Approfondiamo i fatti di oggi per comprendere meglio quelli che accadranno in futuro, perchè ciò che accadrà non nascerà all’improvviso

Nella mitologia greca, la Guerra di Troia fu un sanguinoso conflitto combattuto dagli Achei e la possente città di Troia, probabilmente intorno al 1250 a.C.. Gli Achei vengono considerati come la prima popolazione ellenica, mentre Troia viene geograficamente collocata sulle colline di Hissarlik, nella provincia di Canakkale, in Turchia, proprio all’imbocco dello Stretto dei Dardanelli, già allora strategicamente importante e che oggi ricade sotto il controllo di Ankara, sulla base della Convenzione di Montreux del 1936.

Tra cavalli di legno e sfide tra eroi, pur se solo in celluloide, la storia della Guerra di Troia è conosciuta persino dagli Americani, tuttavia per le generazioni contemporanee, piuttosto che le performance cinematografiche di Brad Pitt, sarebbe il caso di conoscere meglio quanto sta attualmente avvenendo tra Grecia e Turchia, con la regia stra-interessata e coinvolta di Israele.

E per rimanere in tema storico, la parola chiave delle recentissime vicende tra i due rivali atavici del Mediterraneo Orientale è proprio “Achille’s Shield – Scudo di Achille”, che identifica il plurimiliardario progetto di collaborazione tra Atene e Tel Aviv nel settore della Difesa Aerea. In pratica, senza entrare in tecnicismi sostanzialmente fini a loro stessi, nell’ambito del più grande accordo tra i due Paesi (3,3 miliardi di Dollari), Israele fornirà alla Grecia due diversi sistemi di difesa aerea, in grado di integrarsi con i Patriot, già in dotazione ai Greci, che costituiranno una struttura difensiva asservita da un sistema radar ed un centro di controllo, sempre di costruzione israeliana. In poche parole, la Grecia metterà nelle mani israeliane la propria sicurezza da attacchi di missili balistici e da crociera e di droni provenienti da est. E ad est, il vero e unico problema per Atene si chiama Turchia, con la quale le contese sono molteplici, diversificate e non di poco conto e riguardano il controllo del Mediterraneo Orientale.

La più datata è la disputa per l’isola di Cipro, tuttora divisa in Repubblica di Cipro, sotto egida greca e ufficialmente riconosciuta in ambito internazionale e la Repubblica Turca di Cipro del Nord, sotto il controllo della Turchia, che è anche l’unica Nazione al mondo che la riconosce. Per tale motivo, da sempre, in qualsiasi attività della NATO in cui sia prevista la presenza dei due Paesi, che fossero meeting, esercitazioni o operazioni, si è costantemente fatta attenzione a tenere ben lontani i rappresentanti greci da quelli turchi.

Ma i problemi riguardano anche le reciproche rivendicazioni dei limiti delle acque territoriali, non semplici da definire, soprattutto per quella sorta di cintura di isole, che di nazionalità sono greche, ma che geograficamente sono a ridosso delle coste turche, cingendole da nord a sud. Un abbraccio soffocante che si riflette non solo sul piano territoriale, ma soprattutto su quello dei diritti di esplorazione e di sfruttamento delle risorse naturali del Mediterraneo Orientale. E qui i problemi si fanno estremamente delicati e decisamente più seri, al punto da arrivare al confronto duro tra navi militari dei due Paesi che, è opportuno ricordare, appartengono entrambi alla NATO. Ne sa qualcosa anche l’Italiana ENI, che nel 2018, in acque della ZEE – Zona Esclusiva di Interesse della Repubblica di Cipro, stava effettuando con successo trivellazioni con la nave SAIPEM 12000 la quale, ad un certo punto fu accerchiata da navi da guerra turche, che la costrinsero ad abbandonare l’area, nell’apatico silenzio del Governo italiano.

Per rendere ancor meglio l’idea di quanto sia infuocato il clima, si evidenzia quanto accaduto il 12 agosto 2020, nei pressi dell’isola greca di Kastellorizo (una delle aree contese, perché a meno di 3 km dalle coste turche) si è arrivati ad un pelo dallo scontro armato tra una nave militare di Ankara, che scortava una da ricerca petrolifera e una fregata greca, con tanto di intervento di F 16 di entrambe le Nazioni. Il contatto a fuoco non ci fu, ma i navigli furono così vicini da causare un reciproco speronamento, con lievi danni sulle fiancate.

Questo è il contesto in cui si inserisce la collaborazione di Atene con Tel Aviv che, a sua volta, ormai da tempo considera Ankara come il suo prossimo “nemico mortale”. Quindi un progetto militare congiunto, per quanto di natura difensiva, di due Nazioni che individuano nella Turchia il loro avversario per il controllo del Mediterraneo Orientale, un’area che viene considerata critica anche dalla NATO. E’ vero che l’attuale panorama internazionale, prendendosi gioco dell’ortodossia, sta cercando di abituarci a qualsiasi situazione, ma in questo caso i risvolti sono molteplici e sono alle porte di casa, sia dell’Alleanza che della stessa Italia.

La consegna ad Israele da parte della Grecia, Membro NATO, delle chiavi della propria DA – Difesa Aerea, tecnicamente, significa cambiare anche l’impostazione concettuale e la struttura di una propria componente militare di vitale importanza che, per quanto previsto dalla Dottrina NATO, deve essere costantemente inserita e integrata nel sistema di DA dell’Alleanza. Non è la prima Nazione che ricorre ad assetti di questo genere di Tel Aviv, perché lo hanno già fatto la Germania e la Finlandia, ma si sono limitate ad acquisire i sistemi d’arma e non anche “il cervello” che li gestisce, come la centrale di Comando e Controllo e, soprattutto, l’Intelligenza Artificiale che anima il tutto, come ha fatto la Grecia.

Sinora nessun analista ha preso in considerazione il potenziale problema di sicurezza per l’Alleanza, perché una decisione come quella di Atene potrebbe permettere ad Israele, che da decenni ha relazioni con la NATO, ma solo come Partner, di accedere a informazioni, procedure e assetti normalmente soggetti al massimo livello di segretezza. Una possibilità questa che una Nazione come quella israeliana, dotata di uno dei migliori servizi segreti del mondo e che considera l’Intelligence uno dei punti di forza della propria affermazione in ambito internazionale, difficilmente si farà sfuggire.

Un’altra attenta valutazione che l’Alleanza Atlantica dovrà fare è quella relativa alla nuova contrapposizione che si è creata nella Regione del Mediterraneo Orientale, in cui due Paesi membri della NATO si sono uniti a potenze nucleari non alleate. Infatti, se da una parte la Grecia ha attivato questa relazione stretta con Israele, che dispone dell’atomica, dall’altra parte la Turchia si è recentemente vincolata alla cosiddetta “NATO islamica” (che prevede una sorta di articolo 5 come l’Alleanza) che, nelle more di una prossima adesione dell’Egitto, al momento contempla l’Arabia Saudita e il Pakistan, che di testate nucleari ne ha circa 170, non tantissime, ma sufficienti per creare più di un problema.

Se si considera che il nervosismo della Turchia, dopo questo accordo tra Israele e la Grecia, è decisamente aumentato, è plausibile pensare che tutta la Regione orientale del Mediterraneo, già gravata dalla guerra in corso tra USA e Iran e dagli scontri Medio Orientali, abbia ormai raggiunto un preoccupante livello di tensione, che già crea problemi un po’ a tutte le Nazioni che si affacciano sul Mare Nostrum, compresa l’Italia.

Poco più di vent’anni fa, la Turchia chiedeva di entrare nell’Unione Europea, ma la sua forte aspettativa veniva scioccamente mortificata dalla freddezza, miope e insensata, della UE.

Ora Ankara ha somatizzato quell’umiliante rifiuto e ha tutt’altra visione del suo ruolo internazionale, che si basa sulla sua dottrina strategica “Mavi Vatan – Patria Blu”, che la vede come Nazione dominante su tutto l’Egeo, il Mediterraneo Orientale e anche il Mar Nero,

in modo da poter mettere le mani sui loro giacimenti di gas naturale, sfidando così le rivendicazioni di Cipro, della Grecia e, ora, anche di Israele. Ankara è presente militarmente anche in Libia, come garante del Governo di Unità Nazionale, con cui ha raggiunto accordi economici e di cooperazione nella sicurezza, ma sta implementando anche contatti con l’altro leader libico il Generale Haftar, in un’ottica di stabilizzazione generale del Paese, obiettivo che porterebbe la Turchia ad essere l’alleato più influente di una rinata Libia unita.

Le Forze turche sono anche nella Siria del nord e Erdogan sta ulteriormente incrementando i suoi contatti con la nuova leadership siriana (Ahmad al-Sharaa), a cui l’accomuna la fede sunnita. Un attivismo che preoccupa fortemente Israele, tanto da decidere pochi giorni fa di bombardare una base aerea siriana, su cui avevano messo gli occhi i Turchi per l’espansione del loro dispositivo militare.

Quando il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato la firma dell’accordo con la Grecia, ha dichiarato che tale collaborazione è rivolta verso “attori con ambizioni egemoniche che cercano di espandere la propria influenza e destabilizzare la Regione”.

Non ha nominato ovviamente la Turchia, ma non ce n’era neanche bisogno, perché, a parte l’Iran, con cui Tel Aviv è già in guerra, per Israele l’unico altro possibile attore con mire egemoniche non può che essere Ankara. In definitiva, abbiamo un Paese NATO, la Grecia, che si allea con un nemico giurato, Israele, di un altro Paese NATO, la Turchia.

Forse è ora che l’Alleanza si svegli dal suo torpore tutto ucraino.

L’immagine con grafica di copertina sono realizzati con l’AI..

Generale di C.A. Marcello Bellacicco

Autore del Libro “Noi ci abbiamo creduto” – Diario di 6 mesi di missione in Afghanistan Disponibile su Amazon https://amzn.eu/d/hBkxyYn. Esperto di Politica Internazionale di cui parla sul suo Canale Youtube “Free Mind” – Disponibile su https://youtube.com/@freemindita?si=3NIJrMVgCbS5tAd1