Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

I vantaggi tecnologici si esauriscono in fretta e la sicurezza duratura si costruisce continuando a generarne di nuovi.

La Casa Bianca ha pubblicato il 18 agosto la National Security Science & Technology Strategy, e per Antonio Uricchio, già rettore dell’Università di Bari e presidente dell’Anvur, il punto centrale non sta nei settori elencati ma in un cambio di statuto. La leadership scientifica smette di essere uno strumento della sicurezza nazionale e diventa un suo obiettivo autonomo. Da questa premessa discendono quattro direttrici, spiega Uricchio, oggi membro del consiglio direttivo dell’Agenzia della Santa Sede per la valutazione delle Università ecclesiastiche, concentrare la competizione dove gli Stati Uniti hanno già un vantaggio, ridurre la vulnerabilità delle filiere critiche, accorciare i tempi tra ricerca e impiego operativo e proteggere il sistema da furto e sviamento.

Per l’Italia la soglia è già stata varcata, e con numeri che raccontano un processo in corso, non un adempimento archiviato. Entro il 30 giugno l’Acn ha chiuso il primo ciclo di categorizzazione previsto dalla normativa Nis2 (decreto legislativo 138 del 2024), con oltre 30.000 organizzazioni censite, più di 20.000 soggetti Nis e oltre 5.000 qualificati come essenziali. Tra questi rientrano, caso per caso, anche gli enti pubblici di ricerca e gli atenei individuati dall’Acn, con rettori e direttori generali che rispondono ora in prima persona di eventuali violazioni. Come presidente pro tempore dell’Anvur, Uricchio ha firmato con l’Acn il protocollo da cui è nata la prima mappatura della ricerca italiana in cybersicurezza, perché prima non era chiaro nemmeno dove il Paese la stesse facendo.

Conviene liberarsi di un equivoco, avverte Uricchio. Gli Stati Uniti non stanno chiudendo il proprio sistema della ricerca. Quello che la strategia contesta ad alcuni Paesi è l’uso dell’apertura dei laboratori altrui per arrivare a un risultato senza sostenerne il costo. Parassitismo, dice, più che spionaggio, e la distinzione conta perché ne discende una risposta diversa, la trasparenza invece della segretezza. L’Europa ha già la sua formula, “as open as possible, as closed as necessary”. L’apertura resta la regola, la chiusura un’eccezione da giustificare caso per caso.

I numeri, qui, non lasciano spazio a letture ottimistiche, anche se vanno pesati con la cautela che la stessa Acn raccomanda. Nel primo semestre del 2026 il CSIRT Italia ha gestito 2.171 eventi cyber, il 47 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025, di cui 1.072 con impatto confermato, un salto che l’Agenzia attribuisce soprattutto all’ampliamento del perimetro di osservazione imposto dalla Nis2, non a un’esplosione reale della minaccia. Università e ricerca restano tra i comparti più esposti, e nella Relazione 2025 i vettori d’attacco prevalenti erano la posta elettronica, al 40 per cento, e l’uso di credenziali sottratte, al 24.

In Italia, le ricadute pratiche corrono già su più fronti distinti. La Relazione annuale sui poteri speciali, presentata al Parlamento nel 2026, fotografa un 2025 da record, con 1.081 operazioni sottoposte a screening, il massimo storico, 903 notifiche in aumento del 37 per cento e 178 prenotifiche; le notifiche sulla difesa sono salite a 154, quasi il triplo delle 55 del 2023, e i poteri speciali sono stati esercitati in 46 occasioni. A dare cornice europea alla materia è arrivato quest’anno anche il nuovo regolamento Ue 2026/1386 sul controllo degli investimenti esteri, che lascia agli Stati una finestra di diciotto mesi per adeguare le proprie discipline nazionali.

Lo spazio resta il caso in cui la saldatura tra ricerca, industria e sicurezza si vede meglio. Come ha raccontato PRP Channel, il governo ha stanziato 7,8 miliardi di euro fino al 2028 per una filiera che tiene insieme Leonardo, Thales Alenia Space Italia, Avio e una rete di piccole imprese e università, in un settore che la premier Giorgia Meloni ha definito senza mezzi termini “dual use”. Sempre PRP Channel ha riportato la nascita, quest’anno, del Polo Italiano per il Cyber e lo Spazio, che punta a costruire, nelle parole del direttore Luigi Martino, “un luogo di incontro stabile tra pubblico e privato, tra ricerca e industria”.

Nel settembre del 1946, all’Università di Zurigo, Winston Churchill osservò che l’Europa viveva sotto la protezione di un’arma nucleare nelle mani di una sola nazione, e avvertì che nel giro di pochi anni quel monopolio si sarebbe diffuso. Aveva ragione. Nell’agosto del 1949 arrivò il primo esperimento sovietico. I vantaggi tecnologici, spiega oggi Uricchio, durano poco, e la sicurezza non si costruisce difendendo quello che si ha già, ma costruendo la capacità di generarne di nuovo.

L’immagine di copertina è realizzata con l ‘IA

Antonio Di Ieva

Giornalista, stratega editoriale, digitale e social media. Responsabile multimedia e web della rivista “Informazioni della Difesa”, cura i progetti speciali per PRP Media Consulting e PRP Channel. Scrive di geopolitica, difesa, tecnologie emergenti, connettendo ambiti distanti in analisi divenute racconto