Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

Conoscere il paradigma della medicina e l’importanza della prevenzione è importante per il nostro benessere. Tutti gli esseri viventi hanno la consapevolezza del proprio ciclo esistenziale che inizia con la consapevolezza della nascita e quindi della vita, con la consapevolezza di un percorso dell’esistenza ricco di insidie, condiviso con gioie e dolori, e con la volontaria inconsapevolezza del fine vita. Inconsapevole perché ogni essere vivente preferisce rimuovere il pensiero che un giorno, a volte qualcosa di inatteso faccia raggiungere il temuto traguardo del della fine dell’esistenza.
In questo più o meno lungo percorso di vita, incombono, permanentemente due minacce: una fisiologica, la vecchiaia, e una acquisita, le malattie dalle quali occorre e ci si può difendere rispettando comportamenti di vita corretti e utilizzando ciò che la scienza medica mette a disposizione.

La medicina ha un paradigma che si declina in quattro tempi: la ricerca, la prevenzione, la diagnosi e la terapia, che sono coniugati in un ordine cronologico che avvicina l’arte della medicina, come la definì Ippocrate, padre della medicina scientifica, alla musica.
Non esisterebbe terapia senza la scienza medica e senza di essa non esisterebbero neppure la diagnosi e la prevenzione. Ma non esisterebbe la medicina senza la ricerca scientifica che lo scienziato italiano Umberto Veronesi (fondazioneveronesi.it) definì come “lo strumento della medicina più potente per migliorare la vita, un percorso rigoroso basato sul dubbio permanente e l’autocritica, che allarga i confini della conoscenza attraverso tentativi, verifiche e scoperte condivise, mirando alla verità scientifica (mai assoluta) e traducendo i progressi in benefici concreti per l’umanità,k specialmente in oncologia e prevenzione”. 

Ma se la ricerca è indispensabile per identificare le cause delle malattie e per scoprire terapie sempre più efficaci, la prevenzione è un tassello della scienza medica che, nel tempo, è divenuto sempre più importante per affrontare, combattere e possibilmente vincere la lotta contro le stesse che, insieme alla vecchiaia costituiscono le principali minacce per l’esistenza di ogni essere vivente.

Ippocrate sosteneva che la pratica medica può essere “complessa e fallace” e introduceva così, quasi 3000 anni fa, il concetto della possibilità da parte del medico di commettere un errore professionale nella valutazione di una malattia e della sua terapia. Ma già a quel tempo , anche Ippocrate definiva la prevenzione come un elemento importante per il successo della pratica medica e pose le basi della prevenzione insistendo su alimentazione, esercizio fisico e uno stile di vita sano per mantenere l’equilibrio dei quattro umori corporei (sangue, flegma, bile gialla, bile nera), affermando che “prevenire è meglio che curare” e che il cibo deve essere la medicina, sottolineando l’importanza di un approccio olistico che consideri l’ambiente, le abitudini e la psicologia indispensabili per tutelare la salute e non solo curare le malattie. 

PRINCIPI IPPOCRATICI SULLA PREVENZIONE
• “Vis Medicatrix Naturae”: Il corpo ha una forza vitale che tende all’equilibrio; il compito del medico è supportarla.
• Alimentazione e Igiene: “Fa’ che il cibo sia la tua medicina”. La dieta corretta, l’esercizio fisico e l’igiene sono fondamentali per prevenire squilibri.
• Approccio Olistico: La salute è influenzata da dieta, esercizio, aria, ambiente e aspetto psicologico, non solo dalla malattia fisica.
• Esercizio Fisico: L’attività motoria è vista come essenziale per mantenere la salute.
• Ragione e Osservazione: Superò la superstizione, usando ragione e osservazione empirica per capire le cause delle malattie e consigliare stili di vita sani. 

LA PREVENZIONE
Il significato della prevenzione è molto semplice: facciamo di tutto per evitare di contrarre una malattia piuttosto che attendere di ammalarsi per poi essere curati. Infatti, nessuno può dirci in anticipo quali effetti produrrà una malattia sul nostro corpo e se i farmaci idonei a curarla saranno in grado di farci guarire senza produrre effetti collaterali. Inoltre, nei casi di malattia grave non esiste alcun farmaco al mondo che possa garantire una guarigione al 100% e nessun farmaco può sottrarre alla morte naturale, perché com’è evidente dai fatti e non dalle parole, non esiste alcun farmaco miracoloso.

Per questo motivo è ovvio che sia meglio prevenire, ovvero evitare di contrarre una malattia, piuttosto che attendere di lottare dopo averla contratta, anche perché curarsi non sempre vuol dire essere certi della guarigione.

Tuttavia, il concetto che prevenire sia meglio che curare, non può che essere l’unica strada che la scienza può perseguire per combattere efficacemente le malattie che, indipendentemente dalla gravità o meno, possono sempre mettere a repentaglio la vita delle persone.

LE AZIENDE FARMACEUTICHE
Se leggiamo i foglietti illustrativi abilmente ripiegati all’interno di ogni contenitore di un medicinale, ci accorgiamo che esiste una lunga lista di effetti collaterali patologici dovuti alla sua assunzione, sia nel caso in cui il farmaco sia assunto in gocce, che in compresse, in confetti, in capsule o in fiale. Continuando a leggere nella sezione “Indicazioni” vi accorgerete che non viene mai citata la parola guarigione perché, come dicevamo prima, nessun farmaco è miracoloso e nessun farmaco è in grado di garantire la guarigione.

Nel corso della propria vita, miliardi di persone possono contrarre varie malattie per le quali esistono appropriati rimedi terapeutici, ovvero farmaci in grado di curarle e questo fa sì che le case farmaceutiche di tutto il mondo siano orientate alla produzione sempre di nuovi farmaci con una triplice finalità:
-aumentarne l’efficacia terapeutica, -ridurne gli effetti collaterali e trattandosi di aziende commerciali orientate al guadagno, incrementarne l’uso da parte di coloro che ne hanno bisogno e quindi aumentarne la produzione.

E’ intuitivo pensare che l’interesse di una casa farmaceutica come di una qualsiasi altra azienda sia quello di aumentare la produzione, aumentare le vendite, aumentare i ricavi, pur nella nobile impresa di fornire all’umanità gli strumenti terapeutici necessari per combattere le malattie dalle quali nessuno è immune.

Pertanto, se poniamo la questione sotto il profilo puramente commerciale, è molto probabile che per certi versi, connaturato al proprio obiettivo aziendale, l’interesse delle aziende farmaceutiche non sia quello di ricercare e mettere a punto un farmaco che possa essere in grado di far scomparire completamente dalla terra le malattie, quanto, piuttosto, quello di continuare a produrre farmaci che siano in grado di curarle.

MALATTIE ORGANICHE, BATTERICHE E VIRALI
Esistono malattie che non hanno carattere epidemico, perché non sono causate da un virus o da un batterio, ma sono dovute ad alterazioni più o meno gravi di uno o più organi del nostro corpo.
Esistono, invece, malattie che non contrarremo mai se non esistessero dei microrganismi vivente, invisibili dall’occhio umano, chiamati virus o batteri e che una introdottisi all’interno del nostro organismo sono in grado di farci ammalare, e addirittura, se non affrontati adeguatamente, anche di ucciderci.

Per quanto riguarda i batteri, la battaglia si combatte con gli antibiotici che nel corso degli anni sono stati resi sempre più efficaci e sono stati modificati in relazione e alla resistenza e alla mutazione che i batteri hanno messo in campo a fronte della somministrazione continua di uno stesso tipo di antibiotico. Questa tendenza dei batteri a resistere all’uso continuo e spesso eccessivo dell’antibiotico m, ha fatto sì che le aziende farmaceutiche continuassero a dover studiare la produzione di nuovi antibiotici contro i quali i batteri non fossero ancora in grado di resistere.

Per quanto riguarda i virus, invece, le cose sono un po’ più complicate perché per loro natura, molto spesso, non sono sensibili ai farmaci antivirali che nel corso degli anni le aziende farmaceutiche hanno tentato di produrre senza grandi successi e senza essere in grado di prevenire il loro ingresso nell’organismo con la comparsa di gravi patologie che il corpo umano si trova a dover affrontare con l’attivazione del proprio sistema immunitario.

I VACCINI
Per questo motivo contro i virus si è pensato di combattere la battaglia non nel momento in cui si contrae la malattia, ma prevenitivamente, ovvero facendo in modo che l’organismo mettesse in campo il proprio sistema di difesa che è costituito dall’esercito degli anticorpi. La battaglia contro il virus si basa proprio sulla produzione dei propri anticorpi che hanno il compito di intercettare, attaccare e distruggere elettivamente proprio i virus.
La scienza e le aziende farmaceutiche hanno convenuto di utilizzare sia i vaccini che, con molte limitazioni di efficacia, anche i sieri di soggetti guariti da quella specifica infezione virale verso la quale hanno prodotto una grande quantità di anticorpi.
Il loro utilizzo del resto è l’unico strumento di cui l’uomo dispone per mettere in condizioni l’organismo umano di potersi difendere autonomamente dall’attacco dei virus. Questi microrganismi seppure geneticamente molto semplici per sopravvivere alle difese dell’uomo, hanno acquisito la capacità di mutarsi in relazione all’agente terapeutico che incontrano sino a evitarlo riuscendo comunque nel loro intento che è quello di infettare l’organismo.
È per questo motivo che la scienza e le aziende farmaceutiche sono di continuo in prima linea per cercare di studiare nuovi vaccini che siano in grado di ovviare alle contromisure messe in campo dei virus con la mutazione. Questo è il motivo per cui nel corso degli anni abbiamo assistito a epidemie influenzali che sono state combattute con l’adozione di preparati sempre nuovi e mai utilizzati in precedenza.

Sono note le polemiche in sorte durante il periodo della pandemia in merito all’utilizzo di virus sperimentati in poco tempo e quindi con tutte le incognite derivanti da un farmaco che viene distribuito alla popolazione per per necessità emergenziale e privo degli ulteriori test che vengono solitamente effettuati in un lasso di tempo relativamente lungo.
Di certo, un nuovo vaccino e’ sempre sperimentale quando viene prodotto per una nuova tipologia virus, ma la scienza e le aziende farmaceutiche non avevano alcuna scelta: quando ci si trova di fronte ad una pandemia improvvisa e in cui non ci sono i lunghi tempi di attesa per poter sperimentare la somministrazione di un vaccino e si è nella necessità di bloccare il più rapidamente possibile la diffusione del virus che nessun farmaco esistente al mondo sarebbe in grado di bloccare, occorre ricorrere ad un vaccino accettandone tutti i potenziali rischi che possono derivare, sempre e comunque, dalla somministrazione di un nuovo farmaco.

In questo caso, la scienza deve essere ovviamente obbligata a dover valutare se gli effetti collaterali nocivi del nuovo vaccino siano preponderanti e molto nocivi rispetto ai benefici che la vaccinazione comporta.