L’impoverimento incessante e ingravescente della classe media è un processo che è avvenuto e continua ad avvenire, lentamente, silenziosamente e subdolamente, perché mentre i salari e le pensioni hanno perso progressivamente potere d’acquisto, il costo della vita ha continuato a correre e salire. Affitti, bollette di luce gas, acqua, elettricità, spesa per gli alimenti, costi dei carburanti, dei viaggi e delle vacanze, sono vistosamente aumentati, ma i salari, a meno di insignificanti revisioni in aumento, sono rimasti sempre gli stessi da quasi trent’anni, e tutto ciò è accaduto senza che nessuno fosse concretamente promotore di una legittima e necessaria reazione di protesta. Tutto è avvenuto nel più “assordante” silenzio, coperto dalla rassegnazione e dall’omertà di chi forse prova vergogna nello svelare le proprie crescenti difficoltà economiche e finanziarie, ma anche di chi non è mai stato abituato a ribellarsi, quanto, piuttosto, ad accettare supinamente le regole imposte dal proprio sistema di Potere.
Tuttavia, la verità oggi non può più essere nascosta dietro i numeri delle statistiche: una parte sempre più ampia della classe media, quella che un tempo costituiva la spina dorsale del Paese, è stata sospinta verso la soglia della povertà, e non perché abbia smesso di lavorare, di produrre o di pagare le tasse, ma perché lavorare, oggi, purtroppo, non basta per vivere con la sicurezza e la dignità di ieri.
Questa nuova condizione della società italiana spiega anche perché nel mese delle vacanze per antonomasia, lungo le spiagge e le località turistiche italiane, anche nel giorno di Ferragosto, ci sono lettini vuoti, ombrelloni chiusi, ristoranti meno frequentati, hotel che hanno le camere libere, i tragitti delle autostrade di lunga percorrenza prive delle consuete code. Non si tratta di persone che hanno rinunciato alla vacanza, quanto piuttosto di persone che non hanno la possibilità di concedersi una vacanza fuori casa.
Lo stipendio non consente loro di pagare serenamente una settimana al mare, un pasto al ristorante, un ombrellone con due lettini, un gelato per i figli, perché ciò che fino a pochi anni fa apparteneva alla normalità di una famiglia oggi è divenuto un privilegio.
E’, dunque, evidente che sono cresciute a dismisura le diseguaglianze sociali perché, oggi, abbiamo da una parte una classe media che si è impoverita, mentre all’opposto c’è una minoranza finanziariamente aristocratica che continua a vivere in un’altra dimensione, in grado di spendere anche solo mille euro al giorno per un ombrellone in uno stabilimento esclusivo, oppure cento mila euro per l’affitto di una villa con piscina per una settimana.
Oramai c’è un muro di separazione troppo alto tra chi da una parte può continuare a consumare senza preoccuparsi dei prezzi e chi dall’altra è costretto a rinunciare, a tagliare, a rimandare, a fare calcoli o a chiedere prestiti anche solo per concedersi qualche giorno di vacanza.
Ma davanti a questa drammatica e incessante trasformazione che sta sotto gli occhi di tutti, che fine hanno fatto le promesse di crescita, di riduzione delle tasse, di difesa del ceto medio, di salari più alti, di maggiore sicurezza economica per le famiglie che per anni sono state il tema centrale di ogni campagna elettorale. Promesse che hanno raccontato un’Italia diversa da quella che milioni di cittadini, oggi, stanno vivendo. Promesse non mantenute, che hanno allontanato il 50% degli italiani dal voto, che hanno fatto perdere credibilità alla politica e hanno ingenerato una malsana ma inevitabile perdita di fiducia nelle Istituzioni, contro le quali si registrano sempre di più gesti autonomi di protesta, a volte anche di violenza.
Il problema non è soltanto ciò che il Governo ha fatto o non ha fatto. È la debolezza dell’intero sistema politico e di potere che è incapace o non vuole affrontare il futuro dell’Italia, rifiutandosi di rispondere alla domanda su chi sosterrà i consumi, i servizi, le imprese, il turismo, il commercio e, soprattutto, la coesione sociale, se la classe media continuerà a impoverirsi.
Ma c’è anche un problema che riguarda tutti noi, perché è l’Italia intera che sembra aver perso la capacità di reagire, similmente a quando ha accettato, senza reagire, il passaggio dalla lira all’euro, che ha determinato il raddoppio di tutti i costi nel nostro Paese, mentre ha lasciato che i ricavi restassero sempre gli stessi. Oggi ci siamo rassegnati ad essere poveri , ci siamo voluti abituare all’idea che tutto costi di più e che noi possiamo permetterci sempre meno. Abbiamo trasformato la rinuncia in normalità e l’impoverimento in una condizione quasi inevitabile di rassegnazione.
La classe media non è scomparsa, è stata retrocessa, senza quella che sarebbe dovuta essere una mobilitazione politica all’altezza della gravità del fenomeno. La Politica e le Istituzioni continuano a citare numeri, percentuali e promesse, senza voler comprendere ciò che quei numeri rappresentano per gli italiani.
E la domanda non è più su “quanto tempo ci vorrà perché la classe media torni a crescere”, perché la domanda è, invece, “quando chi ci governa si renderà conto che lasciare impoverire la classe media vuol dire impoverire l’Italia intera?
Immagine di copertina realizzata con l’IA.
