Quali possono essere stati i motivi che hanno indotto Donald Trump a innescare un conflitto armato dí così ampie proporzioni, militarmente, geograficamente, politicamente e socialmente e che, se non opportunamente gestito, potrebbe coinvolgere, seppure indirettamente, anche la Cina, la Russia e l’Unione Europea?
Ufficialmente il Tycoon scopre le carte e risponde che il motivo principale dell’intervento armato, organizzato e ordinato senza essere mai passato al vaglio del Parlamento come vuole la costituzione degli Stati Uniti d’America, risiede nella volontà di voler abbattere definitivamente il duro regime repressivo imposto dai trentasette anni della guida politica e religiosa di Ali Khamenei, di voler distruggere l’arsenale nucleare dell’Iran e di voler eliminare il movimento terroristico dei Pasdaran, le Guardie della rivoluzione, fedeli sostenitrici del regime e come tali definite da Trump “nemiche degli americani, di Israele e degli amici alleati europei“.
Da parte israeliana c’è il tentativo, a mio avviso senza possibilità di successo, di approfittare di questa occasione, non facilmente ripetibile, per assumere un ruolo comprimario con gli USA nella gestione dell’intera complessa “questione” mediorientale.
Peccato che il Presidente americano, collezionista di numerosi flops, sia in politica interna che estera, abbia vinto le elezioni affermando che dal primo giorno del suo secondo mandato avrebbe abbandonato le cause che gli Stati Uniti, dopo la seconda guerra mondiale, hanno cercato di “sposare per difendere il mondo”, aggiungendo che con il suo intervento avrebbe fatto cessare nell’arco di quarantott’ore i due principali conflitti che minacciano ancora oggi la pace sul pianeta, quello in Ucraina e quello in Israele del quale, invece, Trump diventa complice in un intervento armato che viola le norme del diritto internazionale, aggredendo uno Stato sovrano e tradendo le promesse pacifiste fatte ai cittadini americani durante la campagna elettorale. Ma non basta, perchè Trump sbaglia anche quando cade in un’ennesima contraddizione, quando cerca di stringere accordi di collaborazione con la Russia e persino con la Cina, lanciando moniti e minacce e al tempo stesso stendendo un tappeto rosso a Putin e organizzando un prossimo incontro con Xj Jinping. Poi certo ci sono motivi legati anche in seconda battuta alla volontà di distrarre l’opinione pubblica nazionale e internazionale dalle sue vicende giudiziarie personali e da alcune prese di posizione in politica interna rivelatesi un boomerang come, ad esempio, quella dei metodi forti utilizzati per contrastare e reprimere l’immigrazione clandestina e da ultimo a coprire il terremoto mediatico, ma anche giudiziario, degli Epstein files.
Trump tradisce, con l’intervento in Iran, anche le aspettative dei suoi elettori, rassicurati in campagna elettorale da promesse non mantenute, di occuparsi principalmente degli interessi del popolo degli Stati Uniti, facendo in modo che gli americani tornassero ad essere consapevoli della propria potenza commerciale, industriale e militare, e dicendo di voler fare il possibile affinchè gli USA concentrassero i propri sforzi per migliorare le cose all’interno dei propri confini evitando di disperdere energie e risorse a sostegno dei propri alleati.
Il Presidente trasforma le questioni politiche istituzionali in una serie di discutibili trattative economico-finanziarie, imponendo dazi su tutto e a tutti, e dai quali, in più riprese, ha dovuto ritrattare. Senza alcuna remora e il falso pudore che aveva contraddistinto l’operato dei suoi predecessori, il Capo della Casa Bianca ha continuato a muovere a suo favore le pedine sulla scacchiera mondiale, ma con un obiettivo orientato rigorosamente al business, senza una vera visione politica per il presente e tanto meno per il futuro del Paese.
E allora se l’interesse di Trump in Ucraina sono state le terre rare, unico elemento della trattativa di pace che è riuscito a rispettare firmando il relativo accordo con Zelensky, tralasciando tutto ciò di cui l’Ucraina avrebbe avuto maggiormente bisogno per essere più incisiva nella difesa dall’aggressione russa, non c’è motivo di dubitare che sia lo stesso interesse ad animare e a motivare la decisione di intervenire in Iran per stabilire in tutta l’area mediorientale un nuovo ordine economico, politico e solo subordinatamente ai primi due, anche militare.
L’Iran possiede significative riserve di terre rare e minerali strategici con risorse naturali stimate per un valore di circa 27,5 trilioni di dollari, tra le quali spiccano rame, ferro, zinco e, recentemente, a giugno del 2025, una scoperta di 7.000 tonnellate di antimonio.
La scoperta annunciata dall’Iranian Mines and Mining Industries Development and Renovation (IMIDRO) individua il giacimento nelle province del Sistan e Baluchistan. Si tratta di un minerale cruciale per tecnologie solari e batterie.
Ma non basta. L’Iran si colloca nella top 10 mondiale per il possedimento di importanti risorse minerali, con oltre 68 tipi di minerali identificati, il che lo rende un concorrente strategico in un mercato attualmente dominato dalla Cina che non a caso gli è sempre stata vicina per mantenere buoni rapporti di collaborazione economica finanziaria e ovviamente strategica militare unitamente a quelli che l’Iran intrattiene con gli amici russi. Le nuove scoperte si inseriscono in una strategia di cooperazione, infatti, con Russia e Cina in quella che costituisce la “Via della Seta mineraria” e destando non poche preoccupazioni per gli USA e per l’Europa essendo questi materiali determinanti pet l’accesso alle risorse necessarie per la transizione tecnologica.
Oltre alle terre rare, l’Iran detiene immense riserve di idrocarburi essendo infatti il 2° Paese al mondo per i depositi di gas naturale e il 3° per il petrolio.
Trump riesce nell’obiettivo di uccidere Khamenei ma il futuro dell’Iran appare in questo momento storico molto incerto e subordinato alla reazione dell’intero mondo islamico all’attacco mortale inferto dall’Occidente. L’Islam è stato brutalmente ferito e ucciso nel suo spirito identitario e nel suo credo religioso: Khamenei non è morto, ma è stato ucciso dall’Occidente, e questo potrebbe innescare una reazione a catena, con ritorsioni che potrebbero comportare effetti devastanti come accaduto in passato, quando lo scontro tra Occidente e Medioriente non fu solo militare, ma ideologico e religioso: il peggiore, per la comunità internazionale, da affrontare e cercare di risolvere.
L’attuale Presidente iraniano Pezeshkian ha del resto affermato che – “è un dovere dell’Islam vendicare l’uccisione di Khamenei“.
LE RITORSIONI CONTRO USA, ISRAELE E I PAESI ALLEATI
Nel mondo sono già evidenti le prime ritorsioni con il lancio di droni e missili balistici da parte delle Forze armate iraniane su molti obiettivi che ospitano sedi e infrastrutture statunitensi e dei Paesi alleati presenti nel Medioriente.
Dopo che la Gran Bretagna ha messo a disposizione degii USA due prorprie Basi di cui una a Cipro non è tardata la risposta dell’Iran che ha colpito con droni balistici proprio quest’ultima situata nell’isola di Cipro.
I Pasdaran hanno lanciato 4 missili balistici contro la Portaerei USA Lincoln.
In Oman sono state chiuse le frontiere e l’Iran ha colpito danneggiandolo l’Aeroporto internazionale di Dubai, mentre in città sono stati colpiti pesantemente una zona residenziale e un grattacielo.
In Iraq, le milizie filo-iraniane hanno attaccato alcuni obiettivi degli USA, mentre le capitali arabe hanno fatto appello al Governo iraniano di non essere attaccate ma forti esplosioni si sono sentite nella capitale dell’Arabia Saudita, Riyad.
La Cina, amica dell’Iran gioisce, intanto, per la confermata fragilità dell’ordine occidentale, mentre la Russia si limita a definire l’attacco all’Iran una violazione del diritto internazionale e Putin afferma “l’uccisione di Khamenei e’ la violazione di ogni norma” (da quale pulpito viene la predica…).
L’Unione Europea, anche in questo contesto, ha mostrato per l’ennesima volta la propria marginalità e la propria assenza sul piano decisionale. Unica presa di posizione degli alleati degli USA l’apertura delle due Basi britanniche alle Firze Armate USA per operazioni definite di difesa e l’invio della Portaerei francese “De Gaulle” sotto egida della NATO nel Mediterraneo.
La domanda che la comunità internazionale, gli analisti, i politologi si pongono alla luce di quanto sta avvenendo in Medioriente, e’ quali saranno i cambiamenti geopolitici ai quali andremo incontro nell’imminente futuro e di conseguenza, come reagirà il mondo islamico, posto di fronte ad una scrkta che non è solo politica, ma anche ideologica e identitaria.
Ci dovremo preparare nei prossimi mesi ad assistere a una nuova stagione del terrorismo islamico come risposta a quanto sta accadendo in questi giorni? Saremo nelle condizioni di potercene difendere?
Come scrive nel suo editoriale Massimiliano D’Elia, Direttore Responsabile di PRP Channel, “il mondo che emerge dall’uccisione di Ali Khamenei non è solo la fine di un uomo o di un’epoca iraniana. È l’inizio di una fase in cui la geopolitica smette di essere solo calcolo di interessi e torna a essere scontro di identità”.
