La televisione lineare oggi si trova dover affrontare una sfida cruciale: adattarsi alle nuove esigenze di un pubblico sempre più eterogeneo.
I giovani, sono abituati a contenuti on-demand e a forme di intrattenimento interattive che richiedono un approccio più flessibile e coinvolgente. Allo stesso tempo, la maggior parte del pubblico adulto cerca contenuti di qualità e una programmazione che rispetti le loro preferenze. La televisione deve, pertanto, integrare strategie innovative, come l’uso delle piattaforme digitali, la personalizzazione dei contenuti e una maggiore interazione con gli spettatori. In particolare, la televisione lineare, se vuole sopravvivere, deve evitare che i palinsesti offrono una programmazione che soprattutto per i programmi delle prime serate, non è più compatibile con i ritmi di vita del grande pubblico.
Un esperto di comunicazione e programmazione televisiva come Chicco Agnese, ex Vicedirettore Vicario di Rai Uno, ex Direttore dei Palinsesti Rai ai tempi in cui la televisione del servizio pubblico era tale sia per l’alta professionalità di tutto il personale, fatte rare eccezioni, a qualsiasi livello, che per l’eccellente qualità dell’offerta ricca di contenuti autorali innovativi, unitamente anche ad un attore popolare come Nino Frassica, hanno commentato e propugnato sui propri profili social, la necessità di riportare i palinsesti RAI ad un anticipo della programmazione della “Prima serata” che, a seguito del prolungarsi dell’access time, si è attestata alle ore 22:00.
Agnese afferma giustamente che “la sfida degli “access” porterà piano piano il pubblico ad emigrare sulle piattaforme digitali e quello più dinamico – scrive – lo ha già fatto, mentre gli altri aumentano le fila del pubblico teledormiente. Ma non basta perché Chicco Agnese affonda il dito nella piaga quando scrive a proposito dell’attuale offerta televisiva – “Una tv che appare ormai dominata dalla semplificazione dei palinsesti che privilegia gli access a scapito delle prime e delle seconde serate, e favorisce un immobilismo creativo e la ripetitività della programmazione”.
Una dura sentenza di condanna di un sistema che non trova gli equilibri giusti e perde credibilità e affezione da parte degli utenti.
Ma il tema ha mosso le critiche anche dei volti protagonisti dell’intrattenimento. Nino Frassica, ad esempio, ha dato vita, inaspettatamente, ad un’esternazione che ha fatto molto rumore e che anche in questo caso ci sentiamo di condividere. Uno dei volti più popolari della nostra televisione ha proposto sul proprio profilo sicial una soluzione alla sua maniera: “Basta poco – ha detto il comico – se vogliamo che la prima serata di Rai1 cominci alle ore 20.55”. Basta attuare un progressivo passo indietro del palinsesto, con piccoli tagli di dieci minuti ai programmi del daytime che seguono il Tg1 delle 13.30, fino a recuperare il tempo necessario per consentire l’anticipazione della prima serata al massimo alle ore 21:00. Quindi trasmissioni in diretta come La Volta Buona e L’Eredità verrebbero accorciate di pochi minuti, a parte Il Paradiso delle Signore solo perché registrato. Frassica è un fiume in piena e non risparmia ironicamente neppure lo spazio di “5 minuti” di Bruno Vespa, proponendone addirittura la cancellazione. La stessa sorte secondo Frassica dovrebbe toccare ad “Affari Tuoi” che, ironicamente, dice “potrebbe contenere un pacco in meno”.
Ma il problema, in realtà non riguarda solo la Rai, ma un po’ tutte le Reti e meriterebbe una riconsiderazione non solo delle performance autorali, ma anche delle tempistiche dei format televisivi.
Anche Luciana Littizzetto ha sottolineato più volte che “l’inizio dei programmi alle 22, rende difficile seguire la tv per chi lavora e ha ritmi regolari”.
E’ evidente che il sistema televisivo deve necessariamente confrontarsi con le nuove dinamiche e strategie della comunicazione che esigono tempi più brevi per tutti i format, una maggiore capacità di rapida consultazione delle news in tempo reale, con effetto a caduta anche sulla durata delle fiction, che dovrebbero uniformarsi ai tempi propri delle serie televisive, trasmesse sia sul digitale terrestre che sulla tv satellitare e sulle piattaforme presenti sulla rete internet.
In questo contesto, sia la provocazione e le proposte ironiche (ma non troppo) di Nino Frassica, che l’invito di Littizzetto a riportare nei palinsesti una tempistica più adeguata ai tempi, che gli esperti suggerimenti di Chicco Agnese, il cui staff è stato autore di format seriali della Rai di grande successo, se è vero che invitano gli editori a modificare i propri palinsesti rendendoli più fruibili dal pubblico, e’ altrettanto vero che esprimono una critica globale al sistema televisivo attuale nella consapevolezza che, se vuole sopravvivere, dovrà rapidamente fare i conti con nuove iniziative editoriali più appetibili anche per il pubblico delle giovani generazioni, con una maggiore sostenibilità economica dei vari programmi, evitando sprechi eccessivi su iniziative che non lo meritano, e con un maggiore rispetto dei ritmi di vita della quotidianità del grande pubblico.
Chiudo citando un pensiero che Fiorello ha reso pubblico durante il programma radiofonico di cui è autore “La pennicanza”: “se vogliamo diventare media company dovreste cacciare in primis me, che sono vecchio! Io, la Carlucci, via! Ballando con le Stelle, Sanremo, L’eredità: basta!”
