483.000 KM² DI AMAZZONIA PROTETTI. 43 BLOCCHI PETROLIFERI E 286 RICHIESTE MINERARIE FERMATE. POI IMPROVVISAMENTE TUTTO CAMBIA
La Colombia aveva compiuto una scelta storica. Proteggere il 42% del proprio territorio continentale, impedendo nuove concessioni minerarie e nuove attività di esplorazione e sfruttamento petrolifero nell’Amazzonia colombiana. Una decisione dal significato enorme.
Perché l’Amazzonia non è semplicemente una foresta.
È una riserva straordinaria di biodiversità .
È un regolatore del clima.
È una risorsa fondamentale per il ciclo dell’acqua.
È la casa di comunità indigene che da generazioni proteggono questi territori.
Ma il 26 ottobre 2026 è arrivata una notizia che cambia tutto.
Il Governo colombiano ha revocato la risoluzione che introduceva queste protezioni. La motivazione ufficiale riguarda il mancato completamento delle consultazioni preventive con alcune comunità afrodiscendenti. Ed è proprio qui che nasce una domanda fondamentale. Come possiamo garantire contemporaneamente la tutela dell’ambiente, i diritti delle popolazioni locali e uno sviluppo economico sostenibile?
La protezione dell’Amazzonia non dovrebbe dipendere soltanto dall’alternanza politica.
Dovrebbe essere un impegno duraturo, costruito insieme alle comunità che vivono questi territori.
Perché una foresta distrutta non si ricostruisce con una nuova legge.
Un ecosistema perduto non ritorna con un cambio di governo. E alcune decisioni possono produrre conseguenze per generazioni.
Il vero progresso non si misura soltanto da quante risorse siamo capaci di estrarre. Ma anche da quante siamo capaci di preservare.
L’Amazzonia non riguarda soltanto la Colombia. Riguarda tutti noi.
E voi, pensate che la protezione di ecosistemi così importanti dovrebbe essere garantita da accordi più stabili e duraturi?
