Secondo il Financial Times, ripreso il 17 ottobre dal Sole 24 Ore, la società americana Anthropic avrebbe offerto a Blackstone un rendimento superiore al 10% su 9 miliardi di debito junior, parte di un finanziamento da circa 60 miliardi per i chip di Google. Dietro quei numeri c’è una domanda che interessa anche l’Europa, quella di chi accetti di pagare il calcolo prima di sapere quanto renderà. Bruxelles raccoglie fino al 12 novembre le candidature per le sue gigafactory e l’Italia deve dimostrare di saper impegnare la potenza che promette.
Secondo il Financial Times, ripreso il 17 ottobre dal Sole 24 Ore, la società americana Anthropic avrebbe offerto a Blackstone un rendimento superiore al 10% su 9 miliardi di debito junior, parte di un finanziamento da circa 60 miliardi per i chip di Google. Dietro quei numeri c’è una domanda che interessa anche l’Europa, quella di chi accetti di pagare il calcolo prima di sapere quanto renderà. Bruxelles raccoglie fino al 12 novembre le candidature per le sue gigafactory e l’Italia deve dimostrare di saper impegnare la potenza che promette.
Le cifre emerse sulla società americana Anthropic tra maggio e questa settimana, dai ricavi annualizzati dichiarati dall’azienda alle indiscrezioni della stampa finanziaria sul debito per acquistare la potenza di calcolo, permettono di misurare quanto costi mantenere un’intelligenza artificiale di frontiera e a quali condizioni il mercato accetti di pagarne il conto. Conviene leggerle dall’Europa e dall’Italia, che stanno decidendo adesso se dotarsi di una capacità di calcolo propria, con un bando comunitario già aperto e una candidatura nazionale in preparazione.
Il finanziamento si chiama Project North Star e serve ad Anthropic per acquistare 1,5 gigawatt di chip progettati da Google. Il rendimento superiore al 10% che sarebbe stato offerto a Blackstone riguarda la sola quota junior, la prima ad assorbire le perdite. Il Sole 24 Ore indica poi 42 miliardi di debito senior garantito da Broadcom e un costo dell’8,5% per un’operazione analoga di quattro mesi fa. La struttura appare dunque costruita a gradini, con la garanzia di un fornitore industriale a sostenere la parte più sicura e un investitore finanziario remunerato in proporzione al rischio che accetta di assorbire.
Il rendimento della quota più rischiosa indica quanto resti da dimostrare il rientro di un investimento che poggia sui canoni di leasing quinquennali di Anthropic. Il dato ufficiale sui ricavi annualizzati resta infatti quello di 47 miliardi di dollari dichiarato a maggio. I 65 miliardi attribuiti alla fine di luglio provengono da indiscrezioni riferite da Bloomberg e da Reuters e valgono come proiezione annua di un periodo breve e non come ricavo contabile. I bilanci verificati arriveranno solo con la quotazione e nel frattempo gli impegni verso Google ammontano a circa 200 miliardi in cinque anni secondo The Information, una cifra che colloca il finanziamento dentro un programma di spesa ben più ampio del solo debito oggi in discussione.
Per l’Europa il termine di paragone è il bando aperto dalla Commissione il 30 luglio, che mette in campo 10 miliardi pubblici per le gigafactory e ne attende oltre 20 dai privati, con candidature da presentare entro il 12 novembre, per un programma da circa 30 miliardi che vale la metà del solo North Star. L’Unione copre fino al 17% delle spese in conto capitale e gli Stati membri ne aggiungono almeno altrettanto, il che lascia ai consorzi il restante 66% e l’intera gestione di impianti che secondo il Consiglio dell’Unione richiedono tra 3 e 5 miliardi ciascuno, in una fase in cui la BCE ha alzato i tassi a giugno e a settembre portando quello sui depositi al 2,50%.
Sul versante italiano le richieste di connessione presentate a Terna per i data center superano i 100 gigawatt per quasi 600 iniziative, un totale che secondo l’amministratore delegato Pasqualino Monti eccede ampiamente la capacità reale di realizzare i progetti, il che impedisce di leggere la potenza richiesta come misura di quella effettiva. L’associazione italiana dei data center ricorda che il Paese pesa per il 12% del Pil europeo e dispone del 4% della capacità. Sul costo dell’energia elettrica l’Italia parte invece avvantaggiata, con circa 59 euro al megawattora secondo Eurostat contro i 107 della media europea.
Il caso europeo più vicino è quello di Mistral, che ha ottenuto 830 milioni di dollari da sette banche per 13.800 chip Nvidia e indica per il 2026 ricavi di un miliardo di euro contro i 47 miliardi di dollari annualizzati di Anthropic, una distanza di scala che rende difficile replicare in Europa lo schema americano in cui un fornitore industriale garantisce il debito su una domanda già contrattualizzata. Qui pesa la norma EuroHPC che consente di coprire il 17% dell’Unione anche con l’acquisto garantito di tempo di accesso all’impianto, una strada già imboccata da 18 Stati membri, Italia compresa, attraverso l’appalto congiunto per comprare calcolo dalle gigafactory. Una domanda pubblica impegnata in anticipo può infatti assolvere per i consorzi la funzione che per Anthropic svolgono Broadcom e i contratti di leasing, quella di offrire a chi presta un flusso di ricavi prevedibile.
La candidatura italiana guarda a Genova e a un consorzio di grandi imprese nazionali e dovrà arrivare a Bruxelles entro il 12 novembre. Il dato decisivo, non ancora pubblico ad agosto secondo Agenda Digitale, è la potenza che il sito potrà impegnare per contratto, in un Paese dove Terna stima, secondo Tom’s Hardware, tra 1,5 e 2 gigawatt realizzabili entro il 2030, una scala vicina ai 1,5 gigawatt di chip che North Star intende acquistare anche se calcolata su perimetri diversi.

Antonio Di Ieva
Giornalista, stratega editoriale, digitale e social media. Responsabile multimedia e web della rivista “Informazioni della Difesa”, cura i progetti speciali per PRP Media Consulting e PRP Channel. Scrive di geopolitica, difesa, tecnologie emergenti, connettendo ambiti distanti in analisi divenute racconto.
