Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

Una vicenda giudiziaria che arroventa strumentalmente il dialogo politico e fa discutere i cittadini italiani con opinioni diverse, merita una riflessione, perché ci sono articoli di legge che possono essere diversamente interpretati, ma ce ne sono altri il cui contenuto è inequivocabile.

Se la richiesta di una grazia per la sentenza di un omicidio plurimo compiuto da un cittadino riguarda l’età troppo avanzata per essere ristretto in un Penitenziario, occorre sapere che la legge non fa differenze se a commettere il reato sia stato un giovane o una persona anziana, a meno che non vi siano particolari e gravissime condizioni di salute di cui, tuttavia, spesso la giustizia non ha tenuto conto, perché vige l’articolo 3 della Costituzione che sancisce che La Legge è uguale per tutti.

Se la richiesta della grazia è, invece, motivata dalla mancata applicazione da parte dei diversi gradi di giudizio della legittima difesa, va considerato che la vicenda non rientra in nessuno dei casi previsti dall’articolo 52 del Codice Penale, perché la reazione del condannato è avvenuta al di fuori del contesto temporale dell’azione criminale compiuta nei suoi confronti, e al di fuori della sua proprietà, ovvero, in una strada pubblica.Inoltre, mancherebbe un altro requisito che potrebbe aprire l’accesso alla grazia che è rappresentato dal pentimento, assente nelle dichiarazioni del condannato che, anzi, in occasione di una precedente intervista, ha rinnovato l’intenzione di ripetere il gesto, qualora se ne ripresentasse malauguratamente la necessità.

Va premesso che, istintivamente, a chiunque venga posta la domanda “chi crocifiggereste tra due malviventi che hanno appena fatto una rapina e il rapinato che li ha uccisi per difendersi”, la risposta troppo facile e scontata sarebbe istintivamente “i due malviventi”. Ma questa risposta non tiene conto delle modalità in cui si è svolto il plurimo omicidio di cui dibatte oggi la politica che cerca consenso attribuendo la reazione dell’omicida all’eccessiva carica emotiva, e la pubblica opinione che, probabilmente, non è sufficientemente a conoscenza della legge che regola il diritto alla legittima difesa e quella che persegue la vendetta personale.

È notorio che le Forze dell’Ordine raccomandano a tutti i cittadini che subiscono un’aggressione all’interno della propria abitazione, del proprio ufficio o del luogo in cui esercitano un’attività commerciale, industriale, o professionale, di evitare il ricorso alle armi per difendersi da eventuali assalitori, e invece, suggeriscono di richiedere, per quanto possibile tempestivamente, l’intervento delle Forze dell’Ordine. Quando, in passato, le forze di Polizia sono dovute intervenire “armi in pugno” esternamente al luogo in cui si è compiuta a un’azione delittuosa, pur avendo sotto tiro i malviventi che hanno compiuto il misfatto, hanno ingaggiato il conflitto a fuoco solo nel caso in cui sono stati fatti segno dai colpi esplosi dai malviventi, e ovviamente di fronte al rischio per la propria vita.

Se il Capo dello Stato, quindi, in virtù dell’autorità che gli deriva dall’articolo 87 – comma 11 della Costituzione, concedesse la grazia ad un cittadino che, seppure giustamente molto provato psichicamente, seppure vittima per in varie occasioni di azioni della criminalità, ha fatto inequivocabilmente giustizia sommaria da solo, creerebbe un pericolosissimo precedente per tutti coloro che avendo subito un atto di violenza credono sia giusto farsi giustizia da sé. Il gesto compiuto dal cittadino è aggravato, purtroppo, dalle sue stesse dichiarazioni, quando asserisce che, qualora ce ne fosse la necessità, rifarebbe esattamente la stessa cosa anche in futuro, dal momento che, a suo dire, le Forze dell’Ordine non  interverrebbero in tempo per arrestare i malviventi.  Questo equivale a sottolineare che le Forze dell’Ordine non sarebbero in grado di garantire adeguatamente la sicurezza dei cittadini che, pertanto, sarebbero legittimati a difendersi da soli facendosi giustizia con le proprie mani.

Se dovesse passare come legalmente corretta l’autodifesa, ogni cittadino sarebbe autorizzato a fare ciò che, comunque, le Forze dell’Ordine, sino a oggi, non hanno mai fatto e nel caso specifico non avrebbero fatto, perché devono rispettare il giuramento fatto prima di indossare la divisa, osservato e difeso scrupolosamente le leggi, agito in conformità alla Costituzione e alle regole d’ingaggio previste, ricercando e poi arrestando i malfattori, anziché ucciderli singolarmente e temporalmente e fisicamente al di fuori del crimine commesso, come purtroppo, emotivamente provato, ha fatto il cittadino. 

Peraltro, nel caso specifico di cui si parla in questi giorni, se nella foga della rincorsa dei malviventi e nell’aprire il fuoco su di loro, la vittima dell’aggressione avesse colpito anche altre persone occasionalmente presenti nella strada, ferendole o uccidendole, gli effetti dell’azione penale nei suoi confronti sarebbero stati ulteriormente più rigidi e restrittivi.

Diverso, invece, sarebbe stato se il cittadino fosse stato al centro di un conflitto a fuoco con i malviventi nello stesso momento in cui compivano  l’azione delittuosa. Infatti, se fosse stato posto di fronte a un pericolo imminente per la sua vita e per quella delle altre persone coinvolte, credo sarebbe stato legittimo difendersi, anche rispondendo al fuoco con il fuoco dell’arma di proprietà, purché legalmente detenuta, con l’inevitabile rischio per i malviventi di essere colpiti anche mortalmente durante l’esecuzione dell’azione malavitosa.

Secondo voi, avendo sparato i colpi mortali dopo che il crimine è stato compiuto, inseguendo i malviventi al di fuori del proprio esercizio commerciale, vuol dire che il cittadino ha agito per legittima difesa o per vendetta personale?

La difesa personale legittima è una reazione necessaria purché proporzionata a una minaccia immediata, mentre la vendetta personale è una risposta premeditata e spesso sproporzionata a un torto subito. La legge tende a proteggere la prima e a condannare la seconda.

Credo che saggiamente il Capo dello Stato non concederà la grazia, e credo che sia scontato sottolineare l’amara considerazione che tragici episodi come questo vengano utilizzati strumentalmente per fare propaganda politica e ricercare un facile consenso tra gli elettori, sia dell’una che dell’altra parte.