Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

Dietro una mano che saluta al Moscone Center c’è un intero paese che per una volta ha scelto di restare, mettersi insieme e costruire invece di emigrare.

Alle 15 del 23 luglio 2026, al centro congressi Moscone di San Francisco, un umanoide alto un metro e settanta alza il braccio e saluta la platea con la mano aperta. Accanto a lui, sul palco dell’AMD Advancing AI 2026, c’è Lisa Su, amministratrice delegata di AMD. A pochi passi il suo creatore, Daniele Pucci, ingegnere genovese, per anni alla guida della linea Artificial and Mechanical Intelligence dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Il robot si chiama Gene.01 ed è la prima uscita pubblica negli Stati Uniti di Generative Bionics, la startup che lo ha costruito.

Sei mesi prima, a gennaio, il CES di Las Vegas aveva ospitato lo stesso nome sotto un faretto diverso, un corpo fermo su un piedistallo, cavi a vista, uno schermo accanto che mostrava in video i movimenti che il metallo davanti al pubblico non poteva ancora compiere. I visitatori scattavano foto a una promessa, non a una macchina. Qualcuno chiedeva quando avrebbe camminato davvero, e la risposta, vaga, parlava di mesi, forse di un anno. Nessuno, tra chi si fermava a quello stand, avrebbe scommesso sul numero che sarebbe arrivato davvero.

Il salto dal bozzetto alla macchina che cammina e manipola oggetti passa da una pelle distribuita su tutto il corpo, il vero sistema nervoso di Gene.01, capace di riconoscere ciò che ha intorno percependo contatto, forza, prossimità e temperatura prima ancora che avvenga un urto. È pensata fin dal primo schizzo per farlo lavorare accanto a persone in carne e ossa.

Fincantieri ha scelto Gene.01 per un compito preciso, la saldatura, uno di quei lavori che consuma le articolazioni e restringe la vita utile di chi lo fa ogni giorno. Sarà il primo banco di prova nei cantieri navali, con le mani del robot trasformate in pinze da saldatore. Generative Bionics ha poi reso pubblico il modello digitale della piattaforma, un punto di partenza per chi vuole costruirci sopra un’applicazione diversa, in un altro settore, senza ricominciare da zero.

Dietro la macchina che saluta a San Francisco c’è un numero che vale più di ogni specifica tecnica, cento persone, quasi la metà con un dottorato in tasca, quindici anni di lavoro su iCub, su ergoCub e su iRonCub, confluiti in un’unica azienda nata a Genova nel 2024. Il cliché del genio italiano isolato, consumato in un laboratorio prima di emigrare a costruire altrove, qui si scioglie in un collettivo di dottori di ricerca che ha scelto di restare, mettendo insieme quello che nessuno da solo avrebbe fatto. A sostenerlo, un round da 70 milioni di euro chiuso lo scorso dicembre, tra i più consistenti mai visti in Europa per la robotica umanoide, con dentro anche AMD Ventures.

A Genova, negli stessi mesi, altri ingegneri restavano davanti agli stessi monitor invece di impacchettare i curriculum per la Silicon Valley o per Shenzhen. Nessuno ha annunciato una svolta, nessun comunicato ha usato la parola Risorgimento. C’erano solo turni che si allungavano, prototipi smontati e rimontati, una pelle sensoriale che imparava a distinguere una carezza da un urto un millimetro alla volta.

Quella mano alzata al Moscone Center dura pochi secondi, il tempo di un applauso e di qualche foto. Dietro ci sono cento persone che il pubblico in sala non vede, persone che un anno fa avrebbero potuto scegliere un laboratorio a Boston o un ufficio ad Austin e invece hanno tenuto la sede a Genova. Il resto, se quella scelta si sia rivelata giusta, se Gene.01 saprà davvero saldare una nave o solo salutare una platea, lo scriverà chi guarderà cosa succede adesso nei cantieri, non chi ha scritto il comunicato stampa di luglio.