Ci sarebbe stata la conferma di Donald Trump che la guida suprema dell’Iran, Ali’ Khamenei, sarebbe stato ucciso durante uno degli attacchi sferrati da Israele e dagli Stati Uniti.
Se la notizia, come sembra, sarà ulteriormente confermata, resta da capire chi assumerà la guida del Paese.
Khamenei non era, infatti, solo un capo politico militare, ma anche la guida spirituale religiosa dell’Iran e di conseguenza del mondo islamico più integralista.
Altro dubbio riguarda come reagiranno i suoi sostenitori, come reagiranno gli Hezbollah del Libano e tutti i Paesi dell’area, perché bisogna ricordare che Khamenei non è morto, ma è stato ucciso, e questo potrebbe suscitare reazioni in questo momento non prevedibili da parte del mondo islamico più intransigente.
Un’altra considerazione va fatta sull’attuale assenza nelle città iraniane di manifestazioni di entusiasmo e di approvazione per l’uccisione dell’Ayatollah. Anche l’incitamento alle manifestazioni di piazza, rivolte da Israele agli iraniani, non sono ancora state raccolte e non si conosce neppure quale sarà la posizione che assumeranno i Pasdaran, milizie e fedelissime ad Alì Khamenei.
Di certo, ancora in queste ore, i Paesi dell’area interessata dal conflitto e in particolare l’Aeroporto internazionale di Dubai e la città di Tel Aviv sono al centro di forti bombardamenti mirati che denotano quanto sia ancora forte e minacciosa la capacità militare e la potenza di fuoco dell’Iran.
Preoccupa anche la sorte dei circa 20 mila gli italiani che risiedono nei Paesi coinvolti dal conflitto e che al momento non è possibile in nessun modo farli evacuare. I cieli dell’intera area mediorientale sono attraversati di continuo da missili e droni balistici e gli spazi aerei sono stati chiusi. Anche il nostro Ministro della Difesa, Guido Crosetto, è anche lui rimasto bloccato a Dubai con la propria famiglia, che era andata a trovare e con la quale stava per fare rientro in Italia, se non fosse stato dato il via all’operazione bellica congiunta di Israele e USA.
