Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

Siamo giunti alla terza ondata estiva di caldo estremo proveniente dal continente africano con temperature che da oggi supereranno diffusamente i 35 °C in tutta Italia e con picchi al Centro-Sud e sulle Isole Maggiori compresi tra 40 e 45 °C.

Il basso reddito, le condizioni abitative e lo stato di salute influiscono sulla gravità con cui questi eventi colpiscono le persone. Per esempio, quasi il 40% degli europei non può permettersi di mantenere la propria casa fresca durante i picchi di caldo estivi.

La quota più alta di persone che non possono permettersi di raffreddare l’abitazione si registra nell’Europa centro-orientale, con il 46,1%, rispetto al 30,1% dell’Europa settentrionale.

Per le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese la percentuale supera il 66%, generando forti preoccupazioni per il futuro in tutta Europa.

Oltre il 60% degli abitanti della parte meridionale del continente si dice profondamente preoccupato per le future ondate di caldo estremo. Si tratta di oltre il doppio del livello registrato nell’Europa settentrionale.

L’Osservatorio climatico Copernicus, il programma europeo di osservazione della Terra, ha certificato  che il mese di giugno 2026 è stato il più caldo mai registrato nel Vecchio Continente. 

I meteorologi affermano che l’Europa si sta riscaldando molto più velocemente della media globale, con ondate di calore sempre  più frequenti, sempre più intense e sempre più durature.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in una riunione d’emergenza alla quale hanno preso parte 41 Stati membri oltre ai rappresentanti della Commissione Europea, ha dichiarato che non siamo pronti a queste nuove variazioni delle condizioni climatiche, e si sono registrati ospedali al collasso per i ricoveri di pazienti vittime dell’eccessivo calore, blackout nell’erogazione di alcuni servizi pubblici essenziali, assenza dei necessari rifugi climatici e mancanza di una pianificazione ad hoc nella maggior parte delle città.

SICCITÀ IN AUMENTO

Allarme sul Delta del fiume Po. L’acqua della laguna veneta ha raggiunto i 32 gradi e nella Sacca di Goro sono scomparse il 90% delle vongole con una moria di oltre mille quintali di cozze DOP.

Gli effetti del cardio estremo interessano anche le campagne dove le risaie perché la mancanza di acqua e il caldo estremo costituiscono un grave rischio per la produzione.

Non sono esenti dall’emergenza  i pascoli perché si prevede una significativa diminuzione della produzione dei foraggi e del resto gli allevamenti stanno registrando un calo della produzione di latte fino al 20%.

È la terza ondata estiva di caldo africano, con temperature che supereranno diffusamente i 35 °C. Il picco del caldo è previsto al Centro-Sud e sulle Isole Maggiori, con punte fino a 40-45 °C.

LA MORSA DEL CALDO IN EUROPA

I Paesi  europei più colpiti dall’ondata di caldo estremo sono attualmente la Francia e la Germania, dove sono state raggiunte temperature record per l’emergenza calore per almeno 26 milioni di persone interessate dall’allerta rossa, il massimo livello previsto da Météo-France, estesa a 37 dipartimenti della Francia metropolitana.

Le temperature eccezionali hanno, inoltre, costretto anche gli organizzatori del Tour de France ad accorciare alcune tappe della corsa.

A Parigi a causa delle elevate temperature, la Torre Eiffel ha anticipato la chiusura come il Louvre e il Musée d’Orsay.

In Germania, si sono sfiorati i 42 gradi e si sono registrati 99 morti per annegamento nel mese di giugno per persone che cercavano refrigerio nelle acque di laghi e di fiumi proprio a causa delle temperature elevate.

ALLARME INCENDI

Ma allarme anche per gli incendi alimentati dal caldo estremo soprattutto nell’Europa meridionale.

Gli incendi boschivi costringono migliaia di persone a evacuare dalle proprie abitazioni, mettendo a dura prova i soccorritori. 

Il 3 luglio i satelliti della rete Copernicus, hanno rilevato una nube di fumo che si spostava verso ovest sopra l’Oceano Atlantico, proveniente dagli incendi che hanno interessato il Nord-Ovest del Portogallo.

In Grecia il 41% degli intervistati ha segnalato incendi boschivi, in Portogallo il 35% e a Cipro il 20%, a fronte di una media europea appena dell’8%.