Sì conclude oggi il viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Spagna con un discorso il cui tema centrale è stata l’immigrazione e la fuga dai conflitti, spesso troppo ignorati dalla comunità internazionale.Dopo Madrid, Barcellona e Las Palmas de Gran Canaria, stamattina il Pontefice è atterrato a Tenerife. Durante la sua visita di sette giorni in Spagna, il Papa ha richiamato più volte alla centralità della persona e della dignità umana, dell’accoglienza e della solidarietà verso i migranti.
Ad attendere il Pontefice in aeroporto c’erano il Presidente delle Canarie Fernando Clavijo, la Ministra di Inclusione, Previdenza Sociale e Migrazioni Elma Saiz, il Ministro di Politica Territoriale Angel Victor Torres, la Presidente del Parlamento delle Canarie Astrid Perez, il Vescovo della diocesi canaria isole occidentali Eloy Santiago, l’Ambasciatrice della Spagna presso la Santa Sede Isabel Celàa, insieme ad altre autorità civili, militari ed ecclesiastiche.
Il Papà ha visitato per prima al Centro di accoglienza Las Raices, gestito da Accem per il Ministero spagnolo dell’Inclusione: la struttura ospita 685 migranti provenienti da Senegal, Gambia e Mali, arrivati alle Canarie attraverso la rotta atlantica dei “cayucos”, i precari caicchi impiegati dai pescatori in Africa.
Il Papa ha parlato agli ospiti in lingua francese e in inglese. “I santi migranti e missionari seppero dare ciò che avevano e allo stesso tempo accogliere ciò che di nuovo veniva offerto loro. Perciò invito anche voi a offrire il tesoro di umanità, di sogni e di cultura che avete portato in queste isole e a essere aperti a ricevere ciò che vi viene dato”, ha detto il Pontefice durante il suo discorso. Citando la sua recente enciclica Magnifica Humanitas, ha detto: “Dobbiamo vivere questo scambio con responsabilità, pensando al futuro delle generazioni future, alle quali vogliamo tramandare il patrimonio di una civiltà dell’amore, dove le migrazioni hanno una parola importante da dire, perché possono diventare un’occasione di incontro e di arricchimento reciproco tra popoli“. Poi ha aggiunto: “Tutti in qualche modo siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino”, “aiutiamoci a fare di questo viaggio un evento più umano per tutti, offrendo ciò che è alla portata di ciascuno. In questo senso, ringrazio per la collaborazione da parte del Governo, delle diverse istituzioni e di tanti uomini e donne di buona volontà, che rendono possibile questo concreto aiuto umanitario, che restituisce speranza e dignità a tante persone“. Alla fine del discorso il Papa ha benedetto le persone dietro le transenne e ha visitato una tenda dentro la quale sono allestiti i letti in cui dormono i migranti.
La visita di Leone XIV è proseguita a San Cristobal de La Laguna, per un incontro con realtà ecclesiali e sociali che lavorano per l’integrazione dei migranti. Da Plaza del Cristo de La Laguna è arrivato il monito del Pontefice ai trafficanti di esseri umani. “Da questa piazza – ha detto il Pontefice – voglio rivolgere una parola chiara a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie. Fermatevi! Convertitevi! Il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non darà pace, né onore, né futuro. Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, dovrete comparire davanti alla giustizia divina. Spezzate quelle catene e liberate coloro che tenete sotto il vostro dominio. Restituite ciò che avete sottratto e riparate quanto potete. Ritornate finché c’è ancora tempo, perché la misericordia di Dio può raggiungere anche il peccatore più incallito, ma entra solo attraverso la porta stretta della verità, della giustizia e della conversione”.
Durante il suo discorso a San Cristobal, Leone ha aggiunto: “Mi ha colpito ciò che è stato detto di questa città: che è una città senza mura, una città aperta. Forse questo particolare ci aiuta a capire che le barriere più difficili da abbattere non sono sempre di pietra. A volte si trovano nello sguardo, nella paura o nell’indifferenza. Il mare che circonda queste isole ci porta storie che non sempre sappiamo leggere: storie di dolore, di speranza e di ricerca. In una città senza mura, anche il cuore è chiamato ad aprirsi per accoglierle. Per questo dobbiamo imparare il linguaggio della vicinanza, quello che si capisce più con le mani che con le parole”. Poi il Papa ha sottolineato : “Integrare non significa cancellare la storia di chi arriva né esigere che lasci alle spalle tutto ciò che fa parte della sua memoria. Non significa nemmeno creare mondi paralleli, chiusi gli uni agli altri, dove le persone convivono senza incontrarsi realmente. Integrare è un cammino reciproco: chi arriva impara ad abitare una terra nuova, e chi accoglie impara ad allargare la propria casa senza diluire la propria identità né chiudere il cuore all’incontro”.
