Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

La Giuria presieduta da Solange Farkas e composta da Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi lascia la Mostra internazionale del Cinena. Le dimissioni sono legate alle polemiche sull’esclusione di Russia e Israele dalla rassegna e la visita degli ispettori del Ministero della Cultura. La giuria aveva annunciato l’astensione dal valutare paesi i cui leader sono accusati di crimini contro l’umanità.

A pochi giorni dall’apertura (9 maggio 2026), la Biennale ha annunciato che la giuria non assegnerà i premi. Saranno istituiti due “Leoni dei visitatori“, votati dal pubblico a novembre.

Io posso dire che la scelta che è stata fatta segnatamente sul padiglione russo è una scelta che il governo ha dichiarato di non condividere, dopodiché la Biennale è un ente autonomo e quindi su questo, per carità, Buttafuoco è una persona capacissima. Io questa scelta non l’avrei fatta al posto di Pietrangelo Buttafuoco ed è quello che penso dall’inizio, è quello che le dico anche oggi” – afferma la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri.

Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha commentato positivamente le dimissioni, parlando di un segnale chiaro contro la politica nel mondo della cultura.

Sandro Ruotolo, giornalista e Responsabile Cultura del Partito Democratico, e Matteo Orfini, parlamentare PD della commissione Cultura della Camera ha rilasciato la seguente dichiarazione.

Siamo oltre la polemica. Siamo dentro una crisi istituzionale e culturale senza precedenti per la Biennale di Venezia. La giuria internazionale non c’è più. Se ne è andata. Costretta o per scelta autonoma, poco cambia: il risultato è che un organismo indipendente è stato azzerato nel pieno del suo lavoro. E nel frattempo la Biennale ha fatto la sua scelta: riammettere alla selezione Russia e Israele, due paesi guidati da governi criminali. Questo è il punto politico. Il resto è semplicemente grottesco: i Leoni non saranno assegnati da una giuria internazionale, ma da una “giuria dei visitatori”. Salta la cerimonia di inaugurazione. Si rompe il cuore stesso della Biennale: il suo statuto, la sua credibilità, la sua funzione nel mondo.È un disastro. Perché una grande istituzione culturale che rinuncia alla propria giuria, che cambia le regole in corsa, che si piega a un contesto di pressioni internazionali, manda un messaggio devastante: le regole valgono finché non diventano scomode. E tutto questo avviene mentre il contesto internazionale è segnato da guerre e accuse gravissime. La Russia di Vladimir Putin, Israele guidato da Benjamin Netanyahu. Di fronte a questo, la Biennale non ha trovato una linea. Ha perso il controllo. Quello che resta è un’immagine di caos, di improvvisazione, di fragilità. Una delle Istituzioni culturali più importanti al mondo trasformata in un campo di tensione politica senza regole. Non è solo una brutta pagina. È un punto di rottura”.