Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

Prepararsi alla guerra richiede anni mentre una decisione politica può avvicinarla in poche ore


Una centrale elettrica fuori uso non torna a funzionare per decreto. Un ospedale non raddoppia i propri
posti letto perché lo chiede un vertice internazionale. E una popolazione non impara a evacuare una città
mentre cerca già di fuggirne.
È da tempo che richiamo l’attenzione su questi aspetti. Quando discuto dei rischi di un allargamento della
guerra in Europa, torno a porre una domanda che considero essenziale: alle dichiarazioni di fermezza
corrisponde una preparazione concreta a proteggere le persone, qualora la deterrenza fallisse?
Ora anche la NATO sembra essersi svegliata. Il 17 settembre 2026 ha annunciato la prima pubblicazione
integrale dei propri requisiti di resilienza. Il testo, datato 15 settembre, lega espressamente la preparazione
civile all’esecuzione dei piani militari dell’Alleanza e al sostegno delle forze di rinforzo, anche in un
ambiente contestato.
Occorre però essere precisi: non è la scoperta improvvisa di un problema sconosciuto. I sette settori di
resilienza esistevano già. La pubblicazione non coincide necessariamente con l’inizio della preparazione
nazionale. Il mio interrogativo riguarda proprio la distanza tra quanto si pianifica, quanto si realizza e
quanto si racconta ai cittadini.
La guerra dentro la vita quotidiana
Per comprendere la portata del documento bisogna entrare nei sette settori indicati dalla NATO. Li
riassumo qui, distinguendo le richieste del testo dalle conseguenze pratiche che dovrebbero farci riflettere.
1 – Continuità del governo e dei servizi essenziali
La prima esigenza è che lo Stato continui a funzionare anche quando una crisi colpisce i suoi centri
decisionali. La NATO richiede piani verificati ed esercitati, una linea di successione della leadership e
una catena di comando chiara. Prevede centri di gestione delle crisi fisicamente protetti, capacità
ridondanti e soluzioni alternative, oltre a un sistema nazionale di protezione e difesa civile. Il punto non è
soltanto dove si riunirebbe un governo: è chi potrebbe decidere, comunicare le decisioni e far arrivare i
servizi indispensabili alla popolazione se le sedi e i collegamenti abituali diventassero inutilizzabili.
2 Sicurezza e continuità degli approvvigionamenti energetici
L’energia deve restare disponibile durante crisi e conflitti, con capacità di aumentare produzione e
distribuzione e di assicurare gli accessi prioritari richiesti dal sostegno alle forze alleate. Sono previsti
piani di riparazione e ripristino verificati attraverso esercitazioni, costruiti insieme ai gestori delle
infrastrutture. Occorre conoscere anche le dipendenze da fornitori, reti estere e componenti critici. Le
conseguenze sono immediate: un’interruzione elettrica prolungata può compromettere
contemporaneamente ospedali, acquedotti, telecomunicazioni e conservazione degli alimenti. La
vulnerabilità di un settore può diventare quella di tutti gli altri.
3 – Gestione degli spostamenti della popolazione
Il documento comprende movimenti controllati e incontrollati, dall’interno e dall’esterno del territorio
nazionale. Indica espressamente la necessità di pianificare anche per afflussi di massa superiori al 2 per
cento della popolazione del Paese: una soglia di pianificazione, non una previsione di esodo. Richiede
inoltre evacuazioni organizzate e la preparazione, attraverso esercitazioni, alla contemporanea
circolazione di civili e forze militari sulle stesse vie di comunicazione, potenzialmente limitate.
Immaginiamo famiglie in fuga e colonne di rinforzi che devono utilizzare i medesimi attraversamenti:
decidere percorsi e priorità quando le strade sono già bloccate sarebbe troppo tardi.
4 – Disponibilità di alimenti e acqua
La NATO chiede protezione delle risorse e delle infrastrutture, allerta precoce e piani di emergenza
regolarmente esercitati per garantire alimenti e acqua sia alla popolazione sia alle operazioni militari. Il
requisito riguarda anche il personale necessario, le forniture indispensabili e le dipendenze fra settori
durante crisi prolungate. Avere prodotti nei magazzini non risolve tutto: bisogna poterli trasportare e
distribuire. Allo stesso modo, la presenza di una risorsa idrica non garantisce che l’acqua possa essere
trattata e raggiungere le abitazioni. La preparazione deve seguire l’intera catena del servizio.
5 – Capacità sanitaria per vittime di massa e gravi crisi
Il quinto settore riguarda la capacità di affrontare un numero elevato di vittime e crisi sanitarie
dirompenti, continuando a garantire le cure essenziali. Il testo prevede un quadro aggiornato delle
capacità sanitarie civili e militari, piani integrati, scambio di informazioni ed esercitazioni comuni.
Richiede scorte e approvvigionamenti sicuri di materiali, attrezzature, farmaci, principi attivi, sangue ed
emoderivati. Per me la domanda concreta è questa: come si assisterebbero molti feriti senza abbandonare
chi ha già bisogno di cure? La risposta richiede personale e organizzazione, oltre a letti e materiali.
6 – Continuità delle comunicazioni civili
Le comunicazioni devono essere affidabili, sicure e disponibili anche durante un conflitto. La NATO
richiama i rischi fisici e informatici, le dipendenze della catena di fornitura e la proprietà e il controllo
degli operatori. Prevede accessi prioritari per le esigenze della società e delle forze militari, insieme a
sistemi capaci di mantenere il contatto fra autorità e cittadini e di diffondere gli allarmi. Una
comunicazione interrotta può impedire di chiedere soccorso; una comunicazione pubblica confusa può
rendere inefficace anche un buon piano di evacuazione.
7 – Resilienza dei trasporti civili
L’ultimo settore richiede di proteggere, rendere disponibili e ripristinare infrastrutture, mezzi, itinerari e
personale dei trasporti. Comprende l’attraversamento delle frontiere nei tempi necessari alle forze NATO,
con un punto di contatto nazionale e il coordinamento dei ministeri competenti. Sono previsti sistemi
alternativi per le componenti digitali e un meccanismo di notifica alla NATO delle interruzioni rilevanti
per la rete di rinforzo e sostegno. Porti, ferrovie e strade devono continuare a servire una società in
difficoltà mentre sostengono il movimento delle forze: due esigenze da conciliare concretamente.
Una preparazione che coinvolge l’intera società
Questi settori devono funzionare insieme. Il documento collega la pianificazione civile nazionale alle
esigenze operative, incluso l’Host Nation Support: il sostegno che il Paese ospitante deve assicurare alle
forze alleate. Chiede di bilanciare le necessità civili, commerciali e militari, mitigando l’impatto sulla
popolazione. La preparazione coinvolge quindi anche imprese e gestori privati, ai quali si chiede di
considerare crisi e conflitti nei propri piani di continuità operativa.
La revisione considera attacchi fisici, sabotaggi, offensive informatiche, dipendenze economiche e
vulnerabilità legate ai sistemi spaziali, insieme ai rischi naturali e ambientali. Non presuppone soltanto
un’emergenza isolata: considera anche effetti a cascata e crisi concomitanti. Da qui la mia
preoccupazione: essere capaci di affrontare una singola interruzione non significa necessariamente poter
sostenere un Paese colpito in più funzioni nello stesso momento.
Dietro queste formule ci sono famiglie, anziani, persone non autosufficienti. C’è chi dipende da un
farmaco che deve arrivare ogni settimana, da un apparecchio elettrico che non può spegnersi, da
un’assistenza che non può essere sospesa. È a loro che dovrebbe pensare, prima di tutto, chi assume
decisioni capaci di esporre un Paese alla guerra.
Il tempo che non si può comprare
Non si può continuare a stuzzicare l’avversario, accompagnare ogni passaggio dello scontro con una
nuova prova di forza e poi, quando il rischio di precipitare aumenta, scoprire quanto lavoro resti da fare
per proteggere la popolazione. È questa la contraddizione politica che denuncio. Non sostengo che ogni
misura difensiva sia una provocazione: sostengo che ogni scelta debba essere valutata anche per le
conseguenze che potrebbe innescare.
La Russia è indicata come responsabile dell’aggressione all’Ucraina. Riconoscerlo non esonera i governi
europei dal dovere di misurare i rischi delle proprie decisioni. La responsabilità dell’aggressore e la
prudenza di chi gli si oppone non si escludono.
Predisporre reti alternative, proteggere infrastrutture, ampliare capacità sanitarie, organizzare rifugi e vie
di evacuazione può richiedere anni. Servono progetti, autorizzazioni, materiali, personale formato, accordi
con operatori privati. Poi occorre verificare che tutto funzioni insieme, nelle condizioni peggiori. Non
basta sapere dove si trova un generatore: bisogna sapere chi lo avvia, per quanto tempo può funzionare e
chi gli porterà il carburante quando la strada sarà interrotta.
Un piano va esercitato. Una scorta deve essere mantenuta e rinnovata. Un’infrastruttura alternativa deve
resistere proprio all’evento che ha messo fuori uso quella principale. Il tempo necessario a costruire
queste capacità non si accorcia con la durezza di un discorso.
Il conto da presentare ai cittadini
Tutto questo richiede volontà politica e risorse ingenti. In un bilancio pubblico le priorità competono:
finanziare la preparazione può comportare maggiori imposte, altro debito o minori risorse per sanità,
istruzione e sostegno alle fragilità. Non esiste un automatismo per cui ogni euro destinato alla sicurezza
venga sottratto al welfare; esiste però un costo che va dichiarato, senza nasconderlo dietro le percentuali
del PIL.
Il testo richiama la quota fino all’1,5 per cento del PIL concordata al vertice dell’Aia del 2025 per spese
connesse alla difesa e alla sicurezza, nella quale rientrano anche resilienza e preparazione civile. Non è
uno stanziamento aggiuntivo disposto da questo documento, né una somma riservata interamente ai sette
settori. Senza priorità nazionali, finanziamenti e tempi di attuazione, il riferimento contabile non basta a
trasformare i requisiti in capacità.
Alcuni investimenti possono migliorare anche la vita in tempo di pace: una rete elettrica più affidabile o
un ospedale meglio attrezzato sono beni collettivi. Proprio per questo occorre discutere quali interventi
finanziare, con quali priorità e con quali benefici verificabili. Il richiamo alla sicurezza non può diventare
una delega in bianco.
Preparare significa anche dire la verità
C’è poi un costo che non compare nei capitoli di spesa. Preparare un Paese significa coinvolgere le
persone, spiegare che cosa fare, rendere comprensibili le responsabilità. Significa discutere come
garantire cure e assistenza mentre gli stessi mezzi, strade e servizi devono sostenere anche le operazioni
militari. Sono scelte difficili, che una democrazia deve affrontare prima dell’emergenza.
Per l’Italia, le domande sono concrete. Quali capacità sono già disponibili? Quali piani sono stati
esercitati? Chi assiste le persone che non possono spostarsi autonomamente? Quali tempi e finanziamenti
sono previsti per colmare le lacune? Non chiedo di rendere pubblici dettagli operativi riservati. Chiedo
che i cittadini e il Parlamento possano valutare la serietà della preparazione.
Il documento NATO non certifica che siamo pronti. Non dimostra neppure, da solo, che non lo siamo.
Indica ciò che gli alleati devono essere capaci di fare. Tra un requisito scritto e una capacità disponibile
possono esserci anni di lavoro.
È qui che serve anche la schiena dritta di chi consiglia il decisore politico. Un comandante deve poter dire
che un rischio supera le capacità disponibili, che i tempi non sono compatibili, che una promessa non può
essere mantenuta. Chi segnala un limite sgradito svolge il proprio dovere. Una catena decisionale
popolata di yes men può rendere comoda la vita del vertice, ma non rende più sicura quella dei cittadini.
La NATO fa bene a porre questi problemi. Ma proprio l’enormità dell’impegno necessario dovrebbe
spingerci a una domanda ancora più urgente: dobbiamo davvero impiegare i prossimi anni a prepararci
alle conseguenze di un conflitto che dovremmo adoperarci con ogni mezzo diplomatico per fermare oggi?
Da tempo insisto sulla preparazione civile perché vorrei che chi accetta il rischio della guerra ne
comprendesse fino in fondo il prezzo. Di fronte all’abisso che ci separa da un’adeguata preparazione allo
scontro, esiste una via più diretta, da perseguire con ben altra determinazione: arrivare alla fine del
conflitto. Una trattativa può essere durissima e comportare compromessi dolorosi. Ma non possiamo
continuare a considerare accettabili i costi della guerra e intollerabili quelli necessari a fermarla.
Prima di chiedere ai cittadini altri sacrifici per prepararsi alla guerra, i governi devono dimostrare di
essere disposti a sacrificare prestigio, convenienze e rigidità politiche per porvi fine. Il tempo che manca
per proteggerci dovrebbe essere una ragione in più per negoziare, non per rimandare ancora. Arrivare alla
fine del conflitto, costi quel che costi. Perché il conto di una guerra più vasta lo pagherebbero soprattutto
persone che non hanno deciso nulla.

Fonti ufficiali NATO
[1] NATO, 2026 Resilience Baseline Requirements, 15 settembre: 2026:
https://www.nato.int/en/about-us/official-texts-and-resources/official-texts/2026/09/15/2026-
resilience-baseline-requirements
[2] NATO, Prepare, protect, prevail: NATO publishes Baseline Requirements for Resilience, 17
settembre 2026: https://www.nato.int/en/news-and-events/articles/news/2026/09/17/prepare-protect-
prevail-nato-publishes-baseline-requirements-for-resilience
Condivido ciò che il mare mi ha insegnato, senza la pretesa di possedere verità
assolute. Offro queste riflessioni a chi vorrà navigare con me. Chi sentirà che
questa rotta gli appartiene, salga a bordo. Il mare è grande. C’è spazio per tutti
quelli che hanno il coraggio di partire.


Paolo Treu
L’Ammiraglio di Squadra (ris.) Paolo Treu è ex Comandante in Capo della Squadra
Navale, vertice del braccio operativo della Marina Militare italiana.
“MAPPE DEL POTERE
(https://www.linkedin.com/newsletters/mappe-del-potere-
7436115065423974400/)
LEADERSHIP
(https://www.linkedin.com/newsletters/leadership-7430953035700391936/)
PUBBLICAZIONI
Paolo Treu è autore di molte pubblicazioni. L’ultima in ordine di tempo è intitolata
Tu sei un intero oceano in una goccia – Rompi le pareti della tua prigione”. Il
ricavato della vendita del libro sarà interamente devoluto per volontà dell’autore
all’Associazione MITOCON (www.mitocon.it) che opera a sostegno dei pazienti
affetti da rare malattie mitocondriali che colpiscono i bambini e le relative