Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

Il registro di trasparenza di Assist si aggiorna da oltre un anno, con data e motivazione di ogni modifica: la fiducia pubblica nell’intelligenza artificiale, in un governo, passa anche da lì.

Il 9 agosto 1940 da Downing Street Winston Churchill scrisse ai membri del suo War Cabinet un memo intitolato semplicemente “Brevity”. Chiedeva rapporti più brevi, frasi asciutte, niente giri di parole superflui che rallentavano le decisioni in piena Battaglia d’Inghilterra. Ottantasei anni dopo, a Downing Street il problema non è cambiato. Troppi testi, poco tempo per leggerli. A risolverlo, questa volta, non è più un memo scritto a mano ma un software.

Il Cabinet Office britannico ha infatti recentemente pubblicato il registro di trasparenza algoritmica di Assist, il software generativo basato su AI, costruito per i comunicatori del governo. Il documento è pubblico su gov.uk: descrive architettura, modelli, rischi e cifre d’uso. Assist conta circa 8.500 utenti attivi tra i professionisti della comunicazione istituzionale, primo strumento generativo cross-government a raggiungere lo status “live”, con 14 punti su 14 nella valutazione del Government Digital Service.

Tra le voci tecniche del registro compare un passaggio sull’architettura dei dati. I contenuti generati dagli utenti transitano su AWS Bedrock, dentro un sistema di escrow che tiene Anthropic, il fornitore del modello linguistico, fuori dall’accesso a quei dati. Il governo britannico ha scelto di scriverlo nello stesso documento che rende pubblico l’uso dello strumento, non in un allegato riservato.

Nella pratica quotidiana Assist redige bozze di comunicati, costruisce piani di comunicazione, genera idee in fase di brainstorming, verifica che un testo rispetti gli standard del Government Communications Service.

Il progetto STOP mostra l’uso più dimostrabile: quarantacinque comunicatori di diciassette dipartimenti hanno usato Assist per valutare i piani di comunicazione di crisi di ogni ente, individuare le lacune comuni e produrre raccomandazioni finali. Con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale assistita sono state risparmiate così centocinquanta ore di lavoro. Il team ha dichiarato che le lacune emerse potrebbero salvare vite in una crisi reale.

Un secondo caso racconta l’uso minuto dello strumento. Una comunicatrice del Ministero della Difesa, rientrata al lavoro dopo un anno di maternità con orario ridotto del quaranta per cento, ha usato Assist per riallinearsi su tono e stile dei testi scritti per altri autori e per individuare lacune nei piani di accessibilità.

Il registro non pubblica una ripartizione degli utenti per dipartimento, un limite dichiarato che vale la pena segnalare piuttosto che ignorare. Sul lato dei benefici, gli utenti censiti riportano un risparmio medio di tre ore a settimana e Assist ha vinto il National AI Award 2025 per il settore pubblico. Sul lato dei costi non finanziari, il registro cataloga i rischi per categorie distinte: qualità degli output, disallineamento tra strumento e compito, percezione pubblica, dipendenza tecnologica, etica, sicurezza informatica, monitorate nel tempo. L’accesso allo strumento richiede una formazione obbligatoria prima dell’uso.

Il registro di Assist non è un documento fermo alla data di pubblicazione. Dal primo giugno 2025 è stato aggiornato tre volte: a ottobre per la nuova versione del modello, a luglio 2026 per gli ultimi ritocchi tecnici. Ogni modifica è tracciata, con data e motivazione, in fondo alla pagina. In altri contesti istituzionali l’annuncio di uno strumento di intelligenza artificiale coincide spesso con il momento più alto della sua visibilità pubblica, poi il progetto scompare dai radar, senza un aggiornamento successivo che ne racconti l’uso reale o l’abbandono.

Il codice sorgente di Assist resta intanto su un repository pubblico, consultabile da chiunque: un funzionario di un altro ministero o un ricercatore indipendente. Un altro governo che volesse costruire uno strumento simile potrebbe partire da lì, leggendo riga per riga come è stato fatto.

Antonio Di Ieva

Giornalista, stratega editoriale, digitale e social media. Responsabile multimedia e web della rivista “Informazioni della Difesa”, cura i progetti speciali per PRP Media Consulting e PRP Channel. Scrive di geopolitica, difesa, tecnologie emergenti, connettendo ambiti distanti in analisi divenute racconto.