Mao Ning è la Direttrice dell’Informazione del Ministero degli Esteri cinese, una cinquantenne pluri-laureata alle Università George Washington, China Foreign Affairs e Hunan Normal e con 27 anni di esperienza diplomatica presso Organizzazioni
Internazionali asiatiche e varie Ambasciate tra cui, manco a dirlo, anche quella di
Washington.
Quale Membro effettivo del Partito Comunista cinese, non é da considerarsi una rappresentante tecnica come può essere un Ambasciatore, perché la sua figura ha anche una natura politica, per cui ciò che afferma deve essere tenuto nella più alta
considerazione. Nel gennaio del 2024, questa distinta signora dai modi raffinati ma decisi dichiarò, senza giri di parole, che “Taiwan is an inalienable part of the People’s Republic of China”. E c’è da star sicuri che questo asserto, che non lascia ombra di dubbio su ciò che farà la Cina con Taipei, non è solo nei suoi pensieri, ma fa parte del credo di tutto l’establishment governativo di Pechino, a partire da Xi Jinping. In tale contesto, si pongono le dichiarazioni di Mao Ning, immediatamente dopo il Vertice di Ankara, che sono tutt’altro che concilianti nei confronti della NATO, ma che non costituiscono una novità, perché riprendono posizioni di Pechino già espresse in passato.
“La NATO è un’Alleanza difensiva regionale, con competenze e limiti geografici chiaramente definiti. Non dovrebbe parlare continuamente della Cina, né tanto meno utilizzarla come scusa per giustificare i propri piani di espansione o di incremento delle
spese militari” Un ragionamento che non fa una grinza, anche agli occhi della maggior parte degli ingenui Cittadini occidentali, che conoscono l’Alleanza Nord Atlantica solo nei suoi aspetti essenziali. Infatti, l’Europeo generico medio, impegnato quotidianamente nel suo lavoro, che gli consente di pagare quelle tasse, che i suoi Governanti stanno sempre più utilizzando in avventure geo-strategiche che potrebbero costare care, sostanzialmente sa che la NATO serve per la sua difesa perché, in caso di attacco alla sua Nazione, prevede che altri 31 Paesi Membri intervengano in suo aiuto.
Invece, la realtà dell’Alleanza che ha tessuto la classe politica occidentale in questi ultimi anni, va ben oltre il famoso Articolo 5 conosciuto da tutti ed è così avventata da preoccupare seriamente Mao Ning e tutti suoi superiori, perchè ormai riguarda anche la
Cina e l’Indo Pacifico. L’occhio della NATO ha cominciato a rivolgersi verso l’Estremo Oriente a partire dal 2022, allorché nell’ambito del Vertice di Madrid, i Capi di Governo/Stato approvarono il nuovo “Strategic Concept”, in sostituzione di quello risalente
al 2010. Questo è il documento fondamentale della NATO, che definisce i rischi, le minacce, i settori di impiego, i compiti e gli interessi che devono caratterizzare qualsiasi attività degli Alleati.
In questo nuovo “vangelo” dell’Alleanza, oltre a definire la Russia come il male peggiore per l’Occidente, un occhio particolare viene dedicato alla Cina, con l’accusa che “le sue ambizioni dichiarate e le politiche coercitive sfidano i nostri interessi, la nostra sicurezza e i nostri valori”. Gli alleati vengono invitati a “lavorare insieme per affrontare le sfide sistemiche” poste da Pechino, che preoccupa l’Alleanza anche per i suoi rapporti con la Russia, con la quale sta “sviluppando una partnership strategica” per attuare
congiuntamente “una spinta autoritaria contro l’ordine internazionale basato sulle regole”. Ed è così che è stata creata un’Agenzia denominata “Futures in the Indo-Pacific”, con il compito di monitorare e valutare gli sviluppi della situazione in quella regione, che
relaziona annualmente nell’ambito dei principali meeting della NATO.
Ma ad Ankara è maturata una prima significativa escalation, con il Segretario Generale Rutte che il primo giorno del meeting, ha incontrato i cosiddetti “IP4 – Indo Pacific 4”, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, al momento, i principali partner regionali dell’Alleanza, per discutere di Ucraina, Corea del Nord, Iran e, dulcis in fundo, di Cina, inserita così nelle problematiche conflittuali (e ci chiediamo perché Pechino si possa risentire?!).
In Turchia, Trump ha strattonato ben bene gli Alleati verso un maggiore impegno verso l’Estremo Oriente, sempre ovviamente per incrementare la loro sicurezza che, incredibilmente, secondo le teorie del Tycoon, passa sempre dalle aree di maggiore
interesse nazionale americano. Un assist che è stato colto immediatamente dal Presidente sud coreano Lee Jae-myung che non ha mancato di sottolineare che la cooperazione con la NATO è uno strumento formidabile per affrontare le sfide per la sicurezza che, a suo dire, travalica ormai i confini regionali. Come dire che la sicurezza dell’Italia è ormai legata a quella di Seul ed ai suoi problemi con la Corea del Nord dello psicopatico Kim Jong-un. Non è stato da meno il Ministro degli Esteri giapponese Motegi, il quale ha enfaticamente affermato che “gli eventi delle aree euro-atlantica e indo-pacifica sono interconnessi e fanno parte di un unico quadro strategico”. Una cooperazione che si dovrebbe estendere anche allo sviluppo tecnologico, all’industria della difesa e alla cyber security, soprattutto sull’asse Europa – Indo Pacifico, mentre l’Alleanza continuerà ad approfondire le possibilità di integrazione con gli attuali partner asiatici. E questo può essere considerato solo l’inizio, per cui c’è da chiedersi se questa decisa virata verso l’Estremo Oriente, sempre più agitato dal problema di Taiwan, con una mega incognita come la Corea del Nord, con le contese territoriali giapponesi con Cina e Russia per le isole Senkaku e Curili, con i conflitti tra India e Cina e India e Pakistan e con tanti
altre situazioni conflittuali e di potenziale rischio, rientri veramente nei reali e concreti interessi di gran parte delle Nazioni europee.
Per sostenere tale tesi, il teorema che viene forzato in ambito NATO, da parte americana e con il ferreo sostegno del lacché trumpiano Rutte, è quello che l’avvicinamento tra Cina, Corea del Nord e Russia costituisca un serio pericolo per l’Occidente, per cui non debba essere ignorato dalla NATO. E’ indubbiamente vero che il sostegno fornito da Pechino e Pyongyang ha aiutato notevolmente Mosca nelle sue operazioni contro Kiev, ma è altrettanto vero che l’Ucraina, pur se diventata il buco nero per le finanze occidentali, non è ancora una Nazione UE e molto probabilmente mai sarà un Membro della NATO. E’ vero che la Russia probabilmente si sdebiterà aiutando la Corea del Nord nello sviluppo dei programmi nucleari e la Cina con un supporto diretto per il conseguimento dei propri obiettivi strategici nell’area indo-pacifica. D’altra parte, la Flotta russa del Pacifico, di stanza a Vladivostok e nella penisola della Kamchatka, forte di un’ottantina di unità, compresi sottomarini nucleari, coopera ormai stabilmente in manovre congiunte con la Marina cinese, contribuendo sensibilmente a controbilanciare la presenza degli USA, che ha la 3^ Flotta (a San Diego) e la 7^ Flotta (in Giappone) e dei suoi alleati regionali Giappone, Corea del Sud e Australia, che dislocano costantemente navi militari.
Ma tutto questo, che è un gran bel crogiolo di seri rischi di conflittualità, se innegabilmentecostituisce il vero problema strategico per gli Stati Uniti, che si affacciano sul Pacifico, sino a che punto lo è anche per le Nazioni europee, tanto da essere consapevolmente
consenzienti per un coinvolgimento dell’intera NATO, stravolgendone la sua fondamentale natura di Alleanza difensiva del Nord Atlantico? E’ una domanda critica, perché riguarda un bivio che è cruciale per il futuro dell’Europa, a cui i leader continentali dovrebbero dare una risposta, che non derivi però da una supina sottomissione al volere dell’Alleato USA, ma sia il frutto di una reale consapevolezza di cosa potrà comportare un ingaggio del genere. Alcuni analisti affermano che i vincoli geografici previsti dal Trattato atlantico, limiteranno fortemente l’impegno dell’Alleanza nella regione indo-pacifica, per cui il suo contributo si limiterà a cooperazioni in ambito industria difesa e contrasto di minacce ibride (es. informatiche). Questo é teoricamente vero, ma purtroppo questo momento storico ci sta dimostrando che la leadership politica, talvolta in preda a delirio di onnipotenza (che
non colpisce solo Trump), non sembra porsi particolari problemi a modificare le regole in atto o persino a violentarle per voleri contingenti, senza alcuna remora verso Trattati, convenzioni e addirittura lo stesso Diritto Internazionale. E per cercare di comprendere di che problema stiamo parlando, si cita una simulazione, elaborata da un team di qualificati Istituti di ricerca internazionali, basata sull’assunto (altamente probabile) che la Cina si prenderà Taiwan, nonostante l’intervento militare degli
Stati Uniti. La proiezione ha previsto che una guerra di Washington nello Stretto di Taiwan avrebbe effetti economici devastanti, con stime di riduzione del PIL globale sino a 10mila miliardi di Dollari (PIL globale nel 2025 118mila $). Analoga simulazione, con risultati simili è stata fatta prevedendo una guerra nella penisola coreana.
Sarebbe quindi opportuno che i Cittadini europei fossero adeguatamente informati dai loro governanti sulla strada della sofferenza che stanno imboccando, seguendo la discutibile visione USA-centrica, che il duo Trump-Rutte sta imponendo alla NATO. E il fatto che l’Unione Europea abbia appena creato una Task Force di emergenza, che dovrà occuparsi delle prossime crisi, compreso un possibile conflitto commerciale con la Cina, sta a dimostrare che la leadership europea è cosciente di cosa potrebbe significare sfidare il colosso cinese, per di più a casa sua. E allora vale veramente la pena per il Vecchio Continente ignorare le preoccupazioni di Mao Ning, senza tentare di percorrere vie di mediazione che, per una volta, guardino ai soli interessi dei Cittadini europei?

Generale di CA Marcello Bellacicco
Autore del Libro “Noi ci abbiamo creduto” – Diario di 6 mesi di missione in Afghanistan
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Esperto di Politica Internazionale di cui parla sul suo Canale Youtube “Free
Mind”– Disponibile su https://youtube.com/@freemindita?si=3NIJrMVgCbS5tAd1
