Il ritiro dei nostri militari dall’Iraq “non sarà una smobilitazione”. Infatti, un presidio dovrebbe restare a Erbil almeno per le prossime ore, probabilmente anche per evitare dissapori con gli alleati. Il piano è stato discusso e rimodulato nelle stanze della Difesa e della Farnesina, sotto la regia di Palazzo Chigi.
Um primo contingente di militari partirà via terra. Gli altri per il momento resteranno. I rimpatriati a bordo di un camion risaliranno le tortuose strade del Kurdistan iracheno sotto la scorta dei peshmerga e poi quella dell’esercito turco. L’obiettivo è attraversare il confine senza incidenti, arrivare in Anatolia e da lì tornare a casa. Faranno ritorno in Italia con aerei militari da uno scalo vicino al confine, oppure con voli commerciali che decolleranno da Istanbul.
Il movimento dei militari avverrà adottando tutte le misure precauzionali per reagire ad eventuali azioni ostili da terra e/o dall’aria, unitamente ai supporti logistici di base come carburante, cibo e acqua.
L’intelligence ricoprirà un ruolo fondamentale, come anche gli accordi con il comando della coalizione. Occorre disporre della copertura aerea e i peshmerga, dovrebbero assicurare una cornice di sicurezza sino al confine. Una volta arrivati in Turchia. Gli aeroporti turchi più vicini sono quelli di Diyarbakir (500 km da Erbil) e di Barman (440 km da Erbil). Gli elicotteri muoveranno ovviamente in volo se le condizioni di sicurezza saranno favorevoli”.
Anche il personale diplomatico sarà ridotto ulteriormente: ambasciata a Baghdad e consolato di Erbil verranno praticamente dimezzati. Misure «temporanee», a sentire l’esecutivo. Non una smobilitazione, appunto, dicono. L’Italia rimarrà, con un contingente ristretto, in Kuwait. E a ranghi ridotti continuerà a partecipare alla missione di addestramento dei curdi, “Prima Parthica”, in Iraq.
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha sentito ieri, a più riprese, il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, e il titolare degli Esteri, Antonio Tajani, esprimendo «solidarietà» e «orgoglio» per i nostri militari. Alla Farnesina sono stati convocati gli ambasciatori dell’area, con il consigliere diplomatico di Palazzo Chigi, Fabrizio Saggio, e il generale Giovanni Maria Iannucci, a capo del Comando Operativo di Vertice Interforze. Anche l’evacuazione da Erbil è stata al centro del Consiglio Supremo di Difesa.
Di seguito la dichiarazione rilasciata al Tg3 della Rai da parte del Capo del Comando Operativo Vertice Interforze, Generale di Corpo d’Armata Maria Giovanni Iannucci, in merito al ritiro dei nostri militari dall’Iraq e in generale dalle missioni in Medioriente.
