Nel Sud della Sardegna raggiunto il record assoluto di 47°.
Il caldo estremo, che sta interessando il nostro Paese e tutta l’Europa centro meridionale, ha fatto scattare l’allerta economica di Confesercenti. L’Associazione sottolinea che il calore anomalo pesa non solo sulla salute, ma anche sulle imprese e i costumi. Migliaia di piccole e medie imprese del commercio, del turismo e dei servizi stanno subendo effetti dannosi : “Convivere ogni anno con trenta-sessanta giorni di caldo intenso può pesare sull’economia italiana tra i 6 e i 12 miliardi di euro, pari a circa lo 0,2-0,4% del Pil, tra maggiori costi energetici, minore produttività, investimenti obbligati e fatturato perso nei settori più esposti” – ha dichiarato il Presidente Nico Gronchi che ha spiegato – “Il caldo estremo è diventato una vera e propria tassa climatica, una variabile economica strutturale che Incide su investimenti, produttività, spesa e abitudini di consumo, anche turistiche“.
Secondo Confesercenti sopra i 35 gradi stabili la resa del lavoro cala, crescono errori e assenze per malattia e diminuisce la capacità di sforzo fisico. I settori più esposti sono l’edilizia, l’agricoltura, la logistica, il commercio ambulante e le manutenzioni, insieme ai piccoli esercizi e al turismo all’aperto, dai mercati ai pubblici esercizi con dehors. Se le giornate ad alto stress termico dovessero perdurare l’Italia rischierebbe di perdere migliaia di ore di lavoro ogni anno.
Nelle ore centrali della giornata a causa delle alte temperature si svuotano le strade e a guadagnarci sono i grandi centri commerciali climatizzati e le piattaforme online, mentre a rimetterci sono i mercati, i negozi dei centri storici e i piccoli esercizi già in difficoltà per la forte competizione dell’e-commerce e della delocalizzazione delle vendite. Il caldo estremo modifica anche i consumi con la moda che denuncia un netto calo degli acquisti dei capi invernali più pesanti per la presenza di stagioni fredde sempre più brevi, mentre nella ristorazione i dehors perdono attrattività perche i clienti preferiscono rifugia le sale climatizzate.
I flussi turistici tendono a concentrarsi nei mesi di giugno e settembre, a scapito di quelli estivi centrali, con preferenze in aumento delle aree montane e penalizzando le città d’arte avvolte dalle bolle di calore.
L’afa estiva scoraggia anche l’uso dei dehors, riducendo la capacità potenziale dei pubblici esercizi del settore della ristorazione.
Il presidente della Confesercenti Gronchi non ha dubbi sulla necessità di un cambio di paradigma, con interventi strutturali. “La soluzione, nel lungo periodo – ha affermato – risiede nella riqualificazione termica profonda degli edifici e delle strutture commerciali e in una rigenerazione urbana adattiva. Senza investimenti coraggiosi e immediati nella resilienza delle città, il cambiamento climatico continuerà ad agire come un acceleratore della crisi economica, svuotando lo spazio pubblico e indebolendo la competitività del sistema Paese“.
