Nel 2008 Raitre ha chiuso l’anno Auditel con una media del 10,06% di share in prima serata e dell’11,15% nell’intera giornata. La Rete ha mantenuto una solida stabilità e, in alcuni periodi specifici come la primavera, ha raggiunto punte del 12,44% in prima serata grazie alla trasmissione del Giro d’Italia. (Fonte Wikipedia.) .
In questi giorni è partita la campagna #VivaRai3, un’iniziativa promossa dal sindacato dei giornalisti USIGRai con i Cdr di Tg3 e Tgr per denunciare il progressivo smantellamento dell’identità della terza rete Rai. La protesta critica l’allontanamento di conduttori storici e la chiusura di programmi di successo, cause del pesante calo degli ascolti.
Purtroppo l’iniziativa è un po’ tardiva perchè lo smantellamento è già avvenuto, e di quella Raitre di successo costruita da Minoli, Pinto e Ruffini a partire dal 1996 (che succedettero a Guglielmi direttore fino al 1994)) è rimasto ben poco.
Dopo l’uscita di Santoro e di Lubrano, la Rete si ritrovò senza molti punti di forza dell’era Guglielmi, senza un day time, a confrontarsi in un contesto competitivo molto più agguerrito.
Iniziò così un progressivo percorso di ricostruzione che cambiò il volto della rete e che oggi è ridicolo definirlo Telekabul (con la complicità anche di tanti nostalgici che non sempre hanno apprezzato la profonda evoluzione editoriale del dopo Guglielmi).
Ognuno dei tre direttori, che si succedettero, portò un proprio contributo editoriale e creativo rispettando la mission della rete: impegno culturale e qualità dei programmi ( si potrebbe fare un lungo elenco del contributo di ognuno: da Report a Blu notte, a La storia in prima serata, Un posto al sole, Turisti per Caso, Milano Roma, Melevisione, Ballarò, Ulisse, Che tempo che fa etc…
Il risultato fu una Rete a due cifre sia nel prime time sia nel day time con programmi di punta nel panorama televisivo.
Tanto che nel 2017 Raiuno si prese “Che tempo che fa” dopo circa 14 anni su Raitre. Poi nel 2018 Raiuno si prese anche Ulisse, e Alberto Angela dopo 18 anni su Raitre.
E poi arriviamo al grande esodo recente verso La7 di uomini e programmi: Andrea Salerno, Floris Augias Gramellini Colò Gruber Diego Bianchi, Formigli Rinaldi, etc. e Fazio alla Nove.
A fronte di questo esodo , la forte identità culturale della rete è stata contaminata con programmi e conduttori che ne hanno alterato la fisionomia e la coerenza editoriale e spesso ne hanno abbassato gli ascolti.
Oggi si può salvare qualche programma come Via dei matti n0, ma il destino della rete, per anni fabbrica di idee e di programmi di qualità e di successo, per il momento sembra abbastanza compromesso e comunque segue un’idea diversa di televisione.
Certo l’organizzazione per generi e per fasce non aiuta a dare identità alle reti minori, perché disperde le responsabilità e i meriti, i direttori di rete rappresentavano un punto di riferimento importante anche per fare squadra.
