Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

Quanto sta accadendo nella Regione Medio orientale ha ormai decisamente soppiantato la Guerra tra Russia e Ucraina, nelle cronache che riguardano il panorama internazionale, non solo per le conseguenze economiche, commerciali ed energetiche che ne derivano, che si stanno drammaticamente sommando ai danni causati dal conflitto europeo, ma soprattutto per l’estensione e la natura della crisi.

Infatti, se sul fronte est, l’area dello scontro è sinora rimasta limitata al territorio dei belligeranti che, in fondo, quelli direttamente implicati sono rimasti i due iniziali, il teatro operativo medio-orientale sta invece coinvolgendo direttamente più di una decina di

Nazioni e numerosi gruppi proxy, di cui alcuni, come Hezbollah. Hamas e Houthi hanno sostanzialmente capacità di vere e proprie Forze Armate e altri, come le Milizie sciite in Iraq e in Siria, hanno potenzialità minori, ma sono comunque in grado di colpire in modo da creare situazioni a rischio di ulteriore escalation.

Inoltre, sembra ormai palese che Israele, uno dei protagonisti principali, nonostante la volontà USA di farla finita con questa guerra folle, non intenda mettere in conto alcuna ipotesi di trattativa per un accordo con l’Iran, visto che ad ogni spiraglio di intesa tra Washington e Teheran, incrementa le sue operazioni in Libano o Gaza (per quel che resta) al fine di boicottarla, come sta facendo anche in queste ore.

Si tratta quindi di una chiara e palese situazione di guerra senza esclusioni di colpi, innescata dall’attacco congiunto israelo-americano di febbraio, contro un Iran che, non solo ha dimostrato una capacità di resistenza ben superiore al previsto ma che, soprattutto, non ha esitato a reagire, anche duramente, contro chiunque che, in un modo o nell’altro, abbia evidenziato un qualsiasi coinvolgimento negli attacchi al proprio territorio.

Sin da subito infatti, Teheran ha rivolto i suoi contrattacchi contro i due aggressori (Israele in particolare), ma anche verso Emirati Arabi Uniti, Qatar, Barhein, Kuwait e Arabia Saudita, rei di ospitare sul loro territorio le basi USA, che ha cercato di colpire il più duramente possibile, dimostrando, tra l’altro, di non preoccuparsi minimamente delle conseguenze.

In tale contesto, anche l’Italia ha già subito delle perdite, per fortuna sinora solo materiali. Infatti, a metà marzo, nell’ambito di un bombardamento della Base Ali Salem in Kuwait, condivisa con forze americane, è stato distrutto un velivolo a pilotaggio remoto Reaper (drone del valore di più di 30 milioni di Euro) e lievemente danneggiati due Caccia Eurofighter.

Tuttavia, non sono solo questi i militari nazionali che, in questo momento, sono presenti nella turbolenta Regione del Golfo Persico, tanto è vero che, proprio in questi giorni, stanno infuriando accese polemiche tra Maggioranza ed Opposizione che, se ci capissero qualcosa, dovrebbero dibattere su dislocazione, entità, tipologia e, soprattutto, missione delle forze italiane nell’area e, alla luce degli ultimi avvenimenti, convenienza che rimangano in area, mentre invece stanno azzannandosi su improbabili violazioni costituzionali e insensati segreti di Pulcinella.

Pertanto, visto che dalla politica nostrana è sempre molto difficile conoscere la realtà, è bene cercare di chiarire al Cittadino, che tali assetti mantiene e tali danni paga e che, sicuramente, si preoccupa delle sorti dei propri soldati, cosa ci stiano facendo le Forze italiane, in questa area lontana dall’Italia che, di fatto, è in un reale stato di guerra.

Per quanto riguarda le unità che hanno già “assaggiato” i colpi iraniani, si deve sottolineare che sono nella regione sin dal 2014, inquadrate nella Coalizione internazionale “Inherent Solve” (nominativo nazionale “Prima Parthica”), a guida USA, impegnata in Iraq, Kuwait e Siria, per contrastare il terrorismo dell’Organizzazione Daesh-Stato Islamico.

In particolare, le forze dell’Aeronautica erano già in Kuwait, ma con compiti completamente diversi dagli attuali, in quanto pattugliavano i cieli dell’Iraq settentrionale, anche a copertura di unità dell’Esercito, dislocate ad Erbil, che addestravano le unità curdo-irachene che combattevano i terroristi. Ma chi ha buona memoria, ricorda però che, sempre a marzo di quest’anno, a seguito di un attacco iraniano ad Erbil, i nostri soldati furono precipitosamente evacuati in Italia e in Giordania. Peraltro, ci sarebbe da chiedersi il perchè di questo prolungamento dell’addestramento dei Peshmerga sino a quest’anno, visto che il Califfato è stato sconfitto e distrutto nel 2019.

Comunque sia, mentre gli assetti dell’Esercito ripiegavano, gli Eurofighter dell’Aeronautica restavano in Kuwait, nonostante l’attacco all’Iran, anche perché, nel frattempo, a Roma, venivano assunte importanti decisioni, in merito al ruolo che l’Italia avrebbe voluto svolgere, nell’ambito della guerra (il termine crisi è riduttivo) nell’area del Golfo. Infatti, come riporta lo stesso sito della Difesa (verificare per credere), “Dalla seconda metà di marzo 2026, a seguito della crisi nell’area del Golfo e della richiesta di supporto avanzata dai Paesi partner, la Difesa italiana ha schierato un dispositivo dell’Aeronautica Militare a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein”. Quindi, dal pattugliamento sui cieli iracheni, i nostri caccia, inquadrandosi nella “Task Force Air Arabia” sono passati a svolgere un ruolo attivo, con il compito di abbattere droni e missili iraniani, visto che, sempre sul sito Difesa, si legge “La Task Force Air – Arabia concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo, nonché alla protezione delle forze e degli interessi nazionali presenti nell’area”.

E questo vale anche per un altra unità italiana dell’Esercito, la Task Force Cerbero che, come riportato sul sito della Difesa, sempre dalla metà di marzo e con le stesse motivazioni (crisi nell’area del golfo e su richiesta dei Paesi partner), è stata schierata con un “dispositivo di difesa aerea su base Task Group SAMP/T a supporto delle Forze Armate e di sicurezza in Arabia Saudita”, con un “Task Group su sistema d’arma SKYNEX negli Emirati Arabi Uniti” e con una “Task Unit su Radar Kronos Grand Mobile High Power in Bahrein. Anche questa Task Force ha la stessa identica missione di quella Air, sorveglianza e difesa dello spazio aereo contro le minacce potenziali da parte dei paesi ostili, nonché protezione delle forze e interessi strategici nazionali presenti nell’area”.

La sola differenza tra le due Task Force è che quella Aeronautica era in gran parte già presente nel Golfo, mentre quella dell’Esercito è stata inviata in tutta fretta a metà marzo, tra l’altro, aspetto non da poco, sguarnendo ulteriormente il territorio nazionale di assetti importantissimi della Difesa aerea, peraltro già depauperata dei SAMP/T dati all’Ucraina e di quelli impiegati con la NATO ad est (le batterie disponibili in totale sono solo 5).

In tale contesto, è possibile fare una considerazione su uno dei punti maggiormente discussi politicamente in questi giorni e che riguarda la legittimità della presenza di unità militari italiane in un’area di guerra, anche in relazione ai dettami costituzionali. Una riflessione che può fare anche un bambino, che è in grado di comprendere che è indubbiamente vero che l’Italia non è formalmente in guerra con l’Iran, ma aiutando operativamente i Paesi che invece lo sono, a tutti gli effetti, partecipa attivamente alla guerra contro l’Iran. E questo è tanto vero quanto è ininfluente e ridicola l’affermazione, fatta da qualche politico, che la missione delle nostre unità è esclusivamente difensiva, come se in una guerra ci fosse differenza tra le operazioni offensive e quelle difensive.

Oltremodo, anche le affermazioni di un Sottosegretario agli esteri, secondo cui lo spostamento degli Eurofighter dal Kuwait all’Arabia Saudita è stato fatto per mettere in sicurezza personale ed aerei appare priva di un serio fondamento, sia perché l’Iran ha sinora dimostrato di poter/voler colpire qualsiasi Paese del Golfo sia perché Ryad ha un conto aperto anche con gli Houti yemeniti, per cui i nostri assetti potrebbero essere coinvolti pure in questa faida regionale.

In questo bailamme di tutto e il contrario di tutto, una valutazione tecnica che bisognerebbe fare con attenzione è il fatto che, in guerra, esistono le azioni S-DEAD-Suppression-Destruction of Enemy Air Defence, che consistono, appunto, nella soppressione e distruzione della capacità nemica di Difesa aerea. E visto che l’Iran ha già colpito e distrutto sistemi radar e di comunicazione americani nel Golfo (forse anche una batteria di Patriot), potrebbe condurre azioni di questo genere anche contro gli assetti italiani, che sono parte integrante e integrata della Difesa aerea dei Paesi già citati. Così come potrebbe condurre azioni di fuoco contro gli Eurofighter.

E allora, pensando ad una tale eventualità, che è tutt’altro che remota, c’è da chiedersi quale sia la valenza per l’Italia di queste Nazioni partner. Le relazioni con questi Paesi sono così forti da porre le nostre forze in una situazione di così elevato rischio? Oppure la decisione di assumere un approccio interventista di tale genere (non si può chiamare altrimenti) è maturata nel quadro di una policy di aiuto a Washington, che nel Golfo non se la sta passando troppo bene?

Infine, last but not least, la madre di tutte le domande a cui, si spera, l’attuale Governo si sarà già dato una risposta. E se dovesse veramente succedere che nostre unità fossero attaccate o anche solo colpite dagli Iraniani o dagli Houti, con perdite anche di militari, cosa succederebbe? Quale sarebbe la reazione dell’Italia? Perché la perdita di un drone può essere un incidente, ma subire attacchi deliberati ha tutta un’altra valenza.

Una riflessione da cui non ci si può esimere perché, in fondo, si sa che un vecchio proverbio dice “Chi scherza con il fuoco si brucia” che poi vale un altro detto antico che recita “chi cerca guai alla fine li trova”. Ma il vero problema è che, laggiù, non ci sono i politici che stanno scherzando con il fuoco, ma i nostri soldati che obbediscono alla Patria.

Generale Marcello Bellacicco

Autore del Libro “Noi ci abbiamo creduto” – Diario di 6 mesi di missione in Afghanistan

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Esperto di Politica Internazionale di cui parla sul suo Canale Youtube “Free Mind” Disponibile su https://youtube.com/@freemindita?si=3NIJrMVgCbS5tAd1