Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

Contrariamente a quanto si pensi la televisione, non ha mai smesso di svolgere il proprio ruolo primario e originario: informativo, educativo e di intrattenimento collettivo pur avendo subito nel corso dei suoi 72 anni molti cambiamenti e molte modifiche legate ai mutamenti della società, alle abitudini dei teleutenti, all’innovazione tecnologica.

Dopo la Seconda guerra mondiale, la TV si trasformò da tecnologia sperimentale a mezzo di comunicazione di massa, raggiungendo l’apice del successo e il pieno svolgimento della sua missione negli anni 50 e 60 del Novecento. Un momento significativo della televisione in Italia fu il 1954, anno dell’inizio delle trasmissioni regolari della RAI. A quel tempo pochi possedevano un televisore e molte persone guardavano i programmi nei bar o nei circoli pubblici o a casa degli amici più abbienti che avevano la fortuna di possedere un apparecchio televisivo. Nel giro di pochi anni, però, la TV entrò diffusamente nelle case degli italiani.

La TV impatto’ in modo significativo con le famiglie, svolgendo un ruolo che andò probabilmente anche ben oltre le comuni aspettative:

  • uniformò la lingua italiana
  • cambiò le abitudini quotidiane,
  • influenzò consumi, politica e cultura,
  • sostituì gradualmente radio e cinema come principale mezzo domestico di intrattenimento.

Dal giorno della sua nascita sino ad oggi, i programmi e il numero di canali sono aumentati, ma molti giovani non guardano più la televisione cosiddetta “lineare”, realizzata con programmi trasmessi a orari fissi, seppure continuino, comunque, a consumare enormi quantità di contenuti video.

La differenza principale rispetto al passato è il mezzo e il modo di fruizione:

  • la TV tradizionale è lineare ovvero puoi guardare solo ciò che viene trasmesso;
  • le piattaforme digitali invece sono on-demand e quindi scegli tu dove, come e quando guardare i programmi che più ti interessano.

Questo è il motivo per cui la maggioranza dei giovani nella quotidianità tende a preferire YouTube, Netflix, TikTok, Twitch, Disney+ rispetto ai canali televisivi tradizionali.

Tuttavia ci sono delle eccezioni, come eventi sportivi, festival musicali o programmi che sono molto popolari e che continuano a richiamare anche il pubblico giovane, soprattutto quando diventano eventi social condivisi. 

Per esempio il Festival di Sanremo, grandi eventi sportivi, reality e talent show delle Reti generaliste che sono sempre molto commentati online.

La missione originaria della televisione, pertanto, non è svanita, ma si è spostata verso la rete internet e le piattaforme digitali dove continua ad attrarre i giovani under 35 sui programmi in streaming, confermando la preferenza dei giovani per l’offerta on-demand. 

Per alcuni commentatori la televisione è data per morta, sostituita dai cellulari, cancellata da TikTok, abbandonata dai giovani. 

Ma il Secondo Rapporto Auditel-Ipsos Doxa racconta una storia diversa, rivela che i giovani non hanno abbandonato la TV, ma l’hanno semplicemente collegata ai nuovi strumenti di comunicazione massmediali.

Il Rapporto, infatti, che testa ogni anno oltre 500.000 indirizzi e realizza circa 20.000 interviste nelle case degli italiani, dopo l’edizione 2025 dedicata al target 65-74 anni, per il  2026 si concentra sulla fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni e rivela che non esiste un progressivo abbandono della televisione da parte delle nuove generazioni, perché i giovani non rinunciano in assoluto alla TV: alcuni ne riducono l’uso nel passaggio tra la minore e la maggiore età, ma una volta fuori dal “nido”, andando a vivere da soli o formando anche una nuova famiglia, tornano quasi tutti a dotarsi della TV,  utilizzandone ovviamente tutte le utilities e tutti gli strumenti che la tecnologia le mette a disposizione.

Nando Pagnoncelli, Presidente di Ipsos Doxa ha dichiarato che – “Spesso i giovani vengono descritti come un insieme unico utilizzando come criterio l’età, ma in realtà si caratterizzano per tre condizioni di vita del tutto diverse e questo ha un impatto importante sulle loro dotazioni e il loro rapporto con la televisione”.

Il rapporto evidenzia che il 60% dei giovani vive ancora nella famiglia di origine, mentre il restante 40% ha lasciato la casa dei genitori e vive in autonomia senza figli per il 62% o ha costituito una nuova famiglia con figli per il 38%.

Nei nuovi nuclei familiari 7 televisori su 10 sono connessi a internet, mentre oltre 9 su 10 restano collegati anche all’antenna, a conferma di una domanda che integra contenuti on-demand e lineari. Gli utenti giovani dei servizi streaming dei broadcaster sono più che raddoppiati dal 2019 a oggi.

Negli ultimi dieci anni il numero di  apparecchi televisivi  nelle case delle famiglie degli italiani è addirittura cresciuto di 2,8 milioni di unità, raggiungendo i 44,3 milioniripartiti tra i 25,4 milioni di Smart TV e i 18,9 milioni di apparecchi tradizionali. 

Circa 9 famiglie giovani su 10, con o senza figli, possiedono almeno una Smart TVe nei nuclei più giovani la presenza di più di una Smart TV in casa raggiunge il 51%, contro una media nazionale del 28%. 

Nelle nuove abitazioni circa il 40% dei televisori è in tecnologia 4K e soprattutto cresce significativamente la diffusione di televisori con schermi  di grandi dimensioni: il 36% dei televisori dei giovani che vivono fuori casa e il 30% di quelli e vivono ancora in famiglia superano i 50 pollici, contro una media nazionale del 19%.

E quando nasce una nuova famiglia, il televisore, comunque, entra immediatamente a far parte della vita quotidiana.

Il Rapporto Auditel-Ipsos Doxa quindi  ribalta i luoghi comuni sull’abbandono della TV da parte dei 18-34enni ai quali, viceversa,  piacciono le smart TV, gli schermi maxi e si spartiscono il consumo ibrido tra lineare e on demand. e

Lo studio dimostra anche che nei nuovi nuclei familiari lo streaming on-demand dei contenuti prodotti dalle emittenti televisive tradizionali è passato dal 4% al 29% negli ultimi sei anni e nei nuovi “nidi”  i  No TV sono scesi al 2%.

La TV è, in buona sostanza, entrata a far parte di un ecosistema ricchissimo di strumenti multimediali, dove convivono piattaforme internazionali e streamcaster nazionali e dove il lineare e l’on demand non si elidono, ma si completano e il salotto di casa è diventato un home cinema, ma senza rinunciare alla vecchia antenna.

In occasione del nuovo Rapporto, Paolo Lugiato, Direttore Generale di Auditel, ha dichiarato che “la nuova generazione non è perduta per la TV, anzi! Non è distratta. Non è indifferente. È semplicemente più esigente, più selettiva, più abituata alla scelta. Ci dice che i giovani non hanno abbandonato la televisione. La portano con sé attraverso le fasi della vita; la considerano importante; la integrano in un ecosistema ampio di consumi mediali, dove convivono piattaforme internazionali e streamcaster nazionali. Del resto, inizia a essere evidente come il televisore sia diventato anche un punto di raccordo tra broadcaster, streaming internazionale, contenuti per bambini, informazione, intrattenimento”.

La vecchia TV, insomma, ritorna protagonista anche per i giovani, ma con nuove modalità.