Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

“A 50 anni di distanza ricordiamo il terremoto che colpì il Friuli e che ancora oggi resta nella memoria civile degli italiani: quasi mille vittime, interi paesi distrutti e la forza e la tenacia dei friulani nella reazione immediata e nell’opera di ricostruzione. Fu un momento di dolore nazionale e anche di svolta istituzionale con il primo seme che più tardi portò alla costituzione della Protezione civile. Una memoria che è anche monito e chiamata alla responsabilità perché la cura del territorio e delle sue fragilità sia una priorità ineludibile.”Così la Segretaria del PD Elly Schlein.

Il 6 maggio 1976, alle ore 21, un violento terremoto di magnitudo 6.5 colpì il Friuli, con epicentro vicino a Gemona del Friuli, causando distruzione e morte in oltre cento comuni tra le province di Udine e Pordenone. Il sisma fu avvertito in gran parte del Nord Italia e causò 965 vittime, decine di migliaia di sfollati e gravissimi danni al patrimonio edilizio e all’economia, con circa 15mila posti di lavoro persi.

Una seconda forte scossa a settembre aggravò ulteriormente la situazione. Molti centri, tra cui Gemona, Buia e Venzone, furono quasi rasi al suolo, anche a causa dell’assenza di adeguate norme antisismiche.

Determinante fu la gestione dell’emergenza affidata a Giuseppe Zamberletti, che diede origine al moderno Sistema di Protezione Civile, con un modello organizzativo ancora oggi considerato un esempio anche a livello internazionale.