Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

Si è svolta la toccante cerimonia di rientro in Italia del Contingente militare italiano della Brigata “Sassari” impegnato nella missione UNIFIL in Libano. Dal fianco Est della NATO al Medio Oriente, dal Mar Rosso al Sahel fino al Golfo di Guinea: un arco di crisi lungo oltre diecimila chilometri, «al cui centro, geografico e strategico, si trova l’Italia».

È da questa immagine che il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, ha scelto di partire per accogliere in Piazza Italia a Sassari, alla presenza del Ministro della Difesa, Onorevole Guido Crosetto, i militari della Brigata “Sassari” rientrati dal Libano, al termine della missione UNIFIL.

Il messaggio è chiaro: «Le crisi non restano più confinate là dove nascono. Contribuire alla stabilità del nostro vicinato significa tutelare l’interesse nazionale».

Un quadro in cui le minacce assumono forme sempre nuove: violazioni dello spazio aereo, incursioni di droni, attacchi a infrastrutture critiche, fino alle operazioni cibernetiche e alla dimensione cognitiva, fatta di disinformazione e manipolazione delle informazioni. «Azioni diverse, ma con un unico scopo: generare paure, sfiducia, polarizzazione e disorientamento, ed erodere dall’interno la coesione delle nostre società».

Nessun allarmismo, ha precisato il Capo di SMD, ma la necessità è «leggere per tempo i segnali, rafforzare la nostra resilienza e contenere, insieme ai nostri alleati, le crisi là dove nascono».

In questa prospettiva si colloca l’impegno italiano in Libano. Il Generale Portolano, che di UNIFIL è stato Comandante e Capo missione, non ha eluso le critiche rivolte alla missione delle Nazioni Unite, presente nel Paese dal 1978: il limite «non è stato nel mandato, chiaro e adeguato, bensì in regole d’ingaggio che hanno ridotto l’efficacia della forza di pace». Invitando a un esercizio di realismo ha detto: «Proviamo a immaginare cosa sarebbe stato il Sud del Libano senza i Caschi Blu, e cosa potrebbe diventare domani senza un adeguato sostegno internazionale».

Un contributo che i Sassarini del contingente Leonte XXXIX hanno reso concreto sul terreno. Di fronte a una rapida ripresa delle ostilità, hanno garantito la continuità della missione, assolto il mandato e sono rimasti accanto alla popolazione libanese, per la quale la “pace significa tornare al proprio villaggio, riaprire una bottega, mandare i figli a scuola «senza dover contare i giorni di calma, e sapere che la propria sicurezza è affidata a istituzioni legittime, e non a chi pretende di sostituirsi ad esse con la forza».

“Un impegno – ha proseguito il Generale – che ha accresciuto la credibilità dell’Italia presso alleati e partner. Un riconoscimento che raccolgo di continuo nei consessi internazionali. Il merito è vostro».

Il rientro della Brigata coincide con un momento di svolta. Il mandato UNIFIL si concluderà il prossimo 31 dicembre, ma la comunità internazionale è già al lavoro per evitare vuoti di sicurezza e rafforzare le Forze Armate libanesi. L’Italia continuerà a sostenerle con la missione bilaterale MIBIL e con il Comitato Tecnico Militare per il Libano, che guida dal 2024.

Nel suo intervento, il Generale Portolano, già 40° Comandante della “Sassari”, ha reso omaggio ai Caduti, salutando i familiari del Caporal Maggiore Scelto Gianmarco Manca, caduto in Afghanistan, e del Caporal Maggiore Scelto Alessandro Pibiri, caduto in Iraq: «Non potrò mai dimenticare lo strazio di quei momenti, nei quali da Comandante ho dovuto comunicare di persona che un loro caro non avrebbe più fatto ritorno a casa».

Infine, dopo aver ringraziato il Comandante della Sassari, Generale di Brigata Andrea Fraticelli, e tutto il personale del contingente delle Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri, il Capo di SMD si è rivolto ai “suoi” Dimonios unendosi al grido “FORZA PARIS”.

(Si ringrazia per le immagini e i contenuti l’Ufficio Comunicazione dello SMD).