Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

L’OMS ha rassicurato che il focolaio di Hantavirus presente sulla nave da crociera MV Hondius non sarà un’altra pandemia ma raccomandano l’isolamento di tutti i passeggeri nelle cabine, e ha inviato due esperti dell’Organizzazione a bordo della nave, che nel frattempo continua la rotta verso le Canarie: due medici olandesi e un tecnico dell’Ecdc.
I morti sono tre: uno è morto l’11 aprile, la moglie il 26 aprile. Una terza passeggera tedesca e’ deceduta il 2 maggio. Tutti e tre per un virus che in Italia molti nemmeno conoscono, ma che in Argentina, purtroppo, è gravemente nel più assoluto silenzio, sta creando allarmismo.

I passeggeri della nave stanno vivendo la medesima situazione affrontata durante la pandemia da Covid su un’altra nave da crociera, la Diamond Princess. La differenza tuttavia è sostanziale, perché mentre sei anni fa il Sars-CoV-2 era sconosciuto, oggi l’Hantavirus è conosciuto da decenni. Eppure i timori sono gli stessi perché la variante “Andes” dell’Hantavirus, che ha contagiato alcuni passeggeri della Hondius, si trasmette da uomo a uomo e può avvenire attraverso contatto stretto e intimo. Il focolaio conta otto casi accertati e tre morti e rappresenta un tasso di letalità molto elevato. Prima di imbarcarsi a Ushuaia, la città più australe del mondo, i passeggeri avevano visitato il Cile e l’Argentina e avevano partecipato a un’escursione di birdwatching nei dintorni di Ushuaia, la porta d’accesso all’Antartide, dove il virus è endemico.
In Argentina i contagi sono raddoppiati in un anno, la letalità è alle stelle e il cambiamento climatico sta spingendo i roditori sempre più verso i centri urbani.Tra luglio 2025 e la fine di aprile 2026, l’Argentina ha registrato 101 casi confermatidi hantavirus. Trentadue di questi sono finiti in tragedia. Il tasso di letalità ha raggiunto il 31,7 per cento, più del doppio rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Per capire la portata del fenomeno, basta un numero: nella stagione precedente i decessi erano stati undici.

I viaggiatori sono provenienti da dodici Paesi diversi, tra cui Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Germania, Svizzera mentre . l’Italia, per ora, non sembrerebbe coinvolta a meno di 4 persone in arrivo all’aeroporto di Roma Fiumicino. Il Ministero della Salute italiano ha attivato, infatti, la sorveglianza sanitaria su quattro passeggeri originari della Campania, Toscana e Veneto, è che hanno avuto rapidi contatti  con una donna infetta che era sbarcata dalla nave Hondius e che trovata positiva al test era stata ricoverata a Johannesburg dove poi, purtroppo, è deceduta. Una hostess della Klm ha sviluppato sintomi lievi sebbene dopo i test, ai quali è stata sottoposta, è risultata negativa. L’assistente di volo era stata in contatto con la passeggera olandese fatta scendere prima del decollo dall’aereo su cui aveva cercato di imbarcarsi il 25 aprile scorso per lasciare Johannesburg verso Amsterdam e poi deceduta. In Israele, inoltre, un uomo è risultato positivo dopo un viaggio nell’Europa dell’Est.

Destano preoccupazione i due nuovi casi segnalati: un inglese che vive sull’isola di Tristan da Cunha, nell’Oceano Atlantico meridionale, dove i passeggeri della nave da crociera xerano sbarcati il mese scorso, e una spagnola, ricoverata in ospedale ad Alicante “con sintomi compatibili” con il virus. Le Autorità sanitarie iberiche hanno inoltre confermato di aver localizzato anche una cittadina sudafricana che, sullo stesso aereo, ha avuto “un contatto breve” con l’olandese ammalata, e ha successivamente trascorso una settimana a Barcellona, per poi rientrare nel Paese d’origine. La donna è rientrata in Sudafrica e non presenta sintomi del virus. L’indagine epidemiologica condotta dal Ministero della Sanità ispanico ha accertato che, durante la permanenza in Spagna, aveva soggiornato da sola in hotel e “non aveva avuto contatti con altre persone“.

Il “virus è poco contagioso e non è il nuovo Covid” – ha dichiarato l’Organizzazione Mondiale della Sanità, insistendo sul fatto che l’epidemia rappresenti un rischio minimo per la popolazione, ma “l’attenzione – affermano dall’OMS – deve restare alta perché il periodo di incubazione del ceppo andino del virus può durare fino a sei settimane, ed è dunque possibile che vengano segnalati altri casi”. In questa prospettiva sta andando avanti la ricerca di un vaccino, che potrebbe richiedere dai nove ai dieci mesi per poter essere accessibile.

I Paesi coinvolti hanno attivati i piani di sorveglianza, le regioni italiane vengono informate, gli uffici di Sanità marittima si mettono in allerta. I cittadini devono sapere che nel ceppo Andes, che si trasmette tra persone, la letalità è significativa e le quarantene sono necessarie.