Le analisi dei dati sismici e delle immagini satellitari hanno permesso di attribuire il segnale al collasso di un ghiacciaio e alla successiva frana che ha provocato la morte di 332 persone e al momento di circa 1.300 dispersi.L’esercito nepalese ha schierato 2.000 militari per operazioni di ricerca e soccorso via terra e via aria nelle zone colpite dalle inondazioni per aiutare a cercare i sopravvissuti
In relazione alle notizie diffuse nelle ultime ore sull’evento avvenuto il 26 agosto al confine tra il Nepal e la Cina, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) precisa che il segnale sismico inizialmente classificato come terremoto è stato successivamente ricondotto al collasso di un enorme blocco di ghiaccio e roccia, staccatosi da un ghiacciaio e precipitato per oltre un chilometro, che ha in seguito generato una frana.
Da una prima ricostruzione, i detriti hanno temporaneamente ostruito il fiume Lhende Khola e il successivo cedimento della diga naturale ha liberato una imponente colata di acqua, fango e detriti che ha colpito gli insediamenti a valle. Il fenomeno ha prodotto un segnale sismico classificato dall’United States Geological Survey (USGS) come terremoto di magnitudo 4.4.
Le successive analisi hanno permesso di attribuire il segnale sismico al collasso del ghiacciaio e alla conseguente colata di detriti che ha liberato un’energia paragonabile a un terremoto di magnitudo 5.2. Le cause scatenanti dell’evento sono ancora in fase di studio.
(Fonte Ufficio Stampa INGV)
Per maggiori dettagli si rimandaall’approfondimento pubblicato sul blog INGVterremoti.
Link utili:
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
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