l\u2019Iran, avviata dagli Stati Uniti e da Israele il 28 febbraio 2026, ci pone davanti a un altro limite dell\u2019influenza europea, che non \u00e8 riuscita a scongiurare una scelta della quale subisce a sua volta le conseguenze. [8] Considero profondamente imprudente il ricorso alla forza deciso da Trump e mi domando quale capacit\u00e0 di condizionare quella decisione l\u2019Europa abbia saputo esprimere, attraverso quali strumenti e con quale coesione. Non avevamo il potere di decidere al posto di Washington, ma dovremmo poter valutare se il nostro peso diplomatico ed economico sia stato impiegato fino in fondo per prevenire il conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche il modo in cui l\u2019intervento \u00e8 stato presentato merita attenzione, perch\u00e9 gi\u00e0 nel discorso con cui annunciava le operazioni Trump affiancava l\u2019obiettivo di impedire all\u2019Iran di dotarsi di armi nucleari all\u2019invito rivolto agli iraniani a riprendere il controllo del proprio governo. [8] Nei giorni successivi l\u2019enfasi pubblica si \u00e8 spostata fra finalit\u00e0 diverse, mentre Reuters documentava l\u2019oscillazione degli obiettivi dichiarati. [9] La questione nucleare, dunque, era presente fin dall\u2019inizio, ma il suo intreccio con la promessa di liberazione della popolazione e con la prospettiva di un cambiamento di regime rende ancora pi\u00f9 necessario chiedere quale risultato politico si intendesse realmente conseguire e quale futuro fosse stato immaginato per gli iraniani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi decide un intervento militare dovrebbe inoltre spiegare come immagina il giorno successivo all\u2019uso della forza e su quali elementi fonda la convinzione che la situazione risultante sar\u00e0 pi\u00f9 sicura e pi\u00f9 sostenibile di quella che intende modificare, assumendosi la responsabilit\u00e0 di valutare anche le conseguenze che continueranno a prodursi quando il suo mandato sar\u00e0 terminato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vi \u00e8 poi un paradosso strategico che rischiamo di sottovalutare: una guerra condotta anche per impedire a un Paese di acquisire l\u2019arma nucleare pu\u00f2 rafforzare, nei suoi dirigenti, la convinzione che proprio quell\u2019arma rappresenti la garanzia pi\u00f9 efficace contro un nuovo attacco e contro la fine del regime. \u00c8 un possibile effetto della coercizione sul calcolo dell\u2019avversario, che dovrebbe essere considerato prima di decidere come intervenire. Se la lezione ricavata da Teheran fosse che la vulnerabilit\u00e0 agli attacchi dipende anche dall\u2019assenza di un deterrente nucleare, potremmo aver aumentato la motivazione politica a procurarselo, pur avendone eventualmente danneggiato le capacit\u00e0 materiali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non trovo convincente, inoltre, dare per scontato che un Iran dotato della bomba la impiegherebbe immediatamente contro Israele, accettando il rischio di una rappresaglia devastante e della propria distruzione. Una simile previsione assume che la leadership iraniana anteponga un attacco suicida alla propria sopravvivenza, ed \u00e8 un\u2019assunzione che richiede prove, anzich\u00e9 essere trattata come una conseguenza automatica del possesso dell\u2019arma. La logica della deterrenza si fonda proprio sulla possibilit\u00e0 che il costo della risposta scoraggi l\u2019aggressione, e la stessa NATO attribuisce alle proprie capacit\u00e0 nucleari la funzione di preservare la pace, impedire la coercizione e dissuadere gli attacchi. [10]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo ragionamento non rende auspicabile la proliferazione n\u00e9 garantisce che la deterrenza funzioni sempre, perch\u00e9 errori di valutazione, escalation e decisioni prese sotto la pressione di una minaccia esistenziale possono produrre esiti catastrofici. [11] Ci obbliga per\u00f2 a considerare anche la possibilit\u00e0 che un\u2019arma venga ricercata per evitare di essere attaccati e a domandarci se una politica di sicurezza credibile, sostenuta da accordi verificabili, possa ridurre quell\u2019incentivo pi\u00f9 efficacemente di una successione di minacce e bombardamenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli attacchi del 6 ottobre contro navi mercantili nella zona economica esclusiva bulgara, la cui responsabilit\u00e0 rimaneva da accertare al momento della stesura, mostrano quanto concretamente il pericolo possa raggiungere persone e attivit\u00e0 estranee ai combattimenti. Per gli equipaggi che attraversano quelle acque, il deterioramento degli equilibri internazionali diventa un rischio corso durante il proprio lavoro, mentre per le societ\u00e0 che dipendono da quei traffici si traduce in una vulnerabilit\u00e0 che nessuna distanza dal fronte basta a cancellare [12].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono vicende diverse, che non possono essere ricondotte a un\u2019unica causa o a una medesima intenzione nascosta, ma che ci obbligano a valutare con maggiore rigore il rapporto fra gli obiettivi dichiarati, gli interessi perseguiti e le conseguenze effettive. Alle conseguenze umane si aggiungono quelle economiche: nel 2022 la drastica riduzione delle forniture russe di gas contribu\u00ec a una crisi energetica globale, mentre oggi anche la guerra con l\u2019Iran alimenta tensioni sui prezzi dell\u2019energia sulle quali l\u2019Unione europea ha lanciato un nuovo allarme. [4][5]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 5 ottobre, l\u2019amministratore delegato di Saudi Aramco ha stimato che la ricostituzione delle scorte mondiali di petrolio potrebbe richiedere fino a due anni [13], una valutazione che richiama ancora una volta la distanza fra il momento della decisione e la durata delle sue conseguenze. Anche quando le condizioni cominciano a migliorare, ricostruire le riserve e ristabilire la fiducia richiede un tempo durante il quale famiglie e imprese continuano a sostenere il costo della crisi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 a questo punto che vorrei fermarmi su una domanda che raramente trova spazio nel confronto pubblico:&nbsp;<strong>quale Europa avremmo potuto costruire se fossimo riusciti a evitare queste guerre, dedicando alla prevenzione dei conflitti una parte maggiore delle energie politiche e delle risorse che oggi impieghiamo per affrontarne le conseguenze?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuno pu\u00f2 descrivere con certezza il mondo che non si \u00e8 realizzato, e sarebbe ingenuo immaginare che l\u2019assenza di queste guerre avrebbe risolto automaticamente i nostri problemi. L\u2019Europa avrebbe comunque dovuto affrontare le proprie fragilit\u00e0 industriali, demografiche e sociali, cos\u00ec come avrebbe dovuto gestire la dipendenza dall\u2019energia russa, il cui prezzo conveniente non cancellava la vulnerabilit\u00e0 derivante dall\u2019affidarsi in misura rilevante a un unico fornitore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 per\u00f2 ragionevole immaginare che un contesto meno esposto alle emergenze avrebbe lasciato maggiori possibilit\u00e0 di investimento, scambi pi\u00f9 stabili e pi\u00f9 spazio per occuparsi di ci\u00f2 che determina la qualit\u00e0 della vita delle persone. Mi chiedo quante risorse avrebbero potuto sostenere ospedali, scuole, ricerca e infrastrutture, quante imprese avrebbero potuto programmare il proprio futuro con minore incertezza e quante opportunit\u00e0 in pi\u00f9 avremmo potuto offrire ai giovani, ai quali chiediamo fiducia mentre troppo spesso consegniamo precariet\u00e0 e timore del domani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quelle risorse non sarebbero finite automaticamente dove servivano, perch\u00e9 sarebbe stata comunque necessaria una scelta politica, ma avremmo avuto maggiori possibilit\u00e0 di compierla. Ed \u00e8 proprio questa possibilit\u00e0 perduta che dovremmo includere nel bilancio delle decisioni internazionali, insieme alle vite spezzate, alle distruzioni e ai costi che si protrarranno per generazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se poi volgiamo lo sguardo alle nostre societ\u00e0, con la solitudine, le dipendenze, il disagio giovanile e una vita sempre pi\u00f9 assorbita dagli schermi, dovremmo forse chiederci se l\u2019ambizione di indicare agli altri la strada del progresso non richieda prima una maggiore attenzione a ci\u00f2 che sta accadendo dentro casa nostra. Le libert\u00e0 conquistate meritano di essere difese anche attraverso la capacit\u00e0 di curare le persone, educarle al discernimento e offrire loro condizioni nelle quali possano sentirsi parte di una comunit\u00e0, anzich\u00e9 semplici spettatori o consumatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 anche in questo che si misura la sicurezza di un Paese, perch\u00e9 la capacit\u00e0 militare concorre a proteggere una societ\u00e0 la cui forza dipende anche dalla salute delle istituzioni, dalla fiducia dei cittadini e dalla possibilit\u00e0 di immaginare un futuro. Chi governa ha il dovere di tenere insieme queste dimensioni, evitando che l\u2019emergenza diventi una condizione permanente nella quale ogni altro bisogno debba continuamente attendere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non penso che esista un ritmo naturale della storia capace di garantirci, da solo, un\u2019evoluzione positiva, n\u00e9 che attendere sia sempre la scelta pi\u00f9 saggia, perch\u00e9 vi sono pericoli che crescono proprio quando manca il coraggio di affrontarli. Credo per\u00f2 che dovremmo pretendere dai nostri leader la capacit\u00e0 di distinguere l\u2019urgenza reale dalla propria impazienza, accompagnata dall\u2019onest\u00e0 di dichiarare gli interessi che perseguono e dalla disponibilit\u00e0 a spiegare quali rischi siano disposti ad assumere e su chi ricadranno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una leadership all\u2019altezza delle responsabilit\u00e0 che esercita dovrebbe saper accettare che i risultati di una scelta lungimirante maturino quando al governo ci sar\u00e0 qualcun altro, trovando il senso del proprio lavoro nell\u2019avere preparato condizioni migliori per chi verr\u00e0. Perch\u00e9 il tempo di un leader pu\u00f2 concludersi con il suo mandato, mentre le conseguenze delle sue decisioni continuano a vivere nella storia dei popoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Condivido ci\u00f2 che il mare mi ha insegnato, senza la pretesa di possedere verit\u00e0 assolute. Offro queste riflessioni a chi vorr\u00e0 navigare con me. Chi sentir\u00e0 che questa rotta gli appartiene, salga a bordo. Il mare \u00e8 grande. C\u2019\u00e8 spazio per tutti quelli che hanno il coraggio di partire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"969\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.townews.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/TREU-DIVISA-TOP-1-969x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-233884\" style=\"aspect-ratio:0.9462999227466269;width:189px;height:auto\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Screenshot<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Paolo Treu<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><br>L\u2019Ammiraglio di Squadra (ris.) Paolo Treu \u00e8 ex Comandante in Capo della Squadra<br>Navale, vertice del braccio operativo della Marina Militare italiana.<br>\u201cM<\/strong><strong><em>APPE DEL POTERE<\/em><\/strong><strong>\u201d<br>(<a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/mappe-del-potere-\"><strong>https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/mappe-del-potere-<\/strong><\/a><br>7436115065423974400\/)<br>\u201c<\/strong><strong><em>LEADERSHIP<\/em><\/strong><strong>\u201d<br>(<a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/leadership-7430953035700391936\/\"><strong>https:\/\/www.linkedin.com\/newsletters\/leadership-7430953035700391936\/<\/strong><\/a>)<br>PUBBLICAZIONI<br>Paolo Treu \u00e8 autore di molte pubblicazioni. L\u2019ultima in ordine di tempo \u00e8 intitolata<br>\u201c<\/strong><strong><em>Tu sei un intero oceano in una goccia \u2013 Rompi le pareti della tua prigione<\/em><\/strong><strong>\u201d (https:\/\/www.amazon.it\/sei-intero-oceano-una-goccia\/dp\/B0DQVLQLS8\/ref=cm_cr_arp_d_product_top?ie=UTF8). Il ricavato della vendita del libro sar\u00e0 interamente devoluto per volont\u00e0 dell\u2019autore all\u2019Associazione MITOCON (<a href=\"http:\/\/www.mitocon.it\/\"><strong>www.mitocon.it<\/strong><\/a>) che opera a sostegno dei pazienti<br>affetti da rare malattie mitocondriali che colpiscono i bambini e le relative<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Fonti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[1] SIGAR,&nbsp;<em>What We Need to Learn: Lessons from Twenty Years of Afghanistan Reconstruction<\/em>, agosto 2021: https:\/\/www.sigar.mil\/pdf\/lessonslearned\/SIGAR-21-46-LL.pdf<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[2] NATO,&nbsp;<em>Bucharest Summit Declaration<\/em>, 3 aprile 2008, paragrafo 23: https:\/\/www.nato.int\/en\/about-us\/official-texts-and-resources\/official-texts\/2008\/04\/03\/bucharest-summit-declaration<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[3] Reuters,&nbsp;<em>Russia demands NATO roll back from East Europe and stay out of Ukraine<\/em>, 17 dicembre 2021: https:\/\/www.reuters.com\/world\/russia-unveils-security-guarantees-says-western-response-not-encouraging-2021-12-17\/<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[4] IEA,&nbsp;<em>Gas Market Report Q1-2023<\/em>: https:\/\/www.oecd.org\/en\/publications\/gas-market-reports\/volume-2023\/issue-1_cfa3e593-en.html<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[5] Reuters,&nbsp;<em>EU warns of energy price crisis, asks countries to consider curbing demand, letter shows<\/em>, 25 settembre 2026: https:\/\/www.reuters.com\/business\/energy\/eu-warns-energy-price-crisis-asks-countries-consider-curbing-demand-letter-shows-2026-09-25\/<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[6] Eurostat,&nbsp;<em>EU population continued to grow in 2025<\/em>, 10 luglio 2026. Popolazione residente UE al 1\u00b0 gennaio 2026: 452,0 milioni. https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/en\/web\/products-eurostat-news\/w\/ddn-20260710-3<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[7] U.S. Census Bureau,&nbsp;<em>U.S. Population Growth Slows Due to Historic Decline in Net International Migration<\/em>, 27 gennaio 2026. Popolazione residente USA al 1\u00b0 luglio 2025: 341,8 milioni. Differenza calcolata sui dati arrotondati: 110,2 milioni, circa il 32,2%. Le due stime si riferiscono a date diverse. https:\/\/cdn.www.census.gov\/newsroom\/press-releases\/2026\/population-growth-slows.html<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[8] Donald Trump, discorso del 28 febbraio 2026 sull\u2019avvio delle operazioni contro l\u2019Iran, trascrizione del Miller Center, University of Virginia, fonte Casa Bianca. Nel medesimo discorso figurano l\u2019obiettivo antinucleare e l\u2019appello alla popolazione a prendere il controllo del governo. https:\/\/millercenter.org\/the-presidency\/presidential-speeches\/february-28-2026-remarks-us-military-operations-against-iran<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[9] Reuters,&nbsp;<em>Trump seeks to justify Iran war, but stated objectives shift<\/em>, 2 marzo 2026, aggiornato il 3 marzo. https:\/\/www.reuters.com\/world\/trump-says-he-ordered-iran-strikes-thwart-tehrans-missile-program-2026-03-02\/<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[10] NATO,&nbsp;<em>Arms control, disarmament and non-proliferation<\/em>, sezione sulla finalit\u00e0 delle capacit\u00e0 nucleari dell\u2019Alleanza. https:\/\/www.nato.int\/en\/what-we-do\/wider-activities\/arms-control-disarmament-and-non-proliferation<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[11] SIPRI,&nbsp;<em>Increasing focus on nuclear weapons amid heightened escalation risks\u2014new SIPRI Yearbook out now<\/em>, giugno 2026. Il ragionamento sul possibile incentivo iraniano alla deterrenza nucleare \u00e8 un\u2019analisi dell\u2019autore, non un\u2019intenzione accertata della leadership iraniana.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.sipri.org\/media\/press-release\/2026\/increasing-focus-nuclear-weapons-amid-heightened-escalation-risks-new-sipri-yearbook-out-now\">https:\/\/www.sipri.org\/media\/press-release\/2026\/increasing-focus-nuclear-weapons-amid-heightened-escalation-risks-new-sipri-yearbook-out-now<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[12] Reuters,&nbsp;<em>Drone sinks ship off Bulgaria, as fears grow about hybrid attacks by Russia<\/em>, 6 ottobre 2026. Attacchi contro due mercantili nella zona economica esclusiva bulgara; la responsabilit\u00e0 non risultava accertata al momento della notizia.<br><a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/world\/drones-strike-two-ships-bulgarias-black-sea-zone-president-2026-10-06\/\">https:\/\/www.reuters.com\/world\/drones-strike-two-ships-bulgarias-black-sea-zone-president-2026-10-06\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[13] Reuters,&nbsp;<em>Oil market turmoil could last for years, executives say<\/em>, 5 ottobre 2026. Secondo Amin Nasser, amministratore delegato di Saudi Aramco, ricostituire le scorte petrolifere mondiali utilizzate durante la crisi potrebbe richiedere fino a due anni: si tratta di una stima, non di una durata accertata.<br><a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/business\/energy\/replenishing-crude-fuel-supplies-could-take-two-years-saudi-aramco-ceo-says-2026-10-05\/\">https:\/\/www.reuters.com\/business\/energy\/replenishing-crude-fuel-supplies-could-take-two-years-saudi-aramco-ceo-says-2026-10-05\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli interessi dietro le promesse, la debolezza dell\u2019Europa e il futuro che avremmo potuto costruire. 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