Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso


Dobbiamo smetterla di trattare queste novità climatiche come emergenze passeggere e non come gli effetti di un collasso climatico derivante dalle azioni dell’uomo, perché diversamente ci troveremo impreparati ad affrontare il futuro nella quotidianità dei cambiamenti climatici, che vanno nella direzione di una maggiore esposizione del pianeta ai raggi solari e quindi ad un inevitabile innalzamento delle temperature che comporteranno l’innalzamento della quota neve oltre i 5000 metri di altezza, con l’inevitabile incessante progressivo scioglimento dei ghiacci, la desertificazione dei ghiacciai, l’innalzamento dei livelli delle acque e degli oceani con l’arretramento delle linee costiere, anche laddove nel corso dei secoli si sono verificati i fenomeni di massiccia antropizzazione.

In questo articolo tratteremo separatamente e solo per una maggiore schematicità, dal momento che i due fenomeni sono strettamente connessi l’uno con l’altro, il riscaldamento globale del pianeta e le ondate di calore estremo nel nostro Paese.

AUMENTO GLOBALE DELLE TEMPERATURE CON ONDATE DI CALORE ESTREMO SUL PIANETA

L’aumento esponenziale dell’intensità, della durata e della frequenza di queste ondate di calore porta una firma precisa e inequivocabile: quella dell’uomo. Decenni di emissioni incontrollate di gas serra, deforestazione e un’ostinata dipendenza dai combustibili fossili hanno alterato profondamente l’equilibrio dell’atmosfera, trasformando il bacino del Mediterraneo in un vero e proprio “hotspot” del cambiamento climatico. 

Abbiamo intrappolato il calore attorno al pianeta, e ora ne stiamo subendo le conseguenze dirette.

Il pianeta Terra ha conosciuto indubbiamente periodi molto più caldi di quello attuale, ma mai nella storia della civiltà umana il riscaldamento globale è avvenuto con la medesima rapidità osservata negli ultimi decenni.

Ecco alcuni esempi:

  • Periodo caldo medievale (circa 950–1250 d.C.): in alcune regioni, soprattutto dell’emisfero nord, le temperature furono relativamente elevate. Tuttavia non si trattò di un riscaldamento globale come quello odierno, e le temperature medie mondiali erano probabilmente inferiori a quelle attuali.
  • Optimum climatico dell’Olocene (circa 8.000–5.000 anni fa): diverse aree del pianeta erano più calde di oggi a causa di variazioni dell’orbita terrestre. Anche in questo caso il cambiamento avvenne nell’arco di migliaia di anni.
  • Periodo interglaciale Eemiano (circa 125.000 anni fa): la temperatura media globale era probabilmente tra 1 e 2 °C più alta rispetto al periodo preindustriale. Il livello del mare era da 6 a 9 metri più alto dell’attuale.
  • Pliocene medio (circa 3 milioni di anni fa): le temperature erano di 2–4 °C superiori a quelle preindustriali e la concentrazione di anidride carbonica era simile a quella raggiunta oggi. Il livello dei mari era però decine di metri più alto.
  • Eocene (circa 50 milioni di anni fa): fu uno dei periodi più caldi degli ultimi 100 milioni di anni. Non esistevano le calotte glaciali  ai poli e le temperature medie globali erano molto superiori a quelle odierne.

Quindi, a livello globale, l’aspetto che distingue l’attuale fase climatica non è tanto il fatto che la Terra non sia mai stata così calda, quanto la velocità del cambiamento. Le ricostruzioni paleoclimatiche indicano che il riscaldamento osservato dall’inizio della rivoluzione industriale (tra il 1760 e il 1780) in Gran Bretagna, con il passaggio da un’economia agricola a un sistema di fabbrica basato sulla meccanizzazione e sull’uso del carbone) è avvenuto in poco più di un secolo, mentre i grandi cambiamenti climatici naturali del passato si sono generalmente sviluppati nell’arco di migliaia o decine di migliaia di anni.

Quindi, se la domanda è: “Ci sono stati sul pianeta periodi  più caldi di oggi?”, la risposta è .

Se invece la domanda è: “La Terra ha mai sperimentato un aumento delle temperature così rapido durante la storia della civiltà umana?”, le evidenze scientifiche dicono di no, ovvero non ci sono precedenti comparabili negli ultimi 10.000 anni circa.

LA DIFFERENZA IN ITALIA RISPETTO AL PASSATO

Il cambiamento più importante non è tanto il singolo record di temperatura, quanto il fatto che oggi:

  • le ondate di calore iniziano prima (giugno) e terminano più tardi (settembre);
  • durano più a lungo, spesso due o tre settimane consecutive;
  • sono più frequenti;
  • le notti rimangono molto calde, impedendo il raffreddamento degli edifici e aumentando i rischi per la salute. 

In sintesi, negli ultimi cento anni l’Italia ha vissuto diverse estati eccezionalmente calde, ma dal 2003 in poi questi eventi sono diventati molto più frequenti e persistenti. Secondo le serie climatiche di ISPRA e CNR, il 2022 rappresenta finora il picco nazionale per estensione delle ondate di calore, mentre il 2003 resta uno degli episodi estivi più straordinari per intensità. 

Questi dati  non derivano da una singola fonte, ma da una sintesi di risultati consolidati della climatologia e della paleoclimatologia, basata soprattutto sui rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change  IPCC (Sixth Assessment Report), Copernicus Climate Change Service (C3S) e ISPRA e su studi pubblicati su riviste scientifiche come:

Nature

Science

Paleoceanography