La Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza RAI, Onorevole Barbara Floridia, si è dimessa oggi.
Di seguito un estratto delle sue dichiarazioni rilasciate agli Organi di Stampa.
“È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile. – ha dichiarato – Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all’arroganza e all’uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle Commissioni parlamentari.
Sento vivo dentro di me l’onore e la disciplina che si devono al ruolo che rappresento, per queste ragioni non posso restare a guardare impotente.
Finché ho potuto ho cercato in tutti i modi di permettere alla Commissione di funzionare, ho cercato il dialogo, ho resistito alle provocazioni, agli ostacoli.”
“Ho lottato con tutte le mie forze per consentire a un organo di garanzia del Parlamento di svolgere le proprie funzioni. Ho tentato in ogni modo di difendere il diritto dei cittadini ad avere una Commissione che si occupasse davvero del servizio pubblico. Ho denunciato anche pubblicamente con molto ardore.
Ma è ormai evidente che a questa maggioranza mancano alcuni presupposti molto importanti: il rispetto delle prerogative della minoranza, il rispetto delle istituzioni più in generale e delle regole che disciplinano il funzionamento degli organi parlamentari. “
“Il boicottaggio sistematico della Commissione di vigilanza da parte della maggioranza e la situazione in cui sta precipitando il servizio pubblico non mi consente di andare oltre. Da quasi due anni – aggiunge Floridia – le forze che sostengono il Governo impediscono deliberatamente il normale svolgimento dei lavori ordinari della Commissione perché le opposizioni non si sono piegate a votare la loro candidata alla Presidenza della Rai. Il blocco dunque non è reiterato ed esteso per ragioni istituzionali. Non per divergenze sul merito delle questioni. Ma solo per ricatto”.
“Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa. E io con esso. Non ha più alcun senso presiedere una Commissione ormai svuotata delle proprie funzioni, tenuta artificialmente in vita dalla maggioranza solo per fornire una foglia di fico a decisioni che vengono prese altrove, dal Governo, sulle spalle di milioni di cittadini che ogni anno pagano il canone. Mentre incombe un’infrazione per il mancato adeguamento a un regolamento europeo vincolante per l’Italia – chiamato Media Freedom Act – che vige da ormai un anno senza che questa maggioranza senta il dovere e la responsabilità di attuarlo”.
“Una gestione del servizio pubblico che palesemente e senza un minimo di pudore ha premiato quasi esclusivamente l’appartenenza politica, mortificando il merito, la qualità, l’indipendenza e perfino la sostenibilità economica delle scelte editoriali”.
“Chi ha potuto se n’è andato – ha commentato- compresi i telespettatori. Ad altri è stata mostrata brutalmente l’uscita”.
“La cosa che più mi ha colpito è stata vedere professioniste e professionisti che da anni tengono in piedi la missione del servizio pubblico con competenza, dignità e schiena dritta essere messi ai margini, isolati, umiliati, sottoposti a pressioni continue e inaccettabili. Mentre a qualcuno venivano stesi tappeti rossi e garantiti ponti d’oro per programmi che si sono trasformati, puntualmente, in clamorosi fallimenti. Scelte che nei prossimi palinsesti sono clamorosamente confermate”.
“Perché oggi – chiede la Presidente – “Perché la misura è colma. Perché manca un anno alle elezioni e servirebbe una Commissione attiva e vigile sul servizio pubblico, perché manca persino il pudore di nascondere ciò che sta accadendo.
Io non sono disposta a trascorrere l’ultimo anno di questa legislatura assistendo impotente alle richieste di audizioni da parte delle opposizioni sistematicamente bocciate dalla maggioranza per impedire di fare domande, di pretendere risposte, di chiedere conto a chi sta gestendo la Rai.”
“Non considerate queste dimissioni una resa. Non lo sono. Io le considero un atto di libertà e di denuncia”.
“Di libertà, perché le considero il monito per difendere un diritto importante: quello dei cittadini di essere liberamente informati e non manipolati.”
“Di denuncia, perché considero ciò che è accaduto alla Commissione di Vigilanza un pericoloso precedente che non possiamo sottovalutare. Una ferita istituzionale che colpisce la democrazia e le istituzioni, ma che avremo il dovere e la responsabilità di rimarginare” – ha concluso Floridia.
Al tempo stesso, per i medesimi motivi, si è dimessa anche la Vicepresidente Maria Elena Boschi.
L’Onorevole Sandro Ruotolo, Responsabile Informazione nella Segreteria nazionale del Partito Democratico ed europarlamentare ha a sua volta dichiarato – “ Le dimissioni dei componenti delle opposizioni dalla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai sono un segnale politico forte e confermano la gravità della crisi istituzionale in corso. Da mesi la maggioranza paralizza un organo di garanzia del Parlamento, impedendogli di svolgere la sua funzione essenziale: vigilare sul servizio pubblico radiotelevisivo”. Lo dichiara Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Partito democratico ed europarlamentare. “Non sono bastati gli appelli delle opposizioni, né il richiamo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al pieno funzionamento degli organi di garanzia. La Commissione è stata svuotata e privata della sua effettiva capacità di intervento, mentre le decisioni sulla Rai vengono assunte altrove. Il problema – sottolinea l’esponente DEM – non riguarda solo la Vigilanza, ma l’intero assetto del servizio pubblico. La Rai viene trattata come una dependance del partito della Presidente Meloni, non come un bene comune dei cittadini. In questi mesi abbiamo assistito a una progressiva perdita di pluralismo, credibilità e centralità culturale dell’azienda. A rendere il quadro ancora più grave – aggiunge – c’è il mancato adeguamento dell’Italia al Media Freedom Act europeo. Né la legge attuale né la proposta della maggioranza garantiscono la reale indipendenza editoriale e funzionale della Rai. La Rai non appartiene al governo né a una maggioranza parlamentare. È servizio pubblico, patrimonio democratico del Paese e diritto dei cittadini a un’informazione libera, pluralista e indipendente. Serve una riforma vera – conclude – in linea con il Media Freedom Act, che liberi la Rai e la renda indipendente ed autonoma dalla politica”.
