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Callimacus nasce a Solomeo, tra matematici e filosofi, nell’anno del centenario francescano

Brunello Cucinelli ha pubblicato su “Il Sole 24 Ore” una lettera immaginaria, indirizzata a San Francesco d’Assisi, sul tema dell’intelligenza artificiale. La chiamerebbe “sorella”, scrive l’imprenditore di Solomeo, nell’anno degli 800 anni dalla morte del Santo. Non è un dettaglio lessicale qualunque.

“Sorella” è la stessa parola con cui Francesco, nel Cantico di Frate Sole, chiamò la Morte. Prestarla all’intelligenza artificiale colloca la macchina in una genealogia teologica, dentro un ordine che supera l’uomo.

Solomeo è il borgo umbro dove Cucinelli, dal 1985, ha costruito la sede della sua azienda attorno a un’idea precisa: il lavoro artigiano come dignità, non come sfruttamento. Il “capitalismo umanistico” che ne è nato mette insieme bottega, biblioteca e teatro e si è più volte richiamato a San Francesco e a San Benedetto come guide spirituali dell’impresa. Il 2026 offre una cornice pubblica larga per tornarci: il Giubileo francescano si è aperto il 10 gennaio, voluto da Papa Leone XIV e attraverserà l’anno fino all’ostensione delle spoglie del santo ad Assisi, tra febbraio e marzo.

Nella lettera, San Francesco parlerebbe di un’IA “ancella” con “grande memoria e rapidità”. Ma pensiero e anima, scrive Cucinelli, restano “i beni più alti dell’uomo”, non delegabili a nulla di terreno. Dietro l’immagine spirituale c’è un progetto concreto: Callimacus, la piattaforma di Solomei AI, nasce – come raccontato dallo stesso Cucinelli – da tre anni di lavoro di un piccolo team di matematici e filosofi. Non da una rivelazione, quindi, ma da un cantiere.

Il gesto di Cucinelli non è isolato. Nel 2017 un ex ingegnere di Google e Uber, Anthony Lewandowski, fonda “Way of the Future”, un’associazione dedicata al culto di una futura IA divina. Il futurologo Ray Kurzweil ha dichiarato che l’algoritmo è la sua religione. A Lucerna una chiesa installa un “Gesù digitale” capace di dialogare in cento lingue; a Kyoto un robot chiamato Mindar recita i sermoni del Buddha nel tempio Kodaiji.

C’è una necessità umana che cerca ad ogni costo connessioni con la fede, qualcosa che rasenti il sovrannaturale. Se non trova il divino, la tecnologia si accontenta di un gradino sopra l’uomo – irraggiungibile, ma non equiparabile al sacro. Il subconscio non registra che quella tecnologia è stata creata dallo studio e dalla ricerca dell’uomo stesso, che con la fede e la religione ha poco a che vedere. Vero è che le implicazioni del suo utilizzo entrano nella vita quotidiana di ognuno – ed è proprio per questo che vanno monitorate e governate, non interpretate attraverso una genealogia sacra.

Un sacerdote, mio carissimo amico e mentore, interpellato su questo stesso pezzo, ha risposto con un’immagine concreta. Un coltello serve a tagliare una bistecca o a far del male ad una persona, ma resta sempre un oggetto sotto lo sguardo e la mano di chi lo usa. L’intelligenza artificiale è uno strumento inventato dall’uomo per l’uomo e proprio per questo non può diventare sorella. Non appartiene alla struttura della vita umana, non ne è parte costitutiva, è solo un utensile.

A questo riflesso il magistero cattolico ha già risposto, con il peso più alto. Nella sua prima enciclica, “Magnifica Humanitas”, presentata il 25 maggio 2026 con la partecipazione – inedita per un pontefice – del cofondatore di Anthropic Christopher Olah, Leone XIV scrive che l’intelligenza artificiale va “disarmata”, liberata dalle logiche che la trasformano in strumento di dominazione. Pochi mesi prima aveva chiesto che l’IA resti “alleata, non oracolo”. È l’immagine opposta a quella della “sorella” invocata da Cucinelli.

La tecnologia va dunque guidata dalle leggi dell’uomo e dalla sua coscienza, eventualmente seguendo anche i canoni della fede – mai il contrario. Callimacus è nato in una stanza di Solomeo, da un gruppo di persone che ha lavorato tre anni. Vale la pena ricordarlo un’ultima volta, prima di cercare il sacro nel profano.

Antonio Di Ieva

Giornalista, stratega editoriale, digitale e social media. Responsabile multimedia e web della rivista “Informazioni della Difesa”, cura i progetti speciali per PRP Media Consulting e PRP Channel. Scrive di geopolitica, difesa, tecnologie emergenti, connettendo ambiti distanti in analisi divenute racconto.