I recenti risultati conseguiti a livello mondiale in alcuni sport come, ad esempio, il tennis e in questi giorni il calcio, dimostrano che i “piccoli” competono sempre più spesso alla pari con i più “grandi”. Ma, questo non significa necessariamente che i grandi siano diventati più deboli, quanto piuttosto che il livello medio delle performances sportive di tutti gli atleti si è alzato enormemente.
Fino agli anni ’80 e ’90 il miglior approccio, il miglior modello, il miglior percorso nell’allenamento sportivo ad alto livello professionale, erano concentrati in pochi Club, o Federazioni o Accademie. Alcune nazioni erano quasi assenti dagli sport professionistici mentre, oggi, si scoprono atleti fortissimi provenienti da Paesi un tempo marginali.
Anche la tecnologia gioca un ruolo importantissimo nel fenomeno di emersione e competitività ad altissimo livello dei cosiddetti atleti minori, perché mette a loro disposizione una serie di strumenti che sono in grado di garantire a tutti una video-analisi avanzata, preparatori atletici specializzati, esperti nutrizionisti, software per l’analisi delle prestazioni, importanti dati statistici di confronto.
Ad esempio, un giovane atleta di una squadra di calcio nazionale della Repubblica Democratica del Congo, della Costa d’Avorio, delle Isole di Capo Verde, del Senegal o della stessa Norvegia, che è stata la rivelazione delle qualificazioni ai mondiali 2026, può allenarsi facilmente e prepararsi ad un incontro sportivo a livello mondiale con standard molto simili a quelli di una grande “potenza” sportiva.
Nel tennis capita la medesima cosa, perché gli stessi strumenti consentono a un bambino che mostra un talento emergente, ma che deve essere affinato dalla formazione e dalla tecnica, di poter studiare per centinaia di ore le partite dei grandi protagonisti del tennis mondiale, come Roger Federer, Ralph Nadal, Novak Djokovic, e più recentemente come Carlos Alcaraz e di Jannik Sinner.
Del resto è matematico che aumentando il numero di persone che praticano uno sport ad alto livello, aumenta anche la probabilità di trovare nuovi competitors di grande talento e che, un tempo, restavano nell’ombra.
Un altro aspetto che è all’origine del cambiamento dello sport moderno è la preparazione fisica.
Molti sport sono diventati molto più “scientifici”. Un atleta medio di oggi corre più veloce, recupera meglio,si alimenta meglio, si allena con carichi ottimizzati.
Nel calcio moderno una squadra meno talentuosa può compensare una parte del gap con più organizzazione, maggior pressing e una efficace preparazione atletica.
In passato, molti giocatori fortissimi restavano sconosciuti perché giocavano in campionati poco visibili.
Oggi gli scopritori di talenti monitorano praticamente tutto ciò che offre lo sport mondiale, senza pregiudizi e senza paletti. Un talento una volta scoperto, anche solo a 14 o 15 anni, viene rapidamente inserito nei circuiti professionistici internazionali.
Nel tennis, ad esempio, nel 2024 Luca Nardi, lo scorso anno ancora fuori dai primi 100 del mondo, sconfisse Novak Djokovic a Indian Wells. Un risultato che fino a qualche decennio fa sarebbe stato quasi impensabile. Negli anni passati quando Roger Federer, piuttosto che Rafael Nadal o Novak Djokovic, avessero dovuto affrontare un giocatore classificato tra il 50° e il 100° posto del ranking, la vittoria era quasi scontata.
Oggi gli intoccabili fuoriclasse, ovviamente, esistono ancora: Jannik Sinner, Carlos Alcaraz, Novak Djokovic restano superiori alla media dei tennisti di tutto il mondo. Ma, non sono più intoccabili come un tempo, perché, oggi, un giocatore numero 40 o 50 del ranking mondiale possiede una preparazione atletica, tecnica e oltretutto mentale molto più vicina ai vertici del ranking rispetto a vent’anni fa. Per questo le sorprese sono ultimamente molto più frequenti.
Nel tennis il livello medio è salito più del livello dei fuoriclasse. Questo è un punto fondamentale.
Se si confrontassero sul campo il numero 50 del mondo di oggi con il numero 50 di quarant’anni fa, il giocatore moderno probabilmente vincerebbe nettamente.
Invece il divario tra il numero 1 e il numero 50 si è considerevolmente ridotto. Per questo capita sempre più spesso che un giocatore fuori dalla top 20 elimini un favorito.
Nel calcio le differenze sono più piccole di quanto si creda. In una partita si fanno pochi gol, e quando uno sport ha punteggi bassi, conta molto la tattica, la forma del giorno e contano gli episodi.
Per questo una Nazionale come il Marocco è riuscita a conquistare il quarto posto ai Mondiali 2022 e anche le squadre meno blasonate dei Tornei europei possono arrivare molto in alto. Altri esempi storici: il Leicester City quando vinse la Premier League dopo aver giocato contro giganti come il Manchester United, l’Arsenal e il Chelsea.
È come se in una gara di Formula 1, un campione continua a correre alla velocità di 350 km/h, ma finisce col perdere e non perché sia stato lui a rallentare o a commettere errori nell’affrontare la corsa, ma perché sono gli altri piloti che sono riusciti a guidare ad un ritmo di gara più competitivo, passando dai 280 km/h a 340.
Squadre come il Real Madrid, il Manchester City o il Bayern Munich, pur restando squadre di livello superiore, possono subire il gioco e perdere inaspettatamente contro una squadra di Club di seconda fascia, più di quanto potesse accadere negli anni ’80 o ’90, perché queste squadre pur essendo lontane da podi prestigiosi, dispongono strumenti di preparazione che utilizzano l’analisi dati, la preparazione atletica affinata, lo scouting globale e la tattica, fattori che hanno elevato il livello medio.
C’è, tuttavia, anche un risvolto psicologico che può essere una concausa del cambiamento dei rapporti esistenti fra i grandi campioni dello Sport e coloro che magari lo diventeranno. Negli anni passati, infatti, molti atleti entravano in campo già convinti di perdere e di essere inferiori. Oggi un giovane tennista, che occupa magari un posto molto basso nel ranking mondiale, e che affronta Jannik Sinner o Carlos Alcaraz, sa che se gioca bene e al massimo delle sue possibilità, può competere con i numeri uno del mondo. La barriera mentale si è abbassata.
Ma esiste anche un paradosso interessante che ci svela che nella realtà oggi coloro che consideriamo “minori” avrebbero dominato in epoche precedenti. Il numero 30 del ranking di tennis ATP odierno, o la decima nazionale calcistica mondiale attuale, possiedono mezzi tecnici, fisici e tattici che molti campioni degli anni ’70 o ’80 non avevano.
In sostanza, il fenomeno che si osserva è soprattutto una conseguenza dell’innalzamento del livello medio globale: i fuoriclasse esistono ancora, ma il resto del gruppo si è avvicinato molto di più ai vertici rispetto al passato determinando la sorpresa di avere un numero sempre maggiore di outsiders, che si qualificano e vincono nelle varie prove, riuscendo a battere anche coloro che si sono laureati campioni più di una volta.
