{"id":233940,"date":"2026-10-18T12:23:17","date_gmt":"2026-10-18T12:23:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.townews.it\/?p=233940"},"modified":"2026-10-18T12:27:08","modified_gmt":"2026-10-18T12:27:08","slug":"il-romanzo-controluce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.townews.it\/?p=233940","title":{"rendered":"IL ROMANZO CONTROLUCE"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><em>Alla fine del Duecento il cartaio di Fabriano firmava la carta con un nome che si leggeva controluce. I principali modelli di intelligenza artificiale cominciano a firmare i loro testi con un segno che nessun occhio vede e che quasi nessuno pu\u00f2 ancora verificare. Un romanzo escluso dalla prima selezione del Goncourt per sospetta scrittura artificiale mostra quanto sia ampia questa distanza e chiede di stabilire chi risponda delle pagine che troviamo sul tavolo di una libreria.<\/em><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 22 settembre una copia di&nbsp;<em>C\u2019\u00e9tait \u00e7a ou mourir<\/em>era esposta sul tavolo di una libreria parigina e il suo autore, lo scrittore canadese di origine haitiana Th\u00e9lyson Or\u00e9lien, riceveva in quei giorni il Prix du roman Fnac per quel romanzo d\u2019esordio. Tre giorni pi\u00f9 tardi l\u2019Acad\u00e9mie Goncourt ha tolto il libro dalla prima selezione del premio per preservarne l\u2019integrit\u00e0. La decisione richiamava alcuni plagi attribuiti all\u2019autore in testi precedenti e le analisi convergenti di ricercatori e giornalisti secondo cui il romanzo era&nbsp;<em>\u00abcon ogni probabilit\u00e0 in larghissima parte il prodotto di un\u2019intelligenza artificiale\u00bb<\/em>. Or\u00e9lien respinge l\u2019accusa e il caso resta senza una risposta sicura giacch\u00e9 gli strumenti usati per sospettarlo danno risultati diversi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sospetto era nato da un account anonimo su X chiamato&nbsp;<em>Balance ton Claude<\/em>&nbsp;che aveva sottoposto estratti del libro al rilevatore Pangram ricavandone il giudizio di una scrittura quasi interamente artificiale. Il saggista Samuel Fitoussi ne ha poi rivendicato la gestione insieme a persone mai identificate. Intanto La Presse ha riferito di un racconto del 2012 e di un articolo del 2013 firmati da Or\u00e9lien con passaggi ripresi da altri autori. Del resto un sospetto analogo sull\u2019origine dei libri aveva gi\u00e0 investito Alexandre Dumas nel febbraio 1845 quando il pubblicista Eug\u00e8ne de Mirecourt aveva dato alle stampe l\u2019opuscolo&nbsp;<em>Fabrique de romans<\/em>&nbsp;per sostenere che i libri di Dumas uscissero da un\u2019officina di collaboratori, quelli che oggi chiameremmo ghostwriter. Dumas port\u00f2 Mirecourt in tribunale e il 15 marzo 1845 lo vide condannato. Tredici anni pi\u00f9 tardi fu il collaboratore Auguste Maquet a chiedere ai giudici di essere riconosciuto coautore dei romanzi pi\u00f9 celebri. La giustizia lasci\u00f2 la paternit\u00e0 legale a Dumas e riconobbe a Maquet un compenso maggiore. Allora fu un tribunale a decidere a chi appartenesse l\u2019opera mentre nel caso di Or\u00e9lien il primo verdetto \u00e8 venuto da un software.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quel programma per computer appartiene a una famiglia di strumenti con cui si \u00e8 gi\u00e0 cercato di misurare quanta scrittura artificiale circoli in rete. Il Pew Research Center ha stimato con Open Pangram che circa una pagina web su dieci mostri tracce di scrittura artificiale in un campione di cinque anni. Tra le pagine nate dopo il lancio di ChatGPT la quota supera una su tre. Un gruppo della Stony Brook University ha poi esaminato con Pangram 14.419 romanzi di genere autopubblicati su Amazon tra il 2023 e il 2026 e ne ha trovato uno su cinque con oltre un quarto del testo segnalato. Cifre simili inducono a dimenticare che i programmi leggono le abitudini di frase tipiche dei modelli e restituiscono una probabilit\u00e0, un indizio che Sherlock Holmes avrebbe tenuto distinto dalla prova. Lo studio di Stanford del 2023 mostra quanto possano sbagliare visto che sette rilevatori classificarono come artificiali in media circa il 61 per cento di 91 saggi scritti da non madrelingua inglesi. Si cerca dunque un segnale meno incerto, da inscrivere nel testo fin dalla sua produzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019idea ha un precedente antico nella filigrana cartacea, nata a Fabriano alla fine del Duecento per mostrare controluce il nome del cartaio. Chi costruisce oggi i modelli di intelligenza artificiale la riprende con un segno che nessun occhio riesce a vedere, a cominciare dal SynthID-Text, il sistema per il testo che Google aveva reso pubblico gi\u00e0 nel 2024. Da quel sistema deriva la filigrana statistica che Anthropic ha annunciato il 14 agosto per i modelli Claude lanciati dal 2 agosto e che applica in tutto il mondo perch\u00e9 non dispone ancora di un modo durevole per limitarla all\u2019Europa. OpenAI ha pubblicato il 5 ottobre il rapporto tecnico su textGrain, la filigrana che nelle prossime settimane marcher\u00e0 i testi di ChatGPT e Codex nell\u2019Unione europea e che gli sviluppatori possono gi\u00e0 attivare via API in tutto il mondo. I rilevatori di entrambe le filigrane sono per\u00f2 riservati per ora a organizzazioni e ricercatori approvati e chi voglia verificare di persona un romanzo non pu\u00f2 dunque servirsene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche chi potesse servirsene otterrebbe una risposta parziale dal momento che Anthropic precisa che la sua filigrana indica soltanto un probabile intervento di Claude e che una riscrittura completa la cancella. OpenAI avverte a sua volta che l\u2019assenza di queste tracce non prova una paternit\u00e0 umana. Nell\u2019incertezza resta la parola dell\u2019autore, affidata a met\u00e0 ottobre al testo&nbsp;<em>Ce roman que j\u2019ai \u00e9crit<\/em>&nbsp;nel quale rivendica il libro e dichiara che&nbsp;<em>\u00abla storia viene dalle mie ferite\u00bb<\/em>&nbsp;senza tuttavia portare prove della stesura, stando a quanto riferisce Open. Aveva gi\u00e0 definito la campagna contro di lui motivata da pregiudizio razziale e volta a zittirlo. Chi racconta s\u00e9 stesso offre un documento prezioso quanto difficile da verificare e la letteratura italiana ne ha un esempio celebre in Zeno Cosini, protagonista del romanzo di Italo Svevo del 1923.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Goncourt aveva gi\u00e0 premiato un autore diverso da quello che si credeva quando nel 1975 assegn\u00f2 il premio a&nbsp;<em>La vie devant soi<\/em>&nbsp;senza sapere chi fosse davvero \u00c9mile Ajar. Un parente di Romain Gary, &nbsp;&nbsp;&nbsp;Paul Pavlowitch, ne imperson\u00f2 la figura nelle apparizioni pubbliche finch\u00e9 un libro postumo di Gary rivel\u00f2 che l\u2019autore era lui e che aveva vinto il Goncourt due volte. Nel 1967 Calvino aveva immaginato una macchina letteraria capace di tutte le permutazioni possibili. Il risultato poetico, scrisse, \u00e8 l\u2019urto di una di esse su un uomo dotato di coscienza e inconscio perch\u00e9 intorno alla macchina scrivente esistono&nbsp;<em>\u00abi fantasmi nascosti dell\u2019individuo e della societ\u00e0\u00bb<\/em>. D\u2019altronde da sempre l\u2019editoria affida a un ghostwriter la scrittura di testi che portano la firma di altri e la responsabilit\u00e0 resta a chi li firma. Oggi la legge europea guarda a chi sta dietro un testo poich\u00e9 l\u2019articolo 50 dell\u2019AI Act impone dal 2 agosto 2026 ai fornitori di marcare i contenuti sintetici (con una finestra provvisoria fino al 2 dicembre per i sistemi gi\u00e0 sul mercato) e a chi pubblica testi di interesse pubblico generati dall\u2019intelligenza artificiale di dichiararli salvo che siano stati rivisti da una persona con responsabilit\u00e0 editoriale. Ne discende che il diritto europeo assegna al modello una parte simile a quella del ghostwriter e affida la garanzia del testo a una persona con nome e cognome che risponde di ci\u00f2 che pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Venduto in pi\u00f9 di venti paesi, il romanzo di Or\u00e9lien rester\u00e0 fuori dal premio che l\u2019Acad\u00e9mie Goncourt assegner\u00e0 il 4 novembre e il dibattito sul suo autore proseguir\u00e0 senza una risposta. In passato la paternit\u00e0 di un libro si accertava davanti a un giudice come per Dumas o si scopriva per rivelazione come per Gary. Oggi la si affida ai programmi che la leggono nelle abitudini di frase e alle filigrane che la custodiscono nel testo, strumenti che danno risultati diversi e i cui rilevatori di filigrana restano per ora riservati a organizzazioni e ricercatori approvati. Alla filigrana del cartaio bastava tenere il foglio controluce perch\u00e9 comparisse un nome mentre quella dei modelli resta invisibile a chiunque sfogli un libro. Chi prender\u00e0 il romanzo di Or\u00e9lien da un tavolo di libreria avr\u00e0 dunque davanti le stesse pagine del 22 settembre senza che alcuno degli strumenti oggi disponibili consenta ancora di dire con certezza chi le abbia scritte. Gli rester\u00e0 soltanto il nome stampato in copertina, quello su cui il diritto europeo fa ricadere la responsabilit\u00e0 di ci\u00f2 che si pubblica.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><em>Alla fine del Duecento il cartaio di Fabriano firmava la carta con un nome che si leggeva controluce. I principali modelli di intelligenza artificiale cominciano a firmare i loro testi con un segno che nessun occhio vede e che quasi nessuno pu\u00f2 ancora verificare. Un romanzo escluso dalla prima selezione del Goncourt per sospetta scrittura artificiale mostra quanto sia ampia questa distanza e chiede di stabilire chi risponda delle pagine che troviamo sul tavolo di una libreria.<\/em><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 22 settembre una copia di&nbsp;<em>C\u2019\u00e9tait \u00e7a ou mourir<\/em>era esposta sul tavolo di una libreria parigina e il suo autore, lo scrittore canadese di origine haitiana Th\u00e9lyson Or\u00e9lien, riceveva in quei giorni il Prix du roman Fnac per quel romanzo d\u2019esordio. Tre giorni pi\u00f9 tardi l\u2019Acad\u00e9mie Goncourt ha tolto il libro dalla prima selezione del premio per preservarne l\u2019integrit\u00e0. La decisione richiamava alcuni plagi attribuiti all\u2019autore in testi precedenti e le analisi convergenti di ricercatori e giornalisti secondo cui il romanzo era&nbsp;<em>\u00abcon ogni probabilit\u00e0 in larghissima parte il prodotto di un\u2019intelligenza artificiale\u00bb<\/em>. Or\u00e9lien respinge l\u2019accusa e il caso resta senza una risposta sicura giacch\u00e9 gli strumenti usati per sospettarlo danno risultati diversi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sospetto era nato da un account anonimo su X chiamato&nbsp;<em>Balance ton Claude<\/em>&nbsp;che aveva sottoposto estratti del libro al rilevatore Pangram ricavandone il giudizio di una scrittura quasi interamente artificiale. Il saggista Samuel Fitoussi ne ha poi rivendicato la gestione insieme a persone mai identificate. Intanto La Presse ha riferito di un racconto del 2012 e di un articolo del 2013 firmati da Or\u00e9lien con passaggi ripresi da altri autori. Del resto un sospetto analogo sull\u2019origine dei libri aveva gi\u00e0 investito Alexandre Dumas nel febbraio 1845 quando il pubblicista Eug\u00e8ne de Mirecourt aveva dato alle stampe l\u2019opuscolo&nbsp;<em>Fabrique de romans<\/em>&nbsp;per sostenere che i libri di Dumas uscissero da un\u2019officina di collaboratori, quelli che oggi chiameremmo ghostwriter. Dumas port\u00f2 Mirecourt in tribunale e il 15 marzo 1845 lo vide condannato. Tredici anni pi\u00f9 tardi fu il collaboratore Auguste Maquet a chiedere ai giudici di essere riconosciuto coautore dei romanzi pi\u00f9 celebri. La giustizia lasci\u00f2 la paternit\u00e0 legale a Dumas e riconobbe a Maquet un compenso maggiore. Allora fu un tribunale a decidere a chi appartenesse l\u2019opera mentre nel caso di Or\u00e9lien il primo verdetto \u00e8 venuto da un software.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quel programma per computer appartiene a una famiglia di strumenti con cui si \u00e8 gi\u00e0 cercato di misurare quanta scrittura artificiale circoli in rete. Il Pew Research Center ha stimato con Open Pangram che circa una pagina web su dieci mostri tracce di scrittura artificiale in un campione di cinque anni. Tra le pagine nate dopo il lancio di ChatGPT la quota supera una su tre. Un gruppo della Stony Brook University ha poi esaminato con Pangram 14.419 romanzi di genere autopubblicati su Amazon tra il 2023 e il 2026 e ne ha trovato uno su cinque con oltre un quarto del testo segnalato. Cifre simili inducono a dimenticare che i programmi leggono le abitudini di frase tipiche dei modelli e restituiscono una probabilit\u00e0, un indizio che Sherlock Holmes avrebbe tenuto distinto dalla prova. Lo studio di Stanford del 2023 mostra quanto possano sbagliare visto che sette rilevatori classificarono come artificiali in media circa il 61 per cento di 91 saggi scritti da non madrelingua inglesi. Si cerca dunque un segnale meno incerto, da inscrivere nel testo fin dalla sua produzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019idea ha un precedente antico nella filigrana cartacea, nata a Fabriano alla fine del Duecento per mostrare controluce il nome del cartaio. Chi costruisce oggi i modelli di intelligenza artificiale la riprende con un segno che nessun occhio riesce a vedere, a cominciare dal SynthID-Text, il sistema per il testo che Google aveva reso pubblico gi\u00e0 nel 2024. Da quel sistema deriva la filigrana statistica che Anthropic ha annunciato il 14 agosto per i modelli Claude lanciati dal 2 agosto e che applica in tutto il mondo perch\u00e9 non dispone ancora di un modo durevole per limitarla all\u2019Europa. OpenAI ha pubblicato il 5 ottobre il rapporto tecnico su textGrain, la filigrana che nelle prossime settimane marcher\u00e0 i testi di ChatGPT e Codex nell\u2019Unione europea e che gli sviluppatori possono gi\u00e0 attivare via API in tutto il mondo. I rilevatori di entrambe le filigrane sono per\u00f2 riservati per ora a organizzazioni e ricercatori approvati e chi voglia verificare di persona un romanzo non pu\u00f2 dunque servirsene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche chi potesse servirsene otterrebbe una risposta parziale dal momento che Anthropic precisa che la sua filigrana indica soltanto un probabile intervento di Claude e che una riscrittura completa la cancella. OpenAI avverte a sua volta che l\u2019assenza di queste tracce non prova una paternit\u00e0 umana. Nell\u2019incertezza resta la parola dell\u2019autore, affidata a met\u00e0 ottobre al testo&nbsp;<em>Ce roman que j\u2019ai \u00e9crit<\/em>&nbsp;nel quale rivendica il libro e dichiara che&nbsp;<em>\u00abla storia viene dalle mie ferite\u00bb<\/em>&nbsp;senza tuttavia portare prove della stesura, stando a quanto riferisce Open. Aveva gi\u00e0 definito la campagna contro di lui motivata da pregiudizio razziale e volta a zittirlo. Chi racconta s\u00e9 stesso offre un documento prezioso quanto difficile da verificare e la letteratura italiana ne ha un esempio celebre in Zeno Cosini, protagonista del romanzo di Italo Svevo del 1923.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Goncourt aveva gi\u00e0 premiato un autore diverso da quello che si credeva quando nel 1975 assegn\u00f2 il premio a&nbsp;<em>La vie devant soi<\/em>&nbsp;senza sapere chi fosse davvero \u00c9mile Ajar. Un parente di Romain Gary, &nbsp;&nbsp;&nbsp;Paul Pavlowitch, ne imperson\u00f2 la figura nelle apparizioni pubbliche finch\u00e9 un libro postumo di Gary rivel\u00f2 che l\u2019autore era lui e che aveva vinto il Goncourt due volte. Nel 1967 Calvino aveva immaginato una macchina letteraria capace di tutte le permutazioni possibili. Il risultato poetico, scrisse, \u00e8 l\u2019urto di una di esse su un uomo dotato di coscienza e inconscio perch\u00e9 intorno alla macchina scrivente esistono&nbsp;<em>\u00abi fantasmi nascosti dell\u2019individuo e della societ\u00e0\u00bb<\/em>. D\u2019altronde da sempre l\u2019editoria affida a un ghostwriter la scrittura di testi che portano la firma di altri e la responsabilit\u00e0 resta a chi li firma. Oggi la legge europea guarda a chi sta dietro un testo poich\u00e9 l\u2019articolo 50 dell\u2019AI Act impone dal 2 agosto 2026 ai fornitori di marcare i contenuti sintetici (con una finestra provvisoria fino al 2 dicembre per i sistemi gi\u00e0 sul mercato) e a chi pubblica testi di interesse pubblico generati dall\u2019intelligenza artificiale di dichiararli salvo che siano stati rivisti da una persona con responsabilit\u00e0 editoriale. Ne discende che il diritto europeo assegna al modello una parte simile a quella del ghostwriter e affida la garanzia del testo a una persona con nome e cognome che risponde di ci\u00f2 che pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Venduto in pi\u00f9 di venti paesi, il romanzo di Or\u00e9lien rester\u00e0 fuori dal premio che l\u2019Acad\u00e9mie Goncourt assegner\u00e0 il 4 novembre e il dibattito sul suo autore proseguir\u00e0 senza una risposta. In passato la paternit\u00e0 di un libro si accertava davanti a un giudice come per Dumas o si scopriva per rivelazione come per Gary. Oggi la si affida ai programmi che la leggono nelle abitudini di frase e alle filigrane che la custodiscono nel testo, strumenti che danno risultati diversi e i cui rilevatori di filigrana restano per ora riservati a organizzazioni e ricercatori approvati. Alla filigrana del cartaio bastava tenere il foglio controluce perch\u00e9 comparisse un nome mentre quella dei modelli resta invisibile a chiunque sfogli un libro. Chi prender\u00e0 il romanzo di Or\u00e9lien da un tavolo di libreria avr\u00e0 dunque davanti le stesse pagine del 22 settembre senza che alcuno degli strumenti oggi disponibili consenta ancora di dire con certezza chi le abbia scritte. Gli rester\u00e0 soltanto il nome stampato in copertina, quello su cui il diritto europeo fa ricadere la responsabilit\u00e0 di ci\u00f2 che si pubblica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1001\" src=\"https:\/\/www.townews.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/ANTONIO-DI-IEVA.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-233924\" style=\"width:166px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.townews.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/ANTONIO-DI-IEVA-1024x720.jpeg 1024w, https:\/\/www.townews.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/ANTONIO-DI-IEVA-980x551.jpeg 980w, https:\/\/www.townews.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/ANTONIO-DI-IEVA-480x270.jpeg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) and (max-width: 1024px) 1024px, 100vw\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Antonio Di Ieva<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giornalista, stratega editoriale, digitale e social media. Responsabile multimedia e web della rivista \u201c<em>Informazioni della Difesa<\/em>\u201d, cura i progetti speciali per&nbsp;<em>PRP Media Consulting&nbsp;<\/em>e<em>&nbsp;PRP Channel<\/em>. Scrive di geopolitica, difesa, tecnologie emergenti, connettendo ambiti distanti in analisi divenute racconto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine del Duecento il cartaio di Fabriano firmava la carta con un nome che si leggeva controluce. I principali modelli di intelligenza artificiale cominciano a firmare i loro testi con un segno che nessun occhio vede e che quasi nessuno pu\u00f2 ancora verificare. 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