Il tema del premio di maggioranza unito al problema del forte astensionismo tocca uno dei nodi più delicati dell’ingegneria costituzionale e della teoria democratica contemporanea.
Penso che occorrerebbe legare l’assegnazione del premio a un “quorum” di affluenza (ad esempio il 60%) per evitare esattamente il rischio di una grave crisi di legittimità, un problema che i politologi definiscono come il passaggio dalla maggioranza relativa a una vera e propria minoranza governante.
Il paradosso della “maggioranza minoritaria”
Quando l’affluenza scende sotto il 50%, la matematica elettorale produce effetti distorsivi evidenti. Se un partito o una coalizione ottiene il 40% dei voti espressi con un’affluenza del 45%, significa che ha il consenso del 18% del corpo elettorale complessivo.
Assegnare a quel 18% un premio di maggioranza che lo proietta al 55% o 60% dei seggi in Parlamento crea una forte asimmetria tra la composizione del Paese reale e quella del Paese legale.
L’errore più grave che un sistema politico possa commettere è considerare l’astensionismo come una massa passiva di “pigri” o di disinteressati. Spesso, non andare a votare è un giudizio politico tranciante: è il rifiuto dell’offerta politica esistente.
Se le regole del gioco permettono a chi vince col 15-20% del consenso potenziale di governare senza mediazioni, i partiti perdono l’incentivo a riconquistare quegli astenuti. Il risultato è un circolo vizioso.
Quando il voto smette di essere percepito come uno strumento efficace per giudicare e cambiare la politica, la democrazia si indebolisce nelle sue fondamenta. Per questo, la ricerca della governabilità non dovrebbe mai spingersi al punto di annullare il valore del consenso reale.
Del resto quando sono motivati gli italiani si recano al voto (vedi referendum).
Quanto alla stabilità se è solo numerica costruendo premi di maggioranza artificiali a prescindere dall’affluenza, e dal consenso reale, rischia di essere solo una stabilità di potere. La democrazia diventa una tecnocrazia della rappresentanza dove le formule matematiche contano più della volontà popolare.
La stabilità si conquista con un buon governo che convince e riesce a ottenere un largo consenso.
Journalist and broadcast media consultant, promoter of cultural events. Esperto in comunicazione televisiva.
Ex direttore palinsesti Rai. Ex vicedirettore di Raitre(Minoli, Pinto, Ruffini).
