Nei giorni 14 e 15 maggio, l’attenzione del mondo è stata monopolizzata dall’incontro al
massimo livello tra i Presidenti Trump e Xi Jinping a Pechino, definita dal Tycoon, come
tutte le cose che fa, di portata storica, ma i cui risultati per gli USA sono probabilmente
inferiori a quelli delle partite di ping pong del 1971 tra le due nazionali, che contribuirono a
riavvicinare i due Paesi dopo più di 20 anni di rottura (la famosa “diplomazia del ping
pong” di Nixon). Ma allora c’era un tale Kissinger che lavorava dietro le quinte, mentre
oggi il migliore lo indicano in Rubio.
Mentre a Pechino maturava la definitiva “consacrazione di Tucidide” della Cina-Atene a
superpotenza mondiale, a poche migliaia di chilometri di distanza, nelle stesse ore, si
stava tenendo un altro vertice internazionale, probabilmente, non meno importante ai fini
dello sviluppo dell’attuale e futura situazione internazionale. A Nuova Delhi infatti, sotto la
presidenza di turno dell’India, si è svolto l’incontro a livello Ministri degli Esteri delle 11
Nazioni “BRICS”, per una “due giorni” di discussione sugli attuali problemi globali, in
preparazione al prossimo meeting annuale dei Capi di Stato e Governo.
Per inquadrare meglio ciò di cui si parla, vale la pena evidenziare giusto tre dati relativi ai
BRICS. Per il momento, con 11 Stati (altri sono in lista di attesa per entrare)
rappresentano il 46% della popolazione, il 40% del PIL e il 30% del commercio del mondo.
Riguardo questo vertice, forse cercando di minimizzarne lo spessore, buona parte dei
media occidentali si sono preoccupati soprattutto di stigmatizzare qualche diversità di
vedute all’interno e che non si è concluso con una dichiarazione finale condivisa, in
particolar modo verso la crisi medio-orientale iraniana. Tutto vero, ma volendo
doverosamente fare un’analisi più approfondita e non di parte o superficiale dei risultati
emersi da questo incontro, si arriva a poter pensare che, tutto sommato, le negatività
evidenziate erano assolutamente prevedibili e pressoché fisiologiche, stante la situazione
e si possono considerare superate dalle posizioni unanimi assunte dagli 11 Paesi.
Che non si sia arrivati ad una dichiarazione congiunta sulla guerra del Golfo Persico è
pragmaticamente ovvio, visto che tra i Paesi Membri ci sono l’Iran e gli Emirati Arabi Uniti
che, attualmente, sono parti contrapposte di questo conflitto. Ma già solo il fatto che,
nonostante tutto, fossero comunque presenti entrambi, rispettivamente con il Ministro degli
esteri per Teheran e il Vice Ministro per l’UAE costituisce un aspetto sostanzialmente
positivo, sia perché è stata la prima volta, dall’inizio della guerra, che esponenti di alto
rango delle due Nazioni si sono incontrati sia perché, malgrado la situazione di
belligeranza, entrambe le Nazioni non hanno disertato il meeting, ritenendolo di grande
importanza.
In tale contesto, l’Iran ha ribadito di essere stato aggredito da USA e Israele e di aver
contrattaccato anche verso gli Emirati, per colpire le basi americane dislocate sul loro
territorio. Su questa dichiarazione, Teheran ha incassato il riconoscimento ufficiale, da
parte di tutti i Membri, che tale attacco costituisce una violazione del Diritto Internazionale.
Pertanto, aspetto non da nulla nel panorama internazionale, pur se indirettamente, i
BRICS hanno accusato gli USA e Israele di condurre una guerra illegittima, al di fuori
dell’Ordinamento giuridico globalmente riconosciuto.
Dall’altra parte, gli Emirati hanno incassato il monito congiunto all’Iran dei Paesi Membri, di
non proseguire nelle sue azioni contro una Nazione BRICS, nell’ottica dell’assoluto rispetto
delle rispettive sovranità nazionali, della protezione delle infrastrutture strategiche e della
sicurezza delle popolazioni.
E’ d’obbligo sottolineare che si tratta della prima volta che i BRICS hanno dovuto
affrontare una situazione critica tra due Paesi membri, peraltro nel quadro di una crisi
internazionale di ampia portata come quella del Golfo persico, per cui il fatto che nessuno
dei due contendenti non abbia abbandonato il consesso è già un buon risultato.
Ma la situazione Medio-orientale è stata trattata anche nei suoi risvolti palestino-israeliani,
in merito ai quali non si sono riscontrate defezioni nel sottoscrivere una dichiarazione
unanime e perentoria. Infatti, si legge nel comunicato finale del Vertice che “I Ministri
hanno ricordato che la Striscia di Gaza è parte integrante del territorio palestinese
occupato. A questo proposito, hanno sottolineato l’importanza dell’unificazione della
Cisgiordania e della Striscia di Gaza sotto l’Autorità palestinese e hanno riaffermato il
diritto del Popolo Palestinese all’autodeterminazione, compreso il diritto a un proprio Stato
di Palestina indipendente. Hanno invitato la Comunità Internazionale a sostenere l’Autorità
Palestinese nell’attuazione delle riforme necessarie per realizzare le legittime aspirazioni
dei Palestinesi all’indipendenza e alla creazione di uno Stato.
Una posizione forte e
determinata che si mette di traverso a tutti gli intendimenti di espansione di Israele, sia
verso Gaza che verso la Cisgiordania (del Libano magari ne parleranno nel prossimo
Vertice), ma si contrappone anche a quella creatura di Trump, controversa tanto quanto il
suo ideatore, che prende nome di “Board of Peace”, che si è posta idee ben diverse,
soprattutto per Gaza.
Un altro tema affrontato nel Vertice è stata la drammatica situazione che sta vivendo Cuba
che, tra l’altro, sta ormai finendo gli ultimi barili di petrolio disponibili, per cui rischia di
cessare di produrre qualsiasi forma di energia, anche quella necessaria per i servizi
fondamentali, come gli ospedali. Un’attenzione che la dice lunga sulla possibile evoluzione
dei BRICS i quali, nati come un’alleanza di natura prettamente economica e commerciale,
dopo aver cominciato a condurre anche esercitazioni militari congiunte, soprattutto navali,
di cui l’ultima proprio nelle acque all’ingresso del Golfo Persico, si propongono anche
come forum di discussione di problematiche di rilevanza geo-strategica. In merito alle
condizioni in cui versa l’isola caraibica, è stata deliberata “la necessità di porre fine alle
misure economiche, commerciali e finanziarie contro Cuba, in conformità alla Risoluzione
A/79/80 dell’ONU”. Ricordiamo che la citata Risoluzione dell’Assemblea Generale afferma
che i controlli e le restrizioni all’esportazione non devono essere utilizzati come strumenti
di discriminazione o per limitare il legittimo sviluppo economico di uno Stato.
In sostanza, una richiesta ufficiale agli USA, unici e veri strangolatori dell’Avana, di
attenersi a quanto deliberato dalla più importante Organizzazione Internazionale, ponendo
fine al loro embargo, che sta letteralmente soffocando i Cubani. Trattandosi di un vertice a
livello ministeriale, con limitata facoltà decisionale, non è stata sancita alcuna fase
esecutiva di aiuto, ma già la stessa dichiarazione costituisce comunque un ottimo assist,
per il prossimo meeting BRICS dei Capi di Governo, per un’eventuale deliberazione in tal
senso.
In termini concettuali, anche in questo meeting è stata ribadita, per bocca del Ministro
degli Esteri indiano, “l’importanza della multilateralità e della multipolarità nell’ordine
internazionale, sconvolto da Trump”. In effetti, non poteva mancare il solito mantra dei
BRICS, praticamente costituitisi proprio per contrastare l’egemonia americana e del
Dollaro, soprattutto attraverso la creazione di un nuovo ed alternativo sistema economico-
finanziario-commerciale, che possa conferire il dovuto spazio alle economie emergenti.
E molto probabilmente, proprio questo “Mantra BRICS”, di essere il polo alternativo
all’Occidente, potrebbe essere il collante inossidabile per mantenere coesa questa
Alleanza, anche di fronte a questi primi banchi di prova di tenuta, nonostante possibili
tensioni interne, come quelle attuali tra Iran ed Emirati che, si ribadisce, erano comunque
presenti a Nuova Delhi. La concordanza di tutti Membri di continuare a migliorare le
procedure di pagamento in valuta locale, in un’ottica di debilitazione del potere del Dollaro,
ne costituisce un esempio lampante, così come la decisione operativa di adottare il
modello indiano di “DPI – Digital Public Infrastructure”, per garantire una
crescita integrata e coordinata dei Paesi di questa eterogenea alleanza.
E’ chiaro che il percorso che i BRICS intendono perseguire non è costellato solo da fiori,
ma non si può negare che la determinazione, per ora, non manchi, così come la loro
capacità di attrazione, come evidenziato da un gongolante Ministro degli esteri russo
Lavrov, che non ha rinunciato a rammentare le 20 Nazioni che hanno ufficialmente
presentato la loro candidatura e le altre 16 che hanno manifestato l’interesse.
Dall’altra parte, invece, c’é un Presidente Trump che le Alleanze esistenti e collaudate,
come può essere la NATO, le vuole demolire. Ai posteri la poco ardua sentenza su chi, alla
fine, avrà avuto ragione.

Generale Marcello BELLACICCO
Autore del Libro “Noi ci abbiamo creduto” – Diario di 6 mesi di missione in Afghanistan
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Esperto di Politica Internazionale di cui parla sul suo Canale Youtube “Free
Mind” disponibile su https://youtube.com/@freemindita?si=3NIJrMVgCbS5tAd1
