Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

Oggi nella suggestiva cornice del Senato della Repubblica, il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha illustrato il Disegno di Legge sul rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale al fine di rendere lo strumento militare più moderno, interforze, tecnologicamente più avanzato e più rapido nel rispondere all’evoluzione delle minacce.

Il Ministro ha voluto sottolineare come il provvedimento sia «una riforma pensata per il futuro della Difesa e del Paese. Non è la riforma di un Ministro né di una parte politica: nasce dalle esigenze rappresentate dalle Forze Armate e guarda agli anni che abbiamo davanti».

Questi gli interventi principali del Ministro, che ha anticipato l’Audizione del Capo di Stato Maggiore della Difesa:

  • rafforzamento del contrasto alla minaccia ibrida;
  • potenziamento del dominio cyber e introduzione dello Specialista Cyber Militare;
  • aggiornamento della disciplina dei sistemi senza equipaggio;
  • maggiore interforzizzazione delle Forze Armate;
  • accelerazione dei processi di acquisizione e sviluppo tecnologico, anche attraverso il Fast Prototyping;
  • sostegno alla ricerca scientifica e tecnologica militare;
  • semplificazione delle procedure contrattuali e di certificazione;
  • rafforzamento della cooperazione con i Paesi partner e della base industriale e tecnologica della Difesa;
  • interventi sulle infrastrutture e sul patrimonio della Difesa.

«Le minacce – ha detto il Ministro – cambiano rapidamente. Dobbiamo mettere la Difesa nelle condizioni di cambiare altrettanto rapidamente, costruendo oggi gli strumenti che serviranno al Paese negli anni a venire».

Nell’Aula del Senato della Repubblica – 3ª Commissione permanente (Affari Esteri e Difesa) ha avuto luogo anche l’Audizione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, sul disegno di legge n. 2028 “Disposizioni per il rafforzamento e l’adeguamento delle capacità di Difesa nazionale (A.S. 2028)”, che si è svolta in continuità con gli indirizzi di Governo illustrati dal Ministro Crosetto.

La dettagliata relazione del Capo di Stato Maggiore ha fatto il punto sulla attuale precaria e tesa situazione politica e strategica militare riferentesi ai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, come anche allo “strumento militare che ha bisogno sempre più di un adattamento normativo, che gli consenta di operare con maggiore reattività, flessibilità e resilienza“. Portolano ha, inoltre, parlato dell’interforzizzazione che – “non può riguardare soltanto le strutture organizzative. Deve entrare nella formazione, nell’esperienza professionale e nella cultura di comando di chi è chiamato a guidarle” – ed ha richiamato l’attenzione sulla – “necessaria precisione che deve avere chi pianifica lo strumento del futuro da chi è chiamato a condurre le operazioni, che – ha detto – sono il core business della difesa.”

Il Capo di SMD ha poi illustrato le nuove Strutture della Difesa in risposta alle nuove strategie di guerra come la costituzione del Centro interforze di addestramento per il combattimento e per il contrasto alla minaccia ibrida, a volte più dannosa, per gli effetti che produce su vasta scala, delle minacce convenzionali e a cui ha fatto seguito la spiegazione di come all’interno di queste trasformazioni, il dominio cyber merita una considerazione specifica, motivo per cui il provvedimento legislativo riconosce il cyberspazio quale teatro di confronto operativo e prevede la definizione dello spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa e la sicurezza militare, con attribuzione al Capo di Stato Maggiore della Difesa della funzione di Cyber Authority per il comparto Difesa, con responsabilità di pianificazione e condotta delle operazioni cibernetiche militari difensive, in patria e all’estero, anche in tempo di pace.

Si riporta di seguito il testo integrale dell’Audizione come diffuso dall’Ufficio Comunicazione dello SMD.

IL QUADRO SECURITARIO DI RIFERIMENTO
«La nostra posizione geografica ci colloca al centro di un ampio arco di instabilità […] Parliamo di crisi diverse per origine, natura e intensità, ma sempre meno separabili nei loro effetti.
A Est, la guerra in Ucraina ci impone di confrontarci con una prospettiva di competizione strategica di lungo periodo con la Federazione Russa, che sta cercando di minare le basi della sicurezza e della stabilità euro-atlantica. Un confronto nel quale, alla ricomparsa della guerra convenzionale fra Stati, si sono affiancate forme di ostilità sotto‑soglia, antiche nella natura, ma oggi amplificate negli effetti dalle interdipendenze globali e dalle tecnologie pervasive che caratterizzano la nostra società.
Attori statuali, organizzazioni terroristiche o gruppi criminali conducono quotidianamente attività ibride nelle dimensioni fisica, virtuale e cognitiva, in forma diretta o per procura, per colpire la coesione interna degli stati e la stabilità delle istituzioni. Assistiamo a violazioni dello spazio aereo, l’ultima avvenuta in Polonia lo scorso 23 settembre, anche con l’utilizzo di sistemi senza equipaggio, ad attacchi cibernetici, a interferenze e ad azioni contro le infrastrutture critiche, e vediamo le nostre società bersagliate da continue attività di disinformazione, di inganno e di manipolazione, volte a condizionare le opinioni pubbliche.
Ma l’attenzione rivolta al fianco orientale non può e non deve ridurre quella indirizzata verso sud.
Balcani, Medio Oriente, Nord africa e Sahel restano quadranti direttamente e strettamente connessi alla sicurezza del nostro paese e dell’Europa, mentre la geografia artica, oggi più accessibile e meno periferica, è divenuta un altro quadrante nel quale si dispiega la competizione tra le potenze, generando ulteriori, potenziali frizioni».

RESTA CENTRALE IL FATTORE TEMPO
«Il tempo per tradurre una lezione appresa sul campo in un requisito operativo; il tempo per trasformare il requisito in una soluzione tecnologica; il tempo per l’iter approvativo dei programmi e per le procedure del procurement; il tempo per produrre e acquisire sistemi, materiali ed equipaggiamenti nei tempi compatibili alle esigenze del momento; e, infine, il tempo quello necessario ad addestrare il personale per il loro impiego e rendere effettivamente disponibile quella capacità sul campo. È in questo spazio che devono dialogare esigenze operative, attività di procurement e capacità dell’industria della difesa.
Sono fortemente convinto che la deterrenza non possa più essere misurata soltanto nella quantità e nella qualità dei sistemi d’arma. Essa si misura anche, e forse soprattutto, dalla nostra capacità fisica e industriale di sostenere nel tempo, se necessario, uno sforzo bellico prolungato, a bassa, media o alta intensità.
Essa si misura anche dalla nostra capacità di rigenerare le forze, i sistemi d’arma e le scorte; dalla nostra capacità di incrementare e sostenere la produzione industriale nonché dalla resilienza e dalla continuità delle nostre linee logistiche e di rifornimento.
Per quanto detto, il confronto di Roma (UE – European CHOD/NAD Conference), la scorsa settimana, ha posto l’accento sulla velocità decisionale e operativa, sulla convergenza dei requisiti, sull’interoperabilità e sullo sviluppo della base industriale, quali precondizioni per garantire credibilità alle nostre capacità di difesa ed esprimere un’efficace deterrenza.
Copenaghen (Military Committee Conference) e Roma ci consegnano, da due prospettive complementari, lo stesso messaggio: alla velocità con cui evolvono minacce, tecnologie e modalità del confronto, deve corrispondere una pari capacità dello strumento militare di adattarsi, decidere e tradurre le esigenze operative in risposte concrete.
Per fare questo, lo strumento militare ha bisogno anche di un adattamento normativo, che gli consenta di operare con maggiore reattività, flessibilità e resilienza, e che tenga in debita considerazione le esigenze derivanti dalla sua “specificità”».

ASSETTO DI VERTICE, RESPONSABILITÀ E COMANDO
«Se le minacce cambiano con rapidità, non possiamo pensare di affrontarle con processi decisionali frammentati o con assetti organizzativi che non distinguono con sufficiente precisione chi pianifica lo strumento del futuro da chi è chiamato a condurre le operazioni, che – come ricordo sempre – sono il core business della difesa.
Va letta in questo senso la revisione organizzativa dello Stato Maggiore della Difesa, attraverso la distinzione tra le funzioni del Sottocapo di Stato Maggiore e quelle del Sottocapo di Stato Maggiore Operativo, ricondotte al Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze. La logica è chiara: specializzare le funzioni, rendere più lineari le responsabilità e ridurre le sovrapposizioni, senza introdurre ulteriori figure di vertice.
Pianificare le capacità che serviranno domani e condurre le operazioni di oggi sono funzioni strettamente connesse, ma non sovrapponibili. Richiedono competenze, strutture e tempi decisionali diversi.
Nella stessa direzione va la ridefinizione del Comitato dei Capi, al quale viene attribuita una funzione consultiva più ampia a supporto del Ministro della Difesa. La sua composizione consente di portare, nello stesso momento di valutazione, o meglio di riunire in un unico consesso, il livello politico-militare e strategico-militare nelle dimensioni: operativa; tecnico-amministrativa; tecnico-industriale, dell’innovazione, della ricerca e del procurement. Significa, in termini concreti, avvicinare il luogo nel quale si definisce l’esigenza relativa ai settori che ho appena citato al consesso in cui si prendono le decisioni finali a livello politico.
In attinenza con gli adeguamenti organizzativi e di comando e controllo, è stata recentemente inserita, quale emendamento in conversione del cosiddetto “Decreto P.A.”, la previsione dedicata al comando delle Forze Speciali, che consolida il ruolo di una componente interforze di rilevanza strategica, chiamata a operare in scenari a elevata complessità e sensibilità.
Si rafforza così, anche sul piano ordinamentale, un assetto che vede il Comando delle Forze Speciali posto alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa, assicurando continuità tra pianificazione e condotta delle operazioni, ferma restando la necessaria autorizzazione del Ministro della Difesa, tenuto conto la peculiarità di impiego delle Forze Speciali».

PERSONALE, MERITO E SPECIFICITÀ MILITARE
«Nessuna revisione organizzativa può prescindere dalle persone chiamate a darle concreta attuazione. Per questo assume rilievo la connotazione interforze attribuita alla commissione di vertice per l’avanzamento dei generali di divisione e dei gradi corrispondenti delle forze armate e dell’arma dei carabinieri. L’obiettivo è favorire criteri uniformi e una visione complessiva della difesa nella selezione della futura dirigenza di vertice.
Nella stessa direzione, l’esperienza maturata presso comandi ed enti interforze (per l’Arma dei Carabinieri anche il comparto interno) assume ora un peso maggiore nel percorso professionale, diventando requisito indispensabile per l’avanzamento ai gradi di generali di corpo d’armata e corrispondenti. È un passaggio coerente con un principio di fondo: l’interforzizzazione non può riguardare soltanto le strutture organizzative. Deve entrare nella formazione, nell’esperienza professionale e nella cultura di comando di chi è chiamato a guidarle.
Penso al personale si collegano poi le disposizioni che declinano la specificità della condizione militare, come la tutela del personale con funzioni di comando, impiegato in operazioni internazionali e in esercitazioni ad alto rischio. Senza modificare i vigenti regimi di responsabilità erariale, la previsione che l’azione risarcitoria per danni derivanti da condotte colpose sia diretta verso l’Amministrazione, tiene conto delle peculiari condizioni nelle quali la funzione di comando viene esercitata, ed è volta, anche, a una maggiore tutela della parte lesa. Come ha ricordato poco fa il Ministro Crosetto, il provvedimento non punta a creare alcuna forma di immunità. La responsabilità penale resta del tutto distinta e ferma secondo le norme vigenti dell’ordinamento. L’obiettivo è, invece, puramente civilistico e patrimoniale. Si tratta di stabilire, nei casi previsti dalla legge, chi debba farsi carico del risarcimento dei danni derivanti da attività svolte per compiti istituzionali. Questa misura, quindi, risponde a una duplice esigenza: quella di tutela del personale militare, che non può essere “lasciato da solo” a subire le conseguenze patrimoniali di azioni compiute per conto e a difesa dello Stato, purché nell’ambito delle mansioni affidate, e quella di garanzia del terzo danneggiato, che deve sempre ricevere un giusto risarcimento dei danni subiti.
​Nella medesima logica si colloca la specifica disciplina delle aree nelle quali si svolgono attività operative, emergenziali e addestrative, in territorio nazionale e all’estero, rispetto all’ordinaria nozione di “luogo di lavoro” definita dal decreto legislativo n.81 del 2008. Questa previsione non comporta una riduzione del livello di tutela del personale, che per la Difesa rimane una priorità assoluta. Mira piuttosto a rendere più coerente la disciplina della sicurezza con la specificità dell’impiego militare, valutando in maniera integrata il rischio proprio dell’attività operativa e addestrativa e quello riconducibile agli obblighi di prevenzione e protezione in capo all’amministrazione. Si tratta di applicare, anche all’impiego militare, un principio già presente nell’ordinamento per le attività caratterizzate da peculiari esigenze operative: la tutela non viene meno, ma deve essere declinata in forme compatibili con la natura dell’intervento e con le condizioni nelle quali esso si svolge. Il punto è quindi individuare un equilibrio tra il rischio di insuccesso della missione e quello per l’incolumità degli operatori, che può e deve comunque essere mitigato attraverso disposizioni tecnico-militari afferenti alla formazione, all’addestramento, all’impiego di idonei equipaggiamenti e a corrette misure procedurali e organizzative».

MINACCIA IBRIDA E NUOVE STRUTTURE
Il terzo ambito riguarda una caratteristica ormai strutturale del confronto contemporaneo: la sua dimensione ibrida.
In questo quadro si inserisce la costituzione del “Centro interforze di addestramento per il combattimento e per il contrasto alla minaccia ibrida”. L’obiettivo è concentrare competenze specialistiche, sviluppare una dottrina unitaria e condivisa, analizzare le tattiche avversarie e pianificare e condurre esercitazioni su scenari complessi e multi-dominio, con approccio “all of government”.
La risposta alla minaccia ibrida non può, infatti, essere costruita attraverso componenti che operano in parallelo. Richiede una lettura comune della minaccia e la capacità di comporre e impiegare le diverse risposte possibili a livello interdicasteriale.

A questa dimensione si affianca la volontà di dare maggiore impulso allo sviluppo e alla valorizzazione della Cultura della Difesa e alla salvaguardia della memoria storica nazionale. Un’esigenza richiamata anche nel recente atto di indirizzo del Ministro della Difesa, che la pone in stretta relazione con la comunicazione strategica, lo sviluppo delle capacità di analisi e valutazione dell’ambiente informativo e la dimensione cognitiva. Infatti, in un ambiente informativo segnato da disinformazione, manipolazione e narrative ostili, accrescere la consapevolezza sui temi della sicurezza significa fornire, dalle istituzioni al cittadino, maggiori strumenti per comprendere il contesto, discernere l’informazione dalla manipolazione e rafforzare, quindi, la resilienza dell’intero Sistema Paese.
In ultimo, merita menzione l’aggiornamento della disciplina sui sistemi militari senza equipaggio (aerei, navali e subacquei), che risponde alla necessità di adeguare l’organizzazione e gli strumenti operativi alle minacce e alle tecnologie in rapida evoluzione. Il provvedimento colma un vuoto normativo. Infatti, sebbene questi assetti siano già da tempo in dotazione e operativi presso le forze armate, il loro quadro regolatorio doveva essere ancora definito nel dettaglio, anche per innalzarne i livelli di sicurezza della navigazione e del loro impiego.

CYBER, DATO E COMPETENZE SPECIALISTICHE
«All’interno di questa trasformazione, il dominio cyber merita una considerazione specifica. Il provvedimento riconosce il cyberspazio quale teatro di confronto operativo e prevede la definizione dello spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa e la sicurezza militare.
Al Capo di Stato Maggiore della Difesa viene attribuita la funzione di autorità cyber per il comparto difesa, con responsabilità di pianificazione e condotta delle operazioni cibernetiche militari difensive, in patria e all’estero, anche in tempo di pace. Quest’ultimo aspetto è particolarmente significativo perché, così come in qualsiasi conflitto ibrido, nel dominio cibernetico la distinzione tra pace, crisi e conflitto non presenta alcuna separazione, a differenza di quanto avviene nei domini che possiamo definire “tradizionali”. Reti, info e infra-strutture possono essere oggetto di attività ostili in maniera continuativa e sotto la soglia del conflitto.
Servono quindi responsabilità chiare, un perimetro d’azione definito e tempi di risposta coerenti con la natura della minaccia e i rischi a essa connessi. Il tutto mantenendo ferme le attribuzioni degli altri attori istituzionali del sistema nazionale di cybersicurezza e individuando nella difesa e nella sicurezza militare dello stato, il perimetro delle competenze del dicastero.
Al dominio cyber si lega direttamente un secondo elemento: il dato.
Esso non è più soltanto una risorsa informativa, ma è un fattore abilitante delle operazioni multidominio.
L’attribuzione al Capo di Stato Maggiore della Difesa del ruolo di “responsabile unico dei dati della Difesa” consente di ricondurre a una visione unitaria l’impiego, la condivisione, la gestione, la qualità e la sicurezza dei dati e delle relative architetture.
Ma la tecnologia, senza le competenze, non è sufficiente.
Da qui le misure rivolte al personale cyber ad alta specializzazione: il brevetto di specialista cyber militare, specifici percorsi formativi, regimi di ferma volti a garantire la continuità d’impiego e strumenti di trattamento economico destinati a incentivare e trattenere le professionalità più qualificate. Il principio è molto concreto: formare queste competenze richiede tempo e risorse; perderle significa perdere capacità operativa e le conoscenze maturate durante il servizio.
Personalmente, ritengo che simili misure debbano, in prospettiva, essere estese a tutto il personale operativo delle Forze Armate, in quanto la capacità di difesa esprimibile dallo strumento militare non dipende solamente da poche nicchie specialistiche, bensì da un complesso armonico di tutte le funzioni che lo compongono, tutte indispensabili e di pari dignità».

CONCLUSIONI
«Il disegno di legge interviene su nodi diversi, ma tra loro interconnessi: l’assetto del vertice e del comando; l’interforzizzazione; il personale e le competenze; le nuove forme della minaccia; la disciplina degli assetti a pilotaggio remoto; il dominio cibernetico e il dato nonché sui processi di innovazione e di acquisizione.
Nel loro insieme, queste disposizioni rispondono all’esigenza che ha accompagnato tutto il mio, il nostro intervento: ridurre i tempi di adattamento dello strumento militare al contesto che deve essere in grado di fronteggiare.
Il provvedimento rappresenta un passaggio importante di questo percorso, pur nella consapevolezza che non può essere ritenuto esaustivo rispetto a tutte le necessità di adeguamento normativo che la mutevolezza dello scenario potrà far emergere.
Voglio sottolineare quanto più volte affermato anche nelle sedi internazionali: la credibilità dello strumento militare non dipende soltanto da ciò di cui esso dispone, ma anche dalla nostra capacità: di riconoscere per tempo le esigenze; di assumere decisioni tempestive e di tradurle in risposte efficaci. Perché siamo noi che dobbiamo adattarci alla realtà, e non la realtà alle strutture, ai processi, alle procedure dettati dalle norme in vigore. Questo è lo spirito con il quale lo Stato Maggiore della Difesa, gli Stati Maggiori delle Forze Armate, il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, la Direzione Nazionale degli Armamenti, ha promosso, in stretto coordinamento con l’ufficio di diretta collaborazione del Ministro, questo adeguamento del quadro giuridico di riferimento».