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Un elettrodomestico che risponde come un amico in cucina, costruito su una tecnologia che nessuno, per ora, si preoccupa di spiegare

Torno a casa, appoggio le borse della spesa e comincio a tirar fuori quello che ho comprato senza un piano preciso. Zucchine, un pezzo di salmone, mezzo limone rimasto da ieri.  Accendo il robot e gli parlo come parlerei a un coinquilino che cucina meglio di me, gli dico che ho poco tempo e che stasera vorrei qualcosa di leggero. Non si limita solo a rispondere, propone, aggiusta, chiede se preferisco più acido o più dolce. Non sto leggendo una ricetta su uno schermo. Sto conversando con un elettrodomestico che fino a ieri si limitava a tritare e cuocere seguendo istruzioni già scritte.

È il salto che una nota azienda che produce elettrodomestici ha annunciato con l’aggiornamento di Cookidoo Assistant, lo strumento conversazionale integrato nell’ecosistema Bimby che pesca da un catalogo di oltre 100mila ricette. Il Gruppo tedesco della vendita diretta, fondato nel 1883 e ancora oggi impresa familiare, ha chiuso il 2025 con un fatturato consolidato di 3,6 miliardi di euro, in crescita del 14,1% sull’anno precedente, in un mercato che per molti concorrenti resta piatto. È dentro questa solidità che l’azienda ha scelto di investire in un assistente capace di parlare la lingua di chi cucina, non quella di chi programma.

L’assistente accompagna dall’ispirazione alla “cucina guidata”, la modalità con cui il robot segue passo dopo passo la preparazione, aiuta a esplorare il catalogo partendo dagli ingredienti disponibili in casa, indica esigenze alimentari specifiche, pianifica i pasti sul calendario. Una nuova funzione di traduzione apre parte del ricettario internazionale in inglese, polacco, spagnolo, portoghese, italiano, tedesco e francese, con altre lingue previste in seguito. Il capitolo più curato è l’introduzione dell’arabo, dove interfaccia e tastiera si adeguano al formato di lettura da destra a sinistra e arrivano più di 100 ricette native ispirate alle tradizioni gastronomiche del mondo arabo. “La ricerca guidata dall’intelligenza artificiale e la traduzione delle ricette semplificano l’accesso ai nostri contenuti, mentre l’attesa introduzione della lingua araba risponde a una richiesta che la community ci ha espresso con grande entusiasmo” – sottolinea l’Azienda che lo ha realizzato.

C’è un passaggio che il comunicato non racconta con la stessa chiarezza. Cookidoo Assistant è stato testato da dicembre 2025 da un gruppo selezionato di incaricati alla vendita, in Italia e in altri sei Paesi europei, che hanno raccolto riscontri durante dimostrazioni e contatti quotidiani con i clienti, secondo il modello di vendita diretta che caratterizza l’Azienda fin dalla fondazione. Solo dopo, in un secondo momento non contestuale all’annuncio, l’assistente è arrivato a tutta la community. Il feedback raccolto finora viene da chi vende il prodotto, non da chi lo ha usato senza quel filtro.

Ed è qui che il caso smette di essere una notizia di prodotto. Nessuna fonte, incluso il comunicato ufficiale, specifica su quale modello o infrastruttura sia costruito l’Assistant. Non è chiaro come vengano trattati i dati delle conversazioni che milioni di utenti avranno con il proprio robot da cucina, un tema che riguarda direttamente il GDPR e la privacy di chi ogni giorno racconta al proprio elettrodomestico cosa ha in frigorifero e quali gusti alimentari ha in famiglia. E non è dichiarato alcun tasso di affidabilità delle risposte generate, un dato che pesa nel momento in cui l’assistente smette di parlare a venditori formati e comincia a rispondere a chiunque abbia comprato un automa col toque blanche.

Torno alla mia cucina, con le zucchine ancora sul tagliere e il robot che ha appena suggerito una variante al limone. La conversazione funziona, è comoda, restituisce la sensazione di essere ascoltati che nessuna ricetta scritta può dare. Dietro quella voce familiare c’è però un’infrastruttura di cui, come gran parte delle aziende che portano l’AI nei prodotti di consumo, si preferisce non parlare nel dettaglio. Il salto raccontato dall’azienda produttrice riguarda l’accesso ai contenuti, non la trasparenza su come vengono elaborati. Chi oggi elenca ingredienti al proprio robot alimenta, senza saperlo, un sistema di cui non conosce l’architettura, i limiti, il destino dei propri dati – il prezzo silenzioso, per ora non quantificato, di un elettrodomestico che ha imparato a rispondere come un amico.

Immagine di copertina realizzata con l’AI.

Antonio Di Ieva

Giornalista, stratega editoriale, digitale e social media. Responsabile multimedia e web della rivista “Informazioni della Difesa”, cura i progetti speciali per PRP Media Consulting e PRP Channel. Scrive di geopolitica, difesa, tecnologie emergenti, connettendo ambiti distanti in analisi divenute racconto.