Anthropic inserisce un watermark invisibile in ogni risposta scritta dai suoi modelli, per rispettare le nuove regole europee sulla trasparenza dell’AI. OpenAI ha firmato lo stesso impegno, ma sul testo resta indietro
Il marchio resiste al copia-incolla, i tool per cancellarlo esistono già.
Dallo scorso 2 agosto ogni testo generato dai nuovi modelli Claude porta dentro di sé un segno che nessun lettore può vedere, per rispettare il Codice di condotta sulla trasparenza previsto dall’articolo 50 dell’AI Act europeo, entrato in vigore proprio quel giorno. Anthropic lo ha confermato in un aggiornamento della propria pagina di supporto: i modelli lanciati da quella data inseriscono un watermark impercettibile in tutte le risposte scritte, mentre i modelli precedenti stanno ricevendo la stessa capacità in modo progressivo.
Al Codice di condotta hanno aderito circa 190 tra aziende e organizzazioni, inclusi OpenAI, Google, Microsoft e Amazon. Sul watermark del testo, però, la parte più difficile da realizzare, Anthropic risulta la prima ad averlo messo davvero in produzione: la stessa OpenAI, nella propria dichiarazione di conformità pubblicata a fine luglio, si è fermata ai file e alle immagini, senza ancora confermare un meccanismo equivalente per il testo.
Quel meccanismo, il primo del suo genere a funzionare davvero, copre l’intero ecosistema Claude senza lasciare fuori nessun canale. Chi scrive nell’app lo trova, chi lavora da riga di comando con Claude Code pure; lo stesso vale per chi passa da Cowork, da Tag o dall’API – persino quando Claude gira sui server di AWS, Google Cloud o Microsoft Foundry. Vale ovunque nel mondo, non solo per chi scrive dall’Unione Europea. Il segno, spiega Anthropic, non altera il significato né la qualità della risposta e sopravvive al copia-incolla, anche se può in parte perdersi durante l’editing.
Per i file immagine la strada è diversa. Anthropic firma i metadati secondo lo standard aperto C2PA, pensato per tracciare l’origine di un contenuto digitale come farebbe un cartellino allegato a un pacco. Anche qui l’azienda è netta nei limiti che dichiara: un segno rilevato non prova che il testo o il file vengano da Claude; la sua assenza non dimostra il contrario. Gli strumenti per verificare il marchio non sono ancora pubblici.
Vale ancora il vecchio detto: fatta la legge, trovato l’inganno. Mentre Anthropic definiva i dettagli tecnici del proprio watermark, online circolavano già decine di programmi pensati per ripulire testi e immagini dai segni di provenienza AI. Alcuni tolgono soltanto il manifest C2PA da un file, senza toccarne un pixel. Altri si spingono oltre e stanano, nel testo, gli stessi caratteri Unicode invisibili che i modelli linguistici usano per marcarsi.
La distinzione tecnica conta. Rimuovere il manifest C2PA cancella solo il livello dei metadati. Se un’immagine porta anche un watermark cifrato nei pixel, come SynthID di Google, quel secondo strato resta intatto e nessuno strumento di pulizia dei metadati può toccarlo. Per il testo, invece, non esiste ancora uno strumento di elusione pubblico né uno di verifica: entrambi i fronti restano scoperti.
Anthropic promette di pubblicare presto la documentazione tecnica per verificare i marchi. Per ora non esiste. I programmi per cancellarli, invece, sono già online e gratuiti; funzionano dentro il browser, senza bisogno di installare nulla: si carica il file, si scarica ripulito, nessun account richiesto. Uno di questi accetta fino a venti documenti alla volta – immagini, video, testo – e ripulisce pure gli spazi Unicode invisibili che marcano una scrittura come generata da un modello linguistico. Un altro lavora in locale sul dispositivo, senza mai far transitare il file su un server: tratta indifferentemente una foto, un video o un PDF, con un limite imposto non dal servizio ma dalla memoria del computer. Per chi preferisce la riga di comando bastano un’istruzione con exiftool o un salvataggio con ImageMagick per svuotare i metadati di un’immagine. Il sistema che dovrebbe certificare l’origine di un contenuto arriva dopo gli strumenti che la cancellano.
