E’ “l’oro nero” il vero motivo per cui gli Stati Uniti hanno attaccato il Venezuela, e lo svelano i dati riportati nella foto di seguito riportata da Al Jazeera.

Se la violazione del diritto internazionale e l’attacco a uno Stato sovrano, sono ritenute solo opinioni, non stupirebbe se la prossima volta, spinti dallo stesso motivo, gli USA decidessero di invadere e conquistare sia la Groenlandia che il Canada.
Del resto il Presidente Trump ha sempre dichiarato che la Groenlandia riveste interesse per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e il Canada deve diventare uno Stato dell’Unione.
Credo che anche Cuba, la Colombia e il Messico siano per il Presidente spine nel fianco, ma, con ogni probabilità, non costituiscono per il Tycoon un target geoeconomico e geopolitico che in questo momento possa interessarlo.
LA VERITÀ NASCOSTA
Sono molte le domande che si pongono gli osservatori e gli analisti sulla legalità, rispetto al Diritto Internazionale, dell’operazione militare degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano, sul futuro del Venezuela e soprattutto sulla figura alla quale, teoricamente, Trump dovrebbe affidare il governo del Paese, dopo l’arresto del Presidente Maduro.
C’è anche incertezza su come e quanto i venezuelani presenti nel paese ed emigrati all’estero, abbiano accettato il golpe organizzato e realizzato da circa un anno direttamente dalla Casa Bianca e con la collaborazione di agenti infiltrati nelle Istituzioni venezuelane dalla CIA e di personalità appartenenti all’asset politico militare che governava il Venezuela e che hanno facilitato l’operazione militare, che si è svolta in modo massiccio e spettacolare, ma col minimo dei danni possibili e con l’uccisione di solo 40 persone tra militari e civili venezuelani.
LA CINA E L’AMERICA LATINA
Nella realtà, l’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela è il primo atto di una azione strategica ben più ampia che ha un unico obiettivo: liberare dalla influenza della Cina i Paesi dell’America Latina.
Il Venezuela (insieme a Brasile, Cuba, Paraguay e Perù) è tra i Paesi latinoamericani con le maggiori diaspore cinesi e tra i principali beneficiari dell’investimento estero cinese nella regione, che nel 2024 ammontava a circa 8,5 miliardi di dollari. La banche di Stato China Development Bank e l’Export-Import Bank of China sono tra i principali istituti di credito della regione, avendo erogato dal 2005 ad oggi oltre 120 miliardi di dollari per progetti energetici e infrastrutturali in cambio di forniture di petrolio.
Il Venezuela ha svolto un ruolo centrale in questi schemi grazie alle maggiori riserve petrolifere del mondo (300 miliardi di barili accertati). Oggi è di gran lunga il maggior debitore di Pechino: quasi 60 miliardi di dollari. Come Argentina, Brasile, Cile, Ecuador, Messico e Perù, il Venezuela ha anche firmato con la Cina una partnership strategica ed è il principale acquirente di armi cinesi nell’area. Non a caso il Governo cinese, a seguito dell’operazione militare statunitense e l’arresto e la deportazione negli Stati Uniti del presidente Presidente Maduro, ne ha chiesto ha chiesto la liberazione immediata.
Ma questo non era l’anno che sarebbe dovuto iniziare sotto i migliori auspici a sostegno della PACE tra i popoli, sottolineati dalle “promesse” sulla fine della guerra in Ucraina e sul definitivo accordo di pace fra Israele e Palestina?
