Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

Negli anni Ottanta del XIX secolo, Thomas Edison e Nikola Tesla si contesero il controllo delle reti elettriche con due tecnologie incompatibili. A imporsi fu la tecnologia che si adattava meglio al sistema elettrico in cui doveva funzionare. Il 23 settembre 2026 il Senato italiano ha approvato in via definitiva la legge delega sul nucleare sostenibile con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti, riaprendo dopo quarant’anni un capitolo chiuso dal referendum del 1987. Sul tavolo degli ingegneri italiani ci sono oggi gli SMR ad acqua leggera e gli AMR di quarta generazione, le due filosofie costruttive tra cui l’Italia dovrà scegliere entro l’anno.

Il voto del Senato arriva dopo il primo via libera della Camera, il 4 giugno, con 155 voti favorevoli e chiude la parte politica di un percorso già raccontato dal collega Aniello Fasano su queste pagine (L’Italia torna al nucleare per sfidare la crisi dell’energia, PRP Channel). Restava aperta la scelta tecnica, quali reattori l’Italia sceglierà davvero. A deciderla sarà Nuclitalia, la società che Enel, Ansaldo Energia e Leonardo hanno costituito a Milano il 18 maggio 2025 con il mandato di chiudere la due diligence entro novembre 2026. Nella nuova società Enel controlla il 51% delle quote, Ansaldo Energia il 39% e Leonardo il 10%.

Gli SMR sono reattori a fissione con potenza fino a 300 megawatt elettrici per unità contro i 900-1.600 dei grandi impianti tradizionali e usano acqua leggera come moderatore e refrigerante in versione compatta. La scommessa industriale sta nella serialità perché invece di costruire un impianto enorme su misura si producono in fabbrica moduli standardizzati da assemblare in loco. In caso di guasto il reattore si spegne per effetto della fisica, gravità e circolazione naturale dell’acqua, senza intervento umano né energia elettrica esterna. Il vantaggio economico si ottiene però solo costruendo molti reattori in sequenza perché con pochi impianti il costo per megawatt supera quello delle grandi centrali e delle rinnovabili mature. Lo dimostra il caso NuScale, il progetto americano cancellato quando i costi sono saliti a 9,3 miliardi di dollari per sei reattori da 77 megawatt. Resta il nodo delle scorie perché gli SMR ad acqua generano per unità di energia prodotta fino a 30 volte più rifiuti dei grandi reattori tradizionali secondo la Stanford University e la University of British Columbia.

Gli AMR hanno dimensioni simili agli SMR, ma cambiano il refrigerante, il combustibile e la fisica del reattore. Il modello più avanzato in Italia è quello di Newcleo, la startup fondata nel 2021 dal fisico Stefano Buono, il cui reattore veloce, raffreddato a piombo liquido, sviluppa una potenza di circa 200 megawatt elettrici. Il piombo ha un punto di ebollizione elevatissimo e opera a pressione atmosferica, eliminando i costosi sistemi di pressurizzazione. I neutroni veloci consentono di usare come combustibile il MOX, una miscela di plutonio e uranio ricavata dalle scorie delle vecchie centrali. Così il ciclo si chiude almeno sulla carta anche se la maturità industriale resta inferiore a quella degli SMR. L’unica nazione con esperienza operativa nei reattori al piombo è la Russia; il dimostratore non nucleare di Newcleo è ancora in costruzione al centro ENEA del Brasimone.

Il Brasimone, sull’Appennino bolognese, è il luogo dove questa distanza tra promessa e maturità si misura ogni giorno. Il centro ENEA ospita infrastrutture sperimentali uniche al mondo sui metalli liquidi e lavora con Ansaldo Nucleare al progetto ALFRED, il dimostratore europeo di reattore al piombo previsto in Romania entro il 2035, con 120 milioni di euro di finanziamento per la ricerca. Attorno a questo nucleo tecnico ruotano sette università riunite dal 1994 nel consorzio CIRTEN, che formano ingegneri nucleari dal 1954 quando il primo corso di laurea in materia nacque proprio al Politecnico di Milano. Sul fronte industriale, oltre cento imprese italiane lavorano già nella filiera nucleare, per un mercato potenziale stimato in 50 miliardi di euro.

Le sette università del consorzio, i Politecnici di Milano e Torino, gli atenei di Bologna, Padova, Palermo e Pisa e la Sapienza di Roma, sono tra i membri fondatori dello European Nuclear Education Network e rilasciano ai loro studenti il master europeo in ingegneria nucleare, un credito che il Politecnico di Milano rafforza con il 98° posto nella classifica mondiale QS 2026. La stessa distanza tra promessa e maturità che si osserva al Brasimone si ripete però sul piano sperimentale, dove l’Italia conserva un solo reattore di ricerca ancora attivo, il TRIGA Mark II dell’Università di Pavia, in funzione dal 1965 per la didattica e l’analisi dei materiali.

Prima di ogni scelta tecnologica viene un problema più vecchio, l’eredità radioattiva che l’Italia porta dagli anni Novanta. Sogin sta smantellando quattro centrali costruite con tre tecnologie diverse, cinque impianti legati al ciclo del combustibile e un reattore di ricerca, un lavoro arrivato al 47,7% del percorso. Nei depositi temporanei sparsi sul territorio si trovano già 32mila metri cubi di rifiuti radioattivi condizionati, in attesa di una destinazione definitiva. Dal dicembre 2023 esistono 67 aree individuate come potenzialmente idonee a ospitare il Deposito Nazionale; nessun Comune le ha ancora accettate. Costruire nuovi reattori prima di aver risolto questo problema aggiunge un passivo a un passivo già aperto.

Newcleo ha già firmato un accordo con la Slovacchia per costruire reattori capaci di eliminare le scorie del Paese senza necessità di estrarre nuovo uranio. La stessa tecnologia, applicata ai depositi che Sogin gestisce dagli anni Novanta, trasformerebbe un’eredità irrisolta in combustibile per la generazione successiva. Gli AMR al piombo, oltre all’elettricità, cedono calore ad alta temperatura utilizzabile per produrre idrogeno e per usi industriali. Edison perse la guerra delle correnti perché il sistema premiò la tecnologia di Tesla, più adatta a quella rete elettrica. La stessa logica guida oggi la scelta italiana sul nucleare e la decisione di Nuclitalia, attesa per novembre, dirà quale tecnologia regge meglio nella pratica industriale del Paese.

Antonio Di Ieva

Giornalista, stratega editoriale, digitale e social media. Responsabile multimedia e web della rivista “Informazioni della Difesa”, cura i progetti speciali per PRP Media Consulting e PRP Channel. Scrive di geopolitica, difesa, tecnologie emergenti, connettendo ambiti distanti in analisi divenute racconto.