Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

La Rai avrebbe deciso di fare “piazza pulita” (senza Corrado Formigli  bene ancorato su La7), cancellando dal palinsesto alcuni dei suoi programmi cult come “Via dei Matti numero zero” di Stefano Bollani e Valentina Cenni, un gioiello della TV colta senza la spocchia di esserlo, fruibile da chiunque amasse la musica e la bellezza. 

Ma tra i defenestrati da Rai Tre, figurerebbe anche “Dilemmi”, il programma con Gianrico Carofiglio, scrittore, opinionista ed ex magistrato, ideatore di un format di seconda serata che ha raggiunto punte di ascolto del 7%, un dato dignitoso per la terza Rete in quella fascia oraria. Il format poneva un dilemma tra due argomenti in contrasto tra loro, con un confronto non gridato, ma ragionato tra due ospiti con opinioni differenti e basato su regole ferree , come il divieto di attaccare la persona interlocutrice e l’obbligo di fornire prove di ciò che si dice o si denuncia.

Colpo secco di machete anche per la “Riserva Indiana”, il programma musicale di Stefano Massini, in cui venivano reinterpretate e riadattate le canzoni che hanno fatto la storia di diverse generazioni e anche in questo caso con dati di ascolto interessanti.

Ma non basta, perché ci sarebbero cancellazioni anche per la radio, con incertezze sul ritorno sub iudice nel palinsesto di “Caterpillar”, storico programma di Radio Due, in onda dal 1997 con indiscutibile successo di ascolti e essersi meritato una grande quantità di premi e di riconoscimenti.

Si cancellano, inaspettatamente, programmi senza addurre motivazioni, pur essendo format culturali che da sempre fanno parte della mission delle Reti del Servizio pubblico, ma, probabilmente, non sufficientemente graditi alla governance politica, che sembrerebbe considerarli  ideologicamente troppo schierati. Ma certo che lo sono, lo sono sempre stati sino a quando ciascuna delle tre Reti e’ stata manifestamente di riferimento per alcune componenti del panorama politico istituzionale, di cui i telespettatori avevano piena consapevolezza, avendo la libertà di scegliere quali delle tre Reti guardare, pur  conservando una postura critica, ma attenti più alla qualità dei contenuti che alle interferenze ideologiche sulle Reti.

La terza Rete, del resto, fu creata nel 1979 proprio per rispondere alle critiche nei confronti del Servizio pubblico accusato, in quel periodo, di aver privilegiato la prima e la seconda Rete, e di conseguenza Rai Tre nacque per affermare e rafforzare il pluralismo, dare voce alle Regioni e offrire una programmazione più culturale e di pubblico servizio. Ma fu solo dalla fine degli anni Ottanta, con la Direzione affidata ad Angelo Guglielmi, che Rai Tre acquisì una spiccata  identità nazionale, passando da canale marginale a un vero e proprio rivoluzionario laboratorio informativo e culturale della televisione pubblica. Nacquero e si affermarono  in quel lasso di tempo programmi di grandissimo successo, con un’identità immediatamente riconoscibile, come Blob, Samarcanda, Chi l’ha visto, Un giorno in pretura, La TV delle ragazze, Avanzi, Telefono giallo e vennero lanciati volti come Michele Santoro, Serena Dandini, Fabio Fazio.

La Rai Tre di Angelo Guglielmi qualcuno la definì “controtelevisione”, militante, rivoluzionaria e fondativa di un nuovo canale, che pose le fondamenta sulle quali,  tra gli anni Novanta e i primi anni del Duemila, i Direttori e gli autori che si succedettero non buttarono via l’identità conquistata, ma la consolidarono, innovarono il palinsesto e coraggiosamente ne ampliarono i contenuti puntando sulla qualità,  con scelte editoriali e autorali da taluni giudicate  spregiudicate, ma che hanno fatto scuola e hanno scritto la storia della Rai che, mi piace ricordarlo, nelle proprie Teche e’ custode di un valore immenso, le immagini di molta parte della storia d’Italia.

Ad Angelo Guglielmi va, quindi, riconosciuto il merito di aver scatenato la rivoluzione culturale e linguistica della Rete, che eredito’ con un palinsesto limitato solo alle tre ore del mattino,  con un segnale che, inizialmente, raggiungeva soltanto i capoluoghi di regione e solo il 45% della popolazione. Guglielmi lo trasformò  in un palinsesto ricco di contenuti e simile per durata a quello delle due Reti maggiori. 

Il risultato fu immediato e comportò un notevole incremento degli ascolti, rafforzò il posizionamento di Rai Tre come Rete del servizio pubblico orientata all’approfondimento, e innovò la programmazione nei campi dell’informazione, della divulgazione, della cultura, del sociale e persino della fiction, riuscendo a stabilire una forte fidelizzazione da parte dei telespettatori.

Nessun’altra  Rete commerciale e’ mai riuscita a copiare l’esperimento messo in campo in quegli anni da Rai Tre che resta ancora oggi un’esperienza unica e intramontabile.

Il successivo arrivo alla direzione di Giovanni Minoli servì’ a costruire una Rete più autorevole, che facesse servizio pubblico attraverso l’informazione, la storia, la medicina, l’economia e il lancio della fiction. Durante la sua direzione e l’aiuto della visione creativa, esperta e innovatrice del proprio Vicedirettore e Direttore del palinsesto, Chicco Vilfredo Agnese, che anche con i successivi nuovi Direttori mostrò grande capacità nel coniugare la programmazione televisiva col contratto di servizio pubblico, arrivarono o si rafforzarono programmi come Elisir, Report, La Grande Storia, Per un pugno di libri, La Storia siamo noi, Un posto al sole, Maastricht Italia, ecc…

E grazie anche al delicato lavoro svolto da Agnese, i Direttori del dopo Minoli, Luigi Locatelli, Paolo Ruffini e Francesco Pinto, non rappresentarono mai una rottura totale con il passato, ma una fase nuova di istituzionalizzazione e consolidamento delle esperienze precedenti, facendo sì che Rai Tre diventasse una Rete nazionale vera e propria, con una personalità molto ben definita, in grado di aumentare  significativamente gli ascolti e conseguente gli introiti pubblicitari.

Mi piace ricordare anche l’importanza che ebbe per la crescita della nuova Rai Tre, la figura dell’attuale Direttore di La7, Andrea Salerno, che allora fu Assistente del Direttore di Rai Tre e soprattutto autore e ideatore dello storico “Nucleo Produttivo Satira” di Rai Tre, da cui nacquero programmi cult e di grande successo di quel periodo come “L’ottavo nano”, “Parla con me” e poi ancora molti altri come “Per un pugno di libri”, “La Superstoria”.

Dopo Guglielmi, Rai Tre ha vissuto  una lunga e importante fase di rinnovamento editoriale, di nuovi impulsi creativi e di consolidamento del lungo lavoro svolto, conseguendo incredibili successi. In quegli anni l’identità della Rete si ampliò e si stabilizzò, diventando un incubatore di  nuovi format, di un nuovo modo di fare informazione e intrattenimento, connotandosi come uno dei brend più riconoscibili nel panorama del servizio pubblico radiotelevisivo nazionale.

Tuttavia, sembra proprio  che Rai Tre  in questi ultimi vent’anni abbia perso parte della sua originalità rispetto all’epoca d’oro degli anni ’90 e dei primi anni 2000, quando era considerata la Rete più innovativa del Servizio pubblico. 

Pur mantenendo, infatti,  la sua identità di Rete dedicata prevalentemente all’informazione e all’approfondimento, è passata da un modello molto riconoscibile a uno più generalista con l’intento probabilmente di essere più competitiva. Ma i risultati mettono in evidenza che l’attuale linea editoriale si deve confrontare con una concorrenza agguerrita soprattutto come quella di  La7 di Andrea Salerno per i talk politici, le piattaforme di streaming per i documentari e le serie,  e con la realtà dei social network per l’informazione in tempo reale.

Negli anni Novanta e nei primi anni 2000,  Rai Tre attirava anche molti giovani interessati in particolare a programmi originali e satirici.

Oggi, viceversa, il pubblico medio che guarda Rai Tre è decisamente più anziano rispetto al passato, più in linea con la televisione generalista italiana, e il palinsesto sembra essere costruito soprattutto per fidelizzare questo tipo di telespettatore.

Tuttavia, la terza rete rimane ancora oggi il canale Rai con la maggiore presenza di giornalismo investigativo, di approfondimento civile rispetto alle altre reti generaliste. Ma negli ultimi vent’anni, ad ogni cambio di maggioranza politica, come dimostrano anche le recenti cancellazioni di alcuni programmi e gli svariati tentativi di interferire editorialmente e politicamente su alcuni format di giornalismo investigativo, si sono registrati effetti sempre più visibili sulle scelte del palinsesto e sui conduttori, alimentando un dibattito continuo sulla progressiva perdita di indipendenza editoriale delle Reti.

La Rai, in quanto servizio pubblico, è strutturalmente esposta all’influenza della politica, perché le nomine dei suoi vertici coinvolgono il Parlamento e il Governo. Questo modello è da anni oggetto di acceso dibattito e di critiche, poiché può rendere più difficile garantire un’autonomia percepita e sostanziale delle Testate giornalistiche.

Il punto centrale è sempre lo stesso, ovvero se l’attuale sistema di nomina dei vertici della Rai sia sufficiente a garantire un servizio pubblico realmente autonomo dal potere politico, indipendentemente da quale sia il Governo in carica.