L’UCRAINA STA INSEGNANDO A FARE LA GUERRA
Ai tempi dell’Impero romano, l’odierna Ucraina era principalmente una zona di frontiera e di influenza periferica, situata oltre il confine nord-orientale (limes) del Danubio. Non fu mai stabilmente conquistata e agiva come area di scontro/incontro con popolazioni nomadi (Sarmati, Sciti) e snodo commerciale nel Mar Nero. Ma la sua storia nel corso del tempo è cambiata. Oggi l’Ucraina grazie al conflitto con la Russia, nonostante le devastazioni causate dalla guerra, è divenuta leader mondiale nel settore della ricerca, progettazione costruzione e impiego di apparati aerei, marini e terrestri a pilotaggio remoto, ovvero droni e robot.
Si dice che addirittura la Difesa ucraina abbia costituito e impiegato contro il nemico un Battaglione di robots armati. Nel Paese, infatti, si assiste ad un utilizzo sempre maggiore dei cosiddetti sistemi robotici terrestri (UGV – Unmanned Ground Vehicles) e dei droni. Apparati armati utilizzati dalle Forze armate ucraine in un conflitto non da poco, contro una potenza mondiale, realizzando un vero e proprio test di sperimentazione per l’utilizzo di tecnologie autonome avanzate.
Le idee e le possibilità derivanti dall’utilizzo dell’industria dronica e della robotica sono infinite. Innanzitutto per il costo che dipende da come l’arma viene configurata. Il prezzo medio di un UGV è di circa 20.000 dollari e se lo si confronta con i medesimi strumenti prodotti in Europa, il più simile costa 160000,00 euro.
Negli ultimi mesi l’Ucraina ha accelerato lo sviluppo di droni d’attacco, robot terrestri, piattaforme di ricognizione e sistemi automatizzati per la logistica militare. Da fonti ucraine si apprende che per la prima volta nella storia di un conflitto moderno, una postazione nemica è stata conquistata esclusivamente con l’impiego di robot terrestri, droni e sistemi senza equipaggio, senza l’intervento diretto della fanteria. L’annuncio è del Presidente ucraino Zelenski, che ha parlato di “un’operazione riuscita senza perdite umane e con il solo utilizzo di tecnologie autonome e telecomandate”. Si tratta di una notizia reale riportata dalle Autorità ucraine e inserita nel più ampio processo di trasformazione tecnologica avviato da Kyiv dall’inizio della guerra.
L’episodio segna, indubbiamente, un possibile punto di svolta nella storia militare contemporanea.
Secondo quanto comunicato da Zelensky, l’azione avrebbe coinvolto diversi sistemi senza equipaggio coordinati tra loro. In prima linea sarebbero stati impiegati robot terrestri armati, capaci di avanzare su terreni difficili e colpire obiettivi difensivi. In supporto sarebbero stati impiegati droni aerei che avrebbero svolto attività di sorveglianza, individuazione bersagli e copertura tattica.
L’elemento più significativo non è soltanto l’uso dei singoli mezzi, ma la loro integrazione in una rete operativa comune. Questo significa che sensori, telecamere, intelligenza artificiale e operatori remoti lavorano in tempo reale per prendere decisioni rapide e adattarsi alla situazione sul campo.
Il risultato finale, secondo Kyiv, è la presa della posizione avversaria senza perdite tra i militari ucraini. In un conflitto contrassegnato da trincee, mine e artiglieria, essere riusciti a ridurre il rischio umano, rappresenta un vantaggio strategico enorme.
In Ucraina per quanto riguarda l’utilizzo della robotica sono state studiate, progettate, costruite e utilizzate diverse tipologie di robot a seconda delle attività che devono svolgere. Hlib Kanevskyi – Director of Procurment del Ministero della Difesa ucraino, ha dichiarato che l’obiettivo di schierare nel 2025 oltre 15000,00 robot e’ stato quasi raggiunto.
L’Esercito ucraino ha creato un Reparto Speciale ad hoc, insieme alla Marina, alle Forze di terra, alle Forze speciali e all’Aeronautica, utilizzato soprattutto per i sistemi a pilotaggio remoto. Sono le “unmanned armed forces” ed è la prima volta che un esercito si dota di una struttura separata per droni navali, aerei e robot. Il Comandante è Robert “Madyar” Brovdi, lo stesso che ha fondato l’Unità Droni “Madyar’s Birds”.
Nel mese di luglio del 2025, è stato riportato il primo caso di soldati russi che si sono arresi a una pattuglia composta esclusivamente da droni e robot ucraini. L’operazione militare è avvenuta senza il coinvolgimento diretto di soldati umani.
Sono stati, inoltre, segnalati impieghi di robot armati (come i Phantom Mark I) dotati di mitragliatrici e lanciagranate, in grado di portare attacchi alle postazioni nemiche.
I robot attivi in Ucraina sono di vario tipo e vengono usati per diverse attività operative.
I cingolati, simili al modello Temis di fabbricazione estone, vengono impiegati per evacuare i soldati feriti dal fronte di Avdiivka. Sono utilizzati anche per trasportare i rifornimenti, e sono spesso dotati di sistemi di guerra elettronica per disorientare i droni nemici.
L’Ucraina sta producendo centinaia di robot in modalità “garage e che, integrandoli con l’intelligenza artificiale, avranno il compito di svolgere missioni sempre più autonome, inclusi i rifornimenti gestiti direttamente dall’AI.
I conflitti, in realtà, si stanno orientando sempre più verso una guerra di macchine a pilotaggio remoto, con le AI che iniziano a gestire risposte complesse sul campo. Questi sistemi offrono, ovviamente, maggiori vantaggi in termini di difesa della vita del personale e maggiori capacità di attacco, riducendo l’esposizione diretta dei soldati al fuoco nemico.
L’industria della Difesa ucraina si è trasformata in un vero e proprio hub tecnologico definito “DefenseTech Valleyl, con oltre 40 aziende impegnate nello sviluppo e nella produzione di oltre 200 modelli diversi di robot terrestri (UGV).
Ma quali sono le principali aziende ucraine e le piattaforme protagoniste di questa vera e propria rivoluzione tecnologica che ha avuto inizio nel 2024 e si protrae ovviamente ancora oggi?
Tencore e’ tra i produttori più prolifici perché nel 2025 ha consegnato oltre 2.000 droni terrestri alle truppe. Il loro modello di punta è il TerMIT 2.0, un robot logistico con autonomia raddoppiata a 40 km e velocità fino a 15 km/h.
Roboneers: Sviluppa sistemi complessi come il drone da combattimento Ironclad, le piattaforme Rys e Camel, e la torretta telecomandata ShaBlya, già prodotta in serie.
Frontline Robotics è focalizzata sulla creazione di un ecosistema robotico integrato per ridurre i rischi umani durante le operazioni più pericolose.
Rovertec produce la piattaforma di sminamento Zmiy, una soluzione economica ($20.000) capace di bonificare 7.000 metri quadrati al giorno.
Swarmer è una startup specializzata in software per la gestione di sciami di droni, che ha recentemente attirato investimenti per 15 milioni di dollari per automatizzare il coordinamento tra macchine.
Ma l’Ucraina non attinge solo alla ricerca e sviluppo di tecnologie in house, ma ricerca e ha dato vita ad alcune collaborazioni con molti partners internazionali, leaders in questo settore.
Milrem Robotics (Estonia), ad esempio, in collaborazione con i Paesi Bassi, sta fornendo oltre 150 piattaforme THeMIS (già operative in 19 Paesi) per logistica, evacuazione feriti e supporto anticarro.
La tedesca ARX Robotics sta integrando torrette di produzione ucraina sui propri robot terrestri destinati alle forze di difesa di Kiev.
Il cluster statale Brave1 funge da acceleratore, offrendo cataloghi di soluzioni e finanziando startup come FoxFour (visione artificiale) e General Cherry (tecnologie di intercettazione).
C’è poi l’ampio capitolo delle cosiddette Piattaforme Specifiche Codificate che il Ministero della Difesa ucraino ha approvato per l’uso operativo diversi nuovi sistemi:
- Teslya: Un sistema robotico logistico specializzato nei rifornimenti.
- Vatag: Piattaforma pesante per compiti logistici e di attacco, presentata a fine 2025.
- Protector: Un vero e proprio “camion da battaglia” senza conducente, dotato di mitragliatrice calibro .50 per supporto di fuoco
In Ucraina l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nei robot terrestri (UGV) e nei droni è diventata una necessità vitale e come tale una prassi nella ricerca e costruzione di armi in grado di contrastare la guerra elettronica russa, che spesso rende inutilizzabili i segnali GPS e i radiocomandi tradizionali.
Ora cerchiamo di capire come i robot sono capaci di operare in modo totalmente autonomo in un conflitto.
Per muoversi in zone dove il segnale satellitare è assente o disturbato (“GPS-denied”), le aziende ucraine utilizzano la navigazione ottica:
Il software (come ad esempio Eagle Eyes) confronta in tempo reale le immagini video del terreno catturate dalle telecamere di bordo con mappe pre-caricate composte da foto satellitari e ricognizioni precedenti.
Aziende come Perun e Swarmer hanno sviluppato sistemi che calcolano la posizione analizzando il movimento degli oggetti al suolo, con un errore di precisione inferiore al 5%.
I sistemi con AI, inoltre, sono oggi in grado di rilevare se il segnale GPS ricevuto è falso (spoofing) e passare automaticamente alla navigazione visiva.
La tecnologia di Computer Vision , consente ai robot di identificare e ingaggiare bersagli senza l’intervento costante dell’operatore.
L’azienda DevDroid, ad esempio, utilizza un sistema a tre telecamere (diurna, grandangolare e termica) che è addestrato ad operare per migliaia di ore al fine di produrre filmati di combattimento necessari per distinguere i soldati nemici, le trincee e i veicoli fino a 1.000 metri di distanza. Una volta che l’operatore seleziona un bersaglio su uno schermo, l’AI del robot (come il software di NORDA Dynamics) ne blocca l’immagine e guida il mezzo verso l’obiettivo in totale autonomia, rendendo inutile qualsiasi disturbo radio durante la fase finale dell’attacco.
Il futuro prossimo, però, non sarà un monopolio perché sarà rappresentato dal coordinamento di più macchine contemporaneamente.
Swarmer è una startup che ha sviluppato il software Styx, che permette a un solo operatore di gestire un intero “sciame” di droni e robot terrestri. L’AI distribuisce i compiti tra le Unità: se si abbatte un drone, gli altri ricalcolano la missione automaticamente.
Mothership (Navi Madri) produce sistemi come il drone GOGOL-M, che trasporta e lancia altri piccoli droni d’attacco in profondità nel territorio nemico, coordinandoli grazie all’AI.
Piattaforme come il VATAG integrano propulsione ibrida e AI per missioni logistiche complesse. Questi giganti possono trasportare oltre 2 tonnellate di carico seguendo percorsi pianificati autonomamente, muovendosi in modalità elettrica silenziosa per evitare il rilevamento acustico.
In conclusione è evidente che l’attacco e la conquista di una postazione nemica con soli robot e droni, senza perdite di vite umane, rappresenta una concreta svolta storica. L’Ucraina sta dimostrando come grazie all’innovazione, alla rapidità produttiva e alle tecnologie senza equipaggio, si possano ridefinire le regole di un campo di battaglia. Se questa tendenza continuerà, il futuro della guerra sarà sempre meno caratterizzato dalla presenza dell’uomo in prima linea e sarà sempre più dominato da macchine connesse e sistemi intelligenti.
L’augurio è che queste tecnologie attualmente attrattive per i “Kings” o se preferite per “i signori della guerra”, diventino, viceversa, strumenti efficaci per costruire un futuro migliore e ci consentano di difendere la bellezza del creato e ridurre quanto più possibile gli effetti delle future sfide che dovremo affrontare per adeguarci ai cambiamenti imposti dal ciclo evolutivo del pianeta.
