Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

Le classifiche per il Campionato Mondiale di calcio del 2026 hanno accolto gli ultimi qualificati alla 48esima edizione che si svolgerà negli Stati Uniti e in Canada. Ultima squadra ammessa alla competizione mondiale è’ stata l’Iraq che ha sconfitto la Bolivia. 

Nell’altro spareggio interzona, si è qualificata la Repubblica Democratica del Congo che ha superato la Giamaica. 

Dall’Europa, oltre alla Bosnia, si sono qualificate anche la Turchia, la Svezia e la Cechia e le più blasonate come Francia, Spagna, Germania, Inghilterra, ecc…

L’eliminazione dell’Italia, notizia ripresa oggi anche da molti quotidiani europei, in alcuni dei quali occupando anche la prima pagina, e’ il segno dell’amara profondità della crisi del calcio italiano.

L’Italia,  però, un record lo ha conquistato, proprio con la sconfitta di ieri sera perché, nella storia del calcio mondiale,  nessuna nazionale che abbia conquistato il titolo di campione almeno una volta (l’Italia ne vanta ben quattro) era mai stata eliminata dalla disputa del Mondiale per tre volte di seguito.  I primi siamo stati noi, dopo essere stati fatti fuori ai rigori in Bosnia, dopo essere andati in vantaggio nel primo quarto d’ora di gioco, dopo essere rimasti in 10 per l’espulsione di Bastoni, colpevole del gesto disperato per evitare un goal, e dopo esserci fatti raggiungere dalla Bosnia con un goal partito da una mischia a 10 minuti dalla fine del primo tempo e dopo aver sofferto, per 80 minuti circa, gli incessanti attacchi dei giocatori bosniaci, con i nostri a doversi difendere a denti stretti per evitare il peggio e a mancare clamorosamente almeno cinque occasioni per andare nuovamente in vantaggio. I tempi supplementari non hanno modificato il risultato e alla fine abbiamo dovuto subire la prova dei rigori che ci ha castigato definitivamente: dal dischetto hanno sbagliato Esposito e  Cristante, mentre per la Bosnia non c’è stato alcun calcio di rigore che non sia andato a segno in rete. 

Guardando la partita di ieri contro la Bosnia mi sono chiesto, e penso di non essere stato il solo, ma che partita avremmo potuto disputare se al posto dei “giganti bosniaci” ci fossero stati i più blasonati giocatori del continente europeo o del Sudamerica: vi immaginate una partita contro il Brasile, l’Argentina  o contro la Germania, la Spagna o l’Olanda, con un livello di gioco come quello che abbiamo visto ieri sera, sebbene anche nelle partite precedenti non è che fosse  andata meglio, visto che per la qualificazione siamo dovuti arrivare alla finale dei play-off.

Gli Azzurri, ieri sera hanno deluso il sentimento degli italiani perché la Nazionale è da sempre un simbolo dell’identità del nostro Paese che durante la competizione dei Mondiali si è sempre “riunito” intorno al tricolore pur trattandosi di un gioco, di uno sport che, però, ha da sempre attratto l’attenzione e le simpatie di moltissimi italiani: basti ricordare la quantità di bandiere tricolori che solitamente non si notano nei palazzi di privati cittadini e che durante le competizioni del mondiale sventolano da moltissimi balconi e finestre.

Delusione e amarezza quindi, soprattutto per il modo con cui abbiamo perso, e senza offendere la dignità dei nostri avversari, perdendo una partita contro una squadra ammirevole per l’impegno profuso, ma certamente non per la qualità del gioco visto anche che occupa il 71º posto nel ranking mondiale, contro il 13º dell’Italia che, comunque, retrocede di un posto e si trova davanti il Senegal.

Quando vincemmo nel 2006, superata la notte di festa, il mattino seguente molti italiani si chiesero se era vero (come recito’, a suo tempo, il titolo di un articolo pubblicato dalla Gazzetta dello Sport), che fossimo divenuti campioni del mondo.
Questa mattina dopo la partita di ieri sera, molti italiani si sono svegliati e si sono chiesti se era vero che eravamo stati eliminati per la terza volta consecutiva dalla principale competizione mondiale dello sport più diffuso in Italia e nel mondo.

Certo non sono questi i problemi del Paese, e non è certo la disfatta contro la Bosnia o l’eliminazione dal Mondiale che ci impensierisce, più di quanto non lo facciano i conflitti in corso, prossimi ai nostri confini, i milioni di poveri che arrivano nel nostro paese e quelli che nel nostro paese vivono e non riescono più a vivere. Ma, proprio per questi motivi, ogni tanto qualche attimo di distrazione, di conforto, che dia fiducia in un futuro che appare sempre più incerto sarebbe davvero necessario per stemperare le tensioni e i timori.

Rino Gattuso, occorre riconoscerlo, ha ereditato uno sfacelo quando ha accettato di allenare la Nazionale, e ha sicuramente cercato di dare il meglio di se stesso nel corso di questi mesi di preparazione.  Certamente non può essere ritenuto l’unico responsabile della disfatta, che è dipesa da un sistema del calcio italiano che va certamente riorganizzato e disinquinato dall’ingordigia pecuniaria delle Squadre di Club. Queste ultime hanno sempre più praticato lo sport business, trascurando invece la possibilità di creare in seno ai Club delle scuole di calcio “vere”, per i giovani italiani provvisti del necessario talento per poter andare a formare la Squadra per eccellenza che potesse formare la Nazionale, ma, soprattutto, hanno anteposto i soldi al talento, al sogno, alla passione e all’orgoglio di essere italiani, che dovrebbero essere i valori fondanti dei calciatori e degli allenatori di una squadra di calcio che ha il compito di rappresentare il Paese a cui appartiene.

Qualcuno dirà che esistono interessi miliardari anche in molti altri sport, come ad esempio il Tennis, la Formula 1, il MotoGp, ma almeno in quel caso, i tanti soldi in palio per tutti coloro che si occupano di quello specifico sport a vario titolo, hanno prodotto protagonisti e risultati entusiasmanti, come hanno fatto anche gli altri sport in cui girano viceversa pochi soldi, come l’atletica leggera, la pallavolo, il ciclismo, molti sport invernali, e con alti e bassi anche il basket e lo stesso rugby.

Purtroppo non serve, quindi, a nulla che Gattuso abbia finito in lacrime con la recita del mea culpa e delle scuse che gli fanno onore, ma, purtroppo, non confortano nessuno. E non sono state di buon gusto le parole pronunziate a caldo dall’intoccabile Presidente della Federcalcio Gravina che, seppure con il bonario intento di sdrammatizzare, ma inopportuno con quel tono e con quelle parole, per prima cosa, ha escluso di dimettersi e tanto più di dimettere. L’unico che ha detto due parole di buon senso è stato il solito Buffon che ha parlato di “futuro incerto”.

Ora c’è da capire molto velocemente il da farsi, perché il prossimo traguardo non è poi così lontano e non è affatto facile: gli Europei di calcio, previsti nel 2028 e che si giocheranno nel Regno Unito e nella Repubblica d’Irlanda.