Ambiente, innovazione e sostenibilità
Parliamo spesso di sostenibilità in termini di energia, consumi, emissioni, materiali. Molto meno spesso, invece, ci soffermiamo su un elemento che accompagna ogni giornata di lavoro, di studio, di accoglienza e di permanenza negli spazi chiusi: l’aria indoor.
Eppure, proprio qui si gioca una parte concreta della qualità di un ambiente. La qualità dell’aria non influisce solo sul comfort percepito, ma anche sul benessere delle persone, sulla concentrazione, sulla produttività e sulla capacità di un’organizzazione di dimostrare con dati reali la qualità degli spazi che mette a disposizione.
Il punto è che ciò che non si vede viene ancora troppo spesso sottovalutato. Ma oggi non basta più dichiarare attenzione alla salute o alla sostenibilità: bisogna poterla misurare, monitorare e documentare nel tempo.
Dall’aria percepita all’aria misurata
Negli ambienti indoor, la qualità dell’aria è influenzata da PM1, PM2,5, PM4, PM10, virus e batteri, allergeni e VOC. Il problema è che spesso tutto questo non viene percepito immediatamente, anche se le conseguenze possono essere molto concrete: più sintomi respiratori e allergici, maggiore esposizione continuativa a inquinanti aerodispersi, minore benessere percepito, riduzione della concentrazione e della produttività.
In questo contesto, il tema non è solo “purificare l’aria”, ma trasformare la qualità dell’aria in un dato oggettivo, continuo e verificabile. È proprio questa la direzione della tecnologia NIVEUS, sviluppata da Netco, azienda del Gruppo Rupes, con oltre 30 anni di esperienza nelle tecnologie professionali per la gestione e la filtrazione dell’aria indoor. Netco progetta sistemi specifici per la captazione delle microparticelle più difficili da trattenere, in una gamma che va da 0,001 a 10 micron.
Una tecnologia che purifica, monitora e documenta
Uno degli aspetti più interessanti di NIVEUS è che non si limita alla purificazione. Il sistema lavora su tre livelli: filtrazione, fluidodinamica e monitoraggio. La filtrazione ULPA ad altissima efficienza, con carboni attivi, arriva a una superficie filtrante da 7 a 17 m² a seconda del modello e consente di catturare microparticelle fino a 0,001 micron.
La fluidodinamica progettata garantisce flussi di cattura e di uscita dell’aria ben dimensionati, con una ventilazione da 300 a 1900 m³/h, così da portare continuamente al filtro le particelle sospese. A questo si aggiunge un sistema di monitoraggio continuo tramite sensori professionali IAQ e dashboard cloud.
I parametri monitorati in continuo includono CO₂, PM1, PM2,5, PM4, PM10, VOC, temperatura e umidità. Questo significa che la qualità dell’aria non resta una percezione vaga, ma diventa un’informazione tracciabile, consultabile e utilizzabile anche in ottica ESG, reporting e certificazioni come WELL e RESET.
Anche sul piano operativo il sistema punta alla semplicità: prodotto intelligente 4.0, plug and play, facile da utilizzare, con consumi medi di 30/40 W e manutenzione contenuta. Il cambio filtro è previsto ogni 3 anni o 20.000 ore, e il filtro esausto è classificato come rifiuto non pericoloso. La durabilità dichiarata del sistema è di 10–15 anni.
La prova scientifica e il valore economico
La forza di questo approccio sta anche nei dati. NIVEUS è supportato da uno studio RCT indipendente condotto dal Politecnico di Milano e dal CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, realizzato nel 2023–2024 su 2.000 bambini, di cui 1.000 in classi con NIVEUS e 1.000 senza.
I risultati riportati sono particolarmente interessanti: −12,5% di riduzione delle assenze per malattia e −32% di riduzione della concentrazione di PM2,5 nelle aule con NIVEUS rispetto al gruppo di controllo.
A questi dati si aggiunge un elemento raramente comunicato con questa chiarezza: il valore economico. Il ROI stimato su 10 anni raggiunge infatti l’860%, calcolato confrontando il costo totale della tecnologia; sistema, consumi energetici, manutenzione ordinaria e tre sostituzioni filtro; con i benefici economici derivanti dalla riduzione delle assenze per malattia. In altre parole, la qualità dell’aria smette di essere un costo “intangibile” e diventa una scelta economicamente razionale, misurabile e sostenibile.
Forse è proprio questo il punto più importante: la qualità dell’aria indoor non dovrebbe più essere trattata come un tema secondario, tecnico o invisibile.
Oggi può essere purificata, monitorata e documentata con continuità. Può generare dati utili per il benessere delle persone, per la produttività, per la sostenibilità e per la credibilità di un’organizzazione verso clienti, stakeholder e partner. E quando esistono evidenze come −32% di PM2,5, −12,5% di assenze per malattia, 860% di ROI stimato su 10 anni e uno studio RCT su 2.000 bambini, il tema smette di essere astratto. Diventa concreto.
Perché la qualità dell’aria non è solo qualcosa che si percepisce. È qualcosa che, finalmente, si può dimostrare.
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