“Alberto Angela: un narratore che sa parlare alla tv di oggi.” Con questo titolo, Aldo Grasso ha recentemente elogiato sul Corriere le qualità di Alberto, evidenziandone la cifra stilistica: non un semplice divulgatore (ruolo in cui eccelleva il padre Piero), ma un vero e proprio narratore contemporaneo.
Eppure, i numeri non lo premiano, il programma ottiene il 13,4% di share. Un dato che ci riporta al luglio 2025, quando Noos fu temporaneamente sospeso per “bassi ascolti”, spingendo lo stesso Corriere a titolare: “Noos, l’insuccesso di una cattiva programmazione”.
Come si spiega questo stallo? È ancora una volta una questione di collocazione in palinsesto o c’è qualcosa di più?
Queste riflessioni mi riportano indietro nel tempo all’anno 2000, quando nacque “Ulisse, il piacere della scoperta” su Raitre.
Nel 2000, Raitre aveva una missione quasi impossibile: presidiare la difficilissima serata del sabato sera, dominata dai grandi show di R1 e C5.
Per fare una vera controprogrammazione, analizzammo la composizione del pubblico: identificammo la platea che rifiutava i varietà del sabato e guardammo alla storia della rete, dove la divulgazione aveva sempre trovato un terreno fertile. Puntammo così a un target più maschile e appassionato di storie e territorio.
Su Raiuno, in quel periodo, il giovane Alberto Angela conduceva Passaggio a Nord Ovest. Brillante, con un curriculum eccezionale da ricercatore e una naturale, modernissima capacità comunicativa, ci sembrò subito il volto ideale per quella sfida.
Il corteggiamento fu serrato. Gli Angela, da grandi professionisti, erano molto precisi ed esigenti su ogni dettaglio. Piero, da padre e mentore che ben conosceva la posta in gioco per il futuro di Alberto, partecipò in prima persona a tutte le fasi del progetto.
Alla fine la sola perplessità riguardava la collocazione del sabato sera, ritenuta proibitiva. Insistetti sulla bontà dell’analisi e, alla fine, l’idea di testare la formula con una puntata pilota convinse tutti.
Sabato 25 novembre 2000, andò in onda la puntata zero “Sulle tracce degli Etruschi”.
Fu un grande successo che superò ogni aspettativa e tolse ogni dubbio.
Così dal 7 aprile 2001 partì la prima serie di Ulisse di 9 puntate, con uno share costante tra il 14% e il 17%.
Fino al 2018, Ulisse ha rappresentato il fiore all’occhiello del sabato sera di Raitre. Poi, il passaggio su Raiuno.
Ma la televisione vive di equilibri sottili tra contenuto e contenitore. Ho sempre pensato nostalgicamente che Ulisse fosse un programma nato per sposare l’identità di quella Raitre che oggi non c’è più, e che quel legame originario sia rimasto impresso nel suo DNA.
Mi piace pensare che in fondo, quel 13% di share non è il segno di un ridimensionamento, ma la prova di una resistenza: lo zoccolo duro, il pubblico d’elezione che non ha mai tradito la formula originaria. Quel nucleo fedele che è la vera cassaforte identitaria del programma.
